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	<title>Pinot nero &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Pinot nero &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Marco Buvoli. Da Avize a Gambugliano: il rispetto di attendere.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Costacurta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 17:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Champagne]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
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					<description><![CDATA[Il racconto di Marco quando accoglie clienti in cantina è un premessa che và sempre riportata per capire la partenza della sua filosofia di vinificazione. Il suo passato di commerciale nel settore automotive lo ha portato]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto di Marco quando accoglie clienti in cantina è un premessa che và sempre riportata per capire la partenza della sua filosofia di vinificazione. Il suo passato di commerciale nel settore automotive lo ha portato spesso a viaggiare in Francia negli anni ’90. Iniziò così a girare per la Borgogna e nella Champagne, da consumatore medio, da curioso, scoprendo che esisteva un mondo di piccoli produttori oltre alle grandi maison conosciute in italia ed appassionandosi a quelle realtà che vendevano uva ma imbottgliavano 20/30.000 bottiglie a loro marchio. Chi lo colpì di più era una oggi nota cantina chiamata Selosse. Ci riporta anche i commenti dei ristoratori : ‘Quello non è Champagne’. Da qui iniziò la sua passione per il Pinot Nero e per il terroir.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7437" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO-480x202.jpg" alt="" width="480" height="202" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO-480x202.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO-768x323.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO-465x196.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO-695x292.jpg 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2024/03/OPIFICIO.jpg 932w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Da questo concetto di terreno e del delicato uvaggio, sono stati scelti dei terreni con tre fattori: calcare o gesso,  orientamento a Nord Nord-est e areali ben ventilati. Dove la protezione dal forte sole pomeridiano protegge i delicati aromi del Pinot Nero ed il vento asciuga bene gli stretti acini proteggendoli da marciumi interni non visibili. Calcare/Gesso e Pinot Nero sono un connubio d’amore di cui non serve narrare. Le tecniche agronomiche ridotte all’osso aiutano le viti a compiere uno sforzo di profondità che aiuta la concentrazione fenolica e portano a stress positivo la pianta.</p>
<p>Nel corso degli anni i suoi studi e la sua curiosità dell’affascinante mondo delle cuvee con i vini di riserva ha portato a strutturare una bottaia composta non solo per affinare i vini ma anche per conservare barrique con vini di ogni annata prodotta in stile perpetuelle. Questo bacino di vini di riserva crea un puzzle degno dei grandi chef de cave della champagne, in quanto la cuvee diventa chiave in ogni annata per creare il vino desiderato. Infatti non tutte le bottiglie hanno uno stile evolutivo, ad esempio la TRE e la CINQUE hanno stile opposti, la prima con larghezza e complessità , la seconda grande frutto e beva.</p>
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		<title>Un Premier Cru très Grand: Chambolle-Musigny Les Hauts-Doix 2018 Robert Groffier Père &#038; Fils</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/un-premier-cru-tres-grand-chambolle-musigny-les-hauts-doix-robert-groffier-pere-fils/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Machetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 23:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[amazingwine]]></category>
		<category><![CDATA[Borgogna]]></category>
		<category><![CDATA[degustazioni alla cieca]]></category>
		<category><![CDATA[Enoteca al Risanamento]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[winelovers]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiunque ami il vino sogna di imbattersi in un assaggio emozionante, di quelli che ti sorprendono, ti prendono e ti rendono un winelover appagato e felice. Se ti accade quando sei con gli amici giusti, allora]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque ami il vino sogna di imbattersi in un assaggio emozionante, di quelli che ti sorprendono, ti prendono e ti rendono un winelover appagato e felice. Se ti accade quando sei con gli amici giusti, allora la condivisione non soltanto aumenta il piacere, ma trasforma le impressioni in certezze e prolunga il ricordo, rendendolo spesso indimenticabile.</p>
