<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cabernet franc &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<atom:link href="https://www.ilsalottodelvino.it/argomenti/cabernet-franc/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Jun 2024 07:54:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/cropped-FVICON-scaled-1-32x32.png</url>
	<title>Cabernet franc &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Foglio 38. Venti anni di Cabernet Franc a Bolgheri</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/foglio-38-venti-anni-di-cabernet-franc-a-bolgheri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 07:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=7461</guid>

					<description><![CDATA[Con la vendemmia 2004 esordisce il Cabernet Franc in purezza, Foglio 38, della cantina di Bolgheri Le Fornacelle. A distanza di 20 anni, una verticale di 12 annate ne ripercorre la storia dagli esordi a oggi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la vendemmia 2004 esordisce il Cabernet Franc in purezza, Foglio 38, della cantina di Bolgheri <strong><a href="https://www.fornacelle.eu/">Le Fornacelle</a></strong>. A distanza di 20 anni, una verticale di 12 annate ne ripercorre la storia dagli esordi a oggi.</p>
<p><strong>Silvia Menicagli</strong> e <strong>Stefano Billi</strong>, i titolari, avevano intuito già negli anni precedenti che quella vigna, in particolare la particella numero 236, nella zona dei Greppi fra l’Aurelia e la Bolgherese, coltivata con Cabernet Franc, dava un vino di carattere, quel carattere che incontrava proprio il loro gusto personale. Silvia e Stefano prediligono la freschezza più della potenza, cercano eleganza e territorialità nei vini più che struttura e stupore. Il vino di quella particella spiccava proprio per quelle caratteristiche da loro tanto amate. Lo sapevano, perché fin dall’inizio non solo vinificano ogni varietà e ogni parcella separatamente, ma anche la maturazione dei vini nelle barrique è separata, per definire gli assemblaggi solo nell’ultima fase, prima dell’imbottigliamento. Quel vino lì, con quelle caratteristiche spiccate, dal 2001 al 2003 era finito nell’assemblaggio del Bolgheri; ma nel 2004, col parere favorevole dell’enologo, Fabrizio Moltard, prendono la decisione di farne un vino a sé e chiamarlo col nome del vigneto: <strong>Foglio 38</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7464" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-480x288.jpeg" alt="" width="480" height="288" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-480x288.jpeg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-1024x615.jpeg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-768x461.jpeg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-1536x922.jpeg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-2048x1229.jpeg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-465x279.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/fornacelle-1-695x417.jpeg 695w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Fu una decisione rischiosa e nient’affatto banale, di cuore più che di testa, perché significava rinunciare alla “DOC” e al nome “Bolgheri” in etichetta, il cui disciplinare fino al 2011 includeva obbligatoriamente il Cabernet Sauvignon; inoltre non c’erano molti esempi di Cabernet Franc in purezza ancora in Toscana. Lo ricorda con emozione Stefano: “puntare sul Cabernet Franc era una sfida più che una certezza!”.</p>
<p>A buon diritto oggi possono compiacersi di quella decisione. Dopo 20 vendemmie, domenica 2 giugno, hanno celebrato il <strong>successo del Foglio 38</strong> con una verticale che ne ripercorre la storia. All’hotel I Ginepri di Marina di Castagneto Carducci abbiamo condiviso con loro 12 annate di Foglio 38: dalla 2004 degli esordi, sorprendente e di grande beva, per proseguire con un’affascinante 2005, seguita da una 2007 grandiosa anche se un po’ timida e una 2008 ahimé ossidata; poi ancora una 2009 signorile, una 2011 puntuale e potente, la 2012 particolarmente saporita e una 2014 affilata ed elegantissima; per arrivare alle annate più recenti con l’esplosiva 2016, la rigorosa 2018, la solare 2019 e la promettente 2020.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7463" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1-480x288.jpeg" alt="" width="480" height="288" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1-480x288.jpeg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1-768x461.jpeg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1-465x279.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1-695x417.jpeg 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/foglio38-1.jpeg 800w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>I tratti comuni alle varie annate sono la tenuta del colore, di buona concentrazione, un fruttato di mora, cassis e lampone (originale l’albicocca matura nel 2005) ben integrati con i profumi più verdi di mirto e macchia mediterranea (o foglia di ribes come si legge nella letteratura sul Cabernet Franc) e talvolta anche con accenni floreali (2007, 2012, 2014 in particolare). L’apporto del legno è sempre molto discreto; emerge nelle annate più recenti ovviamente, in cui il ricordo delle barrique è più vicino, ma non è mai prevaricante. Il gusto si distingue sempre per la freschezza spiccata che affianca tannini fini, mai sovraestratti e soprattutto mai verdi, neanche nelle annate più difficili. Infine il vino in tutte le annate ha quel plus di sensazione sapida, per non dire salmastra (ma questa forse è una suggestione perché degustiamo in riva al mare), meglio dire mineralità gustativa come fanno i francesi. Foglio 38 è un Cabenet Franc ben riuscito, predisposto all’invecchiamento e soprattutto di grande equilibrio, dinamicità e beva.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7465" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-480x270.jpg" alt="" width="480" height="270" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-480x270.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-1024x575.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-768x431.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-1536x863.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-2048x1150.jpg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-465x261.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/06/DJI_0008-695x390.jpg 695w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>In questi 20 anni alle Fornacelle hanno imparato molto a proposito del <strong>Cabernet Franc</strong>, soprattutto della sua coltivazione a Bolgheri, sulla costa toscana. Hanno imparato a capire quando è il momento di vendemmiare assaggiando gli acini, come coltivarlo e gestire la chioma nel contesto del loro vigneto. Il vitigno resiste bene al caldo, ma soffre molto la siccità; per questo dà il meglio di sé a Bolgheri nelle annate più fresche e umide, perché lo stress idrico ne blocca la maturazione, soprattutto la maturazione fenolica. Che il Cabernet Franc abbia bisogno di terreni non troppo drenanti e asciutti lo sappiamo dalla sua diffusione a Bordeaux: limitata nei vigneti ciottolosi dell’Haut-Médoc, più cospicua sulle argille della riva destra.</p>
