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	<title>Paolo Ciolfi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Paolo Ciolfi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Gli assaggi che non ti aspetti. Rosso di Montalcino DOC 2005 San Lorenzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Machetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 22:51:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino Bramante]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Ciolfi]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Ciolfi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ciolfi]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese Grosso]]></category>
		<category><![CDATA[Terre di Toscana 2020]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono persone alle quali ci si può affezionare a prima vista. <b>Luciano Ciolfi</b> è una di queste, chiunque lo conosca può confermarlo. Non voglio fare torto al suo lavoro, ma mi capita di pensare che i suoi modi da affabile e misurato gentiluomo contribuiscano a rendere ancora più apprezzati i suoi vini. Il suo <b>Brunello di Montalcino Bramante</b> (sia annata che <i>Riserva</i>, quest’ultima prodotta soltanto in annate particolarmente favorevoli) è uno dei più premiati di questo inizio di secolo: un vino connotato dalla diversità di ogni annata e fedele al suo <i>terroir</i>, quindi una garanzia di qualità, di gusto e di rispetto del consumatore.</p>
<p>A <a href="https://sanlorenzomontalcino.it"><b>San Lorenzo</b></a> – versante sud-ovest, con vigne a 500 metri, farcite di sassi benedetti – si produce anche <b>Rosso di Montalcino</b>, ovviamente. E per fortuna. Perché altrimenti a <i>Terre di Toscana 2020</i> non avremmo potuto provare un’emozione così forte e inaspettata.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3599" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage.png" alt="" width="569" height="414" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage.png 992w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage-300x218.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage-768x559.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage-465x338.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Rosso-SanLorenzo-2005-collage-687x500.png 687w" sizes="(max-width: 569px) 100vw, 569px" /></p>
<p>«Ma sei matto?», ricordo di aver detto (o, forse, di aver pensato di dire) a Luciano mentre ci versava da un’austera Magnum un assaggio di <b><i>Rosso di Montalcino DOC 2005</i></b>, un Sangiovese Grosso che un’annata considerata sfortunata aveva fatto giudicare indegno di diventare <i>Brunello</i> e vestito quindi della sua livrea minore. Oltretutto, il colore lasciava indifferenti e la scritta 2005 sull’etichetta – annata osteggiata e quasi maledetta ancor prima della vendemmia – abbassava ancor di più le aspettative. Poi abbiamo portato il calice al naso e – immediatamente – ho maledetto la mia superficialità e ho giurato a me stesso che mai più sarei caduto nella trappola di chi si fa un’idea del vino basandosi su pregiudizi alimentati dall’annata e dall’aspetto. Certo, il colore conta (quante volte ci siamo fatti ammaliare da trasparenze, intensità e tonalità affascinanti e invitanti alla beva?), ma quante volte il colore e l’annata si sono rivelati luoghi comuni? <i>Fake</i>. Eravamo davanti a un altro <em>fake</em>. Perché quel <i>Rosso</i>, al naso, aveva un’eleganza – sottile e sicura, ma quasi disimpegnata, senza alcun accenno snobistico – impensabile alla vista. La ciliegia stava diventando matura, ma era ancora croccante e non copriva le note floreali (<i>sic!</i>) della violetta, prima che i sentori tostati facessero capolino, senza sovrastarsi, in una fortunata sequenza olfattiva: inchiostro di china, grafite, note ematiche e balsamiche e quindi ancora frutti scuri, ma freschi e mai invadenti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ci siamo guardati, con aria incredula, e abbiamo respinto la voglia di passare subito al sorso. Niente da fare, dopo tre riprove era tutto vero, e così l’abbiamo assaggiato. E abbiamo fatto bene. L’ingresso in bocca confermava con coerenza le sensazioni olfattive, ma con una profondità, un’acidità e una sapidità da <i>Brunello</i> di gran classe, bevibile all’infinito e durevole all’infinito, con note tostate accompagnate da prugna matura e sporadici richiami di cannella. Le note più cupe (inchiostro, terra, carne, <i>goudron</i> e sottobosco) facevano capolino quasi a turno, ma sottili, senza sovrapporsi, rendendo il sorso instancabile, grazie anche alla freschezza e alla mineralità, che non cancellavano niente e non ripulivano niente, perché non c’era niente da pulire o cancellare. Una dinamicità educata, con i diversi gusti compenetrati e complementari, in un’alchimia imprevedibile e – inutile che io continui a provarci&#8230; – difficile da comunicare, quasi inspiegabile. Fortunati noi che eravamo lì e che l’abbiamo provata, perché questo tentativo di raccontarla non riesce a rendere l’idea della ‘profondità dinamica’ di questo vino.</p>
<p>Chiudo qui, ma con due considerazioni. La prima ha un risvolto triste, perché mi sarebbe piaciuto condividere questo vino con un amico sfortunato, che mi avrebbe convinto a volare più basso e a raccontarlo in maniera più comprensibile. E lui sarebbe ancora più orgoglioso di essere quel grande amico che è di chi sa produrre un vino così. Bravo Luciano.</p>
<p>La seconda considerazione è meno seria, ma doverosa: tanto di cappello, signor 2005, scusaci per tutto quello che abbiamo detto e scritto su di te. Il tempo rende giustizia a chi sa aspettare.</p>
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