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	<title>Patrick Léon &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Castello di Ama. L’Apparita 2016 è da 100/100</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2019 21:16:49 +0000</pubDate>
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<p>COMUNICATO STAMPA – Il 22 agosto 2019 <strong>Antonio Galloni</strong> ha pubblicato il suo rapporto annuale sul <em>Chianti Classico</em>, scrivendo con tale vigore che il rispettato critico quasi fatica a contenere il suo entusiasmo: «<em>Non ricordo l’ultima volta in cui sono stato così entusiasta del <strong>Chianti Classico</strong> e dei suoi vini</em>» è stata la frase che ha attirato l&#8217;attenzione su quello che si sarebbe rivelato un resoconto memorabile del presente e del futuro di uno dei territori più famosi e amati della viticoltura italiana.</p>
<p>Dopo una visita approfondita in azienda nel mese di luglio, la recensione su <strong>Castello di Ama</strong> è stata contrassegnata da una sola parola: <em>eccezionale</em>. La cosiddetta “edizione memorabile” del 100% Merlot<strong> L’Apparita</strong> di Ama si è rivelata la più degna di nota. Premiata con un punteggio senza precedenti di 100 punti, è indicata come «<em>uno dei vini più maestosi e visceralmente emozionanti che abbia mai assaggiato qui</em>». Parole preziose anche per una delle cantine più ammirate della denominazione, con una storia di ripetuti successi nelle mani di <strong>Lorenza Sebasti</strong> e dell’enologo <strong>Marco Pallanti</strong>.</p>
<p><em><strong>L’Apparita</strong></em>, in molti modi, racconta la storia della carriera di Pallanti, che arrivò ad Ama nel 1982, dopo aver avuto come <em>tutor</em> il leggendario e compianto <em>Patrick Léon</em>, all’epoca enologo <em>in-chief</em> di <em>Château Mouton-Rothschild</em>. In Léon, Pallanti trovò un mentore che seppe infondergli un’infinita passione per il <em>savoir-faire</em> francese, sia nei vigneti che in cantina.</p>
<p><em>Apparita</em> è un nome che deriva dalla toponomastica del luogo, a un’altitudine di quasi 500 metri; le preziose parcelle che producono le uve che alimentano questo vino si trovano nella parte più alta del <em>Vigneto</em> <em>Bellavista</em>, da cui è possibile vedere – o, come si dice in Toscana, “apparire”, nelle giornate limpide – Siena. Le parcelle del vigneto destinate al Merlot occupano poco meno di 3 ettari e furono impiantate con il <em>clone 342</em> del Merlot tra il 1982 e il 1985, cioè proprio nei primi tre anni di Marco Pallanti a <em>Castello di Ama</em>.</p>
<p>Appassionato di filosofia e fervido cultore di arte contemporanea, Pallanti è un <em>guru</em> unico nel suo genere. È uno degli enologi più rispettati del <em>Chianti Classico</em>, un territorio in cui non mancano certo i grandi talenti. Sui primi 100 punti assegnati a un suo vino, Pallanti dice: «<em>Quando è che un’opera d’arte può dirsi completa? Quando ogni nuova aggiunta mantiene quell’armonia che la rende perfetta. Ogni altra cosa diventa troppo. Il vino è la personificazione di un sentimento. È soltanto amore e sensibilità, cioè conoscenza convertita in passione, per cui sono molto onorato che un giornalista tra i migliori al mondo ritenga che un mio vino abbia raggiunto quell’equilibrio perfetto che ricerco ogni anno, ma che solo talvolta si realizza</em>».</p>
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