<p>La degustazione ha messo a nudo anche la tenacità e perseveranza della famiglia Billi-Menicagli, di origine locale. L’azienda agricola nasce col riscatto della terra lavorata in mezzadria fino al 1945 dalla famiglia di Giulio Batistoni, nonno dell’attuale proprietario. Radicata nelle campagne bolgheresi, la famiglia era dedita all’agricoltura da sempre, ma ha compiuto una svolta nel 1998 seguendo la scia del fenomeno enologico Bolgheri. Con la vendemmia 2001 Le Fornacelle debutta sul mercato con proprie etichette. Gli 8,5 ha di vigneti insistono su suoli variabili (da sassoso e calcareo a sabbioso) nella parte centrale della denominazione, fra la Via Aurelia e la Via Bolgherese a 80 m sul livello del mare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Château Margaux 2006: amore a prima vista</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/chateau-margaux-2006-amore-a-prima-vista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Rasera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 23:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Salotto Junior]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Médoc]]></category>
		<category><![CDATA[Merlot]]></category>
		<category><![CDATA[Petit Verdot]]></category>
		<category><![CDATA[Premiers Grands Crus Classés]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=6763</guid>

					<description><![CDATA[Château Margaux è una delle aziende più iconiche del Médoc e non ha bisogno di presentazioni. Lo château nasce nel XII secolo, inizia a produrre vino dal 1500 e nel 1855 ottiene il massimo riconoscimento tra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Château Margaux</b> è una delle aziende più iconiche del Médoc e non ha bisogno di presentazioni. Lo château nasce nel XII secolo, inizia a produrre vino dal 1500 e nel 1855 ottiene il massimo riconoscimento tra i vini di Bordeaux, rientrando nei primi quattro esclusivi <b>Premiers Grands Crus Classés</b>: da allora non è più sceso dall’Olimpo, passando anche attraverso un felice periodo di proprietà italiana.</p>
<p>I terreni sono di ghiaia media e fine, i sottosuoli sono un mix di argilla e calcare e oltre l&#8217;80% dei vigneti è coltivato con le quattro classiche varietà bordolesi a bacca rossa, cioè Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot. Come purtroppo sappiamo, i vini di <b>Château Margaux</b> non sono facili da trovare e assaggiare, non essendo alla portata di tutte le tasche, ma se si ha la fortuna di poterli degustare, come è capitato a me, beh, allora quello è senz’altro un momento sublime.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il prodotto di punta riporta in etichetta semplicemente il nome dello Château (che basta e avanza per attirare l’attenzione!) e rappresenta il 30% della produzione aziendale; l&#8217;annata che ho degustato è la 2006 (90% Cabernet Sauvignon), con una stagione avversa che ha permesso di ottenere solo il 35% della produzione media annuale di questo prestigioso <i>Premier Grand Cru</i>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6766" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage.png" alt="" width="728" height="428" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage.png 2773w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-480x283.png 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-1024x603.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-768x452.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-1536x905.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-2048x1206.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-465x274.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/01/Château-Margaux-collage-695x409.png 695w" sizes="auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px" /></p>
<p>Rosso violaceo cupo, impenetrabile alla vista, all&#8217;olfatto è sensuale, suadente, fine e complesso, con frutta rossa, fragola e ciliegia caramellata, cui fanno seguito note di legno di cedro, sentori balsamici di liquirizia e di rabarbaro e anche una tostatura dolce. In bocca è abbastanza fresco e tannico, ma anche morbido, in modo elegante e fine, con note fumé, noce e un po’ di caffè. Ricco e concentrato, il finale è lungamente persistente, confermandosi davvero un vino di grande livello. Chapeau!<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Non posso fare a meno di augurare a tutti gli appassionati di avere l’occasione di assaggiarlo molto presto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Habemus etichetta nera 2016 San Giovenale, un vino da amici</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/habemus-etichetta-nera-2016-san-giovenale-un-vino-da-amici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Scartoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2021 12:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Blera]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Carignan]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Pangrazi]]></category>
		<category><![CDATA[Grenache]]></category>
		<category><![CDATA[Monti Cimini]]></category>
		<category><![CDATA[Monti Sabatini]]></category>
		<category><![CDATA[Syrah]]></category>
		<category><![CDATA[Tempranillo]]></category>
		<category><![CDATA[Tuscia]]></category>
		<category><![CDATA[via italiana del cavallo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=6269</guid>

					<description><![CDATA[Capita di andare a trovare un’amica che ha un impegno a pranzo a casa di una sua amica che non conosci e tu – che ti fidi di lei – la segui senza farti troppi scrupoli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capita di andare a trovare un’amica che ha un impegno a pranzo a casa di una sua amica che non conosci e tu – che ti fidi di lei – la segui senza farti troppi scrupoli. E fai bene. Perché scopri che quell’amica è una collega sommelier e questo aiuta a creare rapidamente un’atmosfera molto gioviale, piena di condivisioni e di convergenze di opinioni su molti argomenti. Quando poi ti siedi a tavola, senti crescere una certa aspettativa sulla bottiglia di vino che accompagnerà il pasto e ti predisponi alla sorpresa.</p>
<p>È in questo contesto che ho assaggiato il <b><i>Lazio Rosso IGT Habemus etichetta nera 2016</i></b>, un gioiello dell’<a href="http://www.sangiovenale.it/scheda_vino.php"><b>Agricola San Giovenale</b></a> di <b>Emanuele Pangrazi</b>, che ha altre tre etichette con lo stesso nome <b><i>Habemus</i></b>: la <b>bianca</b> e la <b>rossa</b> sono quelle dei due vini del catalogo aziendale, la<b> oro</b> e la <b>nera</b> indicano invece produzioni limitate. «<i>Fermi tutti!</i>» mi è venuto da dire dopo il primo assaggio. «<i>Raccontaci tutto quello che sai su questo amico produttore</i>».</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6280 alignleft" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-768x1024.jpg" alt="" width="394" height="525" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-768x1024.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-225x300.jpg 225w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-1152x1536.jpg 1152w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-1536x2048.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-450x600.jpg 450w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-375x500.jpg 375w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/07/IMG_8532-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 394px) 100vw, 394px" /></p>
