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	<title>Gallo Nero &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Gallo Nero &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Le UGA del Chianti Classico sono finalmente legge</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/le-uga-del-chianti-classico-sono-finalmente-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2023 15:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
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					<description><![CDATA[Se ne parla ormai da oltre un anno. Adesso è legge. Il 4 luglio 2023 il Consorzio del Chianti Classico emette il comunicato dal titolo: &#8220;Approvate le modifiche al disciplinare di produzione della DOCG Chianti Classico&#8221;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parla ormai da oltre un anno. Adesso è legge. Il 4 luglio 2023 il Consorzio del Chianti Classico emette il comunicato dal titolo: &#8220;<strong>Approvate le modifiche al disciplinare di produzione della DOCG Chianti Classico</strong>&#8221;</p>
<p>Testo del comunicato:</p>
<p><em>Barberino Tavarnelle, 4 luglio</em> 2023 – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il 1° luglio, il decreto di approvazione delle modifiche al disciplinare della denominazione Chianti Classico.</p>
<p>Due i cambiamenti che interessano la tipologia Chianti Classico Gran Selezione: la possibilità di inserire in etichetta il nome di una delle 11 Unità Geografiche Aggiuntive (aree più ristrette e dotate di maggiore omogeneità) e l’obbligo di modificare la base ampelografica, a partire dalla vendemmia 2027, con la percentuale minima di Sangiovese che sale al 90% dall’80% e con l’eventuale apporto di soli vitigni autoctoni ammessi  fino al 10%.</p>
<p>“E’ un traguardo storico per la denominazione,” dichiara il Presidente Giovanni Manetti “adesso tutti i consumatori potranno finalmente scegliere vini provenienti dalle diverse UGA e apprezzare le sfumature del territorio del Gallo Nero: un ulteriore passo per la valorizzazione delle caratteristiche distintive del Chianti Classico.”</p>
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		<title>I viticoltori di Greve in Chianti, una nuova risorsa per il Chianti Classico</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/viticoltori-di-greve-in-chianti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2021 14:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Greve in Chianti]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; Presso il Castello di Vicchiomaggio (Greve in Chianti) Sabato 13 Novembre è stata presentata alla stampa e agli addetti ai lavori l’associazione Viticoltori di Greve in Chianti: 29 le aziende attualmente socie, ma con]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; Presso il Castello di Vicchiomaggio (Greve in Chianti) Sabato 13 Novembre è stata presentata alla stampa e agli addetti ai lavori l’associazione <strong>Viticoltori di Greve in Chianti</strong>: 29 le aziende attualmente socie, ma con un potenziale di crescita ben maggiore. Costituita già nello scorso mese di Giugno, l’associazione nasce con lo scopo principale di promuovere la cultura della sostenibilità come importante strumento di protezione del territorio, oltre alla promozione dell’enoturismo e delle produzioni agricole grevigiane.</p>
<p>«Andremo a perseguire obbiettivi comuni a tutte le aziende associate, in particolare sui temi della sostenibilità e la tutela del territorio di Greve in Chianti, oltre alla promozione delle aree distoniche presenti sullo stesso, – dichiara Victoria Matta, presidente dell’associazione – ma nello stesso tempo ci occuperemo della tutela e promozione delle aziende vitivinicole di Greve e del turismo. Un lavoro che svolgeremo anche attraverso l’organizzazione di eventi ad-hoc nei luoghi più rappresentativi del nostro paese, siamo solo all’inizio di una grande avventura insieme, ma l’unione fa la forza e siamo sicuri che porterà i suoi frutti».</p>
<p>All’evento presente anche la direttrice del <em>Consorzio Vino Chianti Classico</em> Carlotta Gori, che ha letto una lettera di saluti del presidente Giovanni Manetti agli intervenuti e si è soffermata sul ruolo che avrà questa nuova associazione e sulle opportunità che si andranno a creare.</p>
<p>«Siamo molto soddisfatti che anche nella zona del comune di Greve in Chianti si sia generata questa sinergia tra i viticoltori chiantigiani» dichiara Carlotta Gori. «Il consorzio plaude a queste iniziative che dimostrano dinamismo, voglia di lanciare messaggi nuovi e sempre più coerenti con la strategia del Consorzio stesso, che ormai da anni proclama un abbinamento assoluto tra qualità del vino e qualità del territorio. Il nostro punto di arrivo è infatti quello di riuscire a spiegare sempre di più, attraverso i vini, il potenziale di un territorio che si esprime soprattutto nel rispetto ambientale, nella sua biodiversità e nella sostenibilità produttiva».</p>
<p>Nel corso della presentazione è intervenuto anche il sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, che ha sottolineato il ruolo e l’importanza di questa nuova associazione in un Comune dove negli anni erano già nate altre tre realtà rappresentative di una porzione di esso.</p>
<p>«Mancava nel nostro comune un&#8217;associazione che facesse da punto per tutti i produttori» dichiara Sottani. «Greve in Chianti è infatti un territorio molto vasto e composto da tante aziende agricole, che adesso potranno trovare nell’associazione <strong>Viticoltori di Greve in Chianti</strong> un valido supporto».</p>
<p>Ecco<strong> le 29 aziende</strong> che hanno già aderito all&#8217;associazione:</p>
<p>Antico Borgo di Sugame  &#8211;  Ca’ di Pesa  &#8211;  Carpineto  &#8211;  Castelli del Grevepes  &#8211;  Castello di Querceto  &#8211;  Castello di Verrazzano  &#8211;  Conti Capponi  &#8211;  Corte di Valle  &#8211;  Fattoria La Presura  &#8211;  Fattoria Santo Stefano  &#8211;  Folonari Ambrogio e Giovanni Tenute  &#8211;  Giacomo Grassi  &#8211;  La Buca  &#8211;  Leonardo Manetti  &#8211;  Montecalvi  &#8211;  Ottomani  &#8211;  Pieve di San Cresci  &#8211;  Podere Campriano  &#8211;  Poggio ai Mandorli  &#8211;  Querciabella  &#8211;  Richiari Porciglia  &#8211;  Savignola Paolina  &#8211;  Terre di Melazzano  &#8211;  Terreno  &#8211;  Torraccia di Presura  &#8211;  Triacca – La Madonnina  &#8211;  Castello Vicchiomaggio  &#8211;  Vignamaggio  &#8211;  Viticcio</p>
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		<title>Chianti Classico: il territorio in etichetta</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/chianti-classico-il-territorio-in-etichetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 06:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Castellina]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo Berardenga]]></category>
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		<category><![CDATA[Unioni Geografiche Aggiuntive]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; Il territorio in etichetta: al via il progetto UGA del Chianti Classico Importanti novità dall’Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico: approvata a larghissima maggioranza la lista delle Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) del Gallo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; Il territorio in etichetta: al via il progetto <em>UGA</em> del Chianti Classico</p>
<p><strong>Importanti novità dall’Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico: ap</strong><strong>provata a larghissima maggioranza la lista delle <em>Unità Geografiche Aggiuntive (UGA)</em> del Gallo Nero; </strong><strong>Sangiovese al 90% e solo vitigni autoctoni per la tipologia <em>Gran Selezione</em>.</strong></p>
<p>La parola d’ordine è continuare il percorso di valorizzazione delle caratteristiche distintive del Chianti Classico: una strada che, negli ultimi anni, ha portato la denominazione del Gallo Nero sempre più in alto nelle classifiche internazionali dei vini di qualità, incrementandone la notorietà, il prestigio e la diffusione sulle tavole di tutto il mondo. Oggi l’Assemblea dei Soci del <strong>Consorzio Vino Chianti Classico</strong> ha approvato, a larghissima maggioranza, un progetto di modifica al disciplinare di produzione della storica denominazione, che prevede due importanti innovazioni che vanno in questa direzione.</p>
