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	<title>Luca Salsi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Luca Salsi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Abbinamenti inusuali (post-Covid) &#8211; «Tosca» di Giacomo Puccini per gli 85 anni di Zubin Mehta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 09:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Alicante]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Maggio Musicale Fiorentino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente si riparte. Dopo il secondo stop per questo ultramaledetto Covid, l’attività artistica del <i>Teatro del Maggio Musicale Fiorentino</i> è ripartita alla grande. Devo dire che il termine <i>ripartita</i> non è del tutto appropriato, perché il teatro fiorentino non ha mai davvero chiuso i battenti, come hanno fatto altri e ben più rinomati teatri italiani e non, ma per forza di cose la sovrintendenza si è dovuta limitare a produzioni in streaming di opere e concerti, che non sono esattamente la stessa cosa (un po’ come «bere una <i>Tourtel</i> invece che una <i>Guinness</i>», si diceva negli ambienti della palla ovale).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In questo modo, riprogrammando il più possibile gli spettacoli e tenendo sempre sul chi vive artisti e maestranze, il 26 aprile, giorno della riapertura (parziale e con un pubblico limitato), si è inaugurato il <i>Festival del Maggio Musicale Fiorentino</i> con una splendida edizione dell’<i>Adriana Lecouvreur</i> di Cilea e con una serie di concerti sinfonici. Ma non è della splendida <i>Adriana</i> (mi ripeto, ma era veramente così) che voglio parlare in questo contesto, bensì della speciale <b><i>Tosca</i></b> organizzata il 19 Maggio per festeggiare gli 85 anni del maestro <b>Zubin Mehta</b>, direttore onorario a vita del nostro teatro. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-6234 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-2021-manifesto.png" alt="" width="291" height="389" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-2021-manifesto.png 683w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-2021-manifesto-225x300.png 225w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-2021-manifesto-449x600.png 449w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-2021-manifesto-374x500.png 374w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></p>
<p>Fin dai primi accordi capisci di assistere a una serata magica, di quelle che ti entrano dentro e ci restano per un pezzo; una di quelle serate che fanno del teatro – e soprattutto dell’opera lirica – il modo più esaltante e bello per vivere un evento memorabile. Sì, proprio <i>me-mo-ra-bi-le</i>, perché sotto la bacchetta del maestro Zubin Mehta avevamo un’orchestra in grande spolvero, un coro che – nonostante le difficoltà imposte dalle esigenze di distanziamento e dalle mascherine – ha reso al meglio e un cast vocale da far invidia a tanti altri osannati teatri. Tutte componenti che, in un’atmosfera molto emozionante, hanno contribuito a realizzare una serata unica. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Avevo già ascoltato molte volte questo capolavoro pucciniano diretto da Mehta, in diverse edizioni, ma devo dire che questa è stata la rappresentazione più bella: non molto dissimile dalle altre nell’impostazione generale, ha però mostrato un pathos interpretativo, una ricerca meticolosa delle sonorità più nascoste e una partecipazione emotiva che non avevo riscontrato neppure nelle migliori esecuzioni precedenti.</p>
