<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Maremma Toscana &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<atom:link href="https://www.ilsalottodelvino.it/argomenti/maremma-toscana/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 10 Oct 2021 11:00:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/cropped-FVICON-scaled-1-32x32.png</url>
	<title>Maremma Toscana &#8211; Il Salotto del Vino</title>
	<link>https://www.ilsalottodelvino.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Degustazione: Ciliegiolo Poggio Pinzo 2018 Sassotondo</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/ciliegiolo-poggio-pinzo-2018-sassotondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 08:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Benini]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Ventimiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Sorano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=6582</guid>

					<description><![CDATA[Dall&#8217;area più interna della Maremma Toscana, fra Sorano e Sovana, proviene il vino che degustiamo oggi, il Maremma Toscana DOC Ciliegiolo Poggio Pinzo 2018, prodotto dall&#8217;azienda Sassotondo di Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;area più interna della Maremma Toscana, fra Sorano e Sovana, proviene il vino che degustiamo oggi, il <em><strong>Maremma Toscana DOC Ciliegiolo</strong> <strong>Poggio Pinzo 2018</strong></em>, prodotto dall&#8217;azienda <strong><a href="https://www.sassotondo.it/it/index.html">Sassotondo</a></strong> di Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia.</p>
<p><iframe title="Maremma Toscana DOC Ciliegilo Poggio Pinzo 2018 di Sassotondo" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/1arNSlsqDeo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vino toscano: identità, originalità e unicità nella qualità</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-vino-toscano-identita-originalita-e-unicita-nella-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 07:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Aleatico]]></category>
		<category><![CDATA[Ansonica]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgheri]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet franc]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Carmignano]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Rufina]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Colli di Candia]]></category>
		<category><![CDATA[Colli di Luni]]></category>
		<category><![CDATA[Cortona]]></category>
		<category><![CDATA[Elba]]></category>
		<category><![CDATA[Lucchesia]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Merlot]]></category>
		<category><![CDATA[Montecucco]]></category>
		<category><![CDATA[Monteregio di Massa Marittima]]></category>
		<category><![CDATA[Montescudaio]]></category>
		<category><![CDATA[Morellino di Scansano]]></category>
		<category><![CDATA[Orcia DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[Procanico]]></category>
		<category><![CDATA[Sauvignon blanc]]></category>
		<category><![CDATA[Suvereto]]></category>
		<category><![CDATA[Syrah]]></category>
		<category><![CDATA[Terratico di Bibbona]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Trebbiano Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Cornia]]></category>
		<category><![CDATA[Valdarno di Sopra]]></category>
		<category><![CDATA[Vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Vernaccia di San Gimignano]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Nobile di Montepulciano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilsalottodelvino.it/?p=5074</guid>

					<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista ValoriMag di Valoritalia nel dicembre 2019. Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista <strong>ValoriMag</strong> di </em><strong>Valoritalia</strong><em> nel dicembre 2019.</em></p>
<p>Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo il vino toscano ha riscontrato sui mercati internazionali. Da toscano non posso che constatare che il nostro movimento è riuscito ad essere vincente, dopo aver attraversato – anche nel recente passato – fasi seriamente critiche, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’intera economia vitivinicola regionale. Fasi superate solo grazie alle straordinarie capacità di reazione dimostrate dai produttori toscani, che nei momenti peggiori, in un mercato che evolveva sempre più velocemente, hanno deciso di puntare ancor più sulla qualità dei vini.</p>
<p>Penso che la <strong>chiave di volta</strong> sia stata la presa di coscienza che ha portato i produttori a perseguire nel lungo termine l’obiettivo di accrescere in modo sostanziale la ‘bontà’ dei vini. Un percorso avviato a metà degli anni ’80 con <strong>nuovi investimenti</strong>, sia in vigna (con il reimpianto dei vigneti e la contestuale applicazione dei risultati di una ricerca agronomica più innovativa, al fine di ottenere una sempre maggiore qualità dei frutti) che nelle strutture, e con un rigoroso lavoro in cantina, che ha saputo affiancare alla tradizione toscana l’utilizzo di metodologie all’avanguardia.</p>
<p>Un mix che, unito alla caparbietà degli imprenditori  e alla forza delle organizzazioni consortili, ha consentito da un lato di acquisire nuovi spazi sui mercati più remunerativi, che in precedenza erano – di fatto – quasi un monopolio di prodotti francesi; dall’altro, di comunicare efficacemente non solo l’<strong>incremento qualitativo</strong> dei nostri vini, ma anche di inserire questo messaggio in un contesto di valori più ampio, come parte di un <em>lifestyle</em> che non si riduce al solo atto del consumo.</p>
<p>Si farebbe fatica a comprendere la matrice di ciò che in molti hanno definito un vero e proprio <strong>rinascimento enologico toscano</strong> senza considerare l’efficacia di un messaggio incentrato soprattutto su valori culturali, all’interno del quale il vino ha giocato un ruolo fondamentale, una sorta di catalizzatore di un insieme di forze altrimenti inespresse.</p>
