Gaiole Wine Contest Capannelle, una sera nel Chianti con 5 vini alla cieca

Giunto alla terza edizione, il Gaiole Wine Contest organizzato da Capannelle vede la maturità assoluta. La vicinanza dell’azienda dal centro di Gaiole in Chianti e il forte legame con la comunità non avrebbero potuto far scegliere un luogo migliore della piazza del paese, per questo stuzzicante contest. Se aggiungiamo in pentola la collaborazione di WineTV, il servizio impeccabile dei sommelier di Ais Toscana, una giuria di wineblogger da urlo e tante tapas spagnole, la ricetta per una splendida serata all’insegna del buon vino è completa.

Passiamo però ai veri protagonisti: i 5 grandi vini che, con le identità celate dietro a un velo di stagnola, hanno fatto arrovellare tutte le menti, sia quelle dei partecipanti al concorso, con in palio l’ambito calice d’argento Brandimarte e il soggiorno presso il Wine Resort di Capannelle, sia delle tante persone presenti nella piazza.

Rioja DOCa Malvasía 2016 Bodegas Amaren

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa degustazione ha l’aria di iniziare proprio con il piede giusto. Bouquet delicato ma complesso, con floreale appassito seguito da note di frutta tropicale e accenni di erbe aromatiche. Uve da viti impiantate nel 1912 e lunga sosta in cemento sulle fecce fini danno vita a un vino di corpo, denso, reso dinamico da una bella freschezza, degna ricompensa della giacitura a 550 metri e dall’esposizione nord-sud. Cos’altro dire? Certamente un gran bel modo per iniziare!

Sauvignon Blanc Opoka 2016 Marjan Simcic

L’etichetta parla chiaro: questo vino viene dalla roccia slovena, l’Opoka, ed è un Sauvignon Blanc che spiazza. Oro nel bevante, al naso è addomesticato, maturo, con le note vegetali tipiche del vitigno che faticano ad emergere, sovrastate da sentori di pesca gialla e sfumature balsamiche. La breve macerazione, l’affinamento in botte grande e l’andamento climatico dell’annata finiscono il lavoro di addomesticazione, iniziato dal terroir del cru Jordano l’anno prima. Solo in bocca il vino si mostra per ciò che è: teso, tagliente e dal finale lunghissimo.

Etna Rosso DOC Serra della Contessa 2014 Benanti 

Vino monumento, testimonianza storica di una scommessa sul territorio del Cavalier Giuseppe Benanti: ha origine da viti di 130 anni a piede franco situate a Monte Serra, cono vulcanico sul versante est dell’Etna. Fedele al terroir, snello ed elegante, timido nell’ingresso ma vellutato e sapido. E, sul finale di arancia amara, ecco che conquista. Capolavoro.

Barbaresco DOCG Rabajà 2015 Bruno Rocca 

Rabajà è una delle vigne più famose di Barbaresco: insieme all’Asili e alla Martinenga, disegna un anfiteatro quasi tutto esposto a sud-ovest. Vigne alloggiate su terreni di marna bluastra misti a tufo e piccole percentuali di sabbia regalano al vino struttura ed eleganza, nonché immediata piacevolezza. Tannino robusto, frutto del territorio e della maturazione in legno piccolo. Giovane promessa che, specie in questo millesimo, prova a chiedere di essere atteso per poter giocare al meglio la sua partita. Gli impazienti si armino pure di cavatappi, non rimarranno certamente delusi. Ai coraggiosi che decideranno di aspettare, l’augurio concreto di un’esperienza memorabile.

Rioja DOCa Roda I Reserva 2012 Bodegas Roda

La Cordigliera Cantabrica e l’Ebro – che di fronte alla località di Haro si piega in un’ansa – danno vita a un microclima talmente mitigato che nemmeno la siccitosa annata 2012 ha ostacolato la produzione di questo Roda I Reserva. Il vino, rubino impenetrabile nel calice, sventaglia una palette di aromi giovanili, piccola frutta scura (ribes nero e mora), un sentore leggermente terroso e un mix di spezie di un legno appena sovradosato. In bocca è rotondo e vellutato e si concede una maturità che al naso e alla vista riusciva a nascondere egregiamente. Vino pronto, che tanto può raccontare ancora, specie quando – alla cieca – si lascia confondere talvolta con un Bordeaux e talvolta con un Bolgheri. Per stupire con la sua inimitabile sontuosità.

In eventi del genere è bello poter lasciare il pregiudizio a casa, assaggiare e comprendere senza discriminazioni ogni tipo di vino. La preparazione e un po’ di fortuna aiutano certamente a vincere, ma il divertimento è nella sana competizione, ad armi pari e col giusto spirito. Sento di dovere un ringraziamento all’azienda Capannelle, che ha permesso ancora una volta tutto questo. In attesa della nuova edizione, mi accontenterò di degustare il loro Solare 2013… Peccato che non sarà alla cieca.