<p>Ho accennato al cast vocale di primissimo ordine, che ha saputo dare la propria impronta personale a ciascun personaggio, attenendosi al contempo all’impostazione del Maestro con grande attenzione. Quello che più si è calato nel ruolo seguendo i dettami di Mehta, soprattutto nei momenti più lirici del primo e del terzo atto, è stato <b>Francesco Meli</b>, apparso in ottima forma: voce ferma, sonora e facile alle smorzature, senza perdere il suo caratteristico colore e senza scadere nel falsetto, mantenendo sempre un timbro molto bello e giovanile. Il suo è un Cavaradossi più innamorato che rivoluzionario, più “amante di Tosca” che “uom sospetto e volterriano”, come lo definisce il Barone Scarpia. Un Cavardossi riflessivo e fragile (fragile, non debole), con un lirismo per certi versi inedito, almeno per i Cavaradossi che ho ascoltato dal vivo: un personaggio tutto suo, che culmina con lo struggente addio alla vita di <i>E lucevan le stelle</i>, cantato e diretto in una simbiosi così palpabile dal duo Meli-Metha che mi ha letteralmente commosso. Non mi era mai successo di avere gli occhi così lucidi al termine della romanza&#8230; Ma non credo di essere stato il solo a rimanere colpito dalla splendida esecuzione, perché il pubblico non la finiva mai di applaudire e di richiedere un bis che alla fine è stato concesso, nell’entusiasmo generale.</p>
<p><i>Tosca</i> era interpretata dalla soprano spagnola <b>Saioa Hernández</b>: voce potente, gran volume, bel colore, acuti sicuri e ottima tecnica sono le caratteristiche che la contraddistinguono e che ha ampiamente dimostrato anche in questa occasione, anche a scapito di un pathos interpretativo non sempre convincente, che si è concentrato soprattutto nella esecuzione della celeberrima romanza del secondo atto <i>Vissi d’arte</i>.</p>
<p><b>Luca Salsi</b> ha invece disegnato da par suo uno grande Scarpia, molto più incline a rappresentarci l’aspetto feroce e animalesco del personaggio piuttosto che quello di sottile servitore della polizia papalina. «<i>Bramo la preda bramata, perseguo, me ne sazio e via la getto. Dio creò diverse beltà, vini diversi, io vo gustar quanto più posso dell’opra divina</i>»: questo ci dichiara Scarpia all&#8217;inizio del secondo atto questa è la linea interpretativa che Salsi ci propone. A me manca un po’ la sottigliezza del «<i>bigotto satiro che affina con le devote pratiche la foia libertina</i>» (così lo descrive Cavaradossi nel primo atto) che avevo riscontrato nelle interpretazioni di altri baritoni, ma il suo è in ogni caso uno Scarpia convincentissimo, che ricalca le orme di grandi Scarpia del passato.</p>
<p>La festa per il compleanno del maestro Mehta non era però finita. Gli applausi trionfali che tutto il pubblico stava rivolgendo a lui e agli interpreti sono stati simpaticamente interrotti dal sovrintendente Alexander Pereira, che è salito sul palco assieme al Sindaco di Firenze Dario Nardella con una grande cesta con 85 peonie, consegnate a Mehta per i suoi 85 anni e per la lunghissima collaborazione con il <i>Maggio Musicale Fiorentino</i> che dura ormai da oltre 50 anni. Dario Nardella poi, a nome della città, ha fatto omaggio al maestro di una lettera autografa del compositore tedesco Johannes Brahms, del quale Mehta eseguirà il ciclo completo dei concerti nei prossimi mesi alla guida dell’orchestra del <i>Maggio</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-6232" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-1024x317.png" alt="" width="732" height="226" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-1024x317.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-300x93.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-768x238.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-1536x475.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-2048x634.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-465x144.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/06/Tosca-collage-saluti-695x215.png 695w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></p>
<p>È seguito poi un breve filmato che ha ripercorso il cammino fiorentino del festeggiato, prima che l’orchestra del <i>Maggio</i> intonasse il canonico <i>Tanti auguri a te</i>, che il pubblico e i solisti si sono messi a cantare con partecipazione e divertimento. Mi è passato diverse volte per la testa di suggerire al <i>Teatro</i> di inserire questa rappresentazione nella collezione <i>Maggio Live</i>, la collana di CD che raccoglie le esecuzioni storiche eseguite da grandi artisti a Firenze. Esecuzioni come questa, che ha avuto anche una piacevole sorpresa finale: torta al cioccolato (ottima!) e bollicine per tutti.</p>
