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	<title>Mirabella Eclano &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Irpinia Falanghina DOP Via Del Campo 2018 Quintodecimo: la Cenerentola irpina ha trovato la sua scarpetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Varchetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 23:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio De Andrè]]></category>
		<category><![CDATA[Fiano di Avellino]]></category>
		<category><![CDATA[Greco di Tufo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mirabella Eclano]]></category>
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					<description><![CDATA[Una notte d’autunno, al solito posto, ma con persone nuove e vini nuovi. È così che, in una degustazione alla cieca, ho scoperto Via del Campo, la Falanghina dell’azienda Quintodecimo, fondata da Luigi Moio – professore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una notte d’autunno, al solito posto, ma con persone nuove e vini nuovi. È così che, in una degustazione alla cieca, ho scoperto <strong><em>Via del Campo</em></strong>, la Falanghina dell’azienda <a href="https://www.quintodecimo.it"><b>Quintodecimo</b></a>, fondata da Luigi Moio – professore di enologia presso l’Università di Napoli Federico II – e da sua moglie Laura di Marzio. Una Falanghina che non ti aspetti, proveniente da una singola vigna di 5 ettari di Mirabella Eclano, a 150 s.l.m., 4000 ceppi per ettaro a regime biologico: un <i>cru</i> deciso e ricco, per un vino intenso e suadente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il nome <i>Via del Campo</i> si rifà chiaramente a Fabrizio De Andrè e vuole infondere carattere e forza in questa Cenerentola campana – e fieramente irpina – tanto utilizzata ma poco considerata rispetto ai due grandi e nobili bianchi della zona: il <em>Fiano di Avellino</em> e il <em>Greco di Tufo</em>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3454" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/Falanghina-Quintodecimo.png" alt="" width="351" height="374" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/Falanghina-Quintodecimo.png 680w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/Falanghina-Quintodecimo-281x300.png 281w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/Falanghina-Quintodecimo-465x496.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/Falanghina-Quintodecimo-469x500.png 469w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></p>
<p>Una volta nel bicchiere, il vino conferma tutto il suo potenziale: colore giallo paglierino brillante; naso ampio e intenso, che si perde tra i sentori fruttati di pera, ananas e pompelmo, passando per il floreale di biancospino ed erbe aromatiche delle colline circostanti. In bocca non tradisce le aspettative e invita al sorso, netto e deciso. I sentori di frutta e fiori – in piena coerenza col naso – si uniscono in un’esplosione bilanciata di acidità e mineralità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le leggere note finali di tostatura che emergono in bocca vanno ad arricchire e confermare la complessità e l’eccellente lavoro svolto dal Professor Moio, che non banalizza – anzi, lo valorizza – questo vitigno autoctono, facendo fare anche un passaggio di 10 mesi in <i>barrique</i> di rovere francese al 30% del vino.</p>
<p>I suoli argilloso-calcarei e la presenza di ceneri vulcaniche – dovute a un’eruzione del Vesuvio – regalano a questo vino sostanze minerali che si erano già presentate all’esame olfattivo e che arricchiscono in chiusura il suo corpo, avvolgente e allo stesso tempo delicato.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un bouquet fresco, quello del 2018, che a distanza di un anno è già capace di sprigionare la sua intensità e che evolverà senza dubbio in una maggiore complessità, ma solo per chi saprà aspettare qualche anno.</p>
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