<p>Nel mondo, ‘essere’ in Toscana significa essere proiettati in un benessere quotidiano fatto di cultura, natura, storia, arte e, chiaramente, di eccellenza enogastronomica: un paradiso in terra, insomma. Per mantenere questo status, come ben sanno le aziende vitivinicole della nostra regione, è necessario confermarsi su standard qualitativi molto alti e prestare la massima attenzione agli stimoli che provengono da ogni parte del mondo. In sostanza sono due i parametri, molto legati tra loro, che hanno permesso questo successo: la realizzazione di una precisa <strong>identità</strong> e la consolidata <strong>originalità</strong> dei prodotti.</p>
<p>L’identità vinicola toscana ha, anche sul piano giuridico, un’origine storica precisa, perchè fu sancita per la prima volta con il bando emanato il 24 settembre 1716 dal Granduca Cosimo III de’ Medici. Questo atto costituì <strong>la prima base identitaria dei vini toscani</strong> e fu l’antesignano di ciò che oltre due secoli dopo sarebbero diventate le moderne <em>Denominazioni di Origine</em>. Il prodotto enologico, infatti, doveva riconoscersi con il nome del territorio da cui proveniva e, inoltre, doveva essere garantito da una normativa sul controllo della produzione e del trasporto (come già previsto dal bando del 18 luglio 1716) e su una definizione precisa dell’area viticola corrispondente alla denominazione di quel vino. Questo primo passo – anche se allora si rivelò fallimentare nel riverbero sui mercati del Nord Europa – ha però segnato, nella storia mondiale del vino, una tappa fondamentale nell’affermazione identitaria di un prodotto della terra.</p>
<p>Anche grazie a questo fondamentale atto, nei secoli successivi il consumatore ha imparato a riconoscere l’identità dei nostri vini, attribuendogli un segno distintivo nei confronti di altre aree vitivinicole del mondo, non altrettanto ricche – se non addirittura povere – di storia e tradizione.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5093" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png" alt="" width="676" height="454" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-300x202.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-768x516.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1536x1032.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-2048x1377.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-465x313.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-695x467.png 695w" sizes="(max-width: 676px) 100vw, 676px" /></p>
<p>Ma cos’è che, in sostanza, identifica un bicchiere di vino toscano?</p>
<p>Sicuramente la <strong>qualità</strong>, che è però raggiungibile anche in altre zone vocate, nel rispetto di un buon lavoro in vigna e in cantina e quindi, da sola, non sembra essere un criterio distintivo sufficiente. La nostra carta vincente, in assoluto, è l’<strong>originalità</strong> dei vini, un concetto che può sembrare astratto ma che si concretizza attraverso la somma dei differenti caratteri che lo compongono. In primis, l’originalità dei nostri vitigni autoctoni, di cui il <strong>Sangiovese</strong> è da tempo la bandiera indiscussa. Nonostante gli ultimi studi sul DNA gli attribuiscano un’origine non toscana, è proprio nel nostro territorio che questo vitigno esprime una vocazione qualitativa non replicabile altrove, e questa tesi è sostenuta con forza dal grande enologo Franco Bernabei: <strong>«Il Sangiovese sta alla Toscana come il Pinot Noir sta alla Borgogna»</strong>.</p>
<p>La <strong>bellezza del Sangiovese</strong> sta nel suo &#8216;trasformismo&#8217; e nella sua variabilità genetica, caratteristiche che lo rendono poliedrico, affascinante e appassionante, capace com’è di annullarsi e di rinnovarsi nell’ambiente in cui cresce. È questo che rende i vini prodotti con questo vitigno non replicabili altrove e con sfumature sempre diverse, senza però mai smentire la matrice organolettica di base.</p>
<p>Questo privilegio – per alcuni ritenuto un limite – è invece un punto di forza, proprio nell’ottica della diretta <strong>corrispondenza fra terroir e vite</strong>: è anche così che si spiega la sensazione di fascino e di mistero che si crea ogni volta che si approccia un vino toscano.</p>
<p>Ma il successo della Toscana enologica si lega anche all’aver dato un volto del tutto nuovo e mediterraneo a vitigni alloctoni come i due <strong>Cabernet</strong>, il <strong>Merlot</strong> e il <strong>Syrah</strong>, tanto per citare i più coltivati di questa categoria. Un’interpretazione nuova, fatta di solarità ed eleganza, contro la rigidità e le stereotipate versioni generate, ad esempio, nel Nuovo Mondo.</p>
<p><strong>Da noi tutto si toscanizza</strong>, anche gli irriducibili vitigni bordolesi: a Bolgheri, ad esempio, si può parlare di quei vitigni come di <em>genius loci</em> di quel territorio, facendo riscoprire quella vocazione di produrre grandi rossi da invecchiamento anche lungo le coste – smarrita da tempo – che ha fatto da apripista per altre zone marittime italiane. <strong>Il fenomeno Bolgheri</strong> ha trasmesso la coscienza e la consapevolezza che tutte le aree marittime potevano tornare a produrre grandi vini rossi con piena autorevolezza, perché quegli habitat erano capaci di dare alla luce vini dalla lunga evoluzione e di ottima qualità, alla stregua dei territori collinari dell’entroterra.</p>
<p>Ma dove sta l’<strong>originalità del terroir toscano</strong>? Da un lato, nella solarità dell’intera regione, che può contare dappertutto su un clima favorevole alla viticoltura; dall’altro, nel sottosuolo ricco di calcare, marne e arenarie, che sia per i vitigni autoctoni che per gli alloctoni crea condizioni ottimali per regalare al vino eleganza e finezza, narrate attraverso una sicura spina dorsale tannica e un piacevole dinamismo gustativo dato dall’acidità e dalla sapidità.<br />
L&#8217;apprezzamento di questa &#8216;dinamicità&#8217; in bocca – che indubbiamente rende il vino meno facile e meno &#8216;piacione&#8217; – ci induce a pensare che il pubblico che oggi premia la nostra produzione sia rintracciabile soprattutto tra i <em>winelovers</em> e i <em>gourmet</em>, i quali non si limitano alla soddisfazione parziale e temporanea del palato attraverso statiche morbidezze, ma cercano una concretezza cinetica delle sensazioni e un efficace e gradevole <strong>abbinamento con le preparazioni culinarie</strong>.</p>
