L’Irpinia che cresce: Milena Pepe e il suo Taurasi Opera Mia 2013 Tenuta Cavalier Pepe

L’Irpinia che cresce: Milena Pepe e il suo Taurasi Opera Mia 2013 Tenuta Cavalier Pepe

Il piccolo paese di Luogosano, ove ha sede la Tenuta Cavalier Pepe, si erge tra due zone di elezione per il Taurasi (la Valle Centrale e il Versante Sud), con vini sostanzialmente più ricchi sia di alcool che di acidità e particolarmente adatti all’invecchiamento. I terreni sono argilloso-calcarei, con tracce vulcaniche derivanti dall’eruzione di 2000 anni fa.

Milena Pepe – metà belga e metà campana, con studi di viticultura, enologia, marketing, gestione aziendale (e altro) in Belgio, Olanda e Francia, con varie esperienze lavorative in aziende vinicole francesi – è tornata a Luogosano – nell’azienda di famiglia, dove da piccola trascorreva le vacanze – con un’irresistibile erre moscia e un’idea chiara in testa: rinnovamento, che lì significava, letteralmente, rivoluzione, con duri scogli da superare legati alle ‘vecchie usanze’. Stiamo parlando di una quindicina di anni fa. Milena, complici i numerosi studi e le esperienze all’estero, ha immediatamente trasformato – insieme al papà Angelo, allo zio Giuseppe (capovigna), all’agronomo Mirco Colella e al cantiniere –  le tecniche e le pratiche, curando personalmente sia la parte agronomica che quella enologica (soltanto da 4 anni passata a Gennaro Reale). Sistemate le vigne, ha introdotto la vinificazione separata per parcelle e ha imposto rigore in cantina, con l’uso delle temperature controllate e l’introduzione delle barriques.

Opera Mia nasce proprio da questa sua filosofia aziendale e la prima annata in commercio è stata ufficialmente la 2005. Milena le ha dato questo nome per ricordare degli sforzi da lei personalmente profusi nella sua realizzazione, compresa una rovinosa caduta nella vasca di fermentazione durante l’ammostatura.

Degustiamo l’annata 2013. Il vino si presenta di color rubino profondo, dalle nuances scure e di buona consistenza. Al naso, inizialmente un po’ timido, rivela progressivamente netti sentori di frutti di bosco (mora, mirtillo e ribes, sia croccanti che in gelatina), oltre che di amarena. La piacevole nota speziata di liquirizia e la moltitudine di erbe officinali – dall’anice stellato al rosmarino e persino al finocchietto selvatico, con chiare note balsamiche – si uniscono a richiami di talco, polvere di cacao e petali di rosa rossa sul finale. In bocca si esprime come un cavallo di razza, con tannini possenti, eleganti e ben integrati ma mai invadenti, in perfetto equilibrio con le altre componenti ed esaltati da un’acidità rinfrescante e pulente, che richiama immediatamente un nuovo sorso. Dalla frutta nera si passa a quella rossa, più fresca e agrumata (chinotto e pompelmo rosa), sempre in compagnia dell’onnipresente ribes. La mineralità, inizialmente celata, cresce in progressione con gli aromi di bocca, esaltando l’arancia amara, il lampone e la liquirizia. Un vino molto vicino all’eccellenza, da uve coltivate sui noti terreni argilloso-calcarei nei lieux-dits di Carazita, Pesano, Santa Vara, Piergolo e Brusinetta. Il mio abbinamento gastronomico è molto territoriale: capretto al forno e patate al rosmarino, un classico della tradizione campana.

Milena Pepe con Massimo Castellani