Prosecco Superiore, non ‘prosecco’: questo è Jeio. Parola di Bisol 1542

Prosecco Superiore, non ‘prosecco’: questo è Jeio. Parola di Bisol 1542

La sala del Four Seasons in cui ci accoglie Gianluca Bisol fa da cornice a un filmato che trasmette immagini di colline verdi con viti rigogliose. 

«Colline, non pianure» precisa Gianluca. «Colline, cioè Prosecco Superiore», quello dei circa 30 produttori storici proprietari dei più antichi vigneti collinari. Gli altri – quelli della pianura, quelli dei grandi numeri, che hanno moltiplicato le bottiglie di Prosecco e contribuito al suo successo planetario – sono arrivati soltanto dopo. Tanto di cappello, per carità, ma, con tono garbato, Gianluca ci convince di quanto sia difficile distinguersi e rendere visibili le bottiglie ‘di collina’ tra 550 milioni di bottiglie con lo stesso nome, in una denominazione in cui il termine generico Prosecco ha monopolizzato tutta la produzione da uve Glera. La mente recepisce il termine Prosecco, lo registra e lo isola, innescando quel fenomeno di omologazione che riconosce tutte le tipologie di questo vino in un unico termine, IL Prosecco, non importa se Cartizze, Superiore o semplicemente ‘servo della Glera’. Un leggero fastidio – condivisibile – per i produttori di collina, i pionieri che si sono fatti carico di tutti gli studi, dal terroir al vitigno più adatto, dalle densità di impianto alle rese per ettaro, dalle microvinificazioni alle spumantizzazioni. Un lavoro di ricerca della qualità durato per secoli, fatto proprio e poi ‘inglobato’ dai numeri stratosferici del prodotto di base, cioè del prosecco tout-court. Gianluca vuole che si capisca la differenza, non altro. 

Bisol ha 55 ettari su una ventina di colline – con 5 suoli diversi, dove produce soltanto Prosecco Superiore (compreso il Cartizze) – e proprio recentemente ha deciso di aggiornare il marchio e le etichette: al marchio ha aggiunto l’anno di fondazione della casa, il 1542, per evidenziare una storicità reale, passata attraverso 21 generazioni, mentre alle etichette ha dato un aspetto più ‘da vino’. «Fuori dalla massa», insomma, è il messaggio forte e chiaro che arriva dalle parole di Gianluca.

Jeio è la linea Bisol 1542 che firma due vini prodotti su tre diversi suoli collinari (argillosi, sabbiosi, morenici), da vigneti con rese più basse, con tre tries per ciascuna vendemmia (per raccogliere solo i grappoli a giusta maturazione) e con immediata criomacerazione (a 8 °C per 14 ore) all’arrivo in cantina, per una maggiore estrazione di aromi. Ma il lavoro di ricerca della qualità non si ferma qui: dopo la pigiatura, il mosto viene diviso in 4 parti, per 4 fermentazioni diverse, di cui una in legno e tre in acciaio (sempre a 18 °C, ma con tecniche e travasi diversificati), prima di assemblare la cuvée definitiva. Un lavoro maniacale, che in genere consideriamo normale in altre zone, ma impensabile qui. Un’attenzione non da prosecco, quindi, ma da Prosecco Superiore, nato come omaggio a nonno Desiderio Bisol, detto appunto Jeio, nell’anniversario della nascita (1899-1999).  

Bisol 1542 dichiara di produrre tutte le sue bottiglie di Prosecco Superiore con almeno l’85% di Glera e non fornisce dati più precisi. Sarà anche per questo – oltre che per la suggestione del racconto – che gli assaggi ci sono sembrati quasi tutti poco allineati con l’idea di ‘prosecco style’ dominante di cui siamo spesso vittime anche noi. Fortunatamente, invece, l’impressione di essere di fronte a prodotti ‘fuori dal coro’, nella degustazione, è stata piuttosto netta, e la stessa valutazione è stata confermata anche dai due prodotti Jeio.

Jeio Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut (residuo zuccherino 11,5 g/l) – Il colore è vivace e brillante e le bollicine fini, i profumi sono delicati e non soltanto (vogliamo dire banalmente?) tipici, mentre al gusto l’effervescenza non è aggressiva, ma fine e progressiva, con note di frutta a polpa gialla e buona sapidità; il residuo zuccherino (per il quale confessiamo di avere una certa sensibilità) si manifesta un po’ soltanto nel finale di bocca.

Jeio Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry (residuo zuccherino 25 g/l) – Il colore è verdolino, quasi trasparente e le bollicine sono fini; i profumi sorprendono ancora, con prevalenza di note agrumate, che si confermano anche al gusto, mentre la notevole freschezza e la sapidità tengono testa al residuo zuccherino, creando una piacevole e dinamica morbidezza.

Quando chiediamo a Gianluca se i vini oggi prodotti soddisfano le aspettative aziendali e sue personali, lui risponde che nessuno può permettersi di accontentarsi e i Bisol – come hanno sempre fatto, sia con la conduzione familiare che con quella ‘allargata’ – continueranno a lavorare e sperimentare per alzare lo standard, anche nelle annate buone, quelle che potrebbero concedere una tregua all’impegno. Perché è sbagliato – e anche scorretto, nei confronti dei clienti – fermarsi, e chi lo fa non ha futuro.

Che possiamo dire? Probabilmente avremo bisogno di altre verifiche, perché a volte è difficile tenere a freno la suggestione, e quindi ci ripromettiamo di assaggiare i Jeio in un contesto diverso. Ma per ora ci sembra doveroso attenerci a quello che l’assaggio ci ha suggerito e dichiarare: «Missione compiuta, Gianluca. Complimenti e a presto».