<p>Il progetto, che è stato possibile presentare grazie a un intenso lavoro del Consiglio di Amministrazione durato alcuni anni, raccoglie l’esigenza, nata in seno allo stesso corpo sociale, di una sempre più ampia valorizzazione delle caratteristiche che distinguono e rendono unica la denominazione del Gallo Nero.</p>
<h3>Le <em>UGA (Unità Geografiche Aggiuntive)</em> del Chianti Classico</h3>
<p>La prima proposta di modifica al Disciplinare di produzione, approvata dall’Assemblea dei Soci, riguarda il progetto di suddivisione del territorio di produzione del Chianti Classico in aree più ristrette e dotate di maggiore omogeneità, per arrivare a indicare in etichetta il nome del <em>borgo</em> o del<em> villaggio</em>. Le norme nazionali ed europee consentono infatti che per i vini DOP si possa fare riferimento a unità geografiche aggiuntive, identificate all’interno della zona di produzione della denominazione.</p>
<p>Fra gli obiettivi della proposta di modifica, quelli di rafforzare la comunicazione del binomio vino-territorio, aumentare la qualità in termini di identità e territorialità, consentire al consumatore di conoscere la provenienza delle uve e, non ultimo, stimolare la domanda attraverso la differenziazione dell’offerta. L’introduzione del nome del <em>villaggio</em> in etichetta servirà infatti a intercettare e soddisfare l’interesse dei consumatori che, in numero sempre maggiore, desiderano approfondire la conoscenza del rapporto fra i vini del Gallo Nero e il loro territorio di origine.</p>
<p>Per questo sono state individuate e delimitate alcune aree all’interno della zona di produzione del Chianti Classico, distinguibili in base a criteri specifici quali la riconoscibilità enologica, la storicità, la notorietà e la significatività in termini di volumi prodotti: Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino Tavarnelle e Poggibonsi), Vagliagli.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6245" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA.jpg" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA.jpg 1920w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-300x169.jpg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-1024x576.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-1536x864.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-465x262.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Cartina-CC-con-UGA-695x391.jpg 695w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da sottolineare che, in questa prima fase, le <strong><em>Unità Geografiche Aggiuntive</em> saranno applicate alla sola tipologia Gran Selezione</strong>, con la disponibilità e l’apertura all’utilizzo anche per le altre due tipologie in un prossimo futuro: una scelta di importanza strategica per rafforzare l’intento delle UGA di rappresentare le eccellenze del territorio, potendo così competere, in modo più incisivo, con i più grandi vini del mondo.</p>
<p>«<em>È il territorio che fa la differenza</em> è da sempre uno dei nostri motti preferiti.» – afferma Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio. «Quello del Chianti Classico è un territorio davvero unico, coperto per due terzi da boschi e con solo un decimo di areale dedicato alla viticoltura, che oggi per oltre il 50% segue i dettami dell’agricoltura biologica (52,5% della superficie vitata rivendicata). Un territorio capace di esprimersi al massimo in tutte le declinazioni del Gallo Nero. Il vino, come spesso ho affermato in questi tre anni del mio mandato da Presidente, rispecchia il territorio come un’immagine fotografica in negativo, e per questo è così importante sia preservare il suo contesto ambientale e paesaggistico che poterlo raccontare al consumatore, nelle sue varie sfaccettature, anche attraverso l’etichetta».</p>
<h3>Variazione della base ampelografica dei vini <em>Chianti Classico Gran Selezione</em></h3>
<p>La seconda proposta di modifica al disciplinare, approvata dall’Assemblea dei Soci, riguarda l’uvaggio del vino Chianti Classico Gran Selezione. Ad oggi, le tre tipologie di Chianti Classico &#8211; <em>Annata</em>, <em>Riserva</em> e <em>Gran Selezione</em> &#8211; attingono alla stessa base ampelografica: 80-100% Sangiovese e fino al 20% massimo di vitigni a bacca rossa autorizzati, autoctoni e/o internazionali.</p>
<p>Con il nuovo disciplinare, per la tipologia <em>Gran Selezione</em> cresce la percentuale minima di Sangiovese (90%) e scompaiono i vitigni internazionali, perché saranno ammessi solo gli autoctoni a bacca rossa fino a un massimo del 10%.</p>
<p>Fondamentale è infatti il legame con il territorio per questa tipologia, l’unica ad essere prodotta con uve esclusivamente di competenza aziendale: per rafforzare il binomio vino-territorio e per connotare di maggiore identità le etichette di <em>Chianti Classico Gran Selezione</em>, è stato approvato l’utilizzo esclusivo dei vitigni autoctoni come complementari al Sangiovese, in quanto maggiormente espressivi e rappresentativi della zona di produzione e della tradizionale viticoltura chiantigiana.</p>
<p>Ricordiamo che la tipologia <em>Gran Selezione</em>, introdotta con l’ultima revisione del disciplinare di produzione del 2013, è prodotta oggi da ben 154 aziende, per un totale di 182 etichette, e rappresenta circa il 6% dell’intera produzione di Chianti Classico. Da quando è sul mercato, ha riscosso grande interesse da parte del pubblico e ottime recensioni dalla stampa di settore. Recentemente, proprio con questa tipologia il Chianti Classico ha ottenuto il suo primo 100/100 da una nota firma della critica internazionale.</p>
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		<title>Online il nuovo sito del Consorzio Vino Chianti Classico</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/online-il-nuovo-sito-del-consorzio-vino-chianti-classico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 07:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; È online il nuovo sito web del Consorzio Chianti Classico: tra vedute a 360° gradi del territorio e schede approfondite dei vini Chianti Classico, con funzioni di ricerca avanzate, il viaggio nella terra del]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; È online il nuovo sito web del <strong>Consorzio</strong> <strong>Chianti Classico</strong>: tra <strong>vedute a 360° gradi del territorio</strong> e <strong>schede approfondite</strong> dei vini Chianti Classico, con funzioni di ricerca avanzate, il viaggio nella terra del Gallo Nero è garantito, anche da casa</p>
<p>3 dicembre 2020, Barberino Tavarnelle – La parola d’ordine è novità. Il <em>Consorzio Vino Chianti Classico</em> presenta il proprio portale online rivoluzionando l’esperienza degli utenti, con un design che mira all’immersione virtuale nel binomio territorio-vino, scoprendone le infinite sfaccettature.</p>
<p>Concettualmente disegnato per soddisfare sia gli utenti che cercano un’esperienza emozionale sia coloro che sono alla ricerca di informazioni tecniche tramite il sistema degli approfondimenti, la struttura leggera del nuovo sito dà ampio respiro agli elementi identitari del Chianti Classico: il vino, il territorio, il marchio, senza dimenticare l’universo Gallo Nero, una costellazione di iniziative e di enti collegati, ma dedicati a scopi singoli.</p>
<p>Nuovo anche lo scroll in orizzontale nella versione desktop, una soluzione raffinata, che consente al sito web di marcare un’ulteriore differenza rispetto agli altri, rafforzando ancora di più l’identità del brand.</p>
<p>Per quanto riguarda i contenuti, il sito conferma il suo valore istituzionale, con un evidente richiamo agli scopi statutari del Consorzio (la valorizzazione del marchio Chianti Classico Gallo Nero e la sua tutela, nella nuova sezione dedicata al Marchio) e con un rinnovato slancio nel presentare il territorio e il vino e il loro legame indissolubile.</p>