<p>Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare mai che l’<strong>originalità dell’enologia toscana</strong> parte dall’esperienza dei nostri produttori, che – forti di una storia e di una tradizione secolare – sanno rendere attraenti e speciali i loro vini e sono capaci di comunicare passione e rispetto per la terra, con la consapevolezza di trasmettere una grande cultura.<br />
Proprio nel rispetto dell’ambiente sono sorti numerosi <strong>distretti biologici</strong>, tra i quali il <em>Chianti Classico</em> svolge un po’ il ruolo di capofila per l’alta percentuale (oltre il 30% delle vigne) di condivisione di tale modello di conduzione: la Toscana si attesta oggi al 18,4% di <em>vigneti biologici certificati</em>, con tre punti percentuali sopra la media nazionale, ed è in continuo e costante aumento. Questo movimento vede varie sfaccettature interpretative, con aziende che sposano una basilare conduzione biologica in vigna e in cantina e aziende che, invece, sono approdati alla filosofia <strong>biodinamica</strong> e al cosiddetto ‘naturale’. In entrambi i casi possiamo affermare che, nonostante alcuni inizi un po’ naïf nell’affrontare l’enologia bio, oggi i vini toscani – e questo vale anche per tutta la produzione da viticoltura più convenzionale – hanno mantenuto nella stragrande maggioranza dei casi la barra a dritta verso il ‘buono, il pulito e il giusto’.</p>
<p>D’altro canto, la continua <strong>sperimentazione</strong> e l’incessante spirito di ricerca, connaturati nel DNA dei toscani, hanno spinto i nostri vignaioli a cimentarsi anche in pratiche enologiche innovative: ad esempio con le vinificazioni in anfora – con l’argilla necessaria per i vasi vinari disponibile localmente, quasi a chilometri zero – o con i tentativi ben riusciti di creare spumanti Metodo Classico da uve Sangiovese o Trebbiano.</p>
<p>Volendo dare uno sguardo d’insieme agli areali e ai terroir che compongono il <strong>Vigneto Toscana</strong>, possiamo suddividere la regione in due macro-aree: la Toscana centrale e la costa tirrenica.</p>
<p>Nella <strong>Toscana centrale</strong>, dove la pratica dell’uvaggio o del blend ha lunghe tradizioni ed è codificata nei disciplinari di produzione di Chianti, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Orcia, Montecucco, Brunello di Montalcino ecc., il <strong>Sangiovese</strong> ricopre da sempre – e direi sempre più – il ruolo di protagonista assoluto, molto spesso anche da solista, con produttori impegnati ad esaltarlo nelle molteplici identità territoriali. Il vitigno, che permea tutto il vigneto toscano, sembra essere alla continua ricerca di altri luoghi benedetti dalla natura – oltre a Montalcino – in cui potersi affrancare dai propri complementari, locali o internazionali che siano.<br />
La sua capacità di &#8216;annullarsi&#8217; – ossia di mutare, assumendo vesti e consistenze diverse a seconda delle variegate impronte territoriali, che possono così manifestarsi ed emergere – rende in qualche modo &#8216;magico&#8217; questo vitigno, unico e ineguagliabile.</p>
<p>Prendendo come esempio la sola denominazione del <em>Chianti Classico</em>, in un territorio limitato compreso tra Siena e Firenze, si possono mettere in evidenza le diverse declinazioni che presenta il Sangiovese: dalla sottigliezza acuta dei vini di Radda alla femminilità di quelli dell’Alta Val di Greve, dalla generosità di quelli di Panzano alla forza espressiva dei vini di Castellina, per finire con l’impronta tannica dei vini di Gaiole e di Castelnuovo Berardenga. Tenendo conto che distinzioni di questa ampiezza si possono rilevare anche all’interno di uno stesso Comune e qualche volta anche di una sola azienda!</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-5098" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png" alt="" width="669" height="139" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-300x62.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-768x159.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1536x318.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-2048x424.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-465x96.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-695x144.png 695w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></p>
<p>Per rimanere sullo stesso versante interpretativo, <strong>Montalcino</strong> e il suo Brunello rappresentano un esempio eclatante della variabilità espressiva del Sangiovese, con vini che cambiano di intensità, profumo e  carattere in relazione all’esposizione sui versanti della grande collina e all’altitudine delle vigne. Fattori e condizioni pedoclimatiche che danno un volto mascolino al Sangiovese Grosso del Brunello, ma che al contempo sono capaci di trasmettere note di rara eleganza e una eccezionale longevità.</p>
<p>In questa visione &#8216;sangiovesista&#8217;, non possiamo non pensare alle espressioni più calde ma eleganti dell’area poliziana e della Val d’Orcia, dove il gradiente termico è più elevato e sviluppa integralmente il corredo polifenolico del Sangiovese: <strong>Vino Nobile di Montepulciano</strong>, <strong>Orcia</strong> e <strong>Montecucco</strong> rappresentano il volto forse più femminile del vitigno, perché la concentrazione e il corpo si coniugano con un’idea di pseudo-morbidezza che ne esalta la potenza tannica.</p>
<p>La grande adattabilità del Sangiovese si presta anche a sperimentazioni impensabili solo qualche anno addietro: utilizzi non convenzionali del Sangiovese hanno dato origine a notevoli spumanti vinificati con Metodo Classico o a vini rosati, ottenuti non solo con la pratica tradizionale del salasso, ma ricorrendo anche a vinificazioni <em>in rosato</em>.</p>
<p>Spostandoci più a nord, altitudine e geologia scandiscono una molteplicità di stili. Le condizioni climatiche più severe a ridosso degli Appennini danno origine a vini dal carattere fresco, come i <strong>Chianti Rufina</strong>, e permettono la coltivazione di un vitigno nordico come il <strong>Pinot Nero</strong> (presente a Pomino da 150 anni!), che ha trovato oggi dimora in piccole vigne sparse lungo la fascia preappenninica, dal Casentino al Mugello alla Lunigiana.</p>
