Vinitaly 2019, a spasso con Barbara Tamburini

Dopo aver partecipato a tantissime edizioni del Vinitaly da operatore, tornarci in veste non istituzionale mi ha fatto uno strano effetto, con sentimenti contrastanti: da un lato un po’ di nostalgia professionale, dall’altro una piacevole sensazione di libertà nel giudizio. Il mio programma (brevissimo, per il poco tempo a disposizione) prevedeva incontri con alcuni amici produttori, ma è saltato subito perché ho incontrato una cara amica enologa – Barbara Tamburini, pluripremiata professionista (in Toscana e non solo) con la quale ho condiviso tante iniziative in Italia ed all’estero – che mi ha (facilmente) convinto ad assaggiare i vini di tre aziende con le quali collabora, due toscane e una ligure.

GUALDO DEL RE

Azienda storica di Suvereto, sulla costa toscana, Gualdo del Re ha un’estensione di circa 45 ettari. I vigneti sono situati in media collina, a circa 100 metri sul livello del mare, su terreni di natura ciottolosa e argillosa, a bassa fertilità. La vite viene allevata nelle forme tradizionali (guyot e cordone speronato), con bassissima carica di gemme per ettaro. La densità di impianto è di circa 6.500 piante/ettaro (www.gualdodelre.it).

Costa Toscana IGT Vermentino Valentina 2018 – Dopo la criomacerazione e la separazione dalle bucce, la fermentazione alcolica è svolta in vasche inox a temperatura controllata, dove il vino fa poi 6 mesi di maturazione, prima di affinare per 3 mesi in bottiglia. Colore giallo paglierino scarico molto brillante, al naso è di grande intensità ed eleganza, fine e complesso negli aromi, tra i quali spicca nettamente il floreale di ginestra e biancospino, seguito da pesca gialla e ananas. In bocca si conferma elegante e intenso, piacevolmente fresco e sapido (direi quasi salato). Lungo il finale, sapido e fruttato (ananas). Una bella espressione di Vermentino. 90/100.

Costa Toscana IGT Rosato Aleatico Shiny 2018 – Un rosé particolare, fatto con l’Aleatico, proprio il vitigno arcinoto per la produzione dei passiti che amo tantissimo – che mi ricordano la schiacciata con l’uva di mia madre – e che non ho mai assaggiato in versione secca. È stata l’occasione – piena di curiosità e aspettative – per colmare questa lacuna. Dopo una breve macerazione, il mosto passa in vasche inox per la fermentazione e una maturazione di 5 mesi, prima di affinare per 2 mesi in bottiglia. Il colore è rosa cerasuolo scarico, il naso è invitante, elegante e complesso: se non lo avessi saputo, non avrei riconosciuto subito l’Aleatico dai profumi. Floreale e fruttato (glicine, ginestra, susina goccia d’oro un po’ acerba), cambia ogni volta che lo porti al naso, per aggiungere nuovi profumi. In bocca ha un ingresso che definirei molto educato, quasi timido, come se chiedesse il permesso per entrare, ma poi mostra tutto il suo elegante fascino: è fresco e sapido, ma alterna anche note morbide, e questo dinamismo invita a un nuovo sorso. Il finale è lungo, su note decisamente minerali, e finalmente – in fondo in fondo – ecco che sento arrivare la mia adorata schiacciata con l’uva… 89/100.

Suvereto Merlot DOCG I’Rennero 2015 – Dopo la fermentazione alcolica in vasche inox e la malolattica in barrique nuove, dove matura per 15 mesi, affina per 12 mesi in bottiglia. Il nome del vino (il re nero in idioma toscano) si riferisce ovviamente al colore – un rosso rubino molto carico tendente al nero – e nel bicchiere i numerosi archetti preannunciano una grande struttura, confermata al naso. Finezza, eleganza e complessità (frutti di bosco, mirtillo, confettura di ciliegia nera, amarena sotto spirito, peperone verde, pepe nero, vaniglia, caffè) compensano un’intensità un po’ timida. In bocca entra elegante e discreto, ma poi scatena tutta la sua classe e la sua pienezza: ancora fresco, con trama tannica fitta, ma dolce e vellutata. La nota minerale è evidente e il finale è lungo, con un susseguirsi di ferro, caffè e tabacco. Una grande bevuta, degna del Macbeth verdiano che ho ascoltato nel Luglio 2018. 92/100.