<p>La narrazione del territorio è infatti arricchita dalle immagini panoramiche a 360° a opera di Alessandro Masnaghetti, che ha curato anche un viaggio virtuale a tappe in ciascuno degli otto comuni del Chianti Classico. Tramite questo strumento, primo nella compagine consortile in Italia, gli appassionati e i professionisti potranno godere di un punto di vista assolutamente privilegiato e inedito per scoprire i dettagli di uno dei territori di vino più antichi e più variegati del mondo, in un solo colpo d’occhio.</p>
<p>L’elemento vino è principe indiscusso, con sezioni approfondite di dettagli tecnici, è possibile poi scoprirne le interpretazioni di ciascuna realtà aziendale, andando a vedere tutte le etichette di Chianti Classico oggi presenti on line per la prima volta in modo aggregato.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con la società Bottlebooks, azienda specializzata nella gestione di dati di aziende vitivinicole, è stato possibile infatti integrare non solo i profili delle singole aziende del Consorzio (354 aziende che escono sul mercato con il proprio marchio), ma anche le loro etichette. Con un avanzato sistema di ricerca è infatti possibile scoprire non solo la realtà delle aziende e della loro proposta a livello enoturistico, ma anche i dettagli tecnici dei loro vini.</p>
<p>“Il sito web è per noi un biglietto da visita internazionale, – dichiara il direttore del Consorzio Carlotta Gori – in particolare in una situazione anomala come quella che stiamo vivendo nel 2020, una curata presenza on line rappresenta un asset importante, e lo è ancor di più se questa si integra con l’esperienza reale”.</p>
<p>Alcune sezioni del sito sono ancora “work in progress” e verranno inserite o completate nei prossimi mesi.</p>
<p>Indirizzo sito:  https://www.chianticlassico.com/</p>
<p>A proposito di Bottlebooks: Bottlebooks progetta, sviluppa e distribuisce software per aziende vinicole per creare, gestire e condividere informazioni sui prodotti con i propri partner commerciali. Il sistema Bottlebooks è disponibile in 6 lingue e può integrarsi con tutti i sistemi ERP, PIM e e-shop in tutto il mondo.</p>
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			</item>
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		<title>Olio DOP Chianti Classico compie 20 anni</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/olio-dop-chianti-classico-compie-20-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 16:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Olio DOP Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Olio extravergine]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; I venti anni del riconoscimento della DOP non potevano cadere in un anno migliore per l’olio del Chianti Classico. Nella zona di produzione del Chianti Classico l’andamento stagionale del 2020 è stato regolare, con]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; I venti anni del riconoscimento della DOP non potevano cadere in un anno migliore per l’olio del Chianti Classico.</p>
<p>Nella zona di produzione del Chianti Classico l’andamento stagionale del 2020 è stato regolare, con un’estate calda durante il giorno, ma caratterizzata da una forte escursione termica tra il giorno e la notte. La primavera mite, senza piogge eccessive ma sufficienti a garantire una buona riserva idrica, ha permesso alle piante di germogliare in abbondanza, e l’assenza di fenomeni atmosferici violenti ha preservato le piante e i fiori.</p>
<p>La vera svolta verso l’eccellenza è però stata data dalle ultime settimane di settembre e quelle di ottobre, in cui è tornato il freddo autunnale, con temperature notturne particolarmente al di sotto delle medie degli ultimi anni. Le olive hanno quindi invaiato prima della raccolta nelle condizioni ideali, consentendo un’ottima concentrazione fenolica. I frutti sono perfetti anche dal punto di vista fitosanitario, con un’incidenza pressoché nulla di malattie e agenti patogeni.</p>
<p>La raccolta numero 20 per la DOP è già iniziata in alcune zone della denominazione, in particolare delle cultivar Leccino e Frantoio, mentre per gli altri due pilastri dell’oro verde, il Moraiolo e il Correggiolo si dovrà attendere la fine del mese di ottobre. Nei frantoi però è già inebriante il profumo di questa nuova raccolta, con le caratteristiche note di mandorla amara e di carciofo che la contraddistinguono da ogni altro olio toscano.</p>
<p>“Mentre vengono certificate le prime partite di olio DOP &#8211; dichiara Gionni Pruneti, Presidente del Consorzio Olio DOP Chianti Classico -, possiamo già dire che la qualità della raccolta 2020 è eccezionale. Le condizioni climatiche ci hanno permesso di vivere una raccolta estremamente soddisfacente come olivicoltori, faticosa sì, per le condizioni climatiche che ricordano gli autunni degli anni ’80, ma che fin dalle prime spremiture si dimostra straordinaria: nei nostri frantoi si respirano profumi intensissimi di mandorla amara e di carciofo, le note che contraddistinguo i nostri olii da qualsiasi altra produzione. Legheremo il ricordo di questo anno, infausto per molti aspetti, alla rinascita della natura, che ha regalato alla terra del Gallo Nero un’annata eccezionale e un olio capace di portare in tavola l’unicità del nostro territorio”.</p>
<p>Consorzio Olio DOP Chianti Classico. Nato come associazione volontaria nel 1975, nel 2000 ottiene il riconoscimento dall’Unione Europea come prodotto DOP. Oggi i soci sono 240, e la produzione media è di 1500 q.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La perseveranza raddese. Una visita a Val delle Corti</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/la-perseveranza-raddese-una-visita-a-val-delle-corti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 14:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Gambelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lega del Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Castelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberto Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Manetti]]></category>
		<category><![CDATA[Vignaioli di Radda]]></category>
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					<description><![CDATA[«Radda in Chianti, vituperio delle genti!» esordisce Roberto Bianchi (vigneron a Val delle Corti e presidente dell’associazione Vignaioli di Radda), facendo sua e reinterpretando l’ingiuriosa invettiva del sommo poeta verso i pisani, per ricordare che anche]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Radda in Chianti, vituperio delle genti!» esordisce Roberto Bianchi (<i>vigneron </i>a <b><i>Val delle Corti</i></b> e presidente dell’associazione <i>Vignaioli di Radda</i>), facendo sua e reinterpretando l’ingiuriosa invettiva del sommo poeta verso i pisani, per ricordare che anche il piccolo paese (1600 abitanti) del Chianti storico non si è fatto mancare in passato la sua quota di detrattori. Nel ‘300 Radda appariva sicuramente meno rassicurante di adesso: si trattava infatti di un luogo quasi montano, circondato da una fitta coltre boschiva e con un clima rigido, e i raddesi erano considerati persone caparbie e diffidenti, o, come si dice in fiorentino, ‘dure di testa’. Mi piace l’idea che forse proprio grazie a questa fama i viticoltori raddesi siano riusciti a dare al loro Sangiovese quell’aura di autorevolezza e di identità qualitativa di cui gode oggi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Siamo a sud-ovest del Monte San Michele (893 metri) e queste colline hanno avuto per anni grosse difficoltà a far maturare le uve, a causa delle altitudini (comprese tra i 400 e i 600 metri) e del conseguente clima freddo (inverni rigidi e frequenti grandinate a fine estate), oltre a un terreno povero di materiale organico, formato principalmente da galestro di macigno e di alberese, che diminuisce la vigoria della pianta e fa maturare i frutti molto lentamente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4877" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1024x353.png" alt="" width="1024" height="353" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1024x353.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-300x103.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-768x265.