<p><b>San Giovenale</b> è a Blera, in Tuscia, tra il Lago di Vico e Tarquinia, su colline ricche di argilla e scheletro con vista sul medio Tirreno, tra i monti Sabatini sud e i Cimini a nord, un corridoio che consente una benefica ventilazione di aria marina pulita e asciutta che richiama alla mente una sorta di <i>mistral</i> locale. Le vigne sono impiantate tutte ad alberello (niente pali né fili) a 400 metri di altitudine, in mezzo a diversi parchi naturali tra Roma e la Toscana, lungo il percorso conosciuto come la <i>via italiana del cavallo</i>. Curiosamente, l’aria di mare che risale questo corridoio si riscalda d’inverno e si raffresca in estate, sottoponendo le viti a escursioni termiche notevoli, che possono raggiungere anche i 20 °C, con vantaggi aromatici per le uve facilmente intuibili.</p>
<p>L’ispirazione è nata dall’osservazione e dallo studio delle coste mediterranee più vocate alla viticoltura, con la loro salsedine e i loro venti (in particolare, il sud della Francia e la Catalogna) e trova conferma nei vitigni coltivati: Grenache, Syrah, Carignan, Cabernet Franc e Tempranillo.</p>
<p>In vigna si è scelto di rinunciare alla quantità, considerata una variabile, e di puntare su una qualità costante, perseguita con conduzione biologica, densità notevoli (l’alberello ha radici profonde!), piante resistenti e grappoli spargoli (a rimarcare l’importanza della buccia), cui seguono una vendemmia a mano molto rapida, una diraspatura immediata, due settimane in acciaio e poi almeno 20 mesi in legno e 6 in bottiglia. In cantina, niente cavatappi: si assaggia soltanto da barrique.</p>
<p>Il nostro <b><i>Habemus etichetta nera 2016</i></b> è un Syrah in purezza che affina per 30 mesi in barrique. Appena lo avvicino al naso, piccole perle di pepe di Sichuan si fanno largo tra note fruttate non ancora troppo mature, quindi sufficientemente dinamiche. Frutti di bosco, ciliegie e prugne mature aprono poi alle note speziate e balsamiche, che ritrovo anche in bocca, dove gli stessi frutti piroettano verso la confettura, il pepe diventa nero e le altre spezie (soprattutto cannella e caffè) diventano leggermente più morbide, quasi dolci, ma supportate da una discreta e ancora dinamica freschezza, che contribuisce a tenere a bada l’alcol, grazie anche a una struttura importante e a qualche accenno tannico.</p>
<p>Non è sicuramente un vino estivo, ma il servizio a temperatura più bassa e l’abbinamento con degli straccetti di pollo al curry e verdure grigliate hanno fatto sì che la bottiglia ci mostrasse il fondo molto prima del previsto, lasciandoci lucide e soddisfatte, oltre che grate a <i>San Giovenale</i> e alla sua filosofia produttiva, fatta di scelte precise che ritroviamo godibili nel calice. Altrimenti, non saremmo qui a scriverne così volentieri.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vino toscano: identità, originalità e unicità nella qualità</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-vino-toscano-identita-originalita-e-unicita-nella-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 07:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Aleatico]]></category>
		<category><![CDATA[Ansonica]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Carmignano]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Rufina]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Colli di Candia]]></category>
		<category><![CDATA[Colli di Luni]]></category>
		<category><![CDATA[Cortona]]></category>
		<category><![CDATA[Elba]]></category>
		<category><![CDATA[Lucchesia]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Merlot]]></category>
		<category><![CDATA[Montecucco]]></category>
		<category><![CDATA[Monteregio di Massa Marittima]]></category>
		<category><![CDATA[Montescudaio]]></category>
		<category><![CDATA[Morellino di Scansano]]></category>
		<category><![CDATA[Orcia DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[Procanico]]></category>
		<category><![CDATA[Sauvignon blanc]]></category>
		<category><![CDATA[Suvereto]]></category>
		<category><![CDATA[Syrah]]></category>
		<category><![CDATA[Terratico di Bibbona]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Cornia]]></category>
		<category><![CDATA[Valdarno di Sopra]]></category>
		<category><![CDATA[Vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Vernaccia di San Gimignano]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Nobile di Montepulciano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=5074</guid>

					<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista ValoriMag di Valoritalia nel dicembre 2019. Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista <strong>ValoriMag</strong> di </em><strong>Valoritalia</strong><em> nel dicembre 2019.</em></p>
<p>Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo il vino toscano ha riscontrato sui mercati internazionali. Da toscano non posso che constatare che il nostro movimento è riuscito ad essere vincente, dopo aver attraversato – anche nel recente passato – fasi seriamente critiche, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’intera economia vitivinicola regionale. Fasi superate solo grazie alle straordinarie capacità di reazione dimostrate dai produttori toscani, che nei momenti peggiori, in un mercato che evolveva sempre più velocemente, hanno deciso di puntare ancor più sulla qualità dei vini.</p>
<p>Penso che la <strong>chiave di volta</strong> sia stata la presa di coscienza che ha portato i produttori a perseguire nel lungo termine l’obiettivo di accrescere in modo sostanziale la ‘bontà’ dei vini. Un percorso avviato a metà degli anni ’80 con <strong>nuovi investimenti</strong>, sia in vigna (con il reimpianto dei vigneti e la contestuale applicazione dei risultati di una ricerca agronomica più innovativa, al fine di ottenere una sempre maggiore qualità dei frutti) che nelle strutture, e con un rigoroso lavoro in cantina, che ha saputo affiancare alla tradizione toscana l’utilizzo di metodologie all’avanguardia.</p>
<p>Un mix che, unito alla caparbietà degli imprenditori  e alla forza delle organizzazioni consortili, ha consentito da un lato di acquisire nuovi spazi sui mercati più remunerativi, che in precedenza erano – di fatto – quasi un monopolio di prodotti francesi; dall’altro, di comunicare efficacemente non solo l’<strong>incremento qualitativo</strong> dei nostri vini, ma anche di inserire questo messaggio in un contesto di valori più ampio, come parte di un <em>lifestyle</em> che non si riduce al solo atto del consumo.</p>
<p>Si farebbe fatica a comprendere la matrice di ciò che in molti hanno definito un vero e proprio <strong>rinascimento enologico toscano</strong> senza considerare l’efficacia di un messaggio incentrato soprattutto su valori culturali, all’interno del quale il vino ha giocato un ruolo fondamentale, una sorta di catalizzatore di un insieme di forze altrimenti inespresse.</p>