<p>E le bollicine fanno scattare immediatamente la domanda: che vino abbinare all’ascolto di questa splendida <i>Tosca</i>? <i>Tosca</i> è un’opera per certi versi ruvida e tosta, sia nella storia che negli accordi trasudanti modernità, ma che quando si scioglie nelle sue melodie immortali (su tutte <i>E lucevan le stelle</i> e <i>Vissi d’arte</i>) ti avvolge, ti coinvolge, ti impregna di armonie e di melodie che ti si radicano nella memoria.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ci vuole un grande vino rosso, ancora tendente più verso le note dure (acidità e sapidità, piuttosto che tannicità) che morbide, ma che successivamente sappia essere avvolgente e corposo, con un gran finale persistente e su note anche amaricanti, come amaro è il finale, ma sempre piacevoli, come è piacevole la musica del genio lucchese.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Barone Scarpia, che come abbiamo detto adora diverse beltà e anche vini diversi, spedito il povero Mario al patibolo dopo averlo fatto torturare, suggerisce a Tosca «<i>vin di Spagna, un sorso per rincuorarvi</i>». Il primo pensiero sarebbe quindi quello di dare ascolto al suggerimento del cattivone e rivolgersi alle produzioni ispaniche, ma fra i vini che conosco di quella terra non ne ricordo uno che abbia quei picchi di durezza che richiamino il percorso tragico e duro della storia e di parte della musica. Un secondo pensiero – banale e scontato, quindi scartato subito – porterebbe all’uva Tosca, coltivata sul versante nord dell’Appennino Tosco-Emiliano, e per questo detta ‘uva de monte’.</p>
<p>Ma in questo caso, caro il mio perfido barone, trovo più convincente un buon vino toscano (toscanissimo, come Puccini), capace di fornire sia le durezze necessarie sia una morbidezza che rincuori. Un vino con prevalenza di Sangiovese, quindi (che ci posso fare se lo amo come si ama un babbo, magari ormai anziano ma sempre saggio, energico e vitale?), magari associato con un Alicante, vitigno di origine spagnola (per accontentare un pochino il vendicativo Scarpia) ormai radicato da oltre un secolo in Toscana, in una parte ben definita della regione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E quale DOCG Toscana consente di associare al Sangiovese un massimo del 15% di Alicante? Non avete certo bisogno che ve lo dica io, vero?</p>
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		<title>Abbinamenti inusuali &#8211; Ascoltando il «Macbeth» di Giuseppe Verdi</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/recensioni-e-abbinamenti-inusuali-ascoltando-il-macbeth-di-giuseppe-verdi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2018 00:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Cortona DOC Syrah]]></category>
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					<description><![CDATA[Per festeggiare i 50 anni dal suo debutto fiorentino, il Maestro Riccardo Muti ha diretto in forma di concerto l’opera lirica Macbeth, di Giuseppe Verdi, al Teatro dell’Opera di Firenze, l’11 e il 13 luglio scorsi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per festeggiare i 50 anni dal suo debutto fiorentino, il Maestro <b>Riccardo Muti</b> ha diretto in forma di concerto l’opera lirica <b><i>Macbeth</i></b>, di Giuseppe Verdi, al <i>Teatro dell’Opera di Firenze</i>, l’11 e il 13 luglio scorsi. Verdi compose il <i>Macbeth</i> (la sua decima opera) su libretto di Francesco Maria Piave, rivisto successivamente da Andrea Maffei e tratto dall’omonima tragedia shakespeariana. La prima rappresentazione fu data proprio a Firenze, il 14 marzo 1847, al <i>Teatro della Pergola</i>. Successivamente Verdi, per presentare l’opera a Parigi, riprese in mano la partitura originale aggiungendovi alcune pagine, fra le quali gli immancabili ballabili (obbligatori nella Parigi dell’epoca), e togliendone o modificandone altre. La nuova versione andò in scena il 19 aprile del 1965 al <i>Théâtre Lyrique</i> di Parigi e, con versi tradotti in italiano, al <i>Teatro alla Scala</i> di Milano nel 1874: quest’ultima versione è senz’altro la più rappresentata ed è quella scelta dal Maestro Muti per queste esecuzioni.</p>
