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	<title>Pauillac &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Pauillac &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Pauillac Grand Vin de Château Latour Premier Grand Cru Classé 2005</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Russomanno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 11:37:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
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<p>Con il 2019 se ne va un anno ricco di assaggi, nuove esperienze e nuove conoscenze, che mi hanno aiutato a scoprire quante cose si possono ritrovare in un calice, quando si studia con passione per amare il vino con coscienza e preparazione. È eccitante scoprire che, una volta che ci sei entrato in sintonia, il vino è un amante che dà e non chiede altro che essere capito e trattato con rispetto, che è capace di farti venire la pelle d’oca e perfino di commuoverti, a volte rievocando ricordi nascosti e facendo esplodere una carica di emozioni. Ed è per questo che voglio condividere con voi quella che per me è stata la più intensa, toccante e indimenticabile emozione enologica del 2019, grazie a un assaggio davvero divino.</p>
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<div class="column">
<p>Sto parlando del <strong><em>Pauillac Grand Vin de <a href="https://www.chateau-latour.com/fr">Château Latour</a> Premier Grand Cru Classé 2005</em></strong>, figlio di un’annata pazzesca (soprattutto per il Cabernet Sauvignon, preponderante rispetto a Merlot e Petit Verdot, che fanno da complementari, dando volume all’insieme) e di una selezione dei grappoli particolarmente maniacale. Ha un nome che potrebbe descrivere da solo la sua maestosità e la sua signorilità e io – che ho avuto la fortuna di incontrarlo e di averlo considerato da subito come uno straordinario compagno di viaggio – non posso esimermi dal raccontare le gioiose sensazioni procuratemi da un vino così <em>antropomorfico</em>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3385" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-933x1024.png" alt="" width="288" height="316" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-933x1024.png 933w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-273x300.png 273w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-768x843.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-465x510.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005-456x500.png 456w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/01/château-latour-2005.png 1261w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></p>
<p>Già alla vista, questo nettare lascia presagire un’esperienza più unica che rara. Mi sembra quasi di sfiorare con la mano quella terra sulla sponda sinistra della Gironda rivestita di ciottoli – sovrastanti il calcare, l&#8217;argilla e la sabbia – da cui proviene: <em>Pauillac</em>, nel cuore dell&#8217;<em>Haut Médoc</em>. Il vino ha una veste color rubino, che vira verso il granato e lascia spazio a una spiccata lucentezza, con un corpo atletico e definito.</p>
<p>Al primo impatto al naso è piuttosto ermetico e si lascia soltanto corteggiare: solo con pazienza, lasciando passare i minuti necessari, inizia a esprimersi. Emergono allora con classe e con elegante riservatezza profumi suadenti di legno di cedro, ulivo, una speziatura delicata e non invadente di pepe rosa, una nota floreale di violetta e un tocco di radice che ricorda il ravanello. L’avvolgenza dei frutti scuri (prugne nere, amarene e more) non manca e la cremosità trova il suo equilibrio grazie alla freschezza e all’esuberante mineralità, che ricorda la grafite. Un vino decisamente complesso, e non poteva essere altrimenti.</p>
<p>Poi, finalmente, arriva il tanto atteso sorso, che va oltre la coerenza con l&#8217;olfatto: ampio, ha una trama tannica vellutata e piacevolissima, un calore vibrante e leggiadro che si armonizza con l&#8217;acidità dinamica (che rievoca il succo d’arancia rossa e i lamponi) e con la sottile sapidità, in un equilibrio assoluto, che invoglia in maniera eccitante a un nuovo sorso, e poi a un altro ancora. Ha ancora tanta strada davanti a sé, ovviamente, ma è già di una bevibilità disarmante, raffinato e deciso al tempo stesso.</p>
<p>Un vino tanto autorevole quanto elegante, che aggiunge anche una notevole persistenza alle sue componenti migliori, in un complesso straordinario di gusti. Accarezza il cuore e nulla appare fuori posto: un vino dell’anima.</p>
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		<title>La ‘materia eterna’ di un mito. Grand Vin de Château Latour Premier Grand Cru Classé Pauillac 1986</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 09:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Château Latour]]></category>
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		<category><![CDATA[Premier Grand Cru Classé]]></category>
		<category><![CDATA[taglio bordolese]]></category>
		<category><![CDATA[vins de Bordeaux]]></category>