<p>Nel mondo, ‘essere’ in Toscana significa essere proiettati in un benessere quotidiano fatto di cultura, natura, storia, arte e, chiaramente, di eccellenza enogastronomica: un paradiso in terra, insomma. Per mantenere questo status, come ben sanno le aziende vitivinicole della nostra regione, è necessario confermarsi su standard qualitativi molto alti e prestare la massima attenzione agli stimoli che provengono da ogni parte del mondo. In sostanza sono due i parametri, molto legati tra loro, che hanno permesso questo successo: la realizzazione di una precisa <strong>identità</strong> e la consolidata <strong>originalità</strong> dei prodotti.</p>
<p>L’identità vinicola toscana ha, anche sul piano giuridico, un’origine storica precisa, perchè fu sancita per la prima volta con il bando emanato il 24 settembre 1716 dal Granduca Cosimo III de’ Medici. Questo atto costituì <strong>la prima base identitaria dei vini toscani</strong> e fu l’antesignano di ciò che oltre due secoli dopo sarebbero diventate le moderne <em>Denominazioni di Origine</em>. Il prodotto enologico, infatti, doveva riconoscersi con il nome del territorio da cui proveniva e, inoltre, doveva essere garantito da una normativa sul controllo della produzione e del trasporto (come già previsto dal bando del 18 luglio 1716) e su una definizione precisa dell’area viticola corrispondente alla denominazione di quel vino. Questo primo passo – anche se allora si rivelò fallimentare nel riverbero sui mercati del Nord Europa – ha però segnato, nella storia mondiale del vino, una tappa fondamentale nell’affermazione identitaria di un prodotto della terra.</p>
<p>Anche grazie a questo fondamentale atto, nei secoli successivi il consumatore ha imparato a riconoscere l’identità dei nostri vini, attribuendogli un segno distintivo nei confronti di altre aree vitivinicole del mondo, non altrettanto ricche – se non addirittura povere – di storia e tradizione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5093" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png" alt="" width="676" height="454" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-300x202.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-768x516.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1536x1032.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-2048x1377.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-465x313.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-695x467.png 695w" sizes="auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px" /></p>
<p>Ma cos’è che, in sostanza, identifica un bicchiere di vino toscano?</p>
<p>Sicuramente la <strong>qualità</strong>, che è però raggiungibile anche in altre zone vocate, nel rispetto di un buon lavoro in vigna e in cantina e quindi, da sola, non sembra essere un criterio distintivo sufficiente. La nostra carta vincente, in assoluto, è l’<strong>originalità</strong> dei vini, un concetto che può sembrare astratto ma che si concretizza attraverso la somma dei differenti caratteri che lo compongono. In primis, l’originalità dei nostri vitigni autoctoni, di cui il <strong>Sangiovese</strong> è da tempo la bandiera indiscussa. Nonostante gli ultimi studi sul DNA gli attribuiscano un’origine non toscana, è proprio nel nostro territorio che questo vitigno esprime una vocazione qualitativa non replicabile altrove, e questa tesi è sostenuta con forza dal grande enologo Franco Bernabei: <strong>«Il Sangiovese sta alla Toscana come il Pinot Noir sta alla Borgogna»</strong>.</p>
<p>La <strong>bellezza del Sangiovese</strong> sta nel suo &#8216;trasformismo&#8217; e nella sua variabilità genetica, caratteristiche che lo rendono poliedrico, affascinante e appassionante, capace com’è di annullarsi e di rinnovarsi nell’ambiente in cui cresce. È questo che rende i vini prodotti con questo vitigno non replicabili altrove e con sfumature sempre diverse, senza però mai smentire la matrice organolettica di base.</p>
<p>Questo privilegio – per alcuni ritenuto un limite – è invece un punto di forza, proprio nell’ottica della diretta <strong>corrispondenza fra terroir e vite</strong>: è anche così che si spiega la sensazione di fascino e di mistero che si crea ogni volta che si approccia un vino toscano.</p>
<p>Ma il successo della Toscana enologica si lega anche all’aver dato un volto del tutto nuovo e mediterraneo a vitigni alloctoni come i due <strong>Cabernet</strong>, il <strong>Merlot</strong> e il <strong>Syrah</strong>, tanto per citare i più coltivati di questa categoria. Un’interpretazione nuova, fatta di solarità ed eleganza, contro la rigidità e le stereotipate versioni generate, ad esempio, nel Nuovo Mondo.</p>
<p><strong>Da noi tutto si toscanizza</strong>, anche gli irriducibili vitigni bordolesi: a Bolgheri, ad esempio, si può parlare di quei vitigni come di <em>genius loci</em> di quel territorio, facendo riscoprire quella vocazione di produrre grandi rossi da invecchiamento anche lungo le coste – smarrita da tempo – che ha fatto da apripista per altre zone marittime italiane. <strong>Il fenomeno Bolgheri</strong> ha trasmesso la coscienza e la consapevolezza che tutte le aree marittime potevano tornare a produrre grandi vini rossi con piena autorevolezza, perché quegli habitat erano capaci di dare alla luce vini dalla lunga evoluzione e di ottima qualità, alla stregua dei territori collinari dell’entroterra.</p>
<p>Ma dove sta l’<strong>originalità del terroir toscano</strong>? Da un lato, nella solarità dell’intera regione, che può contare dappertutto su un clima favorevole alla viticoltura; dall’altro, nel sottosuolo ricco di calcare, marne e arenarie, che sia per i vitigni autoctoni che per gli alloctoni crea condizioni ottimali per regalare al vino eleganza e finezza, narrate attraverso una sicura spina dorsale tannica e un piacevole dinamismo gustativo dato dall’acidità e dalla sapidità.<br />
L&#8217;apprezzamento di questa &#8216;dinamicità&#8217; in bocca – che indubbiamente rende il vino meno facile e meno &#8216;piacione&#8217; – ci induce a pensare che il pubblico che oggi premia la nostra produzione sia rintracciabile soprattutto tra i <em>winelovers</em> e i <em>gourmet</em>, i quali non si limitano alla soddisfazione parziale e temporanea del palato attraverso statiche morbidezze, ma cercano una concretezza cinetica delle sensazioni e un efficace e gradevole <strong>abbinamento con le preparazioni culinarie</strong>.</p>
<p>Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare mai che l’<strong>originalità dell’enologia toscana</strong> parte dall’esperienza dei nostri produttori, che – forti di una storia e di una tradizione secolare – sanno rendere attraenti e speciali i loro vini e sono capaci di comunicare passione e rispetto per la terra, con la consapevolezza di trasmettere una grande cultura.<br />
Proprio nel rispetto dell’ambiente sono sorti numerosi <strong>distretti biologici</strong>, tra i quali il <em>Chianti Classico</em> svolge un po’ il ruolo di capofila per l’alta percentuale (oltre il 30% delle vigne) di condivisione di tale modello di conduzione: la Toscana si attesta oggi al 18,4% di <em>vigneti biologici certificati</em>, con tre punti percentuali sopra la media nazionale, ed è in continuo e costante aumento. Questo movimento vede varie sfaccettature interpretative, con aziende che sposano una basilare conduzione biologica in vigna e in cantina e aziende che, invece, sono approdati alla filosofia <strong>biodinamica</strong> e al cosiddetto ‘naturale’. In entrambi i casi possiamo affermare che, nonostante alcuni inizi un po’ naïf nell’affrontare l’enologia bio, oggi i vini toscani – e questo vale anche per tutta la produzione da viticoltura più convenzionale – hanno mantenuto nella stragrande maggioranza dei casi la barra a dritta verso il ‘buono, il pulito e il giusto’.</p>