<p>Chi meglio del Maestro Muti – che ha diretto il <i>Macbeth</i> verdiano moltissime volte e che lo eseguì per per la prima volta proprio a Firenze nel 1975 – può descriverne le atmosfere e il significato? Riporto di seguito alcune delle considerazioni in proposito che il Maestro ha fatto in una lunga intervista – rilasciata nel 2011 ad Antonio Gnoli e pubblicata su <i>La Repubblica</i> – in occasione delle rappresentazioni al <i>Teatro dell’Opera di Roma</i> (intervista ancora reperibile online, per coloro che volessero approfondire l’argomento, all’indirizzo <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/27/news/riccardo_muti_cos_macbeth_racconta_il_potere_della_coppia-25681075/">http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/27/news/riccardo_muti_cos_macbeth_racconta_il_potere_della_coppia-25681075/</a>).</p>
<p>«Le parole di Shakespeare e la musica che Verdi ha composto mi fanno essere grato a questi due geni dell’arte… Nel <i>Macbeth</i> c’è soprattutto la voluttà del soglio, dello scettro, il potere: grande tema, eterno quanto l’uomo, che scorgiamo nella doppia immagine di Lady Macbeth e del suo consorte. Ma con questa accortezza: nell’opera di Verdi tutto è nelle mani, e nelle intenzioni, della Lady, che ha in pugno Macbeth. Lei lo sovrasta, fino a trattarlo come un fanciullo vanitoso e debole… A Verdi è sufficiente una piccola ma grandiosa arcata musicale per delineare, fin dall’inizio, i tratti di Macbeth e Banquo, e lo fa con un avvio circolare, poche battute bastano per intendere la raffinatezza dell’inseguirsi delle note, come fossero dentro un cerchio. E non è un caso che usi questo tipo di struttura musicale perché, ogni volta che si interessa al fato, Verdi ricorre a un tema di questo genere… Le streghe – quelle che incontrano Macbeth all’inizio – agiscono dentro una sorta di cerchio magico. E noi percepiamo in quello spazio virtuale sia la discesa all’inferno che la risalita al cielo… All’inizio, infatti, Verdi introduce l’oboe, il clarinetto e il fagotto. Mescola i loro suoni dandoci la sensazione di ascoltare un’orrenda cornamusa scozzese… Lady Macbeth e il marito<b> s</b>ono due giganti. Lei spicca come il male che si effonde ovunque. Rappresenta la voluttà e la brama del potere. Dice, rivolta a Macbeth “<i>Al fin sei mio</i>” e Verdi sottolinea mio, quasi a suggerirci un fatto erotico. Viene da pensare allo scettro come simbolo fallico. La Lady domina Macbeth, domina sul guerriero che è grande in battaglia, ma miserabile nei suoi sogni, nelle sue decisioni. Negli anni ho realizzato molte edizioni del <i>Macbeth</i> e, ogni volta che torno su quest’opera, mi rendo conto che non si finisce mai di scavare nei suoi personaggi».</p>
<p>Definire le serate fiorentine memorabili è quasi svilirne la portata del risultato artistico e del grande successo che queste rappresentazioni hanno entrambe ottenuto. Un trionfo dall’inizio alla fine, dall’ovazione che ha accolto il Maestro al suo ingresso in sala alla <i>standing ovation</i> finale, che sembrava non diminuire mai d’intensità, fino a quando il Maestro non l’ha interrotta col suo accorato appello per riportare le spoglie del compositore fiorentino Luigi Cherubini – ora quasi dimenticate nel cimitero parigino di <i>Père Lachaise</i> – nella sua giusta collocazione. Nella splendida tomba a lui dedicata fra ‘<i>l’urne dei forti</i>’, nella Basilica di Santa Croce.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1663" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-solo.png" alt="" width="281" height="340" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-solo.png 563w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-solo-248x300.png 248w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-solo-465x562.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-solo-413x500.png 413w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>L’appello del Maestro per riportare a Firenze le spoglie di Luigi Cherubini</i></p>
