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	<title>Lur-Saluces &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Lur-Saluces &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Abbandonarsi a vivere. Château d’Yquem Lur-Saluces 1981 Sauternes AOC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Carli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 19:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fu il primo a dire che per bere un vino dolce bisogna obbligatoriamente aspettare la fine del pasto? Da quale dogma deriva quest’obbligo? Sappiamo bene che non è così. Ad esempio, il <b>Sauternes</b> – specialmente <em>questo</em> <i>Sauternes</i> – non è soltanto ‘un vino dolce’: la sua complessità e la sua struttura lo rendono così particolare che non lo si può collocare in un contesto spazio-temporale ristretto, come quello in cui sulla tavola sono rimasti soltanto i dolci. Io potrei avere voglia di degustarlo davanti al camino, in una fredda serata invernale, coccolato dall’ardore della legna che scoppietta, in buona compagnia o da solo, come vino da meditazione, e nessuno dovrebbe risentirsi, come nessuno dovrebbe storcere il naso se decidessi di abbinarlo, a tavola, con dei piatti non dolci.</p>
<p>Come il mondo intero sa, il <i>Sauternes</i> è prodotto in una piccola <i>enclave</i> delle <i>Graves</i>, a sud-ovest di Bordeaux. Nella storica classificazione dei vini di Bordeaux del lontano 1855, il nettare di <b>Château d’Yquem</b> è classificato come unico bianco <i>Premier Cru Supérieur</i> e la storia del <i>Sauternes</i> può – a buona ragione – essere fatta coincidere con le vicende e le trasformazioni di questa azienda, che ne ha costituito da sempre la massima espressione. Le radici di Yquem – che si trova su una dolce collinetta poco a nord-est del paesino di Sauternes – risalgono a oltre quattrocento anni fa, ma fu a fine Settecento (con il matrimonio di <i>Françoise Joséphine de Sauvage d’Yquem</i> con il conte <i>Louis Amédée de Lur-Saluces</i>, proprietario del vicino <i>Château de Fargues</i>) che iniziò il lustro di Yquem e del <i>Sauternes</i> in generale. Nonostante fosse rimasta presto vedova, <i>Françoise Joséphine </i>rinnovò le tecniche produttive – introducendo tra l’altro il sistema dei ripetuti passaggi in vigna per la vendemmia degli acini maturi – e fece costruire una nuova cantina, molto moderna. Il destino volle poi che in quel periodo il futuro presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, ne ordinasse un’importante quantità, facendo una pubblicità decisiva per il futuro dell’azienda e di tutto il <i>Sauternes</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nei decenni successivi fu costruito il castello, in cui confluiscono ancora oggi le uve dei 113 ettari del vigneto circostante, dove esiste un <i>terroir </i>perfetto per lo sviluppo della <i>Botrytis Cinerea</i>, la muffa nobile che attacca i chicchi d’uva, ne perfora la buccia e ne provoca l’appassimento, innescando una serie di altre benedette trasformazioni chimico-fisiche che contribuiscono a caratterizzare l’aroma e il sapore del vino. Un vino molto speciale, che nasce in condizioni climatiche e ambientali davvero particolari: nel vigneto, che occupa 3 colline, la nebbia del mattino viene soffiata via dalle brezze pomeridiane, provocando un alternarsi di condizioni di clima umido e secco che porta alla formazione di quelle spore di muffa nobile che attivano il processo di appassimento degli acini. Il controllo di questi processi naturali sulla pianta e la scelta del momento giusto della raccolta – con la necessità di selezionare chicco per chicco, con continui passaggi in vigna (normalmente cinque o sei, ma si può arrivare anche fino a dieci) – impegnano un arco di tempo molto lungo, con costi elevatissimi. I vigneti di Sémillon (75%) e Sauvignon (25%) – con il primo a dare volume e struttura e il secondo a dare finezza e aromi – sono radicati su suoli sabbiosi e sassosi, capaci di accumulare e restituire lentamente calore e perfettamente adatti al drenaggio delle piogge: una simbiosi tra vitigni, clima e territorio unici nel suo genere, per creare alcuni dei vini con il più alto potenziale d’invecchiamento al mondo. Cosa attendersi, allora, dall’opera del tempo su questi vini?</p>
<p><span class="Apple-converted-space"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2430" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage.png" alt="" width="610" height="309" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage.png 834w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-300x152.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-768x390.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-465x236.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-695x353.png 695w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></span></p>
<p>Sto per scoprirlo, perché in questa degustazione faccio la mia prima esperienza con un vino del genere così evoluto: ho tra le mani uno <b><i>Château d’Yquem Lur-Saluces 1981</i></b>, che si presenta nel calice di un oro brillante e con una consistenza abbastanza importante. Al naso sale un bouquet olfattivo di una dolcezza avvolgente, con sensazioni fruttate, burrose, iodate e vanigliate. Ma tenetevi forte, perché è in bocca che comincia a spingere con forza sull’acceleratore delle emozioni… Al gusto è infatti come una sfera perfetta, con uno straordinario equilibrio tra zuccheri e acidità, una moltitudine di frutti – datteri e cocco, albicocca secca e in confettura – e un tannino morbido come il cashmere. C’è poco da fare, mi arrendo: si tratta di pura eleganza. Ma non finisce qui, perché l’impressione che rimane dopo l’assaggio è come il silenzio che segue l’ascolto di un brano della <i>Settima Sinfonia</i> di Beethoven (scritta a inizio ‘800, negli stessi anni in cui nasceva il mito di Yquem), durante il quale l’ascoltatore non riesce a liberarsi del ricordo e dell’incanto della musica: ecco, con questo Sauternes succede la stessa cosa, tanto è persistente e capace di prolungare all’infinito un piacere unico.</p>