<p>Stesso posto e stesse persone, in occasione del mio compleanno: il carissimo amico enotecario di Bologna ci apre una bottiglia ben coperta e ci chiede di tradurre in parole quello che ci dice il vino. Ci vengono subito in mente altre occasioni simili, in cui avevamo sparato sfondoni anche vergognosi (dimenticati in gran fretta, per recuperare un minimo di autostima), e poi ci dedichiamo al nostro vino, che si presenta inconfondibile sia alla vista che al naso, dandoci indicazioni piuttosto precise.</p>
<p>Sentori di sottobosco (violetta, fragoline, lampone e lievi note terrose), sorso succulento e fresco, ma anche setoso; poi, in progressione, aromi di peonia e rosa, seguiti da frutti più scuri, amarena, note minerali, note speziate appena accennate (liquirizia, tostatura e caffè leggero: se potessi, direi decaffeinato) e piacevolissime, con un tannino che smorza la spinta degli aromi fruttati e con una persistenza che fa il riepilogo di tutte le sensazioni. Tutto in maniera elegante, in un vai e vieni di retrogusti senza prevaricazioni o eccessi, lasciando il cavo orale asciutto e pronto a rinnovare l’assaggio, ma – e questo è davvero raro – senza alcuna fretta, perché aromi quasi impalpabili continuano ad alternarsi e rincorrersi nel naso e nella gola.</p>
<p>«<em>Pinot Nero e Borgogna</em>» diciamo, sapendo quanto sia scontato. «<em>Questo lo ha detto anche mia figlia più piccola</em>» ci dice Francesco. «<em>Da voi mi aspetto qualcosa di più preciso e magari anche l’annata e il produttore</em>». Ci tuffiamo in ripetuti assaggi, goccia a goccia, per rievocare tutti i nostri ricordi e percorrere avanti e indietro le strade fra Vougeot, Chambolle-Musigny e Morey-Saint-Denis. Alla fine decidiamo di fermarci vicino a Chambolle, guardandoci intorno alla ricerca del cru che ci sta regalando queste emozioni. Niente da fare. Scegliamo di puntare su un <i>Premier Cru</i> (ma forse lo facciamo per puro interesse economico) e ipotizziamo anche di essere tra le annate 2018 e 2019, ma sul cru e sul produttore non sappiamo cosa dire: ci autoassolviamo dicendo che in fondo noi siamo soltanto degli appassionati, non assaggiatori seriali (ma quanto ci piacerebbe!), né preparatissimi professionisti del settore.</p>
<p>La nostra ignoranza non ci pesa per niente, anzi, in questo momento ci sentiamo invece dei privilegiati, accomunati da alcune certezze: la piacevolezza del sorso, la profondità dei sentori, il gusto sottile ma deciso e la sensazione di essere di fronte a un vino eccitante. Non accade spesso e, quando capita, l’entusiasmo ci fa sentire più ricchi e – chissà per quale anomalo e deviato processo psicologico – addirittura persone migliori.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6841" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage.png" alt="" width="3450" height="1805" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage.png 3450w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-480x251.png 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-1024x536.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-768x402.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-1536x804.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-2048x1071.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-465x243.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/GROFFIER-Les-Hauts-Doix-collage-695x364.png 695w" sizes="(max-width: 3450px) 100vw, 3450px" /></p>
<p>Quando Francesco scopre la bottiglia – di cui ci siamo già un po’ innamorati – per dirci ciò che non sappiamo, restiamo delusi per non aver conosciuto prima questo infinito <b>Chambolle-Musigny Premier Cru <i>Les Hauts-Doix</i> 2018 Robert Groffier Père &amp; Fils</b> e – alla luce del piacere che ci sta procurando – la cosa ci fa sentire di nuovo ignoranti (e allora, evidentemente, lo siamo). Però subito dopo pensiamo che, se non lo fossimo, non avremmo potuto – né potremmo godere in futuro – di sorprese come questa: e questo ci basta per tornare ad essere soddisfatti e contenti, minimizzando questa (ormai perdonatissima) carenza.</p>