<p>D’altro canto, la continua <strong>sperimentazione</strong> e l’incessante spirito di ricerca, connaturati nel DNA dei toscani, hanno spinto i nostri vignaioli a cimentarsi anche in pratiche enologiche innovative: ad esempio con le vinificazioni in anfora – con l’argilla necessaria per i vasi vinari disponibile localmente, quasi a chilometri zero – o con i tentativi ben riusciti di creare spumanti Metodo Classico da uve Sangiovese o Trebbiano.</p>
<p>Volendo dare uno sguardo d’insieme agli areali e ai terroir che compongono il <strong>Vigneto Toscana</strong>, possiamo suddividere la regione in due macro-aree: la Toscana centrale e la costa tirrenica.</p>
<p>Nella <strong>Toscana centrale</strong>, dove la pratica dell’uvaggio o del blend ha lunghe tradizioni ed è codificata nei disciplinari di produzione di Chianti, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Orcia, Montecucco, Brunello di Montalcino ecc., il <strong>Sangiovese</strong> ricopre da sempre – e direi sempre più – il ruolo di protagonista assoluto, molto spesso anche da solista, con produttori impegnati ad esaltarlo nelle molteplici identità territoriali. Il vitigno, che permea tutto il vigneto toscano, sembra essere alla continua ricerca di altri luoghi benedetti dalla natura – oltre a Montalcino – in cui potersi affrancare dai propri complementari, locali o internazionali che siano.<br />
La sua capacità di &#8216;annullarsi&#8217; – ossia di mutare, assumendo vesti e consistenze diverse a seconda delle variegate impronte territoriali, che possono così manifestarsi ed emergere – rende in qualche modo &#8216;magico&#8217; questo vitigno, unico e ineguagliabile.</p>
<p>Prendendo come esempio la sola denominazione del <em>Chianti Classico</em>, in un territorio limitato compreso tra Siena e Firenze, si possono mettere in evidenza le diverse declinazioni che presenta il Sangiovese: dalla sottigliezza acuta dei vini di Radda alla femminilità di quelli dell’Alta Val di Greve, dalla generosità di quelli di Panzano alla forza espressiva dei vini di Castellina, per finire con l’impronta tannica dei vini di Gaiole e di Castelnuovo Berardenga. Tenendo conto che distinzioni di questa ampiezza si possono rilevare anche all’interno di uno stesso Comune e qualche volta anche di una sola azienda!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5098" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png" alt="" width="669" height="139" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-300x62.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-768x159.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1536x318.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-2048x424.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-465x96.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-695x144.png 695w" sizes="auto, (max-width: 669px) 100vw, 669px" /></p>
<p>Per rimanere sullo stesso versante interpretativo, <strong>Montalcino</strong> e il suo Brunello rappresentano un esempio eclatante della variabilità espressiva del Sangiovese, con vini che cambiano di intensità, profumo e  carattere in relazione all’esposizione sui versanti della grande collina e all’altitudine delle vigne. Fattori e condizioni pedoclimatiche che danno un volto mascolino al Sangiovese Grosso del Brunello, ma che al contempo sono capaci di trasmettere note di rara eleganza e una eccezionale longevità.</p>
<p>In questa visione &#8216;sangiovesista&#8217;, non possiamo non pensare alle espressioni più calde ma eleganti dell’area poliziana e della Val d’Orcia, dove il gradiente termico è più elevato e sviluppa integralmente il corredo polifenolico del Sangiovese: <strong>Vino Nobile di Montepulciano</strong>, <strong>Orcia</strong> e <strong>Montecucco</strong> rappresentano il volto forse più femminile del vitigno, perché la concentrazione e il corpo si coniugano con un’idea di pseudo-morbidezza che ne esalta la potenza tannica.</p>
<p>La grande adattabilità del Sangiovese si presta anche a sperimentazioni impensabili solo qualche anno addietro: utilizzi non convenzionali del Sangiovese hanno dato origine a notevoli spumanti vinificati con Metodo Classico o a vini rosati, ottenuti non solo con la pratica tradizionale del salasso, ma ricorrendo anche a vinificazioni <em>in rosato</em>.</p>
<p>Spostandoci più a nord, altitudine e geologia scandiscono una molteplicità di stili. Le condizioni climatiche più severe a ridosso degli Appennini danno origine a vini dal carattere fresco, come i <strong>Chianti Rufina</strong>, e permettono la coltivazione di un vitigno nordico come il <strong>Pinot Nero</strong> (presente a Pomino da 150 anni!), che ha trovato oggi dimora in piccole vigne sparse lungo la fascia preappenninica, dal Casentino al Mugello alla Lunigiana.</p>
<p>In provincia di Prato, i <strong>Carmignano</strong> sono apprezzati da secoli per quell’accento esotico dato dal Cabernet in unione col Sangiovese, mentre in provincia di Arezzo alla delicatezza dei Chianti Colli Aretini si accosta la potenza di rossi a base di vitigni internazionali, coltivati con successo sia nella storica zona del <strong>Valdarno</strong> sia sulle colline di <strong>Cortona</strong>, dove il Syrah beneficia del riverbero di luce e calore del Trasimeno.</p>
<p>In una terra di grandi vini rossi, la collina di <strong>San Gimignano</strong> rappresenta un’eccezione di grande spessore, con la sua bianca Vernaccia già citata da Dante e prima DOC riconosciuta in Italia, nel 1966. Una denominazione che ha progressivamente riacquisito un’identità e un profilo indipendente, un compito non facile in una regione dominata dal Sangiovese. A differenza di altre denominazioni, la Vernaccia non ha mai cercato di introdurre aromaticità che non le appartengono per gareggiare con produzioni bianchiste di altre regioni italiane; al contrario, ha esaltato  la sua specificità, quella di essere un bianco gustoso in bocca, capace di esaltarsi evolvendo, ricreando un profilo olfattivo grazie alla maturità e alla sua forza per vincere il tempo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5099" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png" alt="" width="550" height="136" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-300x75.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-768x191.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1536x382.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-2048x509.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-465x115.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-695x173.png 695w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>La seconda regione enologica della Toscana (<strong>la costa tirrenica</strong>) dà risultati eccellenti specialmente con i vitigni internazionali, spesso in blend, seguendo il consolidato modello bordolese, ma anche con esaltazioni monovarietali, che alcuni areali rendono eccellenti come pochi altri luoghi al mondo. È il caso, ad esempio, del Cabernet Franc nelle province di Pisa e Livorno. Il caso <strong>Bolgheri</strong>, come abbiamo visto, è stato un successo per tutta la costa toscana e una rivincita per tutte le vigne rivierasche italiane, dove per tradizione o per scoperta albergavano uve rosse. Inoltre, in Toscana la vocazione marittima si esprime anche nelle denominazioni <strong>Val di Cornia</strong> e <strong>Suvereto</strong>, <strong>Terratico di Bibbona</strong> e <strong>Montescudaio</strong>, che sono state terreno di sperimentazione con vitigni alloctoni e autoctoni, oltre che di moderne tecniche di vinificazione di ispirazione internazionale. Più fedele alla tradizione del Sangiovese è la <strong>Maremma Toscana –</strong> con il <strong>Morellino di Scansano</strong> e il <strong>Monteregio di Massa Marittima –</strong> nella quale il clima marittimo impone ai vini una decisa accelerazione strutturale.</p>
