Il Sudafrica che pensa in francese: Simonsig Wine Estate (Stellenbosch)

Ed eccoci alla terza puntata di questo viaggio affascinante e istruttivo in terra sudafricana: siamo ancora nella Coastal Region, a nord di Stellenbosch. Simonsig Wine Estate è un’altra tenuta di lungo corso, essendo stata fondata nel 1964 dal pioniere dell’enologia sudafricana Frans Malan, uno dei fondatori della Stellenbosch Wine Route. L’azienda – che comprende vigneti, un ristorante e la consueta invidiabile tasting room – è tuttora nelle capaci mani della famiglia Malan. Il nome Simonsig (Simon Sight) deriva dalla spettacolare vista sul Simonsberg, la montagna che domina il lato settentrionale di Stellenbosch e che a sua volta ha preso nome da Simon van der Stel, primo governatore della Colonia del Capo olandese e fondatore di Stellenbosch, nel 1679. Già all’epoca – ed erano oltre trecento anni fa – egli venne coinvolto anche nella produzione di vino, e questo la dice lunga sulla tradizione enologica del paese. Oggi le ondulate pendici della maestosa montagna sono rinomate per il superbo terroir e per il clima ideale per la viticoltura di qualità. 

Simonsig Wine Estate – oltre ad essere stata la prima azienda in Sudafrica a produrre uno spumante Metodo Classico, qui denominato Méthode Cap Classique – è fieramente impegnata in una produzione responsabile ed etica che va al di là delle pratiche in vigna e in cantina: l’azienda organizza corsi per i collaboratori e per le loro famiglie (bambini compresi) per educare e abituare alla sostenibilità, oltre a offrire asili nido e assistenza a 360 gradi al proprio personale. Tutte queste informazioni, unite al ricordo dei riconoscimenti ricevuti da alcune etichette Simonsig al Concours Mondial de Bruxelles 2018, ci predispongono alla degustazione con una certa impaziente curiosità.

Simonsig Cuvée Royale Blanc de Blancs (Chardonnay)Unico spumante degustabile il giorno della visita, questo interessante Blanc de Blancs si presenta con un brillante colore giallo dorato pallido e con un’elegante effervescenza. Al naso è fine e delicato, con sentori di agrumi e mela verde, che si confermano poi all’assaggio, impreziosendosi con sapori di frutta secca e con una vivace acidità, che si estende fino al persistente finale, fresco e secco. Insomma, nel complesso, una bella bollicina. 86 punti.

Chenin Avec Chène 2016 (Chenin Blanc) – È stato il primo vino realizzato dal fondatore Frans Malan, nel 1968. Le uve provengono dal vigneto di Chenin Blanc più vecchio della tenuta (l’impianto è del 1986), la fermentazione è svolta in acciaio a 12 °C, dopo di che il vino viene trasferito in botti di rovere francese da 400 litri di secondo e terzo passaggio, in cui sosta 11 mesi. Già al naso questo Chenin mostra un grande potenziale: è intenso e abbastanza complesso, con riconoscimenti floreali e note di ananas maturo, impreziositi da una bilanciata e non invasiva nota di tostatura e vaniglia. Ma il meglio di sé lo da all’assaggio: l’ingresso è intenso e pieno, con aromi di passion fruit, ananas e vaniglia, bilanciati da una buona mineralità, con un finale persistente e piacevole di frutta e dell’immancabile mineralità. Golden Medal al CMB. 90 punti.

Chardonnay 2017 (Chardonnay) – È il classico Chardonnay passato in legno dal gusto internazionale, con fermentazione in botti di rovere francese (40% nuove, le restanti di vari passaggi). Al naso, pur se intenso, il vino non fa della finezza la sua caratteristica principale, dato che vi prevalgono profumi terziari (legno e tostatura) e solo in un secondo momento escono fuori i sentori tipici di pesca e agrumi. In bocca l’ingresso è potente e pieno, con note di agrumi e pesca, accompagnati da frutta secca, vaniglia e mineralità; anche in questo caso, però, tutti i sentori appaiono coperti dalle sensazioni legnose. La chiusura è caratterizzata da un un persistente finale dolce. Silver Medal al CMB (abbastanza generosa, a mio avviso). 84 punti.