<p>Mentre riprendiamo a sorseggiare, ci viene da riflettere sui condizionamenti a cui il vino a volte ci sottopone – di solito, il nome in etichetta, o l’umore, o l’ambiente, o la compagnia, o la sensazione di una situazione di esclusività – e su come questi condizionamenti alterino il giudizio nelle degustazioni. Ma quando la bottiglia è coperta – come dovrebbe essere in ogni seria e imparziale degustazione – e la compagnia è la stessa, l’unica suggestione non può che provenire dal vino. Come questo <b><i>Les Hauts-Doix</i></b> – una vigna tra <i>Les Amoureuses</i> e <i>Les Charmes</i>, al confine con Vougeot – le cui uve vengono sottoposte da Groffier a plurivendemmie e a plurivinificazioni diversificate, allo stesso tempo semplici ed elaborate, tradizionali e innovative, sicuramente geniali. Per donare felici sorsi a tutti.</p>
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		<item>
		<title>Cristal 2013. Lo zar aveva buon gusto</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/cristal-2013-lo-zar-aveva-buon-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sheila Grimaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 19:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Salotto Junior]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro II]]></category>
		<category><![CDATA[Champagne]]></category>
		<category><![CDATA[champagnelovers]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
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		<category><![CDATA[Louis Roederer]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
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					<description><![CDATA[La prima bottiglia del Cristal fu creata da Louis Roederer nel 1876 per l’imperatore russo Alessandro II. La grande maison di Reims esportava già i suoi prodotti in Russia e così lo zar chiese di poter]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima bottiglia del <b><i>Cristal</i></b> fu creata da <b>Louis Roederer</b> nel 1876 per l’imperatore russo Alessandro II. La grande maison di Reims esportava già i suoi prodotti in Russia e così lo zar chiese di poter avere, in esclusiva per lui, uno champagne ancora superiore. Venne quindi creata una nuova cuvée, per la quale fu poi preparata una particolare bottiglia di cristallo dal fondo piatto, per evitare che nell’incavo si potesse nascondere qualcosa con cui attentare alla preziosa vita dello zar.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-6801 alignleft" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu.png" alt="" width="152" height="413" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu.png 1010w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-177x480.png 177w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-377x1024.png 377w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-768x2084.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-566x1536.png 566w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-755x2048.png 755w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-221x600.png 221w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/02/Cristal-2013-su-fondo-blu-184x500.png 184w" sizes="(max-width: 152px) 100vw, 152px" /></p>
<p>Ancora oggi, pur se la bottiglia non è più di cristallo, la cuvée rimane il simbolo della maison <b>Roederer</b> e, per molti, di tutto lo Champagne nel mondo. Il <b><i>Cristal </i></b>viene prodotto con le migliori uve Pinot Nero e Chardonnay della proprietà, con percentuali che dipendono dalle annate: per la 2013 è del 60% e 40%. In un primo momento le uve vengono fatte fermentare in legno, dopodiché segue la malolattica e una sosta sui lieviti che dura circa sei anni, il tempo necessario per apportare al vino la complessità che lo contraddistingue.</p>
<p>Inutile dire che inizio la degustazione con grandi aspettative. Il suo colore giallo dorato è brillante e luminoso. Avvicinando il calice al naso si notano dapprima essenze di vaniglia e frutta secca, come la nocciola tostata, e poi la camomilla e la pasta di mandorle. Provo a carpire altri sentori e vengo incuriosita da una nota salmastra, che ricorda l’ostrica. Il sorso è di un’eleganza che non ha eguali e la freschezza e la sapidità vanno di pari passo, spingendo la gola a chiedere un altro sorso, e poi un altro ancora. La sua grande bevibilità fa sì che ogni assaggio sia scandito, nitido, inequivocabile: uno champagne dall’effetto emozionante, suadente e fine.</p>
