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	<title>Lily Bollinger &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>La gioia dell’immortalità: Champagne Brut La Grande Année 2007 di Bollinger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 22:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[ALMA AIS]]></category>
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					<description><![CDATA[Fu il sogno di poter rendere immortale quell’annata eccezionale (era il 1976) – estrapolando dalla natura la potenzialità espressiva di un grande millesimo e condensarla all’interno di un calice di Champagne, capace di emozionare i fortunati]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fu il sogno di poter rendere immortale quell’annata eccezionale (era il 1976) – estrapolando dalla natura la potenzialità espressiva di un grande millesimo e condensarla all’interno di un calice di Champagne, capace di emozionare i fortunati bevitori attraverso un racconto ricco di eleganti sfaccettature – a spingere la <i>maison</i> <b>Bollinger</b> a creare <b><i>La Grande Année</i></b>. Questo rigoroso <i>millésime</i> – che vede la luce solamente nelle annate eccezionali – nacque con Madame <b>Lily Bollinger</b>, carismatica leader dell’azienda, che per quasi 40 anni (a partire dagli anni ’40) sviluppò con passione e lungimiranza la <i>maison</i>, imponendo severi dettami per la ricerca di un’assoluta qualità, basati sui valori che ancora oggi definiscono la straordinaria unicità dello stile <i>Bollinger</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le uve che compongono la cuvée provengono per oltre il 90% da una quindicina di vigneti Grand Cru di proprietà, principalmente da Aÿ e Verzenay per il Pinot Noir (70%) e da Avize, Cramant e Oger per lo Chardonnay (30%). La decisa impronta stilistica aziendale si palesa già durante la fase di vinificazione, effettuata totalmente in legno, per poi delinearsi attraverso la <i>prise de mousse </i>in bottiglia sotto la protezione di un <i>bouchon de liège</i> (sì, proprio un tappo di sughero), che permette di ispessire la complessità aromatica e – al contempo – di arricchire la pienezza gustativa, amplificando il lungo lavoro svolto dai lieviti nelle fredde e silenziose <i>caves </i>di affinamento.<br />
È in questo fondamentale riposo – lungo quasi 10 anni – che <i>La Grande Année</i> crea il suo carattere unico e inimitabile, impreziosito dall’artigianalità del suo percorso, attraverso le sapienti mani dei <i>cantinieri-remuers</i>,<i> </i>che con certosina pazienza coccolano ogni singola bottiglia e adempiono alle fondamentali fasi del <i>remuage</i> e del <i>dégorgement</i>, rendendo ancora più esclusivo questo concentrato di stile e <i>savoir-faire</i>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2014" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/La-Grande-Année-ok.png" alt="" width="338" height="326" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/La-Grande-Année-ok.png 567w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/La-Grande-Année-ok-300x290.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/La-Grande-Année-ok-465x449.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/La-Grande-Année-ok-517x500.png 517w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></p>
<p>L’occasione di degustare <i>La Grande Année</i> 2007 si presenta in una giornata accademica – al Master ALMA AIS a Colorno – dedicata ad approfondire le zone e le caratteristiche dello Champagne. Il residuo zuccherino è di 7 g/l, la sboccatura è del Novembre 2017. Già dal primo impatto, <i>Lei </i>– <i>La Grande Année – </i>manifesta una netta differenza con gli Champagne degustati prima, a partire dalla ricchezza e dalla densità del suo colore giallo dorato intenso, scalfito solamente dalle luccicanti bollicine che muovono verso l’alto la sua (ma anche nostra) irrefrenabile voglia di concedersi ai nostri trepidanti organi di senso. Con rispetto avvicino il calice al naso e <i>Lei</i> si dichiara senza la minima esitazione, esprimendo tutta la sua carica di dolci sensazioni, legate alle brioches di pasticceria appena sfornate e all’avvolgente profumo del burro fuso, che poi si ampliano, andando a coinvolgere anche il miele d’acacia, i<span class="Apple-converted-space">  </span>fiori di zagara e la tostata sensazione che ricorda il caramello bruciacchiato del croccante alle mandorle, per chiudere questa straordinaria ampiezza olfattiva sferzando le narici con una splendida e rinfrescante nota balsamica, quasi agrumata. Non resisto.</p>
<p>Curioso e affascinato, passo all’assaggio e qua <i>Lei </i>rivela la sua caratteristica più importante: la pienezza. Una pienezza di agrumi maturi (quasi canditi) che avvolge la bocca e si amplifica, ai lati della lingua, con la saporosità di frutta secca tostata (mandorle e pinoli), che viene poi vivacizzata da una spuma finissima e molto gradevole, che dal centro-bocca accompagna con eleganza il vino sino alla deglutizione, dove riecheggia, con tutta la sua generosità, con una persistenza praticamente infinita.<br />
Un’esperienza incredibile, sostanziosa e caparbia, che esprime le capacità di un’annata forse più calda del solito, ma comunque in grado di definire con precisione e sentimento il grande lavoro concettuale che sta dietro alla produzione di questa iconica etichetta, capace di mantenere per decenni l’interpretazione di una vendemmia eccezionale e di riuscire a renderla veramente immortale, un po’ come il ricordo della classe senza tempo di ‘Madame Champagne’, <i>Lily Bollinger</i>.</p>
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