Fattoi, l’agricoltura come passione

Fattoi, l’agricoltura come passione

Per fortuna, Google Maps interviene in soccorso al GPS della mia auto e mi ordina di svoltare su una strada sterrata che si dirama dalla SP117 Maremmana; così, costeggiando Case Basse di Gianfranco Soldera e Pieve di Santa Restituta di Angelo Gaja, arrivo fino ai maestosi cipressi che custodiscono l’ingresso dell’azienda Fattoi. Siamo nella zona sud di Montalcino, dove, nel 1964, la famiglia Fattoi ha iniziato l’acquisto di quei terreni che oggi sono diventati 70 ettari, dei quali 10 a vigneto, 5 a oliveto e i restanti a bosco e frumento. 

Il Sangiovese viene allevato a cordone speronato. La prima etichetta commercializzata è stata il Brunello di Montalcino 1979 e la produzione è attestata oggi su circa 35.000 bottiglie di Brunello, 5.000 di Brunello Riserva, 20.000 di Rosso di Montalcino, 1.500 di olio, qualche bottiglia di grappa. Lucia Fattoi mi accompagna nella cantina di vinificazione (con i tini in acciaio) e in quella di invecchiamento (con botti da 40 hl), ambienti in cui sono ben evidenti la pulizia, l’ordine e la cura che caratterizzano la metodologia di lavoro della famiglia: la stessa pulizia che ritroveremo rispecchiata nei profumi eleganti e netti che si presenteranno nel bicchiere nella degustazione.

Rosso di Montalcino 2016

Le uve per questo vino vengono raccolte, annata per annata, non solo dall’ettaro e mezzo rappresentato dai vigneti più giovani, ma anche da altri appezzamenti della proprietà, sulla base del loro minore grado zuccherino e del colore più intenso, oltre che dei profumi più fruttati del mosto. Questo Rosso 2016 è declinato su freschi profumi di fiori e frutta, in particolare ciliegia e amarena, mentre in bocca presenta un’acidità finale che stimola la salivazione, inizialmente frenata dalla consueta irruenza del tannino. Grazie a queste caratteristiche, il vino è caratterizzato da piacevolezza e bevibilità elevate.

Rosso di Montalcino 2015

Altra annata a 5 stelle, con profumi più evoluti rispetto alla 2016, in modo particolare per i toni rugginosi e terrosi. Al gusto presenta ritorni affumicati e un tannino più presente e ruvido, anche se la sua qualità resta comunque alta e in chiusura di bocca non si avvertono sgradevoli ritorni amaricanti o ammandorlati. Lucia paragona l’annata 2015 alla 2010 (per una componente tannica più presente e meno integrata, rendendo il vino bisognoso di un maggiore periodo di affinamento in bottiglia), mentre la 2016 le ricorda l’annata 2012, perché già più equilibrata e godibile.

Brunello di Montalcino 2013

Pur arrivando da ottimi Rossi, con questo Brunello cambiamo decisamente passo e ritroviamo i classici descrittori olfattivi e gustativi del Sangiovese: frutta nera matura, sottobosco, note terrose e di ruggine e un tannino deciso, coniugato con una buona acidità finale che reidrata e rinfresca la bocca. Quest’ultimo aspetto permette al vino di avere, già da ora, una buona bevibilità, pur lasciando intravedere un buon potenziale di invecchiamento. I vari Brunello dell’annata 2013 stanno cominciando a essere paragonati a quelli degli anni 80, cioè a vini che potrebbero dare delle piacevoli sorprese nei prossimi 10-15 anni; non ci resta che portare pazienza e, magari, farne scorta e riassaggiarli nel 2030, per una conferma delle nostre impressioni odierne.

Brunello di Montalcino 2012

Nei profumi del Brunello 2012 trovo note fruttate e floreali (in particolare viola, rosa e giaggiolo) più fresche rispetto alla stessa etichetta del 2013, mentre in bocca, come mi aveva già anticipato Lucia, è presente un tannino meno aggressivo e più rotondo. Il finale di bocca evidenzia una lunga scia agrumata e un buon equilibrio generale, che rendono questa annata molto più pronta rispetto alla 2013.

Brunello di Montalcino Riserva 2012

Per tutti i Brunello Riserva la famiglia Fattoi esegue un scelta delle uve ancora più accurata, selezionando in maniera minuziosa i grappoli migliori. I profumi ricordano ancora frutta nera matura, sottobosco, note terrose e leggermente rugginose, mentre all’assaggio la più lunga permanenza in legno conferisce un corpo più pieno ed elegante, che invade tutta la bocca e fa intravedere per questo vino – non ancora pronto – un grande potenziale di invecchiamento.

Brunello di Montalcino 2010

Concludo la degustazione con un Brunello già molto celebrato, che presenta note di viola, nocciola e terra bagnata ed è caratterizzato da un’importante componente tannica, che gioca ancora il ruolo di attore principale, con una chiusura contraddistinta da una scia speziata. Tra le annate assaggiate oggi, la 2010 rimane quella che potrà beneficiare maggiormente di un prolungato affinamento in bottiglia, che le permetteranno di esprimere le enormi potenzialità che oggi riesce soltanto a far presagire.

Anche se era la seconda volta che venivo in visita da Fattoi, ho di nuovo avuto bisogno di Google Maps, ma credo sia perdonabile, a un milanese… La cosa che mi preme ricordare è che ho riscontrato di nuovo, oltre alla grande cortesia, una straordinaria piacevolezza dei vini (connotati, come ho già detto, da seducente pulizia e da notevole coerenza gusto-olfattiva, oltre che da un più che positivo rapporto qualità-prezzo), tutti aspetti che mi hanno convinto che presto avrò voglia di perdermi di nuovo per queste strade, in buona e qualificata compagnia, ben prima del 2030.