Il segreto della collina di Montepeloso: il Montecristo di Bulichella

Il segreto della collina di Montepeloso: il Montecristo di Bulichella

«Quella collina davanti a noi (Montepeloso, n.d.r.) ha un segreto per creare vini buoni!». Così Hideyuki Miyakawa ha esordito nel definire il progetto del nuovo vino nato in casa Bulichella, il Suvereto DOCG Riserva Montecristo 2015. La nuova Riserva ha ottenuto subito ottimi punteggi, tra gli altri, da James Suckling (95/100), che lo ha definito «strutturato e potente, con fantastici tannini setosi e morbidi che si sciolgono al palato… Sapore pieno e splendidi aromi di frutta matura, cioccolato, tabacco, ribes e legno affumicato… Da bere nel 2022». 

Montecristo è un blend (50% Cabernet Sauvignon e Franc, 40% Merlot e 10% Petit Verdot) che matura in barrique da 225 e 228 litri per circa 18 mesi. Il nome Montecristo è ispirato dall’isola, visibile dalle vigne, che richiama alla mente di Hideyuki Miyakawa un’altra sua grande passione, Napoleone, ed è collegato al ritorno in azienda di Luca D’Attoma, che, con il suo collaboratore Andrea Lupi, firma la nuova creatura di Bulichella. La ricchezza del vino va ricercata nel suo terroir: terreni che derivano dalla lisciviazione del Montepeloso, con argille rosse e tracce di marmo rosa che incontrano i suoli derivanti dal disfacimento delle Colline Metallifere. Naturalmente, fa da ingrediente fondamentale la vicinanza al mare, che – con le brezze – mantiene le uve in perfetto stato di salute e provoca una buona escursione termica giorno-notte, oltre a dare ulteriore luminosità a queste terre.

Nella nostra degustazione, il vino si presenta di un rubino molto profondo – noir, impenetrabile – e la veste sul bordo ha toni violacei. L’impatto olfattivo è fruttato, con succo di mirtillo e generici berries. Il tratto del frutto è monolitico e fermo, ma poi, al movimento del bicchiere, si apre con dolcezza e suadenza verso aromi di vaniglia e tostati. La balsamicità si esprime in sottofondo con il mentolato e l’eucalipto, svelando in parte la sua matrice territoriale e facendo emergere il tratto noir anche al profumo. Il sorso è subito accattivante e gustoso, con un frutto galoppante in bocca e dinamico per la freschezza fruttata, ma con un self-control che tende a fare emergere un’elegante morbidezza. Il tannino ha una trama molto fine, con un grip centrale. La chiusura di bocca riporta di nuovo in evidenza gli aromi di mora, mirtillo e gelso nero, con sfumature di rabarbaro e liquirizia e con una lunghezza avvincente, che ci permette di riassaggiare con entusiasmo il vino. Insomma, una setosità che ricorda i veri grandi Bordeaux.