<p>In provincia di Prato, i <strong>Carmignano</strong> sono apprezzati da secoli per quell’accento esotico dato dal Cabernet in unione col Sangiovese, mentre in provincia di Arezzo alla delicatezza dei Chianti Colli Aretini si accosta la potenza di rossi a base di vitigni internazionali, coltivati con successo sia nella storica zona del <strong>Valdarno</strong> sia sulle colline di <strong>Cortona</strong>, dove il Syrah beneficia del riverbero di luce e calore del Trasimeno.</p>
<p>In una terra di grandi vini rossi, la collina di <strong>San Gimignano</strong> rappresenta un’eccezione di grande spessore, con la sua bianca Vernaccia già citata da Dante e prima DOC riconosciuta in Italia, nel 1966. Una denominazione che ha progressivamente riacquisito un’identità e un profilo indipendente, un compito non facile in una regione dominata dal Sangiovese. A differenza di altre denominazioni, la Vernaccia non ha mai cercato di introdurre aromaticità che non le appartengono per gareggiare con produzioni bianchiste di altre regioni italiane; al contrario, ha esaltato  la sua specificità, quella di essere un bianco gustoso in bocca, capace di esaltarsi evolvendo, ricreando un profilo olfattivo grazie alla maturità e alla sua forza per vincere il tempo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5099" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png" alt="" width="550" height="136" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-300x75.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-768x191.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1536x382.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-2048x509.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-465x115.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-695x173.png 695w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>La seconda regione enologica della Toscana (<strong>la costa tirrenica</strong>) dà risultati eccellenti specialmente con i vitigni internazionali, spesso in blend, seguendo il consolidato modello bordolese, ma anche con esaltazioni monovarietali, che alcuni areali rendono eccellenti come pochi altri luoghi al mondo. È il caso, ad esempio, del Cabernet Franc nelle province di Pisa e Livorno. Il caso <strong>Bolgheri</strong>, come abbiamo visto, è stato un successo per tutta la costa toscana e una rivincita per tutte le vigne rivierasche italiane, dove per tradizione o per scoperta albergavano uve rosse. Inoltre, in Toscana la vocazione marittima si esprime anche nelle denominazioni <strong>Val di Cornia</strong> e <strong>Suvereto</strong>, <strong>Terratico di Bibbona</strong> e <strong>Montescudaio</strong>, che sono state terreno di sperimentazione con vitigni alloctoni e autoctoni, oltre che di moderne tecniche di vinificazione di ispirazione internazionale. Più fedele alla tradizione del Sangiovese è la <strong>Maremma Toscana –</strong> con il <strong>Morellino di Scansano</strong> e il <strong>Monteregio di Massa Marittima –</strong> nella quale il clima marittimo impone ai vini una decisa accelerazione strutturale.</p>
<p>L’unico caso toscano in cui la coltivazione di vitigni a bacca bianca è maggioritaria, soprattutto col Vermentino, è rappresentato dai <strong>Colli di Candia</strong> e dai <strong>Colli di Luni</strong>, in provincia di Massa Carrara. Proprio il Vermentino merita una piccola parentesi, per il suo ruolo di portabandiera dei bianchi costieri dell’alto Mediterraneo, nell’interpretazione più fedele e camaleontica dei vari terroir, cioè la nostra costa, quella ligure, la Sardegna, la Corsica, la Provenza e il Languedoc-Roussillon.</p>
<p>Infine, la <strong>Lucchesia</strong> che, pur restando legata alla presenza di vitigni autoctoni (Sangiovese e Ciliegiolo), ha sposato la coltivazione di Merlot e Cabernet, mentre fra i bianchi – oltre all’autoctono Trebbiano – sono qui coltivati da decenni Chardonnay e Sauvignon.</p>
<p>Infine non possiamo non citare la viticoltura dell’<strong>Elba –</strong> dove Sangiovese, Procanico (Trebbiano), Vermentino e Ansonica danno vita a vini secchi, mentre l’Aleatico eccelle nella versione passita – e non ricordare le numerose realtà minori sparse per la nostra regione, che continuano a coltivare, preservare e valorizzare un lungo elenco di altri vitigni autoctoni.</p>
<p>Insomma, la Toscana è un universo enologico con un potenziale straordinario, a mio avviso ancora non completamente espresso. È indubbio che la vocazione dei terroir e la qualità dei vini sia alla base del suo successo, tuttavia questo non sarebbe stato possibile senza la concomitanza di ulteriori elementi, che vanno al di là dei doni ricevuti dalla natura. A questo grande risultato ha contribuito in modo determinante anche la propensione al rischio delle imprese, che hanno continuato ad investire e &#8216;a crederci&#8217; ben prima che il vino diventasse un fenomeno di moda. Come hanno contribuito i Consorzi di Tutela, che con pazienza e determinazione hanno favorito la conoscenza dei nostri vini su mercati inaccessibili fino a pochi anni fa. Le ho lasciate per ultime, ma non certo perché sono meno importanti, la passione e la competenza che pervadono i protagonisti del mondo enologico toscano. Una <strong>cultura diffusa</strong> e profonda che ne ispira e ne arricchisce l’operato. Da sempre.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Antica Fattoria La Parrina, un’azienda indiscutibilmente DOC</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/antica-fattoria-la-parrina-unazienda-indiscutibilmente-doc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Matarazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2019 15:02:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Ansonica]]></category>
		<category><![CDATA[Antica Fattoria La Parrina]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Caviola]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Leuti]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Spinola]]></category>
		<category><![CDATA[Guttus]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Parrina DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Principe Corsini]]></category>
		<category><![CDATA[Protocollo Biologico]]></category>
		<category><![CDATA[Radaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=2805</guid>