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1536x530.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-2048x707.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-465x160.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-695x240.png 695w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il successo dei vini di Radda è perciò piuttosto recente, grazie a un alleato come il surriscaldamento globale, che dagli anni ’90 ha portato ad avere maturazioni più omogenee e ripetibili; un cambiamento che è stato assecondato anche dal crescente interesse degli appassionati e della loro evoluzione, che ha portato alla comprensione e all’apprezzamento del gusto teso e scorbutico dei <i>Chianti Classico</i> con bassi PH. Lo spiega Roberto Bianchi: «Ci sono volute molta perseveranza e un tocco di follia per resistere all’interno di un mercato che chiedeva vini pompati e pomposi, ma oggi siamo fieri di essere il punto di riferimento dell’intero movimento del <i>Chianti Classico</i>».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Parole sagge, cariche di ricordi e di fatica, in cui Roberto riassume il lungo lavoro che ha portato agli sfavillanti risultati odierni. La sua <b><i>Val delle Corti</i></b> sorge sotto l’abitato di Radda, lungo la stretta stradina che conduce a Lecchi in Chianti, dove l’esposizione è totalmente rivolta verso est/nord-est. Queste vigne, oggi ricercatissime, fino a qualche anno fa venivano snobbate da molti autorevoli personaggi del mondo enoico, poiché regalavano ai frutti maturazioni difficili, che si traducevano in vini dritti e taglienti, dall’approccio difficile nei loro primi anni di vita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La famiglia Bianchi, proveniente da Milano e trapiantata a Radda negli anni ’70, ha compreso molto presto cosa significa il profondo legame di appartenenza con il territorio chiantigiano, fatto di ruralità, scontrosità e tanta passione. Il loro è stato un atto di fede per la convinzione che i grandi risultati si ottengono solamente attraverso la pratica, un po’ démodé, della comprensione. È infatti questo atto di lungimiranza che rende i vignaioli illuminati ben diversi dagli sfruttatori dell’immediato, perché hanno il grande merito di creare vini che provengono dalla seria disamina dell’ambiente circostante e delle sue tradizioni. In pratica si tratta di una forma quasi dimenticata di inestimabile artigianato moderno. È proprio grazie al riconoscimento di questi valori che il padre di Roberto creò la sua azienda vinicola nel 1974, ricostruendo un rudere semi-abbandonato. Fu un atto di coraggio straordinario, dovuto alla sua radicata passione per il territorio raddese, che raggiunse l’apice progettuale con l’imbottigliamento della sua prima annata di <em>Chianti Classico</em> nel 1978. Erano anni molto difficili per il <em>Gallo Nero</em> (lo storico simbolo già usato dalla <em>Lega del Chianti</em> dal 1384), per via della profonda crisi legata alla bassa qualità e al tracollo del prezzo del vino. Anni scuri, che però stimolarono un gruppo di produttori coraggiosi a creare vini che si potessero distinguere nettamente nel confusionario mercato enoico toscano dell’epoca. Tra i tanti, va dato merito a personaggi come Sergio Manetti (creatore dell’icona di <em>Montevertine</em>), Giulio Gambelli (il maestro assaggiatore) e Maurizio Castelli (il guru del Sangiovese) se il Sangiovese di Radda è riuscito a farsi largo con educazione e freschezza, con vini che rappresentano delle pietre miliari del patrimonio enoico nazionale e mondiale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La famiglia Bianchi tenne duro e <i>Val delle Corti</i> inseguì questi valori di unicità e<span class="Apple-converted-space">  </span>dichiara attinenza al luogo di origine che oggi li stanno ripagando di tutto il loro duro sacrificio. Dal 1999 è Roberto Bianchi a portare avanti il lento lavoro del padre e dalle sue parole si evince chiaramente quanto è convinto della strada da seguire per continuare a tenere alto il nome di Radda in Chianti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Servono passione (tanta), vigne vecchie (come la 46enne vigna intorno alla casa), tanta cura agronomica (improntata più sul non fare che sul fare) e un approccio di cantina atto a sottrarre più che ad addizionare. In pratica, per quanto riguarda la vigna, si tratta di lavorare a regime biologico, con l’ausilio di alcuni metodi biodinamici (che in fondo rispecchiano le vecchie tradizioni mezzadre), attuando il sovescio e la lavorazione sotto fila. Per quanto riguarda la cantina, si tratta di effettuare solamente fermentazioni spontanee in acciaio e tini aperti, dove un 10% delle uve rimane con i raspi e viene adottata la tecnica chiamata “piemontesina”, per cui a fine tumultuosa il tino viene ricolmato di vino, intrappolando il cappello all’interno, per protrarre a lungo la macerazione con le bucce.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ho fatto un lungo preambolo, è vero, ma era necessario per farvi immedesimare in Roberto Bianchi, perché a mio modesto parere il vino racconta sempre il carattere del suo creatore, che infatti si rivela con magnifiche doti di serenità, precisione e austerità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4878" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-1024x326.png" alt="" width="1024" height="326" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-1024x326.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-300x96.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-768x245.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-1536x489.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-2048x652.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-465x148.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-2-vini-695x221.png 695w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La degustazione che segue vede tutti i vini prodotti dall’azienda, dal bianco prodotto per il consumo interno sino a un <i>Chianti Classico </i>2009 in grandioso stato di forma.</p>
<p><b>Vino da tavola bianco<em> Il Bianco dei Bianchi</em> 2019 &#8211; </b>Prodotto per la prima volta nel 2013 e reiterato ogni volta che Roberto ha voglia di raccogliere le uve di Malvasia, Trebbiano, Chardonnay e Vermentino di alcuni amici, in varie vigne tra i boschi di Radda e Gaiole. Si presenta di un giallo paglierino carico e lucente e mette in mostra profumi polposi di frutta a pasta gialla (susina e pesca noce), limone ed erbe aromatiche. Dopo qualche istante si scalda e fa uscire anche note più estive di melone giallo. In bocca il sorso è dritto, semplice ma di buon impatto aromatico, sviluppato intorno a toni meno maturi di pera e mela verde. Un tocco di muschio fluidifica il finale e lo rende deliziosamente balsamico. Nella faringe si sviluppa con una persistenza che vede interagire una spiccata sapidità con un tenue ricordo del malto d’orzo. Perfetto da aprire all’ora dell’aperitivo o anche in abbinamento al più classico degli <i>appetizers</i>: pane, burro e acciughe.</p>
<p><b>Vino da tavola rosato <em>Rosé Scuro</em> 2019 &#8211; </b>È prodotto dal salasso di tutte le vasche di Sangiovese in fermentazione, dopo una macerazione di 7 giorni ed è nato da una dimenticanza di Roberto, che per errore aspettò una settimana prima di effettuare il salasso e il ritardo donò al vino una riconoscibile colorazione rosa scuro. Profuma di fragolina di bosco, lampone schiacciato e pompelmo rosa. In bocca ribalta l’idea di struttura che dava osservandone il colore, mettendo in mostra uno scorrimento ficcante, rapido e freschissimo. Veramente molto godibile, ideale per l’estate, è perfetto in abbinamento a cibi speziati come il pollo al curry con latte di cocco e riso basmati.</p>
