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	<title>Leonardo Romanelli &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>L&#8217;evoluzione stilistica del Vino Nobile di Montepulciano di Salcheto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 09:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Michele Manelli (classe 1975) si trova per la prima volta a passare dalla Toscana nel 1994 – mentre svolge il suo lavoro di consulente finanziario – e l’incontro con la campagna senese lo rapisce al punto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Michele Manelli</b> (classe 1975) si trova per la prima volta a passare dalla Toscana nel 1994 – mentre svolge il suo lavoro di consulente finanziario – e l’incontro con la campagna senese lo rapisce al punto tale che nel giro di qualche anno lascia l’attività professionale per dedicarsi completamente all’agricoltura, fondando l’azienda di <b>Salcheto</b>. Oggi l’azienda è un modello di sviluppo agricolo sostenibile nel perimetro della DOCG del <em>Vino Nobile di Montepulciano</em>, grazie all’autonomia energetica e alla riduzione dell’impronta ecologica in tutte le fasi della produzione. I 4 ettari vitati degli inizi sono diventati in 20 anni più di 50 e <i>Salcheto</i> vanta una gamma produttiva di tutto rispetto, anche se il Sangiovese per il <em>Nobile</em> resta il motore dell’azienda, in particolare quello destinato al vino <b><i>Salco</i></b>, che dal 1999 rappresenta l’etichetta più importante.</p>
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<p>Il 17 gennaio scorso – a Villa Olmi, a Firenze, con Leonardo Romanelli a guidare la serata – Michele ha ripercorso le tappe del suo progetto con 6 annate proprio del <b><i>Vino Nobile di Montepulciano Salco</i></b>, rivelando come, insieme al clima, sia cambiato anche il suo gusto personale e questo cambiamento è arrivato fino ai suoi prodotti, come abbiamo potuto constatare negli assaggi, bicchiere dopo bicchiere. Il <b>Salco</b> è un Sangiovese in purezza, coltivato in un vigneto luminoso, a 400 m di altitudine, su argilla, nella parte alta del territorio del <em>Nobile</em>, che si affaccia verso est sulla Val di Chiana in lontananza; matura in legni di varie dimensioni. Nel percorso dalle prime annate verso quelle più recenti si denota una crescente focalizzazione sull’acidità e sullo snellimento del vino, che trova nella vendemmia 2013 il completamento di questa inversione di marcia, iniziata in parte con la 2011: rispetto alla ricerca di struttura degli esordi si giunge alla rivalutazione della scioltezza e dell’eleganza.</p>
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<p>L’annata<b> 2003</b>, ricordata in tutta Italia per l&#8217;estate torrida, non ha risparmiato neanche la vigna del Salco. Il colore del vino è particolarmente fitto, di una tonalità rosso granato compatto. Al naso respiriamo profumi di surmaturazione, più che di evoluzione, testimoniati da ciliegie sotto spirito, prugne cotte, carrube, mirtilli disidratati e fichi secchi, che anticipano chiodi di garofano e sigaro toscano. Calore e morbidezza avvolgono il palato, restando piacevolmente legati al frutto, che negli aromi di bocca è più fresco rispetto ai profumi, mentre i tannini sono un po’ asciuganti.</p>
<p>Altrettanto profondo alla vista è il colore dell’annata<b> 2005</b>, che si distingue tuttavia per una maggiore luminosità. Anche questa è stata un’annata calda, anche se più piovosa, con un anticipo vendemmiale di quasi 2 settimane, ma dall&#8217;assaggio sembra che le piante abbiano sofferto meno, perché l’articolazione delle note fruttate è vivace, anche se evoluta. I ricordi di confettura di frutti di bosco sono legati a un soffio balsamico e sono contornati da tratti floreali e da speziatura di cannella e cacao. Anche al gusto il vino dimostra dinamicità; la vena di acidità e sapidità esalta dei tannini dalla trama fine, appena un po’ ruvidi, e regala una persistenza interessante su note di ciliegia.</p>
<p>Quella che in molte zone della Toscana è stata una grande annata, di potenza e ottima maturazione fenolica, cioè la <b>2006,</b> per il <i>Salco</i> ha invece rappresentato una flessione qualitativa. Praticamente nero alla vista, ma con notevole presenza di sedimenti, all’olfatto è inizialmente reticente e si apre lentamente su more di rovo e erbe essiccate, per poi esibire l’apporto del legno, con sentori di torrefazione e vaniglia. Al gusto si allarga subito e chiude con tannini leggermente amaricanti, quasi ossidati.</p>
<p>Il riscatto arriva con la vendemmia <b>2007</b>, che mette in luce un vino agile e dalla personalità precisa. Non si scosta dalla profondità cromatica delle annate precedenti, anche se ha ottima vivacità e il granato rappresenta una sfumatura che racchiude un cuore ancora rosso rubino. I fiori di violetta marcano l’impatto olfattivo, che poi vira su ciliegia matura, liquirizia e note mentolate, su uno sfondo di cioccolato appena percepibile. I tannini sono ben posizionati nel percorso gustativo, così da garantire al vino una morbidezza di fondo, dovuta alla spinta calda e fruttata. La chiusura sapida fa salivare e lascia una scia balsamica dietro di sé.</p>
<p>Saltando qualche vendemmia, degustiamo la <b>2011</b>, un’altra annata provata da condizioni di calore e temperature record nella seconda metà di agosto, da cui deriva un vino sferico ed equilibrato. Nel bicchiere è scuro, tanto da sembrare inchiostro. Il naso anticipa un vino potente, con la concentrazione della confettura e delle spezie: insieme a prugna e ciliegia, emerge in modo importante anche l’apporto del legno, con caffè, cannella e pepe. In bocca gioca la carta della grassezza e dell’opulenza, con ciliegia sotto spirito e tannini muscolari nella densità e vellutati nella trama. Interessante colpo di coda in chiusura, con finale rinfrescante di succo di mirtillo e alloro.</p>
<p>Un’annata più classica è stata la <b>2013</b>, tanto che qualcuno l’ha definita ‘<em>all’antica</em>’, con vendemmia nel mese di ottobre. Ma nel nostro caso specifico è anche l’annata che mette in evidenza un cambiamento stilistico, ammesso dal produttore stesso, che – come abbiamo detto – corrisponde all&#8217;evoluzione del suo gusto personale, che dà meno peso a struttura e potenza in favore di raffinatezza e godibilità. Il colore è quello meno profondo della batteria: rosso rubino, diluito sul bordo. Il profumo tratteggia i caratteri canonici del Sangiovese: ciliegia, lampone, rosa canina, sottobosco, humus e qualche accenno anche di arancio e pesca, con il legno che resta molto nascosto. Il gusto è scattante, trainato da una decisa sapidità e da tannini fini e ben definiti, seguiti da una lunga chiusura di arancia amara. È un vino ancora in evoluzione, sia negli aromi che nel profilo gustativo, che regala comunque già oggi una facile bevibilità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2381" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco.jpg" alt="Verticale Salco" width="510" height="290" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco.jpg 800w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco-300x171.jpg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco-768x437.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco-465x264.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/verticale-Salco-695x395.jpg 695w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></p>
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