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		<title>Il fascino dorato &#8211; Sauternes AOC Château d’Yquem Lur-Saluces 1995</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/fascino-dorato-sauternes-aoc-chateau-dyquem-lur-saluces-1995/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 21:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Château d’Yquem]]></category>
		<category><![CDATA[Lur-Saluces]]></category>
		<category><![CDATA[Muscadelle]]></category>
		<category><![CDATA[Sauternes]]></category>
		<category><![CDATA[Sauvignon blanc]]></category>
		<category><![CDATA[Sémillon]]></category>
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					<description><![CDATA[Sulla sommità di un terrazzo che degrada dolcemente verso la Garonne (40 chilometri a sud-est di Bordeaux), si trova il secolare castello di Yquem, un’imponente ex fortezza del XII secolo che, grazie alla famiglia dei Lur-Saluces,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla sommità di un terrazzo che degrada dolcemente verso la Garonne (40 chilometri a sud-est di Bordeaux), si trova il secolare castello di <b>Yquem</b>, un’imponente ex fortezza del XII secolo che, grazie alla famiglia dei <b><i>Lur-Saluces</i></b>, è diventato il faro assoluto della leggenda del <b>Sauternes</b>, lo straordinario vino dolce prodotto con l’indispensabile intervento della <i>botrytis cinerea</i>. In questa specifica area geografica si sviluppano le suggestive nebbie che permettono la formazione e la propagazione della muffa nobile, che da oltre 400 anni permette la creazione di questo brillante nettare dorato. Lo straordinario legame simbiotico che si instaura tra la muffa e gli acini (di uve Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle) porta a un’importante concentrazione di glicerolo e ad una conseguente deacidificazione dell’acido tartarico, per costruire l’esclusiva unicità di questo elegante e longevo vino dolce. Tuttavia, per esaltarne la magica alchimia produttiva, è necessario il pignolo e rigoroso <i>savoir faire</i> umano, che durante l’epoca di vendemmia deve comprendere e valutare con ferrea attenzione il perfetto stato di sviluppo della botrite sugli acini, che a Yquem significa avere rese spietate, equivalenti a un bicchiere di Sauternes per ceppo, permettendo così di cristallizzare il lento e misterioso lavoro che svolge la natura in questo luogo benedetto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Universalmente riconosciuto come la stella più luminosa del suo firmamento, lo <b><i>Château d’Yquem</i></b> (oggi facente parte del gruppo LVMH) deve l’inizio della sua parabola ascendente a Françoise-Joséphine Sauvage de Lur-Saluces che – a cavallo tra il 18° e il 19° secolo, con tenacia e lungimiranza – portò l’azienda a ricevere – nella <i>Classificazione</i> del 1855 – l’attestazione di unico <i>Premier Cru Supérieur </i>tra i vini bianchi di Bordeaux.<br />
Oggi come allora, Yquem mantiene intatta la sua posizione di assoluta eccellenza della denominazione, facendosi carico di diffondere quel messaggio di lussuosità, aristocraticità e rigore che incantò personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte, Thomas Jefferson e Costantino di Russia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1854" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-819x1024.jpg" alt="" width="326" height="408" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-819x1024.jpg 819w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-240x300.jpg 240w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-768x960.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-465x581.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-400x500.jpg 400w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia.jpg 1417w" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" /></p>
<p>Questa sera mi trovo di fronte a un 1995, che dimostra l’incredibile longevità di un vino concepito per stupire da secoli. Il suo colore ambrato scuro, attraversato da luminosi riverberi dorati, diffonde un’aura solenne in tutta la sala e basta muovere il calice dall’alto al basso per rimanere ipnotizzati dalla sua brillantezza. Colpito nel profondo, procedo con il primo approccio olfattivo, che palesa immediatamente una raffinata intensità, che porta in alto profumi legati alla complessità fruttata di mango candito e pesca sciroppata, abbracciati dal tipico sentore di zafferano e, dopo qualche secondo, amplifica i descrittori, facendomi percepire note di burro fuso, bacca di vaniglia e miele di castagno. Una spiccata verve balsamica (che ricorda la resina e la canfora) rinfresca la mucosa olfattiva, mantenendo irresistibile la prosecuzione dell’analisi, che mi porta a percepire note legate al sottobosco, come il fungo secco e l’inebriante aroma del tartufo bianco. Se colore e olfatto mantengono brillantemente le mie grandi aspettative, in bocca esse vengono addirittura oltrepassate, permettendomi di comprendere l’unicità dello stile <i>Yquem</i>. Il sorso mostra un equilibrio disarmante tra morbidezza glicerica e agrumata acidità, che lo fanno scorrere con grazia all’interno della bocca, portandolo diritto e pacato alla deglutizione&#8230; Attendo qualche secondo e il vino rivela la sua grandezza, grazie a una persistenza retro-olfattiva letteralmente infinita, nella quale ritrovo cenni di fico secco, tartufo e burro d’arachidi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un’esperienza fortemente emozionale, che marchia a fuoco la lettera <b>Y</b> nel cassetto dei miei ricordi e che mi fa guardare con rispetto e ammirazione a questo esempio assoluto, capace di veicolare nei secoli “l’arte di essere un mito”.</p>
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