<p><b>Vino da tavola rosso <em>Lo straniero</em> 2018 &#8211; </b>Interpretazione moderna e quotidiana che vede un blend internazionalista composto dal 60% di Sangiovese e dal 40% di Merlot, che vengono fatti fermentare e affinare solamente in acciaio e poi in bottiglia. Si tratta di un vino molto immediato, che già dal colore rubino vivido e gioviale fa intendere le sue caratteristiche di franchezza e serbevolezza. Profuma di mora selvatica del Merlot e di scorza d’arancia del Sangiovese. In bocca esprime un sorso centrale e molto rinfrescante e si struttura intorno alla decisa presenza di acidi fissi, che vengono teneramente ammorbiditi dalla larghezza fruttata apportata dal Merlot. Prorompente e accattivante, chiude con un finale leggero e beverino, perfetto per una spensierata merenda a base di formaggi freschi e focaccia ripiena di mortadella.</p>
<p><b>Chianti Classico DOCG 2017 &#8211; </b>Creato con uve Sangiovese completate con un 5% di Canaiolo, provenienti da vigne tra i 17 e i 20 anni. Fermenta in acciaio, dopodiché il 30% della massa rimane in macerazione con le bucce per ben 4 mesi. Conclude il suo percorso di maturazione in botti grandi (Garbellotto) per 24 mesi. Nel calice splende di un tipico rosso rubino che si lascia attraversare dallo sguardo, al naso presenta profumi più scontrosi del solito (frutto dell’annata calda e torrida), che parlano di susina rossa, giaggiolo, incenso e note verdognole che rimembrano quel poco di raspo rimasto durante la macerazione. Il sorso scalfisce la bocca con la proverbiale freschezza raddese (in barba alla calura dell’annata), che gioca un ruolo fondamentale nell’elevare un tannino meno assorbito del solito. In questo momento la componente tannica sembra un po’ immatura e tende a chiudere anche lo sviluppo aromatico retro-olfattivo. La chiusura è ancora imbrigliata dalle parti dure del vino. Perfetto con un delizioso spezzatino di capriolo.</p>
<p><b>Chianti Classico Riserva DOCG 2016 &#8211; </b>Sangiovese in purezza, proveniente dalla vecchia vigna piantata dal padre di Roberto nel 1974 ed esposta a est/nord-est. Fermenta per 2-3 settimane in acciaio e tonneaux aperti, con follature giornaliere. La maturazione avviene in barriques e tonneaux molto vecchi per circa 24 mesi. La grande annata si denota già dal colore, che rende il Sangiovese ancor più tenue ed elegante. I profumi rimarcano questo <i>leitmotiv </i>raffinato e verticale, che mette in gran mostra la profumatissima violetta del Sangiovese. La spiccata parte floreale viene accompagnata da note di origano fresco, melograno, oli essenziali d’agrume e un soffuso sbuffo di cuoio. In bocca il sorso è sugli scudi, animato dalla verve acida, tronfiamente rappresentata dal sapore di arancia sanguinella. Si tratta di un vino delicatissimo e garbato, che rivela nel finale di bocca tutta la sontuosa vocazione del territorio simil-alpestre di Radda in Chianti. Un <i>Chianti Classico Riserva</i> che interpreta con gioiosa finezza un millesimo ideale per lo slancio aristocratico del Sangiovese. Idilliaco in abbinamento con un coniglio alla cacciatora.</p>
<p><b>IGT Toscana <em>Extra</em> 2014 &#8211; </b>Sangiovese in purezza da uve surmature della vigna vecchia. Fermenta per 2-3 settimane in acciaio e tonneaux aperti, poi matura per 24 mesi in barriques e tonneaux vecchi. Questa interpretazione più estrattiva del Sangiovese raddese vuole essere, secondo Roberto, un omaggio all’essenza forte e longeva del suo territorio. Il suo rubino comincia a deviare verso il granato, ma senza perdere lucentezza e pienezza di pigmenti. Appena il naso entra in contatto con il calice rivela la sua impalcatura ricca e balsamica. Dopo qualche secondo di ossigenazione arriva a lambire le foglie secche di alloro, la ciliegia sotto spirito, l’incenso e un caldo abbraccio speziato di chiodi di garofano e cenere spenta. In bocca palesa una carica inusuale per l’annata fresca e piovosa, infatti si muove con fare morbido e accattivante. Scorre con infinito piacere, raccogliendo tutta la parte aromatica già percepita all’olfatto. Chiude con maestosa eleganza, quasi a richiamare l’idea di un sorso completo, che ha raggiunto una pacificatrice sensazione di <i>souplesse</i>. Da gustare fuori dal pasto o al fianco di un peposo dell’Impruneta.</p>
<p><b>Chianti Classico DOCG 2009 &#8211; </b>Terminiamo con un graditissimo regalo di Roberto, che ci fa comprendere il tenore qualitativo dei suoi vini. È affascinante degustare un’annata mediamente calda come la 2009, che in questo momento storico sta esprimendo dei vini a base Sangiovese dotati di incommensurabile piacevolezza e lunghezza gustativa. Il colore si presenta con un rosso che tende al granato di splendida lucentezza, segno di una salda vitalità. Al naso si apre lentamente, l’incipit va verso la forte terziarizzazione di sottobosco autunnale: foglia umida, terriccio, foglia di tabacco e <i>garrigue</i>. Passato qualche minuto di contatto ossidativo, si fa più giovane e pimpante, ricordando sentori di canfora, arancia candita, <i>coulis</i> di lamponi e violette essicate. In bocca rappresenta l’esemplificazione del sorso esile, guidato da un unico binario: l’acidità, che pizzica lievemente il centro della lingua e permette uno scorrimento affabile e rapidissimo. Riassaggiandolo, in maniera un po’ compulsiva, mi accorgo che il vino interagisce con me, recitando un mantra da ripetere all’infinito: «Arancia, arancia, arancia!». Un vino strepitoso, simbolo di tutto il lento processo che ha portato al successo i taglienti vini di Radda. Da abbinare con un borghese petto di piccione, purè al tartufo e fondo bruno.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4879" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-1024x325.png" alt="" width="1024" height="325" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-1024x325.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-300x95.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-768x244.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-1536x488.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-2048x651.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-465x148.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-3-vini-695x221.png 695w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Cosa mi rimane da questa gioiosa visita a Val delle Corti? La certezza che il segreto del successo del <i>Chianti Classico</i> di Radda è al sicuro. Qual è questo segreto? Semplice: l’applicazione di valori fondanti come l’appartenenza, l’osservazione e, soprattutto, la perseveranza. No, forse non è così semplice.</p>
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		<title>Il Classico Berardenga a tavola</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-classico-berardenga-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 09:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo Berardenga]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Crete Senesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Amiata]]></category>
		<category><![CDATA[San Gusmè]]></category>
		<category><![CDATA[Vagliagli]]></category>
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					<description><![CDATA[Castelnuovo Berardenga, oltre ad essere il più meridionale dei Comuni del Gallo Nero, si distingue per un’apertura dell’orizzonte verso sud che non trova ostacoli fino al Monte Amiata. Che si arrivi a Vagliagli da Castellina in]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Castelnuovo Berardenga</strong>, oltre ad essere il più meridionale dei Comuni del Gallo Nero, si distingue per un’apertura dell’orizzonte verso sud che non trova ostacoli fino al Monte Amiata. Che si arrivi a Vagliagli da Castellina in Chianti, oppure a San Gusmè da Castello di Brolio, l’ampiezza e la profondità della veduta si dilatano in maniera evidente perché, da lì in avanti, la quota altimetrica scende gradatamente e anche il paesaggio cambia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Cambia innanzitutto la vegetazione: meno abeti e più pini, quasi si respirasse un’aria più mediterranea. Cambia la forma delle colline, che si fanno più rotonde e gentili. Cambia la formazione geologica, che diventa meno rocciosa e più argillosa, per terminare, oltre il confine del <em>Chianti Classico</em>, nelle <em>Crete Senesi</em>.</p>