<p>Non possiamo quindi che ringraziare lo zar per averci permesso di avere in eredità questa creazione a lui dedicata e, ovviamente, <i>Louis Roederer</i>, l’artista in grado di creare e imbottigliare questa sinfonia di piacere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Recensioni Libri: «Un sogno in Borgogna» di Massimo Castellani</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/recensioni-libri-un-sogno-in-borgogna-di-massimo-castellani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Specchia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2021 17:11:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Pieraccini]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Côte-d'Or]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Martini]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
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					<description><![CDATA[Caro Massimo, ho letto e riletto con grande interesse il tuo Un sogno in Borgogna: l’entusiasmo mi ha preso subito e mi ha accompagnato in modo costante, pagina dopo pagina, fino alla fine. Al di là]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Massimo, ho letto e riletto con grande interesse il tuo <b><i>Un sogno in Borgogna</i></b>: l’entusiasmo mi ha preso subito e mi ha accompagnato in modo costante, pagina dopo pagina, fino alla fine.</p>
<p>Al di là della profonda, puntuale, analitica descrizione di luoghi, territori, suoli, produttori, vitigni e vini, mi ha piacevolmente suggestionato lo scambio continuo tra <i>figura</i> e <i>sfondo</i> e il loro protagonismo in simultanea. Alberto ed Eleonora – le figure – penetrano i luoghi fino a scomparirvi dentro… e allora la Borgogna cessa di essere lo sfondo per divenire essa stessa “figura inclusiva”.</p>
<p>Il <em>professore</em> e lo <em>storico</em> mettono abilmente in campo un’azione di accompagnamento del lettore il quale, al pari di Eleonora, si vede quasi preso per mano, guidato ad osservare, invitato a chiedere, sollecitato a scoprire la realtà vinicola della <i>Côte d’Or</i> e i suoi vitigni/vini simbolo: Chardonnay e Pinot Nero.</p>
<p>E quando si è al giorno sei (sabato) si ha quasi voglia di tornare indietro e ripercorrere le strade già esplorate, sempre con la guida competente di un uomo che sa coniugare due passioni: il vino e la storia.</p>
<p>Una lettura che non solo non ti annoia ma che ti stupisce di continuo per quello che ti fa scoprire.</p>
<p>Se questo è il tuo primo romanzo… cosa sarà per i prossimi? <i>Ad maiora.</i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-6447" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-680x1024.png" alt="" width="268" height="403" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-680x1024.png 680w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-199x300.png 199w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-768x1157.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-1020x1536.png 1020w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-1360x2048.png 1360w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-398x600.png 398w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok-332x500.png 332w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/08/Castellani-piatto-coperta-ok.png 1595w" sizes="auto, (max-width: 268px) 100vw, 268px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Massimo Castellani, <i>Un sogno in Borgogna</i></b></p>
<p>Edizioni Bertani&amp;C., Prima edizione, pagine 220, € 18,00</p>
<p>Disponibile online su Amazon</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Degustazione: Franciacorta DOCG Brut CruPerdu Millesimato 2011 Castello Bonomi</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/cruperdu-2011-castellobonomi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 06:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[Coccaglio]]></category>
		<category><![CDATA[Franciacorta DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Paladin]]></category>
