Un capolavoro tra natura e cantina: Champagne Cristal 2008 di Louis Roederer

Un capolavoro tra natura e cantina: Champagne Cristal 2008 di Louis Roederer

Mi appresto al servizio di questo vino con una certa emozione e, appena prendo la bottiglia in mano, mi rendo conto del suo peso, del suo vetro spesso e robusto e della sua consistenza, vere e proprie sentinelle che danno da subito l’idea dell’importanza e della potenza del suo contenuto, ancor prima di annusarne i profumi e degustarlo. Siamo di fronte a una maison che non ha bisogno di presentazioni, una delle poche cantine ad essere ancora di proprietà della famiglia che l’ha fondata, nel lontano 1776, a Reims. Louis Roederer è proprietaria di circa 240 ettari delle migliori vigne di Champagne, incastonati tra i crus di Montagne de Reims, Vallèe de la Marne e Côte des Blancs. Tra i vari capolavori di questa famiglia, ce n’è uno che spicca su tutti e che è stato creato per assecondare una richiesta particolare degli zar di Russia, che amavano Champagne eleganti e raffinati da servire in bottiglie di cristallo: era il 1876. Nasceva il Cristal.

La cuvèe è costituita per il 55% da Pinot Nero e il 45% da Chardonnay, provenienti dai migliori vigneti dell’azienda, selezionati a Hautvillers, Cumières, Mareuil-sur-Ay (vigneto biodinamico: e lo chef-de-cave Jean Baptiste Lecaillon afferma che la biodinamica apporta ai vini la stoffa necessaria per finali più precisi e nitidi), Bouzy, Verzy e Verzenay per il Pinot Nero; a Sézanne, Chouilly, Vertus, Avize e Mesnil-sur-Oger per gli Chardonnay. Il processo produttivo prevede un riposo di 6 anni per la presa di spuma e di altri 8 mesi dopo la sboccatura nelle profonde cantine della maison, protetto da luce, sbalzi termici e rumori, perché il Cristal ha bisogno di riposare in tranquillità – senza alcun disturbo, circondato dal silenzio del tempo – per sviluppare al meglio quelli che saranno i suoi nuovi profumi e il suo carattere distintivo. 

Appena verso nel bicchiere questo Champagne, di colore paglierino brillante, noto una moltitudine di bollicine fini e numerose che si uniscono, creando una spuma soffice, che poi svanisce lentamente e lascia spazio a una quantità di microsfere di C02 che si staccano dalle pareti del calice e creano delle catenelle lunghe e costanti che trasportano i profumi dal cuore del vino fino alla superficie. Già, perché per lo Champagne non possiamo parlare di odori, ma di profumi.

Quando porto il calice al naso, sono proprio questi profumi che mi catturano e mi tengono concentrato: note di albicocca e pesca bianca, con sentori di pietra focaia e pan brioche, talco e lime, un tocco maturo di crema di limone e un intreccio di note primarie e terziarie, donate dal frutto di partenza e dalla sosta sui lieviti (la fase più importante per uno Champagne), che ne esaltano finezze e rotondità.

Il sorso ha un ingresso accecante e ampio, con un insieme di bollicine – che io percepisco come vere e proprie microsfere – che creano una texture sul palato simile a una crema, con note di nocciola tostata e lieve burrosità, supportate da brillante acidità, da una bella nota finale sapida, gessosa di craie e agrumata, con tutto l’insieme pervaso da una saporosità mai provata prima. Lo trovo paradisiaco e immenso già adesso (considerando che è ancora un “baby”), ma si capisce di essere di fronte a uno Champagne di notevole caratura, con un potenziale di 10, 20 o 30 anni. Se ci siamo permessi di aspettare 25 anni il Cristal 1988, prima di assaporarlo al meglio e aspettare la sua completa fioritura, questo non è certo da meno, senza dubbi.

Vorrei terminare con due riflessioni. Intanto, credo che sarà difficile aspettare così tanti anni per un capolavoro di questo tipo, se non impegnandosi per convincersi che l’attesa aumenta il piacere. Inoltre, la degustazione mi ha fatto ricordare una frase che – secondo me – aiuta a capire l’essenza di questo Champagne divino: «la fragilità del cristallo non è una debolezza, ma una raffinatezza». Vi auguro di provare le mie stesse emozioni.