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	<title>Monte Tauro &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Taormina: i cento giorni di Otto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2018 12:05:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Belmond Grand Hotel Timeo]]></category>
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					<description><![CDATA[Furono gli scorci di mare e di cielo e le rovine delle vestigia greche – ma più che altro la natura di una Sicilia da riscoprire, non ancora contaminata dal progresso inarrestabile della sua Berlino –]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Furono gli scorci di mare e di cielo e le rovine delle vestigia greche – ma più che altro la natura di una Sicilia da riscoprire, non ancora contaminata dal progresso inarrestabile della sua Berlino – ad attrarre <b>Otto Geleng</b>. Fu così che apparve <strong>Taormina</strong> agli occhi del pittore tedesco che ne raffigurò i paesaggi a fine Ottocento. Attraverso queste tele, la cittadina siciliana entrò nei salotti nobiliari e borghesi di tutta Europa, con immagini oniriche e ancestrali dai colori pastello scaturite dalle pennellate di Otto. La curiosità e la ricerca di luoghi idilliaci e incontaminati furono la spinta per inserire la cittadina ionica nel <i>grand tour</i> d’Italia. Taormina – anche grazie a Geleng, divenuto prosindaco – si trasformò in una capitale del turismo di una raffinata borghesia e di parte dell’<i>intellighenzia</i> europea, specialmente inglese e tedesca, che infuse un nuovo stile architettonico nelle nuove costruzioni urbane.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo nuovo stile era il<i> liberty</i>, che ebbe una sua propria declinazione in Sicilia. Perfino la stazione ferroviaria di Villagonia fu rinnovata in <i>art nouveau</i> (su progetto di Roberto Narducci), per adeguarla alle aspettative di questo turismo d’eccellenza nascente. Geleng fece progettare strade, fognature, illuminazione e tutte le infrastrutture necessarie ad accogliere i viaggiatori, distinguendosi per le sue capacità ‘pubblicitarie’ nel promuovere l’<strong>Hotel Timeo</strong>, aperto dalla famiglia <em>La Floresta</em> su suo consiglio. La salita al Monte Tauro appariva sempre più impreziosita da ville e residenze lussuose, dove diversi fiori – ma soprattutto le buganvìllee, con i loro fiori lillà – vivacizzavano la vegetazione mediterranea, sottolineando i tratti floreali dell’architettura <i>liberty</i> presenti sui nuovi edifici.</p>
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<p>Il <i>Grand Hotel Timeo</i> rappresentò l’apice della <i>new age</i> ottocentesca di Taormina: i suoi arredi e i fregi esterni racchiudevano l’essenza del gusto dell’<i>art nouveau</i>. Ancor oggi si possono respirare quell’atmosfera e quel fascino, in una proiezione atemporale che ci fa rivivere quella magnifica ed elegante epoca. È in quest’ottica di immergersi in un secolo passato che apprezziamo l’ospitalità del nuovo ristorante, dedicato proprio a Otto Geleng, nella struttura alberghiera del <i>Belmond Grand Hotel Timeo</i>. L’ambiente rappresenta bene l’eleganza tipica della destinazione e ricorda le ville siciliane di un tempo. La sua <i>location</i> ha due ambienti: l’esterno è una terrazza fiorita di buganvìllee, con solamente 8 tavoli, con una visione mozzafiato dell’Etna e del golfo di Taormina che incanta per atmosfera e fascino; l’interno è il salotto buono dell’hotel, che fa rivivere quei fasti che lo videro testimone di aristocratiche convivialità e di furtivi colloqui d’amore. Tutti gli arredi sono stati studiati nei minimi particolari: i tavoli sono apparecchiati con una serie di tovaglie ricamate in pizzo siciliano, che sembrano uscite da un corredo nuziale ottocentesco; le <i>lumières</i> sono state realizzate dai Fratelli Iudici in stile lampade a petrolio in ceramica bianca; la posateria –<span class="Apple-converted-space">  </span>firmata <i>Christofle Parigi</i> – si compone di pezzi d’argento unici, impreziositi da un disegno baroccato che si abbina alla ceramica <em>Villeroy &amp; Boch</em>. Intorno a tutto questo, lo <i>charme</i> di un servizio impeccabile.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1745" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-683x1024.jpg" alt="" width="350" height="524" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-683x1024.jpg 683w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-200x300.jpg 200w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-768x1152.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-400x600.jpg 400w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna-333x500.jpg 333w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/08/J10550135-terrazzaetna.jpg 1654w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p>Il ristorante <b><i>Otto Geleng</i></b> è un progetto-studio nato da un’idea di Stefano Lo Giudice (F&amp;B Manager del <i>Timeo</i>) ed è un’esperienza<b> fruibile soltanto per 100 giorni esatti, dal 7 giugno al 15 settembre 2018</b>: un ristorante ‘temporaneo’ – accessibile solo a cena e per un massimo di 16 commensali – riservato ai clienti dell’albergo e a tutti i viaggiatori <i>gourmet</i> esigenti che scelgono la Sicilia come meta dell’estate. Lo Giudice tiene a precisare che l’<i>Otto Geleng</i> ha tre protagonisti: lo chef Roberto Toro, il Restaurant Manager Giuseppe Privitera e la Maître sommelier Simona Di Goro. Lo Giudice sottolinea che per la cucina di Toro questa esperienza è il