<p>L’unico caso toscano in cui la coltivazione di vitigni a bacca bianca è maggioritaria, soprattutto col Vermentino, è rappresentato dai <strong>Colli di Candia</strong> e dai <strong>Colli di Luni</strong>, in provincia di Massa Carrara. Proprio il Vermentino merita una piccola parentesi, per il suo ruolo di portabandiera dei bianchi costieri dell’alto Mediterraneo, nell’interpretazione più fedele e camaleontica dei vari terroir, cioè la nostra costa, quella ligure, la Sardegna, la Corsica, la Provenza e il Languedoc-Roussillon.</p>
<p>Infine, la <strong>Lucchesia</strong> che, pur restando legata alla presenza di vitigni autoctoni (Sangiovese e Ciliegiolo), ha sposato la coltivazione di Merlot e Cabernet, mentre fra i bianchi – oltre all’autoctono Trebbiano – sono qui coltivati da decenni Chardonnay e Sauvignon.</p>
<p>Infine non possiamo non citare la viticoltura dell’<strong>Elba –</strong> dove Sangiovese, Procanico (Trebbiano), Vermentino e Ansonica danno vita a vini secchi, mentre l’Aleatico eccelle nella versione passita – e non ricordare le numerose realtà minori sparse per la nostra regione, che continuano a coltivare, preservare e valorizzare un lungo elenco di altri vitigni autoctoni.</p>
<p>Insomma, la Toscana è un universo enologico con un potenziale straordinario, a mio avviso ancora non completamente espresso. È indubbio che la vocazione dei terroir e la qualità dei vini sia alla base del suo successo, tuttavia questo non sarebbe stato possibile senza la concomitanza di ulteriori elementi, che vanno al di là dei doni ricevuti dalla natura. A questo grande risultato ha contribuito in modo determinante anche la propensione al rischio delle imprese, che hanno continuato ad investire e &#8216;a crederci&#8217; ben prima che il vino diventasse un fenomeno di moda. Come hanno contribuito i Consorzi di Tutela, che con pazienza e determinazione hanno favorito la conoscenza dei nostri vini su mercati inaccessibili fino a pochi anni fa. Le ho lasciate per ultime, ma non certo perché sono meno importanti, la passione e la competenza che pervadono i protagonisti del mondo enologico toscano. Una <strong>cultura diffusa</strong> e profonda che ne ispira e ne arricchisce l’operato. Da sempre.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carmignano DOCG Riserva Il Circo Rosso 2014 Fabrizio Pratesi</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/carmignano-riserva-circo-rosso-di-fabrizio-pratesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 17:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Carmignano]]></category>
		<category><![CDATA[Editto di Cosimo III]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Redi]]></category>
		<category><![CDATA[Uva Francesca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=4176</guid>

					<description><![CDATA[Il protagonista di oggi è il Carmignano DOCG Riserva Il Circo Rosso 2014 di Fabrizio Pratesi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il protagonista di oggi è il <em><strong>Carmignano DOCG Riserva Il Circo Rosso 2014</strong></em> di <a href="https://www.fabriziopratesi.it"><strong>Fabrizio Pratesi</strong></a>.</p>
<div id="fb-root"></div>
<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v7.0" nonce="Qse1JiJH"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158223475037145/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158223475037145/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158223475037145/"></a></p>
<p>Carmignano Riserva Il Circo Rosso</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332">Massimo Castellani</a> su Mercoledì 6 maggio 2020</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IGT Toscana Cabernet Franc Filare 18 2007 Casadei</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/filare-18-cabernet-franc-2007-di-casadei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 06:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Suvereto]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Cornia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=4169</guid>

					<description><![CDATA[Dalla costa toscana (Suvereto, in Val di Cornia) degustiamo un Cabernet Franc in purezza molto affascinante: il  Filare 18 di Tenuta Casadei, annata 2007.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla costa toscana (Suvereto, in Val di Cornia) degustiamo un <strong>Cabernet Franc</strong> in purezza molto affascinante: il  <strong>Filare 18</strong> di <a href="http://www.tenutacasadei.it"><strong>Tenuta Casadei</strong></a>, annata 2007.</p>
<div id="fb-root"></div>
<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v7.0" nonce="wDtcb5eX"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158213615517145/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158213615517145/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158213615517145/"></a></p>
<p>Filare 18 Casadei</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332">Massimo Castellani</a> su Martedì 5 maggio 2020</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Toscana IGT Mormoreto 2007 Castello di Nipozzano Marchesi Frescobaldi</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-mormoreto-di-frescobaldi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 05:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Frescobaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Merlot]]></category>
		<category><![CDATA[Petit Verdot]]></category>
		<category><![CDATA[Supertuscan]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Albizi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=4065</guid>

					<description><![CDATA[Prodotto nella tenuta Castello di Nipozzano, oggi di proprietà dei Marchesi Frescobaldi, il Toscana IGT Mormoreto ricorda l&#8217;eredità storica di Vittorio Albizi, che introdusse in queste vigne le uve francesi: l&#8217;annata in degustazione oggi è la 2007,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prodotto nella tenuta <strong>Castello di Nipozzano</strong>, oggi di proprietà dei <strong>Marchesi Frescobaldi</strong>, il <em><strong>Toscana IGT Mormoreto</strong></em> ricorda l&#8217;eredità storica di <em>Vittorio Albizi</em>, che introdusse in queste vigne le uve francesi: l&#8217;annata in degustazione oggi è la <em><strong>2007</strong></em>, quella della 25.ma vendemmia.</p>
