Recensioni Libri (e abbinamenti inusuali): «Note in pasticceria» di Eleonora Falchi e Sergio Margonari

Recensioni Libri (e abbinamenti inusuali): «Note in pasticceria» di Eleonora Falchi e Sergio Margonari

Eleonora Falchi, Sergio Margonari – NOTE IN PASTICCERIA – Porto Seguro Editore, Firenze

Coniugare in una sola pubblicazione un racconto e alcune ricette culinarie – e arricchire il tutto con ascolti musicali appropriati, perseguendo un’unica emozione – è operazione inusuale, complessa e ambiziosa.

Perciò – incuriosito dal titolo e da qualche buona recensione – ho acquistato e letto questo Note in Pasticceria e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso.

La storia è ben scritta, scorrevole e fantasiosa, come si addice a una favola; le ricette sono descritte meticolosamente in tutti i passaggi delle varie preparazioni, non lasciando mai solo chi volesse provare a realizzarle; gli abbinamenti musicali sono interessanti, anche se io – da amante della musica classica e dell’opera in particolare – non sono riuscito a coglierne totalmente l’effettivo valore.

La favola è ambientata a Nizza, dove Florian – chitarrista per passione e pasticcere per professione – vive e gestisce il bistrot Au gros chaton. Florian è un giovane un po’ timido e impacciato, di quelli che con le donne, insomma, non ci sanno fare, ed è innamorato di Chloè, un’eccentrica bionda che tutte le domeniche mattina fa colazione alla sua pasticceria, ma non ha la forza di pronunciarsi; così è lei, alla fine, che prende l’iniziativa e lo ‘imbrocca’, invitandolo a una cena di sushi, che Florian finge di apprezzare.

Nella sua cucina, Florian è assistito da stravaganti utensili parlanti, che solo lui può ascoltare (è questa l’idea geniale del libro) e con i quali dialoga, litiga, si sfoga, interagisce e ai quali è affezionatissimo: conosciamo così, tra gli altri, Otello – un matterello di legno brontolone e un po’ tronfio, che si sente il padrone indiscusso della cucina ed è invaghito di Elettra, la frusta anarchica e permalosa che, se contrariata, fa impazzire i composti e le salse – e Dante, un simpaticissimo romaiolo dal marcato accento fiorentino.

Una sera, mentre Florian e Chloè sono al cinema, succede qualcosa e uno degli utensili scompare. Florian, costernato, scopre che Aristide – un lampione parlante (naturalmente solo con lui), posizionato vicino al bistrot – può aiutarlo e scopre così che un bimbo goloso e un po’ paffutello a cui piacciono tanto i gelati forse ne sa qualcosa…

La storia per noi finisce qui, ma le avventure di Florian e dei suoi amici, naturalmente, no. La lettura – piacevole, scorrevole e divertente – ne fa un’opera adatta sia a un pubblico adulto che ai più piccoli, per invogliarli sia alla lettura che al piacere del cibo.

In attesa di leggere un’altra storia di questi simpatici personaggi, vorrei permettermi di suggerire agli autori di impreziosire ancor più il lavoro, proponendo, ad esempio, per ciascuna ricetta, i giusti vini da abbinare, in modo da completare l’emozione per gli appassionati del vino. Perché anche il vino – come gli utensili della storia – sa parlare ed è in grado di raccontare tante storie a quelli che sanno ascoltare.

Quindi, per accompagnare le emozioni di questo libro, il mio abbinamento inusuale è con una bottiglia di gradevoli e divertenti bollicine di un Trentodoc, per continuare a leggere sorridendo. O a sorridere leggendo.