<p>Anche i vini godono di questa apertura. La luminosità e il calore portano sostanza estrattiva, ovvero struttura. Se il 4 Settembre scorso potevo starmene tranquillamente in maniche di camicia fino alle 18, già alle 20.30 – tramontato il sole – avrei volentieri indossato un maglioncino a maniche lunghe (che non avevo con me): con questo intendo fare riferimento alla notevole escursione termica, che sviluppa gli aromi e infatti questi vini sono generosi all’olfatto.</p>
<p>I Chianti Classico della <a href="http://classicoberardenga.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Berardenga</a> sono vini di carattere, che colpiscono per intensità di colore, profumo e sapore. Più morbidi i vini di annata, più robuste e tanniche le riserve.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4806" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli.png" alt="" width="580" height="358" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli.png 800w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli-300x185.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli-768x474.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli-465x287.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/09/Vagliagli-695x429.png 695w" sizes="auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px" /></p>
<p>L’evento a cui ho partecipato venerdì 4 a <strong>Vagliagli –</strong> organizzato dall’<a href="http://classicoberardenga.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione Viticoltori di Castelnuovo Berardenga</a> – si intitolava <strong><em>Il Classico Berardenga a tavola</em></strong>, e di conseguenza mi sono divertito a trovare a un abbinamento per ciascun vino assaggiato.</p>
<p><strong>Tolaini – Chianti Classico Vallenuova 2018 • </strong>Proviene dall’ala occidentale, a 400 metri di altitudine. Alcol 14%. L’attacco fruttato non nasconde le sensazioni <em>boisé</em> della maturazione in legno. Ha gusto avvolgente e morbido, con finale di liquirizia. Il suo carattere pieno ed equilibrato lo rende perfetto per una selezione di <em>pecorini delle colline senesi</em> di media stagionatura<em>.</em></p>
<p><strong>Oliviera – Chianti Classico Campo di Mansueto 2018 • </strong>Siamo sempre sull’ala occidentale, ma più in alto, a 450 metri. Alcol 14%. Al naso, non solo frutta matura, ma anche sensazioni floreali e balsamiche. Il gusto deciso e vibrante per sapidità lo rende perfetto per l’abbinamento con delle <em>tagliatelle alla boscaiola</em>.</p>
<p><strong>Fèlsina – Chianti Classico Berardenga 2018 • </strong>Dall’ala orientale, a 300 m di altitudine. Alcol 13,5%. Si distingue per un ricordo di tabacco e frutta fragrante; ha tannini percettibili in una struttura media. Lo proverei volentieri con una <em>pasta al ragù di carni bianche</em> o un <em>pollo arrosto</em>.</p>
<p><strong>Fattoria Carpineta Fontalpino – Chianti Classico Fontalpino 2017 • </strong>Ala orientale, a 200 metri. Alcol 13,5%. L’annata più calda restituisce profumi di confettura, fiori essiccati e cannella. Il gusto un po’ astringente e quasi piccante nel finale può esser valorizzato da una <em>costata di manzo alla griglia</em>.</p>
<p><strong>Pagliarese – Chianti Classico Pagliarese 2017 • </strong>Restiamo a est, ma ad un’altitudine superiore ai 300 metri. Alcol 13%. Ha un naso anche floreale, oltre che fruttato e speziato. A dispetto dell’annata calda e siccitosa, è fresco e sottile, al punto da potersi servire con <em>salumi toscani</em>, <em>carpaccio di manzo</em>, <em>carne battuta al coltello</em> o – perché no? – <em>una pizza</em>.</p>
<p><strong>Terra di Seta – Chianti Classico Riserva Terra di Seta 2016 … </strong>Prodotto nel settore occidentale, a 450 metri di altitudine. Alcol 15%. Ricco ed evoluto al naso, con frutta in gelatina, spezie e succo di carne. Ha corpo e tannini fitti che tengono testa all’alcol. Si valorizza con una cottura in umido: uno <em>stufato di manzo</em> o uno <em>spezzatino di agnello</em>.</p>
<p><strong>Castello di Bossi – Chianti Classico Riserva Berardo 2016 • </strong>Proviene dal settore orientale, poco sopra i 300 metri. Alcol 14,5%. Molto marcato dalla sosta in legno nel profumo evoluto, che ricorda anche la carne cruda. Il gusto tendenzialmente morbido e deciso va bene in abbinamento a un’<em>arista arrosto</em>.</p>
<p><strong>Fattoria della Aiola – Chianti Classico Riserva Fattoria della Aiola 2016 • </strong>Da vigne a 400 metri, nel versante occidentale. Alcol 13,5%. Ha carattere quasi boschivo, per i profumi di erbe alpine che si sommano a quelli di arancia e violetta. Gusto vibrante per percezione di tannini e freschezza, che si apprezzano al meglio con una saporita <em>anatra in porchetta</em> o un <em>rollé di faraona ai funghi</em>.</p>
<p><strong>Fattoria di Corsignano – Chianti Classico Riserva L’imperatore 2015 • </strong>Stesso versante (ovest) e stessa quota (400 metri). Alcol 14%. La solarità dell’annata 2015 si traduce in profumi di frutta cotta, chinotto e rabarbaro, e in tannini tenaci che lo rendono rigido e robusto. Perfetto con <em>cinghiale in umido</em>, ma eventualmente anche con <em>stracotto di manzo al vino rosso.</em></p>
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			</item>
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		<title>Viva l’Italia: il Gallo Nero si dipinge con il tricolore italiano</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/viva-litalia-il-gallo-nero-si-dipinge-con-il-tricolore-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 13:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Vino Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[ristoranti italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; Dopo un lungo e incerto countdown, è finalmente arrivato il giorno in cui anche i ristoranti italiani hanno potuto riaprire i battenti e dare inizio alla tanto auspicata ripartenza, anche se con le]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; Dopo un lungo e incerto countdown, è finalmente arrivato il giorno in cui anche i ristoranti italiani hanno potuto riaprire i battenti e dare inizio alla tanto auspicata ripartenza, anche se con le difficoltà e le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria.</p>
<p>Il <em>Consorzio Vino Chianti Classico</em>, insieme a tutti i suoi 515 produttori, vuole inviare un messaggio di solidarietà e di augurio all’intero comparto della ristorazione italiana, fiore all’occhiello del <em>made in Italy</em> e partner imprescindibile dei vini di qualità, di cui il <em>Gallo Nero</em> è uno dei protagonisti.</p>
<p>Il messaggio dei produttori di <em>Chianti Classico</em> è forte e chiaro: «Viva l’Italia. Viva la nostra voglia di stare uniti, la capacità di saper offrire e condividere, il coraggio dell’impresa, la passione verso le nostre infinite materie prime e l’arte di saperle lavorare. Bentornati, Ristoranti di tutta Italia!».</p>
<p>La forza del messaggio è amplificata dall’immagine in cui lo storico simbolo della denominazione, il Gallo Nero, si dipinge dei colori della bandiera italiana, proprio per salutare la riapertura della ristorazione italiana.</p>
<p>Il <em>Consorzio Vino Chianti Classico</em> crede da sempre nella collaborazione con questo settore, tanto che già nel 2016 ha lanciato un progetto per sviluppare e promuovere il coinvolgimento in attività di marketing e di comunicazione di un circuito qualificato di ristoranti, nel territorio di produzione della denominazione e nelle principali città italiane.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chianti Classico DOCG Berardenga 2015 Fèlsina</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/felsina-chianti-classico-berardenga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 10:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo Berardenga]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Fèlsina]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi parliamo del Chianti Classico Berardenga 2015 dell&#8217;azienda Fèlsina di Castelnuovo Berardenga.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo del<strong> Chianti Classico Berardenga 2015</strong> dell&#8217;azienda <strong><a href="https://www.felsina.it">Fèlsina</a> </strong>di Castelnuovo Berardenga.</p>
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<p><script async="1" defer="1" crossorigin="anonymous" src="https://connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&amp;version=v8.0" nonce="IJf2dlmh"></script></p>