<div id="fb-root"></div>
<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v6.0"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158162847012145/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158162847012145/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158162847012145/"></a></p>
<p>Oggi Mormoreto</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332">Massimo Castellani</a> su Lunedì 20 aprile 2020</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bolgheri Sassicaia: l&#8217;origine di un mito</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/bolgheri-sassicaia-lorigine-di-un-mito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 07:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri Sassicaia]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Marchesi Incisa della Rocchetta]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta San Guido]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=3707</guid>

					<description><![CDATA[In questo video vi parlo della genesi e del significato storico di un vino rivoluzionario: il Bolgheri Sassicaia di Tenuta San Guido.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo video vi parlo della genesi e del significato storico di un vino rivoluzionario: il <em><strong>Bolgheri Sassicaia </strong></em>di <a href="http://www.tenutasanguido.com"><strong>Tenuta San Guido</strong></a>.</p>
<div id="fb-root"></div>
<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v8.0" nonce="8ZHlcSLa"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/ilsalottodelvino/videos/209021506981453/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/ilsalottodelvino/videos/209021506981453/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/ilsalottodelvino/videos/209021506981453/">Bolgheri Sassicaia</a></p>
<p>Qual è  il significato storico di un vino come il Sassicaia?</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/ilsalottodelvino/">ilsalottodelvino.it</a> su Lunedì 23 marzo 2020</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Toscana IGT Poggio de&#8217; Colli Cabernet Franc Mauro Vannucci 2006 Piaggia</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/toscana-igt-poggio-de-colli-cabernet-franc-mauro-vannucci-2006-piaggia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 14:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Carmignano]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Vannucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=3692</guid>

					<description><![CDATA[Oggi voglio raccontare e degustare un vino di Carmignano di grande prestigio, il Toscana IGT Cabernet Franc Mauro Vannucci Poggio de&#8217; Colli 2006 di Piaggia. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio raccontare e degustare un vino di Carmignano di grande prestigio, il <strong>Toscana IGT Cabernet Franc Mauro Vannucci Poggio de&#8217; Colli 2006</strong> di <a href="http://www.piaggia.com"><strong>Piaggia</strong></a>.</p>
<div id="fb-root"></div>
<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v8.0" nonce="fdhRctKx"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158045492257145/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158045492257145/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158045492257145/"></a></p>
<p>Oggi un grandissimo Cabernet Franc della Toscana</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332">Massimo Castellani</a> su Venerdì 20 marzo 2020</p></blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Sudafrica che pensa in francese: Simonsig Wine Estate (Stellenbosch)</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-sudafrica-che-pensa-in-francese-simonsig-wine-estate-stellenbosch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 10:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Chenin Avec Chène 2016]]></category>
		<category><![CDATA[chenin blanc]]></category>
		<category><![CDATA[coastal region]]></category>
		<category><![CDATA[Concours Mondial de Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Frans Malan]]></category>
		<category><![CDATA[Frans Malan Cape Blend 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Merlot]]></category>
		<category><![CDATA[Méthode Cap Classique]]></category>
		<category><![CDATA[Pinotage]]></category>
		<category><![CDATA[Pinotage Red Hill 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Simonsberg]]></category>
		<category><![CDATA[Simonsig Cuvée Royale Blanc de Blancs]]></category>
		<category><![CDATA[Simonsig Wine Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Stellenbosch]]></category>
		<category><![CDATA[Stellenbosch Wine Route]]></category>
		<category><![CDATA[sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[The Garland 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Tiara 2014]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=2624</guid>

					<description><![CDATA[Ed eccoci alla terza puntata di questo viaggio affascinante e istruttivo in terra sudafricana: siamo ancora nella Coastal Region, a nord di Stellenbosch. Simonsig Wine Estate è un’altra tenuta di lungo corso, essendo stata fondata nel]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ed eccoci alla terza puntata di questo viaggio affascinante e istruttivo in terra sudafricana: siamo ancora nella <i>Coastal Region</i>, a nord di Stellenbosch. <b><i>Simonsig Wine Estate</i></b> è un’altra tenuta di lungo corso, essendo stata fondata nel 1964 dal pioniere dell’enologia sudafricana <b>Frans Malan</b>, uno dei fondatori della <i>Stellenbosch Wine Route</i>. L’azienda – che comprende vigneti, un ristorante e la consueta invidiabile <i>tasting room</i> – è tuttora nelle capaci mani della famiglia Malan. Il nome Simonsig (<i>Simon Sight</i>) deriva dalla spettacolare vista sul Simonsberg, la montagna che domina il lato settentrionale di Stellenbosch e che a sua volta ha preso nome da <i>Simon van der Stel</i>, primo governatore della <i>Colonia del Capo</i> olandese e fondatore di Stellenbosch, nel 1679. Già all’epoca – ed erano oltre trecento anni fa – egli venne coinvolto anche nella produzione di vino, e questo la dice lunga sulla tradizione enologica del paese. Oggi le ondulate pendici della maestosa montagna sono rinomate per il superbo <i>terroir</i> e per il clima ideale per la viticoltura di qualità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><i>Simonsig Wine Estate</i> – oltre ad essere stata la prima azienda in Sudafrica a produrre uno spumante Metodo Classico, qui denominato <b>Méthode Cap Classique</b> – è fieramente impegnata in una produzione responsabile ed etica che va al di là delle pratiche in vigna e in cantina: l’azienda organizza corsi per i collaboratori e per le loro famiglie (bambini compresi) per educare e abituare alla sostenibilità, oltre a offrire asili nido e assistenza a 360 gradi al proprio personale. Tutte queste informazioni, unite al ricordo dei riconoscimenti ricevuti da alcune etichette Simonsig al <i>Concours Mondial de Bruxelles</i> 2018, ci predispongono alla degustazione con una certa impaziente curiosità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2627" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-1024x532.png" alt="" width="572" height="297" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-1024x532.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-300x156.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-768x399.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-465x242.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Simonsig-collage-695x361.png 695w" sizes="auto, (max-width: 572px) 100vw, 572px" /></p>