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					<description><![CDATA[Castello Bonomi è la cantina che rappresenta Casa Paladin in Franciacorta. Il nome CruPerdu deriva da un vigneto dimenticato e poi recuperato per produrre questo Franciacorta Brut millesimato secondo il modello vincente franciacortino: base di Chardonnay con il]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Castello Bonomi</strong></em> è la cantina che rappresenta <strong>Casa Paladin</strong> in <strong>Franciacorta</strong>. Il nome <strong><em>CruPerdu</em></strong> deriva da un vigneto dimenticato e poi recuperato per produrre questo <em><strong>Franciacorta Brut millesimato</strong></em> secondo il modello vincente franciacortino: base di Chardonnay con il 30% di Pinot Nero. Affina per 80 mesi sui lieviti.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Castello Bonomi - Franciacorta CRUPERDU 2011" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/I2ReROdTsMw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Degustazione: Spumante Metodo Classico Brut Battista Cantina Semonte</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/battista-brut-semonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 13:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Azienda Agraria Semonte]]></category>
		<category><![CDATA[Chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia Giovanni Colaiacovo]]></category>
		<category><![CDATA[metodo classico]]></category>
		<category><![CDATA[Nebbiolo di Gubbio]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[spumante]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltori in Gubbio]]></category>
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					<description><![CDATA[Battista è uno Spumante di Qualità Metodo Classico Brut prodotto con uve Chardonnay e Pinot Nero dalla Cantina Semonte di Gubbio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Battista</strong></em> è uno Spumante di Qualità Metodo Classico Brut prodotto con uve Chardonnay e Pinot Nero dalla <a href="https://vinisemonte.com"><strong>Cantina Semonte</strong></a> di Gubbio.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="BATTISTA, IL METODO CLASSICO DI SEMONTE (GUBBIO)" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/rO9CFo8RPR0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Degustazione: Pinot Nero Melampo 2017 CasteldelPiano</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/degustazione-pinot-nero-melampo-di-castel-del-piano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 08:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Ghigliazza]]></category>
		<category><![CDATA[Licciana Nardi]]></category>
		<category><![CDATA[Lunigiana]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[Sabina Ruffaldi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Lunigiana – dove si incontrano Liguria, Toscana ed Emilia – nasce un Pinot Nero raffinato e sbalorditivo. A produrlo è la piccola azienda artigianale CasteldelPiano a Licciana Nardi. Lo degustiamo e lo raccontiamo in questo video.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla <strong>Lunigiana –</strong> dove si incontrano Liguria, Toscana ed Emilia – nasce un <strong>Pinot Nero</strong> raffinato e sbalorditivo. A produrlo è la piccola azienda artigianale <strong>CasteldelPiano</strong> a Licciana Nardi. Lo degustiamo e lo raccontiamo in questo video.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Pinot Nero Melampo di Castel del Piano" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/f_4HZC92Q_M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Il vino toscano: identità, originalità e unicità nella qualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 07:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista ValoriMag di Valoritalia nel dicembre 2019. Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo con piacere un esaustivo articolo di Massimo Castellani sul vino toscano, già apparso sulla rivista <strong>ValoriMag</strong> di </em><strong>Valoritalia</strong><em> nel dicembre 2019.</em></p>
<p>Non è facile riassumere in poco spazio i motivi del successo che nel tempo il vino toscano ha riscontrato sui mercati internazionali. Da toscano non posso che constatare che il nostro movimento è riuscito ad essere vincente, dopo aver attraversato – anche nel recente passato – fasi seriamente critiche, che hanno rischiato di mettere in ginocchio l’intera economia vitivinicola regionale. Fasi superate solo grazie alle straordinarie capacità di reazione dimostrate dai produttori toscani, che nei momenti peggiori, in un mercato che evolveva sempre più velocemente, hanno deciso di puntare ancor più sulla qualità dei vini.</p>