<div class="fb-video" data-href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158109765442145/" data-width="1260">
<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158109765442145/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332/videos/10158109765442145/"></a></p>
<p>Buongiorno oggi Chianti Classico Berardenga Felsina</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.castellani.332">Massimo Castellani</a> su Lunedì 6 aprile 2020</p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Chianti Classico Collection 2020 &#8211; 1. L&#8217;annata 2018, promesse e speranze</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/chianti-classico-collection-2020-1-lannata-2018-promesse-e-speranze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 18:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ais Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Vino Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Manetti]]></category>
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					<description><![CDATA[La kermesse Chianti Classico Collection assume ogni anno dimensioni sempre più impressionanti per numero di produttori, operatori e giornalisti da tutto il mondo. L’edizione 2020 – organizzata come sempre alla perfezione dal Consorzio Vino Chianti Classico]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>kermesse</em> <b><i>Chianti Classico Collection</i></b> assume ogni anno dimensioni sempre più impressionanti per numero di produttori, operatori e giornalisti da tutto il mondo. L’edizione 2020 – organizzata come sempre alla perfezione dal <strong>Consorzio Vino Chianti Classico</strong> alla Stazione Leopolda il 17 e 18 Febbraio, con 198 aziende presenti (record) e 481 etichette in degustazione, che salgono a 740 se si contano anche quelle in degustazione ai banchi dei produttori – ha visto un’infaticabile e impeccabile squadra di sommelier <i>AIS Toscana </i>svolgere con grande professionalità il servizio per i degustatori, 320 giornalisti e più di 1.800 operatori in rappresentanza di 30 diversi paesi del mondo.</p>
<p>Questa edizione, curiosamente, è sembrata girare intorno al numero <b>2</b>: <b>2°</b> mese del <b>2</b>0<b>2</b>0, con <b>2</b> giornate di apertura e per la <b>seconda</b> volta l’evento aperto anche al consumatore finale. Inoltre, vi hanno partecipato <b>2</b>00 aziende, si sono festeggiati i <b>2</b>0 anni della DOP Olio Chianti Classico e per la <b>seconda</b> volta <b>Giovanni Manetti</b> ha fatto gli onori di casa in qualità di Presidente del <em>Consorzio Vino Chianti Classico</em>.</p>
<p>«<i>Partecipo alla </i>Collection<i> fin dalla sua prima edizione, ma ogni anno è un’emozione nuova» </i>ha<i> </i>affermato proprio Manetti<i>. «È un onore per me accogliere i tanti amici della stampa nazionale, internazionale e de</i><em>l trade</em><i> che passeranno a trovarci dalla Leopolda. In questi giorni avremo modo di presentare a un pubblico estremamente qualificato il risultato del nostro lavoro. Lo facciamo sempre con grande entusiasmo e con sempre più coesione, visto il numero sempre più grande di aziende che partecipano all’evento. Siamo consapevoli infatti che la strada della qualità e del rispetto del territorio che ci è stato affidato sia l’unica possibile, non solo per ottenere i grandi vini e i risultati straordinari che pubblico e critica ci attribuiscono ormai da molti anni, ma anche per trarre la massima soddisfazione da quello che facciamo ogni giorno. Quindi è con grande piacere che darò il benvenuto a tutti gli ospiti della </i><em><strong>Chianti Classico Collection</strong></em><i>, un evento che cresce ogni anno, non solo in termini di rappresentanza delle aziende partecipanti, ma anche nei numeri e nella professionalità dei suoi ospiti</i>».</p>
<p>A livello economico, il 2019 si può definire un anno molto positivo per i vini della denominazione: il bilancio si è chiuso infatti con le vendite ancora in leggera crescita rispetto all’anno precedente, con un <i>trend</i> confermato anche nel Gennaio del 2020 (+10% rispetto al Gennaio 2019). Guardando ai mercati, in attesa di capire se la minaccia dei dazi si concretizzerà o meno, gli USA si confermano ancora una volta al primo posto, come accade ormai da più di 15 anni (34% delle vendite totali); stabile al secondo posto è il mercato interno, in cui viene venduto il 22%; segue il Canada (10%) e cresce anche il Regno Unito, che conquista il quarto posto (7%), incalzato dalla Germania (6%). A seguire, i Paesi Scandinavi, la Svizzera e il Giappone. Oltre ai grandi mercati storici, i vini del <i>Gallo Nero</i> raggiungono anche mete insolite, essendo distribuiti in oltre 130 paesi di tutti i continenti.</p>
<p>«<i>Siamo molto soddisfatti dell’affermazione del </i>Chianti Classico<i> sui mercati internazionali</i> – ha dichiarato ancora Manetti – <i>e, in particolare, del trend positivo degli Stati Uniti e del Canada e della tenuta di tutti gli altri mercati storici per i vini del </i>Gallo Nero<i>. Apprezziamo anche il risultato del mercato interno, che premia il lungo lavoro di rilancio della denominazione svolto negli anni e culminato con l’introduzione della </i>Gran Selezione<i>, la nuova tipologia di </i>Chianti Classico<i> sul mercato dal 2014. Ancora molto può e deve essere fatto ed è uno dei principali obiettivi del mio mandato di Presidente quello di valorizzare ulteriormente la denominazione, continuando a consolidarne il valore e l’immagine nella sfera delle eccellenze enologiche mondiali</i>».</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3655" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-1024x438.png" alt="" width="1024" height="438" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-1024x438.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-300x128.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-768x328.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-465x199.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light-695x297.png 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-light.png 1841w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Per chiudere con la curiosa ricorrenza del numero 2 di questa edizione, aggiungo indegnamente che anche io vi ho partecipato per la seconda volta in veste non istituzionale e non posso che confermare quanto dissi in merito l’anno passato: anche quest&#8217;anno l&#8217;evento è stato organizzato in modo eccellente, sotto ogni aspetto; veramente un gran lavoro.</p>
<p>E veniamo ai vini. Nel <b>2018</b> la produzione di <b>Chianti Classico </b>è stata di 275.000 hl. L’annata ha avuto un andamento climatico discontinuo, con mutevoli situazioni meteorologiche che si sono alternate durante tutto il ciclo vegetativo. Da un punto di vista gustativo l’annata si presenta abbastanza convincente, con vini che giocano su freschezza e bevibilità, con frutto dolce maturo e completo e tannini per lo più morbidi, pur senza rinunciare a materia e complessità. Un’annata da grandi soddisfazioni, dunque.</p>