					<description><![CDATA[Ebbene, sì: tra le moltitudini varietali che contraddistinguono il settore enologico italiano, esistono anche realtà in cui una DOC viene creata per una sola azienda, che le darà quindi il suo nome e la rappresenterà per sempre,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene, sì: tra le moltitudini varietali che contraddistinguono il settore enologico italiano, esistono anche realtà in cui una DOC viene creata per una sola azienda, che le darà quindi il suo nome e la rappresenterà per sempre, in esclusiva. Seguendo le orme dei <i>monopole </i>francesi, e molto prima di Sassicaia, già nel 1971 la Marchesa <b>Franca Spinola</b> riuscì a far ottenere il prestigioso riconoscimento di <em>Denominazione di Origine Controllata</em> per la sua storica <b><i>Antica Fattoria La Parrina</i></b>, nata nel lontano 1830, nell’entroterra di Orbetello, per volontà del Principe Corsini. Una lunga storia, contrassegnata da alti e bassi, ma indubbiamente legata a doppio filo al rispetto per la natura, espresso nelle sue varie forme produttive: dagli immensi frutteti alle vigne (60 ettari, alcune antichissime), dagli oliveti all’allevamento, dal vivaio di piante mediterranee all’azienda faunistico-venatoria, dal frantoio al forno, dalla cantina al caseificio, in cui si producono alcuni formaggi tipici della Maremma, come i pecorini (più o meno stagionati) e il <i>Guttus</i>, un ottimo erborinato unico nel suo genere.</p>
<p><b>Emiliano Leuti</b>, sommelier e degustatore AIS, ricopre il non semplice ruolo di responsabile commerciale dell’intera tenuta ed è un uomo appassionato e appassionante, grazie alla sua grandissima capacità di comunicazione, con un accento e una giovialità di chiara origine laziale che catturano l&#8217;attenzione di chi lo ascolta, senza mai stancare.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2809" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1.png" alt="" width="907" height="251" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1.png 907w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1-300x83.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1-768x213.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1-465x129.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-1-695x192.png 695w" sizes="auto, (max-width: 907px) 100vw, 907px" /></p>
<p>La linea dei vini prodotti alla <i>Parrina</i> comprende oggi 2 spumanti, 4 tipologie di bianco, 4 di rosso e uno storico Vinsanto dall’affinamento lunghissimo (oltre 10 anni). Tutto viene certificato in base al Protocollo Biologico, compresi i prodotti del frantoio e del forno. Le vigne si estendono su un areale vastissimo, circondate o intervallate da boschi che le proteggono dai venti più umidi e pericolosi. In quelle più vicine al mare crescono benissimo Vermentino e Ansonica, con punte di mineralità ben riconoscibili al primo assaggio, mentre Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot prediligono le zone più riparate, con maggiori pendenze e con una maggiore escursione termica, per evitare ristagni d’aria e conseguente decremento qualitativo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L&#8217;enologo <b>Beppe Caviola</b> – figura cardine in altre realtà del calibro di <i>Petra</i>, <i>Tenuta Sette Ponti</i> e <i>Capichera</i> – è uno che esige il massimo rigore, a partire dalle micro-parcellizzazioni in vinificazione. Il risultato è una cantina di ben 2500 hl, con oltre 150 mila bottiglie prodotte ogni anno e una bottaia che mi viene da definire romantica, per come sembra capace di donare il giusto riposo ai vini. Dalla quantità alla qualità, è d’obbligo citare l&#8217;ambìto riconoscimento dei <i>Tre Bicchieri</i> del <i>Gambero Rosso</i> all&#8217;<i>Ansonica</i> in purezza annata 2017, oltre a ricordare il <i>Radaia</i>, un Merlot con richiami fruttati e balsamici che ti trasportano diritto verso i grandi <i>châteaux</i> bordolesi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2810" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2.png" alt="" width="989" height="235" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2.png 989w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2-300x71.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2-768x182.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2-465x110.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/Parrina-collage-2-695x165.png 695w" sizes="auto, (max-width: 989px) 100vw, 989px" /></p>
<p>Trascorrere una giornata a <i>La Parrina</i> è sempre un&#8217;occasione per recuperare il contatto con le cose più vere e belle della vita, «quell’attimo di dimenticanza» che occorre vivere prima di ritornare nel caos quotidiano. <i>Dulcis in fundo</i>, non fatevi mancare un momento particolarmente tenero, quello del saluto alla mascotte della <i>Parrin</i>a, il ciuchino <i>Euro</i>,<span class="Apple-converted-space"> </span>la cui dolcezza vi strapperà, in un batter d’occhio, un gran sorriso. Lo stesso sorriso rimasto impresso sulla faccia del sottoscritto al termine della visita. A imperitura memoria.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Interviste: Davide Elisei e Niccolò Matteucci (Podere San Cristoforo)</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/interviste-podere-san-cristoforo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 20:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Elisei]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Matteucci]]></category>
		<category><![CDATA[Petit Verdot]]></category>
		<category><![CDATA[Podere San Cristoforo]]></category>
		<category><![CDATA[San Cristoforo]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=2261</guid>

					<description><![CDATA[Davide Elisei e Niccolò Matteucci (rispettivamente agronomo ed enologo) introducono l&#8217;azienda maremmana Podere San Cristoforo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Davide Elisei e Niccolò Matteucci (rispettivamente agronomo ed enologo) introducono l&#8217;azienda maremmana <em>Podere San Cristoforo</em>.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/6_yfRR5mGcU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Monteverro, la Maremma in abito da sera</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/monteverro-la-maremma-in-abito-da-sera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vanacore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 21:48:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Capalbio]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Georg Weber]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Hoefliger]]></category>
