<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mád &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<atom:link href="https://www.ilsalottodelvino.it/argomenti/mad/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<description>In medio stat vir(t)us. Supra, vinum</description>
	<lastBuildDate>Sun, 24 Feb 2019 14:07:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.1</generator>

<image>
	<url>https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/cropped-calice.001-32x32.jpeg</url>
	<title>Mád &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Una dolce storia ungherese. Tokaji Aszú 6 Puttonyos 2002 Disznókő</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/una-dolce-storia-ungherese-tokaji-aszu-6-puttonyos-2002-disznoko/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 14:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Aszú]]></category>
		<category><![CDATA[Botrytis Cinerea]]></category>
		<category><![CDATA[Disznókő]]></category>
		<category><![CDATA[Furmint]]></category>
		<category><![CDATA[Hárslevelű]]></category>
		<category><![CDATA[Kövérszőlő]]></category>
		<category><![CDATA[Mád]]></category>
		<category><![CDATA[Máté Sepsy Laczkó]]></category>
		<category><![CDATA[muffa nobile]]></category>
		<category><![CDATA[pourriture noble]]></category>
		<category><![CDATA[Puttonyos]]></category>
		<category><![CDATA[Sárgamuskotály]]></category>
		<category><![CDATA[Tibisco]]></category>
		<category><![CDATA[Tokaj]]></category>
		<category><![CDATA[Tokaji]]></category>
		<category><![CDATA[vino dei re]]></category>
		<category><![CDATA[Zemplén]]></category>
		<category><![CDATA[Zéta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=2517</guid>

					<description><![CDATA[Un colore antico e brillante, un’ambra che ricorda le resine che al loro interno incastonano un incanto, un momento di vita che diventa sempre importante quando è accompagnato da un nettare come il Tokaji. Il vino]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un colore antico e brillante, un’ambra che ricorda le resine che al loro interno incastonano un incanto, un momento di vita che diventa sempre importante quando è accompagnato da un nettare come il <b>Tokaji</b>. Il vino botritizzato più famoso d’Ungheria nacque nel 1630, quando un tale Máté Sepsy Laczkó fece raccogliere le uve ormai ammuffite e avvizzite che per distrazione erano rimaste sulle piante dopo la vendemmia. Da questo episodio gli ungheresi – grazie alle caratteristiche della muffa nobile che si era impossessata di quegli acini avanzati – ebbero un nuovo eroe e scoprirono un gusto nuovo, che cercarono di fare proprio e ripetere attraverso l’uso di una tecnica innovativa per regolare la dolcezza finale del nettare prodotto. Così, per caso, nacque il <b>Tokaji Aszú</b>. Il termine <i>aszú</i> indica la pasta di uve appassite attaccate dalla <i>pourriture noble</i>, molto ricca di zucchero, che viene aggiunta al vino base in contenitori da 25 kg chiamati <i>Puttonyos</i>, facendo partire una seconda fermentazione: il numero di <i>Puttonyos</i> aggiunti al vino dà il nome al Tokaji e ne determina la ricchezza (struttura e dolcezza) e la qualità.</p>
<p>Il vino che sto per assaggiare oggi è un <b>Tokaji Aszú </b><b>6 puttonyos</b> e ha un residuo zuccherino compreso tra i 150 e i 180 g/l. Lo produce la <i>Disznókő</i> (azienda oggi di proprietà del gruppo <i>Axa)</i>, con le uve coltivate in una delle prime storiche vigne, individuate e classificate già dal 1737. Si trova su un rilievo collinare ai piedi dei monti <i>Zemplén</i>, tra Mád e Tokaj (proprio il paese che dà il nome al vino: <i>Tokaji</i>, cioè di Tokaj), nella valle del Tibisco, in una delle migliori aree per la coltivazione di Furmint, Hárslevelű, Sárgamuskotály (moscato), Zéta, Kövérszőlő e Kabar, che qua crescono su un suolo argillo-sabbioso su base vulcanica. La tipica bottiglia dal collo lungo e sottile lo rende facilmente riconoscibile, stimolando i miei sensi e preparandoli alla degustazione di un «<i>vino dei Re e Re dei vini</i>», come da molti veniva (e viene ancora) chiamato, per la sua stabile presenza in tutte le residenze reali della vecchia Europa.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2518" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage.png" alt="" width="512" height="298" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage.png 962w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage-300x175.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage-768x448.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage-465x271.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Tokaji-Disznoko-collage-695x405.png 695w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Il suo colore ambrato brillante – cui ho fatto cenno all’inizio – fa pensare a un gioiello, fatto di perline che si rincorrono lungo la luminosa ed elegante collana di una signora dal portamento fine e nobiliare. La densità dei suoi 6 <i>puttonyos</i> non ha bisogno di sforzi per palesarsi: appena ruoto il calice,infatti, il<i> Tokaji</i> sale e si sofferma con dolcezza sulle sue pareti, ancor più brillanti ma non più trasparenti. Al naso esprime una grande ricchezza di profumi, legati a maturità e terziarizzazione, come tartufo bianco, burro fuso, sottobosco, porcini secchi e pasta di datteri, oltre all’iconica albicocca disidratata. In bocca ha una grande avvolgenza: entra con la dolcezza di una confettura di albicocca per poi espandersi, con densità, in tutto il cavo orale, senza essere mai eccessivamente opulento, perché uno spillo acido e sapido irrompe sul centro della lingua, per correre a rinfrescare la dolce struttura del vino. Un finale che parla di arachidi chiude un sorso magico e conturbante, che fortunatamente lascia spazio anche a un’ultima manifestazione di durezza, mettendo in luce una sapidità quasi salmastra, che rimanda probabilmente al suo territorio di origine lavica.</p>
<p>Un vino dal sapore lontano, direi saggio, che racconta di come il fato dia spesso il <i>là</i> a intuizioni geniali, da preservare, coltivare e migliorare, perché possono portare alla costruzione di veri e propri modelli di gusto, come questo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