<p>Penso che la <strong>chiave di volta</strong> sia stata la presa di coscienza che ha portato i produttori a perseguire nel lungo termine l’obiettivo di accrescere in modo sostanziale la ‘bontà’ dei vini. Un percorso avviato a metà degli anni ’80 con <strong>nuovi investimenti</strong>, sia in vigna (con il reimpianto dei vigneti e la contestuale applicazione dei risultati di una ricerca agronomica più innovativa, al fine di ottenere una sempre maggiore qualità dei frutti) che nelle strutture, e con un rigoroso lavoro in cantina, che ha saputo affiancare alla tradizione toscana l’utilizzo di metodologie all’avanguardia.</p>
<p>Un mix che, unito alla caparbietà degli imprenditori  e alla forza delle organizzazioni consortili, ha consentito da un lato di acquisire nuovi spazi sui mercati più remunerativi, che in precedenza erano – di fatto – quasi un monopolio di prodotti francesi; dall’altro, di comunicare efficacemente non solo l’<strong>incremento qualitativo</strong> dei nostri vini, ma anche di inserire questo messaggio in un contesto di valori più ampio, come parte di un <em>lifestyle</em> che non si riduce al solo atto del consumo.</p>
<p>Si farebbe fatica a comprendere la matrice di ciò che in molti hanno definito un vero e proprio <strong>rinascimento enologico toscano</strong> senza considerare l’efficacia di un messaggio incentrato soprattutto su valori culturali, all’interno del quale il vino ha giocato un ruolo fondamentale, una sorta di catalizzatore di un insieme di forze altrimenti inespresse.</p>
<p>Nel mondo, ‘essere’ in Toscana significa essere proiettati in un benessere quotidiano fatto di cultura, natura, storia, arte e, chiaramente, di eccellenza enogastronomica: un paradiso in terra, insomma. Per mantenere questo status, come ben sanno le aziende vitivinicole della nostra regione, è necessario confermarsi su standard qualitativi molto alti e prestare la massima attenzione agli stimoli che provengono da ogni parte del mondo. In sostanza sono due i parametri, molto legati tra loro, che hanno permesso questo successo: la realizzazione di una precisa <strong>identità</strong> e la consolidata <strong>originalità</strong> dei prodotti.</p>
<p>L’identità vinicola toscana ha, anche sul piano giuridico, un’origine storica precisa, perchè fu sancita per la prima volta con il bando emanato il 24 settembre 1716 dal Granduca Cosimo III de’ Medici. Questo atto costituì <strong>la prima base identitaria dei vini toscani</strong> e fu l’antesignano di ciò che oltre due secoli dopo sarebbero diventate le moderne <em>Denominazioni di Origine</em>. Il prodotto enologico, infatti, doveva riconoscersi con il nome del territorio da cui proveniva e, inoltre, doveva essere garantito da una normativa sul controllo della produzione e del trasporto (come già previsto dal bando del 18 luglio 1716) e su una definizione precisa dell’area viticola corrispondente alla denominazione di quel vino. Questo primo passo – anche se allora si rivelò fallimentare nel riverbero sui mercati del Nord Europa – ha però segnato, nella storia mondiale del vino, una tappa fondamentale nell’affermazione identitaria di un prodotto della terra.</p>
<p>Anche grazie a questo fondamentale atto, nei secoli successivi il consumatore ha imparato a riconoscere l’identità dei nostri vini, attribuendogli un segno distintivo nei confronti di altre aree vitivinicole del mondo, non altrettanto ricche – se non addirittura povere – di storia e tradizione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5093" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png" alt="" width="676" height="454" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1024x688.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-300x202.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-768x516.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-1536x1032.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-2048x1377.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-465x313.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Toscana-versa-vino-rosso-no-scritte-695x467.png 695w" sizes="auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px" /></p>
<p>Ma cos’è che, in sostanza, identifica un bicchiere di vino toscano?</p>
<p>Sicuramente la <strong>qualità</strong>, che è però raggiungibile anche in altre zone vocate, nel rispetto di un buon lavoro in vigna e in cantina e quindi, da sola, non sembra essere un criterio distintivo sufficiente. La nostra carta vincente, in assoluto, è l’<strong>originalità</strong> dei vini, un concetto che può sembrare astratto ma che si concretizza attraverso la somma dei differenti caratteri che lo compongono. In primis, l’originalità dei nostri vitigni autoctoni, di cui il <strong>Sangiovese</strong> è da tempo la bandiera indiscussa. Nonostante gli ultimi studi sul DNA gli attribuiscano un’origine non toscana, è proprio nel nostro territorio che questo vitigno esprime una vocazione qualitativa non replicabile altrove, e questa tesi è sostenuta con forza dal grande enologo Franco Bernabei: <strong>«Il Sangiovese sta alla Toscana come il Pinot Noir sta alla Borgogna»</strong>.</p>
