Tre volte Riesling (Renano, ça va sans dire…)

Tre volte Riesling (Renano, ça va sans dire…)

Il Riesling è un vitigno tedesco, da sempre e per sempre. In Germania è la varietà più coltivata in assoluto e la Germania è il paese che ne produce di più al mondo. I tedeschi sono maestri nella vinificazione di questo vitigno e lo fanno con una molteplicità di stili irripetibili e impensabili altrove.

La varietà di cui parliamo è naturalmente il Riesling Renano, da non confondere col vitigno che noi italiani chiamiamo Riesling Italico e che i tedeschi chiamano Welschriesling. Welsch significa straniero, quindi non tedesco e quindi non autentico. Il Riesling Italico è infatti tutta un’altra cosa, che non ha niente a che vedere col Riesling Renano, né dal punto di vista genetico, né dal punto di vista organolettico: è una varietà a sé stante diffusa nell’Europa centrale (ed è anche la più coltivata in Croazia).

Una volta chiarito che qui, a noi, interessa solo l’autentico Riesling, il Renano, veniamo ai vini che ne derivano. Questi vini possono essere assai longevi, tanto quanto i grandi rossi, hanno profumi riconoscibili e pungenti, sono capaci di sviluppare col tempo sentori minerali caratteristici e possono essere strutturati e potenti, anche con bassa gradazione alcolica, perché la loro forza sta nell’acidità.

In Italia il Riesling Renano è poco diffuso e lo troviamo quasi solo al nord, perché è un vitigno che si adatta bene ai climi più rigidi, sopporta il freddo e germoglia tardi, pur avendo bisogno di molte ore di luce per maturare, al punto che è spesso necessario ritardarne la vendemmia.

Giovedì 19 Aprile – nella Vineria 54 Rosso, a Firenze – abbiamo degustato 3 Riesling, prodotti in 3 diverse regioni italiane (Alto Adige, Piemonte, Toscana), per farci un’idea della personalità che questa varietà può assumere nel nostro paese. Di tutti abbiamo assaggiato l’ultima annata uscita, che per i primi due è la 2016 e per il terzo la 2015. Tutti e 3 sono vinificati solo in acciaio, ma le differenze stilistiche e territoriali si fanno sentire, eccome: risulta esile e preciso l’altoatesino, strutturato il piemontese, complesso il toscano.

Dall’Alto Adige: Alto Adige Doc Valle Isarco Riesling di Köfererhof

In Alto Adige si producono alcuni dei Riesling italiani più rinomati. Ne abbiamo scelto uno dalla Valle Isarco, quello di Köfererhof, le cui vigne sono fra le più settentrionali d’Italia, a 600-700 m sul livello del mare, al di sopra dell’Abbazia di Novacella, vicino a Bressanone, in mezzo alle Alpi. In passato le uve dell’azienda venivano conferite all’abbazia, ma oggi Günther Kerschbaumer vinifica in proprio.

Il suo Riesling 2016 spicca per la luminosità del colore e al naso mette in evidenza sensazioni dolci, sintomo di una completa maturazione dell’uva: lo caratterizzano pesca, fiori di sambuco, salvia e un tocco di miele d’acacia. Il gusto è molto sottile e si sente la pratica tedesca di lasciare un residuo zuccherino quasi percettibile, che svolge una duplice funzione: attenuare la forza dell’acidità e legare gli aromi di lime e erbe alpine, aumentandone la persistenza. È un vino gustoso e quasi tagliente, con basso tenore alcolico (12,5% in etichetta), ma la sua nervosità è decisamente smorzata da quella parte di zuccheri non svolti, che simulano una sensazione di morbidezza all’ingresso in bocca.

Dal Piemonte: Hérzu Langhe Doc Riesling di Ettore Germano

Il secondo vino che abbiamo assaggiato è di tutt’altro carattere e origine, dato che proviene da una zona fra le più vocate d’Italia per la produzione di vini rossi: le Langhe. Ettore Germano è produttore famoso per i suoi Barolo a Serralunga d’Alba, ma ha delle vigne anche più a sud, nel territorio di Dogliani, dove, per l’altitudine (500-550 m) e il clima più fresco, il Nebbiolo non riesce a maturare e cede il campo al Dolcetto. Fu quanto meno originale – per non dire azzardata, negli anni ’90 – la decisione di piantare Riesling Renano in terra di Langa. Questo Riesling, chiamato Hérzu, ha fatto parlare di sé, è stato premiato e ha vinto concorsi. L’intensità colorante di questa annata 2016 è scarica e mostra sfumature di giallo verdolino; il profumo, ancora molto giovane, insiste su un fruttato meno maturo, consistente soprattutto in note di agrumi e mela verde, ma capace di aprirsi con biancospino e verbena. In bocca è potente e intenso, anche grazie alla forza alcolica (14% in etichetta), ed è fresco, completamente secco, corposo e con ottima sapidità. Antitetico rispetto all’altoatesino, ha un impatto impetuoso al palato che si smorza poi nella progressione. Nella vinificazione è poco tedesco, in quanto gli zuccheri sono completamente svolti, assomigliando da questo punto di vista alla maggior parte dei vini bianchi italiani.

Dalla Toscana: Mezzo Braccio Toscana Igt di Tenuta Monteloro

Sposa invece un’ispirazione transalpina il terzo Riesling della nostra batteria, che proviene – sorprendentemente – dalla Toscana: si chiama Mezzo Braccio ed è prodotto dalla Tenuta Monteloro, sulle colline alle spalle di Fiesole. La proprietà della tenuta è dei Marchesi Antinori, che hanno scelto di coltivare qui soltanto uve bianche e, in particolare, le varietà più resistenti al freddo, essendo i vigneti impiantati in una vallata quasi appenninica, ad altitudini che raggiungono i 600 metri, con esposizione a sud-ovest. Il Mezzo Braccio 2015, con un anno di affinamento in bottiglia in più rispetto ai precedenti, è un vino ricco da ogni punto di vista, sebbene non raggiunga neanche il 12% di alcol. È brillante nel bicchiere, ha profumi intensi e articolati, con note fruttate che spaziano dal pompelmo rosa alla frutta esotica, ma anche erbe balsamiche, fiori gialli, pappa reale e un accenno di pietra focaia. Il gusto è raffinato e delicato, per risultare poi scattante in virtù di un’acidità notevole e una sapidità netta. Il residuo zuccherino, che è comunque presente, non lo rende abboccato, ma avvolge la corsa dell’acidità e conferisce al sorso una persistenza grandiosa, che si arricchisce, dopo la deglutizione, di aromi minerali e balsamici.