Pinotage Red Hill 2016 (Pinotage) – Dopo 6 giorni di macerazione sulle bucce, il vino viene travasato in contenitori in  acciaio, dove svolge la malolattica, e quindi in piccole botti di rovere francese e americano (80% nuove e 20% di secondo passaggio) per 15 mesi. Il colore rosso rubino molto carico e i numerosi archetti preannunciano una grande struttura e così sarà. Al naso – in cui finezza ed eleganza non brillano – risulta intenso, con riconoscimenti di frutta rossa matura, erbe e cespugli dei giardini sudafricani, per chiudere con note vanigliate. In bocca è intenso, morbido e caldo, con tannini e acidità che ben bilanciano le componenti morbide, contribuendo a un certo equilibrio complessivo del vino, che chiude con un persistente finale di confettura. Un ‘vinone’, insomma, cui non mancano concentrazione e struttura, ma che pare abbastanza costruito: ho assaggiato Pinotage migliori. 83 punti.

Frans Malan Cape Blend 2015 (67% Pinotage, 29% Cabernet Sauvignon, 4% Merlot) – Realizzato in stile sudafricano (Cape style blend), sosta per 15 mesi in botti di rovere, quasi tutte di secondo utilizzo. Rosso granato quasi impenetrabile, ha consistenza importante già nel bicchiere: un altro ‘vinone’, quindi, in linea con molti rossi sudafricani. Il naso è potente, intenso e anche complesso, ma anche in questo caso la finezza latita: vi si riconoscono frutti rossi maturi, peperone verde, valiglia, cipria e tabacco. In bocca è pieno, un po’ aggressivo, caldo e morbido, con tannini dolci, ma anche con una buona acidità e una buona mineralità; chiude con un’interessante e piacevole nota di confettura, che resta a lungo nel bicchiere vuoto, anche dopo circa 5’, senza segni di ossidazione. Silver Medal al CMB. 87 punti. 

Tiara 2014 (79% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot, 6% Cabernet Franc) – Anche questo blend Bordeaux style, come il precedente, matura per 15 mesi in botti di rovere francese (72% nuove). Rosso granato scurissimo e grande consistenza, segno di struttura importante (caratteristica ricorrente in quasi tutti i vini). Naso molto intenso e complesso, con riconoscimenti di frutta rossa matura, mirtillo, passion fruit, erba tagliata, cannella e la solita vaniglia. In bocca è straordinariamente potente, pieno, abbastanza fresco, sapido, con tannini dolci e sentori prevalenti di confettura, vaniglia e cannella, per chiudere proprio con una nota persistente di cannella, che mi ha ricordato i biscotti natalizi. Altro ‘vinone’, c’è poco da dire. 89 punti.

The Garland 2011 (Cabernet Sauvignon) – Questo vino è l’espressione più alta della passione profusa a Simonsig Wine Estate, tanto da essere definito il vino che racchiude in sé i capisaldi della ‘Simonsig Legacy’: «Una famiglia, una montagna, un vigneto». Viene prodotto sulle pendici del Simonsberg, su terreni granitici particolarmente adatti al Cabernet Sauvignon. Per produrlo vengono selezionate in vigna le uve migliori, lasciate a macerare sulle bucce per 27 giorni, prima di trasferirle in barriques, dove il vino sosta per 23 mesi prima di essere imbottigliato. La struttura e la concentrazione di questo vino sono visibili appena entra nel bicchiere, su cui spiccano numerosi archetti. Al naso è complesso e intenso, ma – finalmente! – anche fine: vi si riconoscono frutta rossa matura, viole, un erbaceo secco tipico della zona e grafite (sembra di tenere una matita tra i denti). L’ingresso in bocca è da gran vino, potente e pieno, e non privo di eleganza; vi prevalgono inizialmente i sentori dolci (confettura di amarena), poi frutti di bosco, noce, sottobosco, ancora grafite, con acidità ancora viva e tannini morbidi e sottili. Il lungo finale è piacevolmente complesso, sempre su toni dolci e fruttati. Un gran bel vino, fatto con evidente passione. 92 punti (https://www.simonsig.co.za/).