doveroso riconoscimento di una crescita professionale che ha già riscosso plausi da parte dei clienti e della stampa specializzata. La creazione di una struttura parallela apre per il <i>Timeo</i> una dimensione di una cucina ancor più creativa e un servizio di ancor più alto livello. Per Roberto Toro, la creatività in cucina deve sempre rifarsi alle fondamenta, cioè alla tradizione gastronomica di cui ogni regione è ricca. I suoi piatti sono infatti una rivisitazione di <i>must</i> culinari siciliani, dalla reinvenzione del <i>piscistoccu a missinisa</i>, denominato ‘baccalà sfogliato’, all’<i>Otto di mare</i> (un gioco di caldo e freddo e <i>texture</i> di molluschi, crostacei e pesce con una <i>bisque</i> calda), al <i>maialino dei Nebrodi</i> (la cui spalla viene cotta a bassa temperatura nel latte di mandorla, con misticanza dell’Etna, crema di cavolfiore e mandorle di Avola). Anche i dessert si rifanno a ingredienti regionali con un visione contemporanea, come la sfera di ricotta ricoperta di cioccolato bianco, nel cui ripieno c’è anche la mela Cola dell’Etna su un <i>coulis</i> a base di arance Tarocco.</p>
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<p>Il menu-degustazione – chiaramente di otto portate – è preceduto da un’<i>amuse-bouche</i> (un gazpacho con un cubetto di anguria su cui si adagia un gamberone di Mazara del Vallo con piccole perle di wasabi e guacamole), mentre un’<i>entrée</i> sono le vele di tonno rosso su purea di finocchio, cipolla di Tropea, gel di arancia rossa e polvere di olive. Il primo piatto, interpretato magistralmente, è costituito da tortelli con ripieno di pesto di basilico e pecorino, conditi con una salsa d’insalata di pomodori e gamberi. Questa preparazione è un omaggio al G7 svoltosi qui lo scorso anno, dove questi tortelli riscossero un entusiastico plauso da parte dei capi di stato e di governo intervenuti. L’intermezzo fra i due secondi piatti di mare e di terra è una zuppetta di frutti rossi infusi nel lime, con al centro un gelato di cioccolato bianco e zenzero. Il <i>concept</i> del menu – in due battute di Roberto Toro – è «la ricerca dell’esclusività… voler far vivere ai clienti un’esperienza di ricerca di un’emozione in un viaggio di emozioni».</p>
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<p>Ma tutto non potrebbe essere realizzabile – afferma Lo Giudice – senza la presenza del padrone di casa, un vero istrione garbato come Giuseppe Privitera. Giuseppe è da anni il Restaurant Manager del <i>Timeo</i>, dopo esperienze vissute in ristoranti stellati siciliani come <i>Casa Grugno</i> e <i>Metropole: </i>«È giunto il momento di alzare ancora l’asticella dell’offerta dell’albergo – tiene a precisare – ed è necessario offrire agli ospiti la possibilità di rivivere in un’esperienza straordinaria l’ospitalità delle dimore storiche siciliane dell’Ottocento». Obiettivo reso possibile dall’ambiente unico della terrazza e dall’apparecchiatura delle tavole, ma più che altro dall’innato senso di ospitalità e professionalità che si respira se si ha il privilegio di vivere quest’esperienza davvero appagante.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il terzo cardine dell’<i>Otto Geleng</i> è la sommelier professionista Simona Di Goro, che, nonostante la sua origine toscana, è completamente integrata nella spontaneità di gusto e di costume dell’ospitalità siciliana. Con grande preparazione e innata abilità, Simona guida il cliente e lo fa emozionare attraverso una proposta di quattro o sei calici in abbinamento al menu-degustazione. La carta dei vini (400 etichette) è accurata e sapientemente redatta, con una grande rappresentanza di vini locali, tra i quali campeggiano quelli dell’Etna (con varie selezioni delle contrade), per poi aprirsi a prestigiosi prodotti italiani e francesi. Ma il punto d’eccellenza e di ricercatezza della <i>wine list</i> è costituito dalle verticali di alcune eccellenze enologiche, come Batar Querciabella, Chardonnay Tasca d’Almerita, Barbaresco Sorì San Lorenzo e Sorì Tildin, Monfortino, Monprivato, Amarone Campolongo di Torbe, Solaia, L’Apparita Castello di Ama, Masseto, Cepparello, Le Pergole Torte, Ornellaia, Sassicaia e Brunello Case Basse Soldera. Non mancano le proposte di varie annate di grandi rossi siciliani, come Duca Enrico, Riserva del Conte, Le Contrade di Passopisciaro (C, G, P, R e S) e Franchetti. È muovendosi in questo contesto che Simona riesce a coinvolgere i clienti in un percorso emozionale attraverso i colori, i profumi e i sensi dei vini da lei proposti.</p>
<p>In conclusione, un <i>dinner</i> all’<i>Otto Geleng</i> è un’esperienza sensoriale a tutto tondo che vale un viaggio, anche per rivivere ciò che scrisse Goethe, in riferimento al Teatro Greco: «Se ci si siede lassù dove stavano gli spettatori che occupavano i gradini più alti, si deve riconoscere che mai un pubblico, in un teatro, ha avuto davanti a sé uno spettacolo come questo. Di lato, a destra, si levano, sulle rocce più alte, i castelli, lontano, in basso, giace la città e, quantunque le costruzioni siano moderne, altre simili a queste sorgevano, un tempo, vicino al tempio. Di qua lo sguardo percorre tutta quanta la lunga cresta dell’Etna, a sinistra, la spiaggia sino a Catania, anzi sino a Siracusa. L’enorme monte fumante chiude poi il quadro ampio e grandioso; non è però spaventoso perchè l’atmosfera piena di vapori lo attenuano e lo rendono più dolce di quanto non sia».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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