		<category><![CDATA[Maremma Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Rolland]]></category>
		<category><![CDATA[Monteverro]]></category>
		<category><![CDATA[Terra di Monteverro]]></category>
		<category><![CDATA[Tinata]]></category>
		<category><![CDATA[Vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Verruzzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilsalottodelvino.it/?p=1668</guid>

					<description><![CDATA[La ricerca della perfezione, come la perfezione stessa, ha molteplici aspetti e, indubbiamente, nel cuore della Maremma Toscana – terra di antica storia e culla di radicate tradizioni – vi è uno di questi. La Maremma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca della perfezione, come la perfezione stessa, ha molteplici aspetti e, indubbiamente, nel cuore della Maremma Toscana – terra di antica storia e culla di radicate tradizioni – vi è uno di questi. La Maremma ha mantenuto come e più di altri territori italiani una sua caratteristica genuinità ed è stato questo che ha probabilmente colpito e ispirato la grande passione di <strong>Georg Weber</strong> per il progetto e la realizzazione di questa realtà vitivinicola che, fin dal primo istante, si è posta l’obiettivo di andare a posizionarsi nell’<i>élite </i>dei produttori di vino del nostro pianeta. Un pensiero sicuramente ardito, in un territorio di umili origini e tradizioni, ma è con le visioni illuminate e di grande respiro che – la storia ce lo insegna – si sono poi realizzate alcune delle più grandi opere.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1695" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1.jpg" alt="" width="596" height="335" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1.jpg 850w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1-300x169.jpg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1-465x261.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/20180512_104723-azienda-esterno-1-695x391.jpg 695w" sizes="auto, (max-width: 596px) 100vw, 596px" /></p>
<p>Tra il mare e Capalbio, si lascia la Via Aurelia e ci si dirige verso l’interno: dopo poche centinaia di metri si giunge ai piedi di una dolce collina, dove si trova l’ingresso dell’azienda <b><i>Monteverro</i></b>. Già qui si ha immediatamente l’impressione di respirare l’aria di una realtà molto particolare, se non unica: ogni minimo dettaglio risulta affascinante, nella sua perfezione. Come ho potuto spesso verificare, la bellezza e l’armonia non hanno bisogno di eccessi, ma trovano compimento nella semplicità più pura, ed è questo che si coglie, varcando il cancello di <i>Monteverro</i>. Nulla è lasciato al caso, ogni singolo dettaglio e ogni singolo particolare sono frutto di una attenta – direi maniacale – ricerca della qualità assoluta e della perfezione, ma sempre abbracciando un’essenziale semplicità, che conferisce il valore aggiunto di una classe di rara levatura. Risulta altrettanto evidente che quello che si presenta agli occhi di un attento osservatore ha richiesto importanti risorse, ma il poterne disporre non sempre è garanzia di un risultato così riuscito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1676" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-1024x556.png" alt="" width="593" height="322" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-1024x556.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-300x163.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-768x417.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-465x253.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok-695x377.png 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_51693-corpo-centrale-ok.png 1276w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></p>
<p>Lo spazio esterno, a fronte del corpo centrale, è un semplice e signorile giardino mediterraneo, tra cespugli di rosmarino, olivi centenari e bronzee sculture di fauna locale. Il corpo centrale – essenziale e solo parzialmente sporgente dal terreno – è posizionato a metà collina, circondato dalle vigne che discendono ordinatamente verso il mare e risalgono altrettanto elegantemente fino alla sommità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1680" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-1024x470.png" alt="" width="593" height="272" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-1024x470.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-300x138.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-768x352.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-465x213.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_48115-giardino-695x319.png 695w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></p>
<p>Spostandosi a mezzo dosso, si giunge a un belvedere che permette di ammirare, con più ampio respiro, quello che da progetto è diventato realtà, col fascino del mare sullo sfondo. Filari ordinati, pettinati e curati in ogni dettaglio sono frutto dell’impiego di un’importante forza-lavoro, prossima alle 20 unità, totalmente interna: numeri importanti e significativi, per un settore produttivo nel quale la norma è la stagionalità delle risorse, non la continuità. La scelta delle risorse è sinonimo di strategia aziendale e la qualità del risultato finale ne è la naturale conseguenza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1682" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-1024x684.png" alt="" width="594" height="397" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-1024x684.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-300x200.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-768x513.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-465x310.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/LC_16_45679-belvedere-al-tramonto-695x464.png 695w" sizes="auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px" /></p>
<p>Alle nostre spalle, la parte più alta della collina è rigogliosa di macchia mediterranea, con i suoi tipici sentori che poi si ritroveranno nei vini, caratterizzati anche da un terreno particolarmente minerale, composto da argilla rossa e ciottoli erosi di origine calcarea. La configurazione ad anfiteatro allungato ha prodotto la formazione di un microclima particolare, che oscilla tra calde giornate e fresche notti, con condizioni pedoclimatiche ideali per la viticoltura.</p>
