Irpinia Falanghina DOP Via Del Campo 2018 Quintodecimo: la Cenerentola irpina ha trovato la sua scarpetta

Irpinia Falanghina DOP Via Del Campo 2018 Quintodecimo: la Cenerentola irpina ha trovato la sua scarpetta

Una notte d’autunno, al solito posto, ma con persone nuove e vini nuovi. È così che, in una degustazione alla cieca, ho scoperto Via del Campo, la Falanghina dell’azienda Quintodecimo, fondata da Luigi Moio – professore di enologia presso l’Università di Napoli Federico II – e da sua moglie Laura di Marzio. Una Falanghina che non ti aspetti, proveniente da una singola vigna di 5 ettari di Mirabella Eclano, a 150 s.l.m., 4000 ceppi per ettaro a regime biologico: un cru deciso e ricco, per un vino intenso e suadente. 

Il nome Via del Campo si rifà chiaramente a Fabrizio De Andrè e vuole infondere carattere e forza in questa Cenerentola campana – e fieramente irpina – tanto utilizzata ma poco considerata rispetto ai due grandi e nobili bianchi della zona: il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo. 

Una volta nel bicchiere, il vino conferma tutto il suo potenziale: colore giallo paglierino brillante; naso ampio e intenso, che si perde tra i sentori fruttati di pera, ananas e pompelmo, passando per il floreale di biancospino ed erbe aromatiche delle colline circostanti. In bocca non tradisce le aspettative e invita al sorso, netto e deciso. I sentori di frutta e fiori – in piena coerenza col naso – si uniscono in un’esplosione bilanciata di acidità e mineralità. 

Le leggere note finali di tostatura che emergono in bocca vanno ad arricchire e confermare la complessità e l’eccellente lavoro svolto dal Professor Moio, che non banalizza – anzi, lo valorizza – questo vitigno autoctono, facendo fare anche un passaggio di 10 mesi in barrique di rovere francese al 30% del vino.

I suoli argilloso-calcarei e la presenza di ceneri vulcaniche – dovute a un’eruzione del Vesuvio – regalano a questo vino sostanze minerali che si erano già presentate all’esame olfattivo e che arricchiscono in chiusura il suo corpo, avvolgente e allo stesso tempo delicato. 

Un bouquet fresco, quello del 2018, che a distanza di un anno è già capace di sprigionare la sua intensità e che evolverà senza dubbio in una maggiore complessità, ma solo per chi saprà aspettare qualche anno.