<p>L’esecuzione in forma di concerto non toglie niente al senso di Teatro (con la T maiuscola) e, fin dalle prime note del preludio, la direzione del Maestro non lascia un attimo di tregua e sottolinea ineguagliabilmente ogni nota della partitura, ogni accento, ogni parola del libretto; anche le più piccole sfaccettature dinamiche che la musica verdiana propone vengono evidenziate in una crescente tensione, che culmina nei concertati finali degli atti e nel finale dell’opera, dove vere valanghe di suono ti lasciano lì, basito ed incredulo per quello che hai sentito.</p>
<p>Motivati dal ritorno del Maestro Muti – e coinvolti da lui in una lettura piena di mille sfumature, di mille colori – i professori dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino danno il meglio di sé, raggiungendo vette che non udivo da anni, tanto che, a un certo punto dei bellissimi ballabili lo stesso Muti si è fermato per qualche secondo lasciandoli andare da soli, tanta era la loro concentrazione e la tensione artistica che lo stesso era riuscito a infondere in loro. Anche gli artisti del Coro hanno offerto una prestazione di altissimo livello, che il Maestro ha voluto sottolineare la prima sera, chiedendo esplicitamente al pubblico un applauso per sottolineare la loro prestazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nel ruolo del protagonista, il baritono Luca Salsi ha offerto una prova maiuscola, calandosi nella difficile parte del protagonista con bella voce e soprattutto con gli accenti giusti al posto giusto: un grande Macbeth; buona anche la prova della soprano coreana Vittoria Yeo: bella e potente voce, mai una nota fuori posto, segue con grande attenzione tutte le indicazioni del Maestro Muti e disegna una Lady impeccabile dal punto di vista vocale, anche se non del tutto convincente nello scavo drammatico del personaggio; il tenore Francesco Meli è stato un Macduff emozionante e da manuale, specie nella celebre aria ‘<i>ah la paterna mano</i>’, cantata con un <i>pathos</i> e una partecipazione da grandissimo interprete; il basso Riccardo Zanellato è stato infine un Banquo di tutto rispetto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1662" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast.jpg" alt="" width="530" height="298" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast.jpg 850w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast-300x169.jpg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast-465x261.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/Riccardo-Muti-e-cast-695x391.jpg 695w" sizes="auto, (max-width: 530px) 100vw, 530px" /></p>
<p><i>Il cast al completo riceve i ringraziamenti e la </i>standing ovation</p>
<p>Un colore da abbinare al <i>Macbeth</i>? Rosso, come il sangue, la passione e la sete di potere, che zampillano in questo capolavoro verdiano: un rosso scuro, tenebroso, impenetrabile. Ecco, il vino che abbinerei inusualmente all’ascolto del <i>Macbeth</i> in generale, e di questo Macbeth in particolare, è proprio un rosso di colore scuro, brillante e consistente nel bicchiere, impenetrabile, quasi nero, un vino ‘da masticare’, fresco, sapido e tannico (ma i tannini devono essere morbidi e nobili), in cui le componenti dure (affini alla sete di potere e alla feroce determinazione della Lady e del suo succube consorte)<span class="Apple-converted-space">  </span>prevalgono ancora su quelle morbide (affini ai personaggi positivi di Macduff e di Banquo). Un vino giovane, quindi, ma pronto, la cui degustazione sia già soddisfacente, anche se l’equilibrio arriverà solo con la maturazione, fino a raggiungere grande armonia, che si abbinerà perfettamente al ricordo di questa memorabile esecuzione e al riascolto delle altre edizioni che il Maestro Muti ha consegnato alla storia. Un’armonia paragonabile al concertato finale aggiunto da Verdi nella versione del 1865 (‘<i>Macbeth Macbeth ov’è, ov’è l’usurpator</i>’), con Macbeth abbandonato al suo destino, morto fuori dalla scena. Sceglierei un vino toscano d’impronta internazionale, come un <b><i>Cortona DOC Syrah </i></b><i>o</i> un <b><i>Suvereto DOCG Merlot</i></b>.</p>
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