<p>L’armonia è palpabile e l’occhio non può esimersi dal godere, ai margini di questo proscenio, mentre la mente immagina quale possa essere l’attività in fase di vendemmia. Piccole cassette vengono riempite con uve vendemmiate rigorosamente a mano – anno dopo anno, sempre dalle stesse persone – e selezionate in funzione della maturazione di ogni singolo filare, di ogni singola parcella, creando così una sorta di rapporto di conoscenza tra uomo e vigna che si rinnova ad ogni raccolto, permettendo di ottenere sempre il massimo risultato. Una selezione così curata – quasi esasperata – che permetterà di valorizzare la complessità delle uve e di trasmettere ai vini le peculiari caratteristiche delle parcelle dei <i>terroir</i> di origine. È con l’immagine di queste cassettine piene di uva che inizia la visita nel cuore dell’azienda, la cantina, ove tutte le lavorazioni sono svolte su un percorso basato sulla gravità, senza uso di pompe o altre forzature.</p>
<p>La tecnologia ragionata – applicata secondo la logica più rigorosamente storica, senza andare in nessun modo a influenzare le caratteristiche più classiche della vinificazione – è utilizzata per tutelare ed evidenziare quanto più possibile le caratteristiche intrinseche delle uve, non per modificarle o renderle conformi a requisiti di carattere commerciale. Le cassettine vengono quindi avviate a una sorta di tunnel di stoccaggio refrigerato, ove sosteranno per il tempo necessario a evitare qualsiasi modifica organolettica e dal quale saranno poi prelevate per passare ai tavoli di selezione degli acini, rigorosamente manuale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1700" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle.png" alt="" width="749" height="254" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle.png 1023w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle-300x102.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle-768x261.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle-465x158.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/barriccaia-puzzle-695x236.png 695w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p>
<p>Seguiranno i vari processi di fermentazione e vinificazione, in ambienti e con attrezzature sempre concepiti per la massima tutela dell’espressione e della qualità delle uve, fino a giungere in una spettacolare barricaia, in cui ogni singola fila di barriques gode del controllo della temperatura dal pavimento, permettendo così interventi selettivi sui processi post-fermentazione primaria, come quelli relativi alla fermentazione malolattica, quando voluta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1683" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1.png" alt="" width="593" height="367" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1.png 834w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1-300x186.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1-768x476.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1-465x288.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/vigne-come-salotti-e-mare-1-695x431.png 695w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></p>
<p>Logica, ordine, geometrie, pulizia: ogni singolo passaggio è curato capillarmente, prescindendo dalla logica delle risorse impiegate, ma con lo sguardo fisso solo all’eccellenza del risultato. Tale ricerca di perfezione si ritroverà poi nei vini, ai quali la passione di <strong>Georg Weber</strong> – coadiuvato da enologi come <strong>Michel Rolland</strong> e <strong>Jean Hoefliger</strong> – ha voluto conferire un <i>appeal</i> che si richiama ai classici di Bordeaux e di Borgogna, pur mantenendo uno strettissimo legame di appartenenza al <i>terroir </i>maremmano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1698" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-1024x934.png" alt="" width="599" height="547" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-1024x934.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-300x274.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-768x700.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-465x424.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok-548x500.png 548w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/protagonisti-puzzle-ok.png 1034w" sizes="auto, (max-width: 599px) 100vw, 599px" /></p>
<p>Siamo convinti che la qualità finale dipenda anche dalla bontà delle risorse umane e a <em>Monteverro</em> ne abbiamo la prova dialogando e rapportandoci con coloro che vi lavorano. È percettibile l’attenzione che ognuno pone nella propria attività, ma è l’entusiasmo con cui essa ci viene comunicata che sorprende e meraviglia: un’attenzione che travalica la ragionevole professionalità e che trova motivazione nella passione totale per il proprio agire, con la consapevolezza di far parte di una ‘eccezionalità’.</p>
<p>Con questi pensieri usciamo dalla cantina ed entriamo in un altro ambiente perfetto (come poteva essere diversamente?), destinato alla degustazione, ormai convinti di ritrovare nei vini la qualità pregustata nell&#8217;ascoltare i racconti dei protagonisti.</p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1688" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU.png" alt="" width="594" height="377" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU.png 850w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU-300x191.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU-768x488.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU-465x295.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/07/CALICI-DEGU-695x442.png 695w" sizes="auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px" /></b></p>
<p><b>Vermentino 2017 – IGT Toscana Vermentino &#8211; </b>100% Vermentino. Vendemmia a fine estate, solo acciaio, 6 mesi sulle fecce fini, leggera filtrazione, no malolattica. Giallo brillante di discreta intensità, con riflessi leggermente verdognoli. Naso intenso di frutti agrumati, pompelmo rosa, lime, note balsamiche leggermente mentolate, con ritorni di macchia mediterranea e note minerali. Ingresso fresco e vibrante in bocca, in linea con il naso e con finale piacevolmente sapido. Un Vermentino gradevolissimo, di grande pulizia, dai toni particolarmente raffinati.</p>