<p><b>Simonsig Cuvée Royale Blanc de Blancs</b> (Chardonnay)<b> &#8211; </b>Unico spumante degustabile il giorno della visita, questo interessante <i>Blanc de Blancs</i> si presenta con un brillante colore giallo dorato pallido e con un’elegante effervescenza. Al naso è fine e delicato, con sentori di agrumi e mela verde, che si confermano poi all’assaggio, impreziosendosi con sapori di frutta secca e con una vivace acidità, che si estende fino al persistente finale, fresco e secco. Insomma, nel complesso, una bella bollicina. 86 punti.</p>
<p><b>Chenin Avec Chène 2016</b> (Chenin Blanc)<b> </b>&#8211; È stato il primo vino realizzato dal fondatore Frans Malan, nel 1968. Le uve provengono dal vigneto di Chenin Blanc più vecchio della tenuta (l’impianto è del 1986), la fermentazione è svolta in acciaio a 12 °C, dopo di che il vino viene trasferito in botti di rovere francese da 400 litri di secondo e terzo passaggio, in cui sosta 11 mesi. Già al naso questo Chenin mostra un grande potenziale: è intenso e abbastanza complesso, con riconoscimenti floreali e note di ananas maturo, impreziositi da una bilanciata e non invasiva nota di tostatura e vaniglia. Ma il meglio di sé lo da all’assaggio: l’ingresso è intenso e pieno, con aromi di <i>passion fruit</i>, ananas e vaniglia, bilanciati da una buona mineralità, con un finale persistente e piacevole di frutta e dell’immancabile mineralità. Golden Medal al CMB. 90 punti.</p>
<p><b>Chardonnay 2017</b> (Chardonnay) &#8211; È il classico Chardonnay passato in legno dal gusto internazionale, con fermentazione in botti di rovere francese (40% nuove, le restanti di vari passaggi). Al naso, pur se intenso, il vino non fa della finezza la sua caratteristica principale, dato che vi prevalgono profumi terziari (legno e tostatura) e solo in un secondo momento escono fuori i sentori tipici di pesca e agrumi. In bocca l’ingresso è potente e pieno, con note di agrumi e pesca, accompagnati da frutta secca, vaniglia e mineralità; anche in questo caso, però, tutti i sentori appaiono coperti dalle sensazioni legnose. La chiusura è caratterizzata da un un persistente finale dolce. Silver Medal al CMB (abbastanza generosa, a mio avviso). 84 punti.</p>
<p><b>Pinotage Red Hill 2016</b> (Pinotage) &#8211; Dopo 6 giorni di macerazione sulle bucce, il vino viene travasato in contenitori in<span class="Apple-converted-space">  </span>acciaio, dove svolge la malolattica, e quindi in piccole botti di rovere francese e americano (80% nuove e 20% di secondo passaggio) per 15 mesi. Il colore rosso rubino molto carico e i numerosi archetti preannunciano una grande struttura e così sarà. Al naso – in cui finezza ed eleganza non brillano – risulta intenso, con riconoscimenti di frutta rossa matura, erbe e cespugli dei giardini sudafricani, per chiudere con note vanigliate. In bocca è intenso, morbido e caldo, con tannini e acidità che ben bilanciano le componenti morbide, contribuendo a un certo equilibrio complessivo del vino, che chiude con un persistente finale di confettura. Un ‘vinone’, insomma, cui non mancano concentrazione e struttura, ma che pare abbastanza costruito: ho assaggiato Pinotage migliori. 83 punti.</p>
<p><b>Frans Malan Cape Blend 2015</b> (67% Pinotage, 29% Cabernet Sauvignon, 4% Merlot) &#8211; Realizzato in stile sudafricano (<i>Cape style blend</i>), sosta per 15 mesi in botti di rovere, quasi tutte di secondo utilizzo. Rosso granato quasi impenetrabile, ha consistenza importante già nel bicchiere: un altro ‘vinone’, quindi, in linea con molti rossi sudafricani. Il naso è potente, intenso e anche complesso, ma anche in questo caso la finezza latita: vi si riconoscono frutti rossi maturi, peperone verde, valiglia, cipria e tabacco. In bocca è pieno, un po’ aggressivo, caldo e morbido, con tannini dolci, ma anche con una buona acidità e una buona mineralità; chiude con un’interessante e piacevole nota di confettura, che resta a lungo nel bicchiere vuoto, anche dopo circa 5’, senza segni di ossidazione. Silver Medal al CMB. 87 punti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Tiara 2014</b> (79% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot, 6% Cabernet Franc) &#8211; Anche questo blend <i>Bordeaux style</i>, come il precedente, matura per 15 mesi in botti di rovere francese (72% nuove). Rosso granato scurissimo e grande consistenza, segno di struttura importante (caratteristica ricorrente in quasi tutti i vini). Naso molto intenso e complesso, con riconoscimenti di frutta rossa matura, mirtillo, <i>passion fruit</i>, erba tagliata, cannella e la solita vaniglia. In bocca è straordinariamente potente, pieno, abbastanza fresco, sapido, con tannini dolci e sentori prevalenti di confettura, vaniglia e cannella, per chiudere proprio con una nota persistente di cannella, che mi ha ricordato i biscotti natalizi. Altro ‘vinone’, c’è poco da dire. 89 punti.<b><br />
</b></p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-2628" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-576x1024.jpg" alt="" width="205" height="364" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-576x1024.jpg 576w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-169x300.jpg 169w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-768x1365.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-338x600.jpg 338w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/simonsig-nella-tasting-room-281x500.jpg 281w" sizes="auto, (max-width: 205px) 100vw, 205px" />The Garland 2011</b> (Cabernet Sauvignon) &#8211; Questo vino è l’espressione più alta della passione profusa a <i>Simonsig Wine Estate</i>, tanto da essere definito il vino che racchiude in sé i capisaldi della ‘Simonsig Legacy’<i>: «Una famiglia, una montagna, un vigneto»</i>. Viene prodotto sulle pendici del Simonsberg, su terreni granitici particolarmente adatti al Cabernet Sauvignon. Per produrlo vengono selezionate in vigna le uve migliori, lasciate a macerare sulle bucce per 27 giorni, prima di trasferirle in barriques, dove il vino sosta per 23 mesi prima di essere imbottigliato. La struttura e la concentrazione di questo vino sono visibili appena entra nel bicchiere, su cui spiccano numerosi archetti. Al naso è complesso e intenso, ma – finalmente! – anche fine: vi si riconoscono frutta rossa matura, viole, un erbaceo secco tipico della zona e grafite (sembra di tenere una matita tra i denti). L’ingresso in bocca è da gran vino, potente e pieno, e non privo di eleganza; vi prevalgono inizialmente i sentori dolci (confettura di amarena), poi frutti di bosco, noce, sottobosco, ancora grafite, con acidità ancora viva e tannini morbidi e sottili. Il lungo finale è piacevolmente complesso, sempre su toni dolci e fruttati. Un gran bel vino, fatto con evidente passione. 92 punti (<a href="https://www.simonsig.co.za/">https://www.simonsig.co.za/</a>).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
