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	<title>peposo dell&#8217;Impruneta &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<description>In medio stat vir(t)us. Supra, vinum</description>
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		<title>Usiglian del Vescovo e il suo MilleEottantatre, il Petit Verdot ‘dimenticato’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Matarazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 15:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono molti luoghi della Toscana che sembrano non subire il lento scorrere del tempo. Me lo ha ricordato il viaggio da Palaia alla località Usiglian del Vescovo (ben nota anche a Matilde di Canossa), in una]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono molti luoghi della Toscana che sembrano non subire il lento scorrere del tempo. Me lo ha ricordato il viaggio da Palaia alla località <b><i>Usiglian del Vescovo</i></b> (ben nota anche a Matilde di Canossa), in una zona in cui il Chianti si incunea nelle colline pisane (e ne prende il nome) e dove – percorrendo uno sterrato tra vigne, ulivi e boschi – si giunge in cima a un colle dal panorama mozzafiato. In questo territorio – difficile per l&#8217;agricoltura, composto per oltre il 90% da sabbie compatte che tendono ad inaridirsi durante le stagioni secche – la proprietà ha creato una realtà di nicchia nel mondo vitivinicolo. Nei primi anni del secolo aveva rilevato, dai proprietari bergamaschi, un’azienda in cui veniva prodotto – con scarso successo – uno spumante, prevalentemente da Pinot Bianco. Cominciò quindi l&#8217;opera di estirpazione dei vecchi vigneti, sostituiti con vitigni internazionali, e la contemporanea costruzione di una nuova cantina su 2 livelli (piano terra e seminterrato, per consentire il passaggio delle uve nelle vasche di fermentazione &#8220;a caduta&#8221;, cioè sfruttando la gravità ed evitando eccessivi stress alle uve e al mosto), in cui temperatura e umidità furono rese costanti e il processo produttivo tecnologicamente funzionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Federico Ricci – che segue attualmente sia la parte agronomica che enologica – ha imposto vendemmie parcellizzate, nuovi sesti di impianto (orientati verso il guyot e il cordone speronato ‘a 4 coppie di cornetti’), nonché l&#8217;irrigazione di soccorso, essenziale in terreni così poveri e dalla scarsa capacità di assorbimento e rilascio idrico, per portare l’azienda a una qualità sempre crescente. Rimontaggi, insufflazione di ossigeno e <i>délestage</i> sono operazioni di routine, per aumentare l’estrazione aromatica nel vino, che viene successivamente chiarificato con metodo <i>housing</i>, cioè utilizzando un filtro a cilindro fungente quasi da ‘rene artificiale’. Barriques e tonneaux di rovere francese e americano, oltre a grandi botti slovene utilizzate per il Chianti Superiore, completano il quadro di metodologie di affinamento calcolate al millesimo, che rispettano i più moderni standard tecnologici e qualitativi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ampia la gamma di vini (oltre 150.000 bottiglie annue prodotte, in formati che vanno dal mezzo litro ai 9 litri), che comprende un Metodo Classico rosé (<i>Il Bruvé</i> da Sangiovese, 36 mesi <i>sur lie</i>), un bianco (<i>Il Ginestraio</i> da Chardonnay e Viogner), un rosato (sempre da sangiovese in purezza) e cinque rossi degni di nota, tra cui spicca il top di gamma, il <b>MilleEottantatre, </b>da uve Petit Verdot, che andrò a degustare per voi, dopo aver ricordato come è nato. Il Petit Verdot, coltivato come uva da taglio, veniva fatto riposare in barrique, in attesa di utilizzarlo in blend. Un anno accadde che rimase in 2 barriques per oltre 24 mesi, tanto da essere chiamato ‘<i>il dimenticato</i>’, perché nessuno si ricordò della sua esistenza, fino a quando si scoprì, per puro caso, che il vino aveva sviluppato una complessità unica e si decise immediatamente di produrlo, a partire dalla vendemmia 2009.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1862" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/UDV-MilleEottantatre-bottiglia.png" alt="" width="227" height="369" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/UDV-MilleEottantatre-bottiglia.png 610w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/UDV-MilleEottantatre-bottiglia-184x300.png 184w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/UDV-MilleEottantatre-bottiglia-369x600.png 369w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/UDV-MilleEottantatre-bottiglia-307x500.png 307w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" /></p>
<p>L’aspetto del <b>MilleEottantatre</b> è regale, di un profondissimo rubino denso, dalla trama fitta. Il naso è una <i>fusion </i>di rose appassite, succo di mirtilli, crema di cassis, con penetranti richiami speziati e balsamici, di pepe, vaniglia, eucalipto, ma anche erbe officinali (rosmarino e lavanda). Un sorso pieno, appagante, avvolgente, di frutta gelatinosa al lampone, pepe nero, forte acidità agrumata (arancia sanguinella) e tannini che regalano nerbo, eleganza e complessità all&#8217;intera struttura. Note lievemente amare, con aromi di bocca declinati su tostature di caffè, cacao e sigaro. Finale lungo e sapido, complice un terreno particolarmente sabbioso frammisto a calcare. 24 mesi tra barriques e tonneaux più altrettanti di bottiglia. Abbinamento – nel classico della tradizione toscana – con un peposo dell&#8217;Impruneta.</p>
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