<p><b>Verruzzo 2014 – IGT Toscana Rosso &#8211; </b>40% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon, 25% Cabernet Franc, 10% Sangiovese. Fermentazione naturale in inox, 100% a caduta, 12 mesi in barriques di rovere francese di 2° passaggio, leggera filtrazione, nessuna chiarificazione. Granato vivido, con riflessi ancora leggermente purpurei sul bordo. Intenso, fruttato, floreale, vegetale, balsamico, speziato al naso, con fragolina di bosco, prugna, ciliegia in confettura, rosa, lavanda e poi speziatura di vaniglia. Ingresso in bocca morbido, con fruttato di ciliegia e poi speziatura, con tannini ben impostati e presenti. Buona la persistenza. Un gusto bordolese, con buon apporto dinamico del vitigno toscano per eccellenza.</p>
<p><b>Terra di Monteverro 2013 – IGT Toscana Rosso &#8211; </b>50% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc, 15% Merlot, 5% Petit Verdot. Parcelle vinificate separatamente, fermentazioni naturali in inox e barrique, 100% a caduta, follature manuali, 20 mesi in barriques di rovere francese, di cui 60% nuove, no filtrazione e chiarificazione. Rosso rubino pieno, ben vivido. Intenso al naso: frutta rossa matura, ciliegia, lampone, poi frutta scura, ribes, mora di gelso, note balsamico-mentolate e scatola di sigaro, su accenni anche carnosi. Ingresso elegante al gusto, con tannini strutturati, frutta scura e aromaticità di erbe. Grande persistenza.</p>
<p><b>Terra di Monteverro 2011 – IGT Toscana Rosso &#8211; </b>40% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc, 20% Merlot, 10% Petit Verdot. Vinificazione e affinamento come l’annata 2013, nonostante le piccole variazioni del <i>blend</i>. Rosso rubino scuro, con accenni granati sui bordi. Intenso al naso, vegetale, con sentori di macchia mediterranea e importanti note balsamiche, poi frutta scura matura, anche in gelatina, speziatura di tabacco e legno di cedro. In bocca ingresso vellutato, elegante, con trama tannica importante ma perfetta, di grande piacevolezza, poi ritorni di frutta rossa con ciliegie e prugne sciroppate. Lungo e<span class="Apple-converted-space">  </span>avvolgente.</p>
<p><b>Tinata 2013 – IGT Toscana Rosso &#8211; </b>70% Syrah, 30% Grenache. Parcelle vinificate separatamente, fermentazioni naturali in inox e barrique, 100% a caduta, follature manuali, 70% in barriques di rovere francese per 16 mesi (col 40% di legno nuovo), 30% in vasca di cemento a forma di uovo, no filtrazione e chiarificazione. Rosso rubino pieno, con riflessi porpora sui bordi. Molto intenso al naso: note fruttate di mirtillo e ciliegia, poi sentori di erbe aromatiche, lavanda, timo e macchia mediterranea, speziatura con tabacco dolce e pepe verde. Al gusto, ingresso morbido ma di buona freschezza, con tannini perfettamente integrati ed eleganti. Grandissima piacevolezza ed equilibrio, con finale sapido su richiami vegetali, in linea con il naso. Un vino da una piccola parcella, di limitata produzione, che si richiama alle grandi espressioni della Valle del Rodano.</p>
<p><b>Monteverro 2013 – IGT Toscana Rosso &#8211; </b>40% Cabernet Franc, 35% Cabernet<span class="Apple-converted-space">  </span>Sauvignon, 20% Merlot, 5% Petit Verdot. Parcelle vinificate separatamente, fermentazione naturali in inox e barrique, 100% a caduta, follature manuali, 24 mesi in barriques di rovere francese (80% di legno nuovo), no filtrazione e chiarificazione. Rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, di grande tessitura, con accenni purpurei sui bordi. Intenso e ampio al naso: frutta macerata con ribes, cassis, durone, mirtilli, mora di gelso, fiori scuri appassiti, note vegetali e balsamico-mentolate, speziatura di vaniglia, tabacco e note tostate e un finale che richiama la scatola di sigaro. Ingresso austero al gusto, ma equilibrato e avvolgente, con importante ed elegante trama tannica, in addivenire per la sua gioventù; poi ritorni di frutta scura, soprattutto ciliegia (sotto spirito e al cioccolato). Grande persistenza, con chiusura sapida piacevolmente prossima al salmastro. Un vino che si richiama ai grandi cru di Bordeaux, ma che aggiunge al suo corredo la tipicità della zona di origine (prossimità del mare, macchia mediterranea e un suolo particolarmente ricco).</p>
<p><b>Chardonnay 2014 – IGT Toscana Chardonnay &#8211; </b>100% Chardonnay. Parcelle vinificate separatamente, pigiatura a grappolo intero, fermentazione naturale, affinamento su fecce fini con <i>batônnages</i>, 100% a caduta, 50% della produzione in barriques di rovere francese (con 40% di legno nuovo) per 14 mesi, l’altro 50% in vasca di cemento a forma di uovo, no chiarificazione, leggera filtrazione. Colore oro intenso e brillante, con qualche residuo riflesso verdolino sui bordi. Naso molto intenso, con frutta matura tropicale (mango, litchi, banana, cedro), ma anche pesca e mela cotogna, poi note dolci di miele e cioccolata bianca, accompagnate da vaniglia e <i>pan brioche</i> su chiusura di spiccata mineralità (pietra). L’ingresso è ampio e avvolgente, ma supportato da buona freschezza, con ritorni piacevolmente aciduli e agrumati di pompelmo, frutta bianca e lime. Un grande Chardonnay, prodotto da un piccola parcella e in limitata quantità, nel quale<span class="Apple-converted-space">  </span>ritroviamo lo stile e il carattere dei migliori cru di Montrachet.</p>
<p>Lo avrete capito: Monteverro mi ha affascinato e conquistato in maniera totale, non soltanto per lo splendido ambiente, o per i vini, o per le persone, o per la pulizia, o per la bellezza, o per la ricchezza. Mi ha conquistato per <i>l’insieme</i> di tutto questo: senza voler scomodare aforismi di filosofi o pensatori, mi ha dato conferma che «<i>il tutto è maggiore della somma delle sue parti</i>». Ecco, così mi è sembrata Monteverro, anche grazie al tempo che ci è stato dedicato e per come ci è stato dedicato, consentendoci di conoscere in modo approfondito questa invidiabile realtà e di poterne condividere gli eccellenti risultati, frutto di una determinazione e di una passione legate in maniera indissolubile e tangibile tra di loro e a questo incredibile territorio. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