CÀ DU FERRÀ

Siamo in Liguria, tra le Cinque Terre e Bonassola, in 4 ettari di vigneti sparsi in 4 comuni, fra Bonassola, Levanto, Vernazza e Riomaggiore, come ci ha raccontato Davide Zoppi in una breve intervista. «Valorizzare un luogo a partire dal rispetto per la terra e chi la abita, con uno sguardo al passato e uno al futuro» è la filosofia di Cà du Ferrà, azienda impegnata a preservare un paesaggio unico, a mantenerlo intatto e a recuperare vitigni autoctoni antichi e ormai rari, dei quali ho avuto modo di testare la qualità. Come si addice al luogo, i vigneti – realizzati con i famosi terrazzamenti – sono tutti eroici: esposti a sud, su terreni argillosi di origine vulcanica di medio impasto, con microclima piuttosto caldo, ma ventilato e asciutto, guardano il mare e sono tutti polivarietali (www.caduferra.wine).

Colline di Levanto Bianco DOP Bonazolae 2018 (Vermentino 65%, Albarola 30%, Bosco 5%) – Dopo la diraspatura, la pressatura soffice e la decantazione, il mosto limpido svolge la fermentazione in vasche in acciaio inox, dove resta per una breve maturazione ed essere imbottigliato in tempi brevi, per essere sul mercato prima delle feste pasquali dell’anno successivo alla vendemmia. Di un brillante giallo paglierino scarico con riflessi verdi, al naso è intenso, ampio e fine, con riconoscimenti di ginestra, mughetto, gelsomino, erbe officinali fresche e pietrafocaia, accompagnati dal marchio di fabbrica dell’enologa, cioè una grande eleganza. In bocca ha ingresso timido, ma una volta in bocca esplode in tutta la sua freschezza e sapidità (è salato!). Il finale è lungo, fresco e marino. Lo definirei un vino estivo, da gustarsi fresco con un bel piatto di crostacei crudi  su un bel terrazzo, naturalmente fronte mare. 89/100.

Colline di Levanto Vermentino DOP Luccicante 2018 – La vinificazione ricalca quella del vino precedente, con l’aggiunta di una breve macerazione prima della decantazione. Ha un brillante colore giallo-verdognolo scarico con riflessi verdi. Al naso è accattivante, fine e complesso, e vi si alternano note floreali (ginestra, biancospino, glicine), fruttate (pesca a polpa bianca e susina verde croccante) e di erbe aromatiche (timo e foglia fresca di origano). In bocca è elegante, con freschezza vivace e sapidità, accompagnate da un’alcolicità non eccessiva ma che ammorbidisce il palato. Il finale è lungo e piacevole, fresco e minerale. Un bel Vermentino, che gusterei volentieri con un branzino sotto sale. 91/100.

Colline di Levanto Rosso DOP Ngilù 2018 (Sangiovese, Merlot, Ciliegiolo) – Chi era Ngilù ce lo racconta Davide Zoppi nella breve intervista citata poche righe sopra. Fermentazione alcolica, malolattica e maturazione (6 mesi) sono tutte svolte in vasche di acciaio inox, senza che il vino veda mai il legno. Il colore è un brillante rosso rubino con riflessi porpora e al naso è elegante, fine e vinoso, con sentori di ciliegia rossa un po’ acidula, lampone e melograno. In bocca è elegante, piacevole, fresco, con trama tannica fine e non invasiva e buona scia minerale. Il finale è lungo, con una nota balsamica e di liquirizia. Un rosso da pesce, magari non un cacciucco alla livornese, ma lo assaggerei volentieri con una coda di rospo all’isolana. 87/100.

Liguria di Levante Passito Bianco IGP L’Intraprendente 2017 (Bosco, Albarola, Vermentino) – Dopo almeno tre mesi di appassimento, le uve vengono diraspate a mano, pigiate e quindi fatte fermentare in vasche di acciaio, dove avviene anche un affinamento di circa 12 mesi (niente legno, quindi). Il colore è un ambrato delicato e brillante, al naso è intenso ed elegante (frutta secca, noce, uva passa, miele, ma anche ginestra e piante officinali). In bocca è ricco di note di frutta secca e candita, con un’acidità persistente che ripulisce la bocca. Il finale è lungo, minerale e sapido, ancora con note di frutti gialli canditi. 92/100.

PODERE RISTELLA

Podere Ristella si trova ai piedi dell’antico borgo medioevale di Montemassi (GR), in uno scenario di olivi secolari, con vigneti su terreni di medio impasto (www.podereristella.it).