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					<description><![CDATA[Davanti a me troneggia una speciale bottiglia di Bordeaux, che racchiude un vino dalla storia secolare, stratificatasi nel tempo e consolidatasi in un vero e proprio stile enologico, riconosciuto ed emulato in ogni angolo del globo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Davanti a me troneggia una speciale bottiglia di Bordeaux, che racchiude un vino dalla storia secolare, stratificatasi nel tempo e consolidatasi in un vero e proprio stile enologico, riconosciuto ed emulato in ogni angolo del globo. Un vino che per prima cosa racconta le origini del suo mito, che sono profondamente radicate nei sottosuoli ghiaiosi a sud di Pauillac, lì dove il ruscello di Juillac finisce la sua breve corsa nella Gironde. In questo panorama fluviale e semipianeggiante si nota come la mano dell’uomo abbia contribuito a scolpire questo lembo di terra, già modulato dal corso del grande fiume. Terreni poveri – alcuni dei quali strappati all’erosione acquatica grazie alle bonifiche olandesi del XVII secolo – che vedono l’unione di arenarie, marne e calcare, e sono sormontati da uno strato superficiale di ciottoli alluvionali. Suoli molto drenanti, ottimali per lo sviluppo vegeto-produttivo del Cabernet Sauvignon – che proprio in questo areale trova le sue migliori espressioni qualitative – e in seconda battuta del Merlot, che uniti creano la ricetta del famoso <i>taglio bordolese</i>. Il <em>blend</em>, imitato in tutto il mondo, è nato nelle cantine degli <i>châteaux</i> del Médoc per la necessità di unire le diverse caratteristiche dei loro due vitigni principali: lo sposalizio tra il Cabernet (rustico e maschile) e il Merlot (morbido e femminile) ha permesso ai bordolesi di raggiungere una corroborante alchimia, fatta di complesse sfaccettature organolettiche, che recitano all’unisono nello spettacolo dei <i>vins de Bordeaux</i>. Come spesso accade, idee geniali e ambiente vocato non sono sufficienti per raggiungere l’affermazione commerciale necessaria a creare un marchio capace di collocarsi in quello spazio di eccellenza che occupa tutt’oggi. Per fortuna, i <i>négociants</i> beneficiarono dei privilegiati rapporti commerciali con l’Impero Britannico, trovando nella naturale vocazione portuale di Bordeaux il mezzo ideale per la diffusione della loro concezione enologica, racchiusa all’interno di un contenitore nuovo e particolare come l’iconica barrique bordolese da 225 litri. La crescita di valore dei vini di Bordeaux fu tale che già il 14 Aprile del 1855 venne redatta una loro classificazione ufficiale, divisa in cinque classi, atta a sottolineare le differenze qualitative tra i vari <i>châteaux</i>, che da quel giorno assunsero la valenza di veri e propri <i>crus</i>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2348" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/Château-Latour-1986-bottiglia-.png" alt="" width="305" height="443" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/Château-Latour-1986-bottiglia-.png 567w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/Château-Latour-1986-bottiglia--206x300.png 206w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/Château-Latour-1986-bottiglia--413x600.png 413w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/01/Château-Latour-1986-bottiglia--344x500.png 344w" sizes="(max-width: 305px) 100vw, 305px" /></p>
<p>Quello che ho davanti è uno dei cinque <i>Premiers Grands Crus Classés</i> del Médoc, un affascinante <b><i>Grand Vin de Château Latour Pauillac 1986</i></b>: una bottiglia rara, che al suo interno contiene un vino dal retaggio nobiliare, nato in un periodo storico in cui si ricercavano grazia e vivacità gustative. Osservando la bottiglia mi sento rapito in un sogno ad occhi aperti, nel quale la mia mente corre a fantasticare tra le vigne sassose di Pauillac, portandomi fino ai maestosi cancelli di Latour, ma purtroppo, proprio mentre si stanno aprendo per farmi entrare, un improvviso sobbalzo mi desta da questo piacevole incanto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tornare con i piedi sulla terra mi è difficile: ora le mie aspettative sono aumentate a dismisura e ho sempre più voglia di farmi eccitare da questo regale frutto del tempo, che ai miei occhi si presenta dotato di una <em>verve</em> luminosa inaspettata, capace di mettere in secondo piano un colore segnato dal tempo, un rosso granato scuro che sui bordi vira già verso l’aranciato. Al naso presenta una costruzione sensoriale stratificata e complessa, che inizialmente esprime ruggine, lavanda, canfora e oli essenziali di agrumi. La permanenza nel calice non lo affatica, anzi ne esalta il ringiovanimento aromatico, che, con il passare dei minuti, spoglia il vino dagli artifici terziari per lasciarlo nudo e sincero davanti a me, lasciandosi decifrare con facilità e dimostrando un’anima conturbante, resa lieve e graziosa da caratteri floreali che descrivono un candido e profumato bouquet nuziale. La scia speziata è carica di suggestioni, che vanno dal cardamomo secco, passano per il sigaro spento e arrivano sino alla tanto attesa scatola di sigari. In bocca si presentano i tocchi varietali del Cabernet Sauvignon (prevalente in questo blend), che spingono un tannino ormai lieve a dar cenno della sua docile presenza. La sottigliezza fruttata gira intorno a frutti aspri, come ribes e melagrana, che evidenziano la vibrante carica acido-sapida del suo estratto secco. Il sorso ha uno scorrimento nobile, che – una volta completata la deglutizione – sembra acquietarsi in uno strano silenzio, ma è solamente una questione di secondi perché poi, con mio immenso stupore, riaffiora e si lancia nel suo ultimo atto di vita, esprimendo persistenti ricordi di cioccolato fondente, incenso e cenere di sigaro.<br />
È un vino privo di note alcoliche, sussurrato, elegante e ossuto, in cui l’estratto secco prevale sulla forza alcolica, un vino capace di insegnarmi un gusto antico, quasi primordiale, legato alla ricerca della pacatezza e dell’eleganza. Se è vero che ‘un vino senza passato è un vino senza futuro’, allora questo <i>Château Latour 1986</i> è un vino senza tempo, in cui l’anima e lo spirito hanno elevato il succo a materia eterna.</p>
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