<p>In questa prima puntata mi soffermerò su quei <b>Chianti Classico 2018 </b>e<b> 2017</b> che – per un verso o per l’altro – mi sono sembrati al momento più interessanti (quelli indicati con l’asterisco * sono campioni prelevati da botte). Per i <b><i>Chianti Classico Riserva</i></b> e i <b><i>Chianti Classico Gran Selezione </i></b>rimando alla seconda (e così continua a ricorrere il numero 2) puntata.</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Bibbiano 2018</b> (100% Sangiovese) – Al naso è ampio, floreale e fruttato, fresco di fragola e arancia rossa; in bocca è intenso e gustoso, con tannini integrati che si bilanciano con una bellissima acidità, che si prolunga nel piacevolissimo finale minerale e aranciato. Qualcuno lo ha definito un <i>rosso da pesce</i>: sono d’accordo, ma direi piuttosto ‘<i>anche</i><i> da pesce</i>’. Un vino da bere, ribere e ribere ancora, di quelli che ti fanno finire una bottiglia senza accorgertene (<a style="color: #000000;" href="http://www.bibbiano.com">www.bibbiano.com</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">*<b>Casa Emma 2018</b> (90% Sangiovese, 5% Malvasia Nera, 5% Canaiolo) – Naso ampio e fine, floreale e fruttato, con frutti rossi e arancia sanguinella in evidenza; poi spezie dolci, tra calore e freschezza. In bocca è intenso e fine, i tannini sono ben integrati nel frutto carnoso e ben bilanciati con acidità e sapidità. Lungo finale minerale e aranciato, con un’acidità di ritorno che prolunga il piacere della bevuta (<a style="color: #000000;" href="http://www.casaemma.com">www.casaemma.com</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>*Castello di Monsanto 2018</b> (90% Sangiovese, 5% Canaiolo, 5% Colorino) – Naso profondo e complesso, ma anche molto elegante: rosa canina, erbe aromatiche, frutti rossi e note minerali si completano con spezie dolci. In bocca è avvolgente ed elegante, i tannini sono morbidi e ben integrati e non manca di freschezza, con un finale lungo, ancora su note fruttate e minerali, per una beva eccellente (<a style="color: #000000;" href="http://www.castellodimonsanto.it">www.castellodimonsanto.it</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Castello di Vicchiomaggio Guado Alto 2018</b> (100%Sangiovese) – Naso complesso e di grande intensità, fine ed elegante, in cui si alternano erbe aromatiche, lavanda, frutta rossa, vaniglia, burro<span class="Apple-converted-space">  </span>e cacao. In bocca entra pieno e avvolgente, ma anche elegante; i tannini sono semplicemente perfetti, il frutto è gustoso e piacevole, la freschezza e il calore si bilanciano bene e il finale è fruttato e minerale, di lunga persistenza. Un <i>vino-cantastorie</i>, di quelli con cui mi riprometto di passare un po’ di tempo per farmele raccontare e poi, magari, raccontarle a voi (<a style="color: #000000;" href="http://www.vicchiomaggio.it">www.vicchiomaggio.it</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Fattoria San Giusto a Rentennano 2018</b> (95% Sangiovese, 5% Canaiolo) – Naso intenso, con sentori floreali e fruttati, cui seguono spezie dolci, ferrosità e calore. In bocca è intenso e pieno, i tannini sono ancora in via di integrazione ma già nobili, il calore è bilanciato dalla freschezza spiccata, evidenziata da una succosa nota di arancia sanguinella, con il quadro completato da una bella nota ferrosa che si prolunga nel finale, roccioso e aranciato (<a style="color: #000000;" href="http://www.fattoriasangiusto.it">www.fattoriasangiusto.it</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">*<b>Isole e Olena 2018</b> (82% Sangiovese, 15% Canaiolo, 3% Syrah) – Naso intenso e profondo, in cui si alternano principalmente sentori floreali e fruttati, oltre a piacevoli note di cipria; in bocca entra pieno e morbido, la trama tannica è fine, integrata nel frutto e ben bilanciata dalla freschezza, che si prolunga nel piacevole finale fresco e fruttato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Monteraponi 2018 </b>(95% Sangiovese, 5% Canaiolo) – Naso intenso e ampio, con evidenti sentori di viola, ribes e ciliegia, seguiti da note terrose e lievi <i>nuances</i> speziate; in bocca è intenso, i tannini sono vellutati e il frutto è quello tipico della ciliegia, la freschezza e la ferrosità completano il quadro gustativo. Il finale è persistente, su note minerali e amaricanti (<a style="color: #000000;" href="http://www.monteraponi.it">www.monteraponi.it</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Podere Poggio Scalette 2018 </b>(100% Sangiovese) – Il profumo che emana dal bicchiere è di quelli che ti colpisce subito per il suo invitante insieme di aromi fruttati e floreali, dove spiccano le fragranze di arancia rossa e viola: semplice e ampio, fine e solare, pare ti dica «bevimi», e tu lo ascolti e lo bevi. Sì, proprio lo bevi. Al gusto è veramente accattivante, una potente intensità riempie con eleganza la bocca di morbida freschezza, i tannini sono integrati perfettamente nel frutto, calore e sapidità completano il sorso, il lungo finale gustoso è fresco di arancia. Ha una beva straordinaria, ho finito tutto quel che avevo nel bicchiere senza sputarlo e quasi avrei voluto richiederlo. Ho proprio intenzione di passarci un po’ di tempo, con questo ultimo assaggio dell’annata 2018, perché sono sicuro che potrebbe raccontarmi una gran bella storia (<a style="color: #000000;" href="http://www.poggioscalette.it">www.poggioscalette.it</a>)</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3656" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-1024x408.png" alt="" width="642" height="256" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-1024x408.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-300x119.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-768x306.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-465x185.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Ignesti-CCC-2020-collage-aziende-3-695x277.png 695w" sizes="auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Istine 2017 </b>(100% Sangiovese) – Naso intenso e fine, con riconoscimenti di marasca, viola, spezie dolci e cenni ferrosi. In bocca, ingresso potente, minerale e fresco, i tannini sono nobili, ma ancora in evoluzione, il finale fruttato e minerale è di buona persistenza (<a style="color: #000000;" href="http://www.istine.it">www.istine.it</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa 2017 </b>(100% Sangiovese) &#8211; Naso intenso e fine, dove emergono sentori di ciliegia, viola, note di macchia mediterranea, vaniglia e liquirizia. In bocca entra quasi chiedendo permesso, ma poi si espande e dimostra tutta la sua ricchezza fruttata, con tannini nobili ancora non perfettamente evoluti e bella spalla acida. Bel finale ferroso e fruttato, lungo e piacevole (<a style="color: #000000;" href="http://www.nittardi.com">www.nittardi.com</a>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Ormanni 2017</b> (100% Sangiovese) – Naso intenso profondo, floreale e fruttato (viola, lavanda e arancia rossa), poi spezie dolci (vaniglia e anice); in bocca è fresco, con bei tannini ancora in evoluzione,<span class="Apple-converted-space">  </span>finale minerale e aranciato, leggermente asciugante (www.ormanni.net).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Tenuta di Carleone 2017</b> (100% Sangiovese). Naso intenso, fresco e fruttato (arancia sanguinella e ribes), ma anche bote cosmetiche come rossetto e cipria. In bocca è intenso e fresco, con tannini nobili ma giovani e spiccata mineralità, che accompagna il finale fresco e aranciato. Un vino interessante, da aspettare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Castell’in Villa 2015 </b>(100% Sangiovese)<b> – </b>Sarà perché l’annata 2015 è straordinaria, sarà perché da sempre quest’azienda fa della grande qualità la sua bandiera, sarà perché&#8230; ma qui si va oltre la parola ‘vino’. Questo non è solo un un cantastorie. È un cantaleggende? Lo è. È un <i>master of elegance</i>? Lo è. È una primadonna che vuole attenzione e riverenza? Lo è. Proverò a descriverlo, anche se sarebbe più facile elencare le caratteristiche che non vi si trovano, di quelle che ci sono. Il naso è una meraviglia, elegante che più non si può, di classe, complesso, intenso e finissimo, con riconoscimenti di rosa appassita, frutta cotta, ciliegia, prugna, terrosità, sottobosco (fungo e tartufo) e spezie dolci, che si alternano in un bouquet unico. In bocca entra proprio con la classe di una primadonna che attira l’attenzione senza chiederla, con un’acidità ancora viva e perfettamente integrata da tannini dolci perfetti; la sapidità e le note vellutate di frutta completano un insieme poco comune. Il finale, manco a dirlo, è elegante, complesso e persistente, su note di frutta. Il vino cambia ad ogni assaggio e scopri sempre qualcosa di nuovo, sentori che vogliono farsi largo tra gli altri e rinnovare le emozioni. Mi ricorda una grande, grandissima artista, una cantante lirica che metteva in ogni parola, in ogni nota, un qualcosa di ammaliante: sì, lo dico, questo vino mi ricorda proprio Lei. Maria Callas (<a style="color: #000000;" href="http://www.castellinvilla.it">www.castellinvilla.it</a>).</span></p>
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