Maremma Toscana DOC Vermentino Bazzico 2018 Dopo la diraspatura e la pigiatura soffice, fermenta in vasche di acciaio e poi vi matura per 4 mesi, prima di un affinamento di 1-2 mesi in bottiglia. Il colore è di un brillante giallo paglierino e la consistenza fa presagire calore e struttura. Al naso è elegante e complesso, con prevalenza di sensazioni fruttate che si susseguono a ogni passaggio (pesca gialla, frutti tropicali, passion fruit, ananas), con interessanti note floreali (rosa bianca e ginestra), completate da tracce di erbe aromatiche. In bocca è intenso, ma non è prepotente e non perde eleganza: riempie la bocca senza esagerare, con una viva freschezza, completata da sensazioni di discreta sapidità e note minerali, che lo rendono ancor più interessante e fanno da schermo al calore. Il finale è lungo e piacevole, su note di ananas e minerali. 88/100.

Toscana IGT Rosato Aleatico Lalbore 2018 – Un altro rosato fatto con l’Aleatico, che – vista la bella esperienza precedente – mi ha incuriosito ancor di più. Diraspatura e pigiatura soffice, breve permanenza sulle bucce, fermentazione in vasche inox a temperatura controllata e maturazione sempre in acciaio, per 6 mesi, prima di affinare per 1-2 mesi in bottiglia. Il colore è rosa cerasuolo. Al naso si presenta elegante e abbastanza complesso, con note di passion fruit, pesca nettarina gialla, salvia, glicine e una curiosa nota di cipria. In bocca è largo e lungo, ma fine, con la freschezza integrata e completata da una nota ferrosa. Il lungo e vivo finale è un susseguirsi di note di passion fruit, ferro e, finalmente, la nota aromatica tipica dell’Aleatico. 87/100.

Toscana Rosso IGT Merlot Ghitto di Naldo 2015 Dopo la diraspatura e la pigiatura soffice, la fermentazione alcolica è svolta in vasche di acciaio a temperatura controllata e la malolattica in barriques. Dopo aver maturato in barriques di rovere francese (nuove e di secondo passaggio) per 12 mesi, affina per 12 mesi in bottiglia. Già dal colore rosso rubino carico tendente al nero e dai numerosi archetti ti aspetti un gran ‘vinone’… Così sarà, ma con quell’eleganza comune a tutti gli assaggi. Al naso presenta un caleidoscopio di sentori: amarena, confettura di ciliegia, peperone verde, peperone nero, spezie, chiodo di garofano, tabacco da pipa, vaniglia. In bocca entra discreto, ma poi se ne appropria: grasso, sapido e ancora fresco, ha tannini morbidi e dolci ben integrati, con alcol e polifenoli che equilibrano il tutto in una grande armonia. Il lungo finale è un richiamo alla straordinaria complessità evidenziata al naso, con confetture di frutti neri, cioccolato fondente, tabacco e ferro. 94/100.

Toscana IGT Cabernet Sauvignon Armigero 2013 – Diraspatura e pigiatura soffice, fermentazione alcolica in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, malolattica in barriques. Maturazione in barriques per 18 mesi, affinamento in bottiglia per 20-24 mesi. Rosso rubino carico, quasi impenetrabile, con riflessi granati. Il naso è intenso e complesso, con confettura di frutti di bosco, mirtillo, peperone giallo, lievi note di erba tagliata, poi vaniglia, cannella, tabacco e caffè. In bocca è intenso, pieno, fresco e minerale, con tannini dolci integrati e ben bilanciati dall’alcol e dai polifenoli. Il finale è lungo e complesso, con note erbacee e balsamiche, ferro e caffè. 90/100.

Monteregio di Massa Marittima DOC Vin Santo Amabile Rintocco 2005 (90% Trebbiano, 10% Malvasia Bianca) –  Come recitano le tecniche di produzione del vinsanto, i grappoli selezionati vengono fatti appassire sui graticci, in un luogo coperto e ventilato, per circa 2 mesi, dopodiché gli acini vengono separati manualmente dal raspo e sottoposti a pigiatura soffice. Il mosto che ne deriva viene poi messo in barriques, in cui inizia la sua lunga e lenta fermentazione. La maturazione, sempre nelle barriques, dura 11 anni e l’affinamento in bottiglia 12 mesi. Il colore è ambrato carico, la consistenza importante. Il naso è elegante e fine, con alternanza di frutta secca, noce, miele, scorza di arancia candita e vaniglia. In bocca dà il meglio di sé, ricco e lungo, dolce e morbido, con spiccate sensazioni di noce e miele (in piena coerenza col naso) e con un’acidità non comune, che ripulisce e riprepara. L’ultimo vino del Vinitaly più breve della mia vita: una piascevole scoperta per un bel ricordo. 95/100.