<p>La <strong>bellezza del Sangiovese</strong> sta nel suo &#8216;trasformismo&#8217; e nella sua variabilità genetica, caratteristiche che lo rendono poliedrico, affascinante e appassionante, capace com’è di annullarsi e di rinnovarsi nell’ambiente in cui cresce. È questo che rende i vini prodotti con questo vitigno non replicabili altrove e con sfumature sempre diverse, senza però mai smentire la matrice organolettica di base.</p>
<p>Questo privilegio – per alcuni ritenuto un limite – è invece un punto di forza, proprio nell’ottica della diretta <strong>corrispondenza fra terroir e vite</strong>: è anche così che si spiega la sensazione di fascino e di mistero che si crea ogni volta che si approccia un vino toscano.</p>
<p>Ma il successo della Toscana enologica si lega anche all’aver dato un volto del tutto nuovo e mediterraneo a vitigni alloctoni come i due <strong>Cabernet</strong>, il <strong>Merlot</strong> e il <strong>Syrah</strong>, tanto per citare i più coltivati di questa categoria. Un’interpretazione nuova, fatta di solarità ed eleganza, contro la rigidità e le stereotipate versioni generate, ad esempio, nel Nuovo Mondo.</p>
<p><strong>Da noi tutto si toscanizza</strong>, anche gli irriducibili vitigni bordolesi: a Bolgheri, ad esempio, si può parlare di quei vitigni come di <em>genius loci</em> di quel territorio, facendo riscoprire quella vocazione di produrre grandi rossi da invecchiamento anche lungo le coste – smarrita da tempo – che ha fatto da apripista per altre zone marittime italiane. <strong>Il fenomeno Bolgheri</strong> ha trasmesso la coscienza e la consapevolezza che tutte le aree marittime potevano tornare a produrre grandi vini rossi con piena autorevolezza, perché quegli habitat erano capaci di dare alla luce vini dalla lunga evoluzione e di ottima qualità, alla stregua dei territori collinari dell’entroterra.</p>
<p>Ma dove sta l’<strong>originalità del terroir toscano</strong>? Da un lato, nella solarità dell’intera regione, che può contare dappertutto su un clima favorevole alla viticoltura; dall’altro, nel sottosuolo ricco di calcare, marne e arenarie, che sia per i vitigni autoctoni che per gli alloctoni crea condizioni ottimali per regalare al vino eleganza e finezza, narrate attraverso una sicura spina dorsale tannica e un piacevole dinamismo gustativo dato dall’acidità e dalla sapidità.<br />
L&#8217;apprezzamento di questa &#8216;dinamicità&#8217; in bocca – che indubbiamente rende il vino meno facile e meno &#8216;piacione&#8217; – ci induce a pensare che il pubblico che oggi premia la nostra produzione sia rintracciabile soprattutto tra i <em>winelovers</em> e i <em>gourmet</em>, i quali non si limitano alla soddisfazione parziale e temporanea del palato attraverso statiche morbidezze, ma cercano una concretezza cinetica delle sensazioni e un efficace e gradevole <strong>abbinamento con le preparazioni culinarie</strong>.</p>
<p>Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare mai che l’<strong>originalità dell’enologia toscana</strong> parte dall’esperienza dei nostri produttori, che – forti di una storia e di una tradizione secolare – sanno rendere attraenti e speciali i loro vini e sono capaci di comunicare passione e rispetto per la terra, con la consapevolezza di trasmettere una grande cultura.<br />
Proprio nel rispetto dell’ambiente sono sorti numerosi <strong>distretti biologici</strong>, tra i quali il <em>Chianti Classico</em> svolge un po’ il ruolo di capofila per l’alta percentuale (oltre il 30% delle vigne) di condivisione di tale modello di conduzione: la Toscana si attesta oggi al 18,4% di <em>vigneti biologici certificati</em>, con tre punti percentuali sopra la media nazionale, ed è in continuo e costante aumento. Questo movimento vede varie sfaccettature interpretative, con aziende che sposano una basilare conduzione biologica in vigna e in cantina e aziende che, invece, sono approdati alla filosofia <strong>biodinamica</strong> e al cosiddetto ‘naturale’. In entrambi i casi possiamo affermare che, nonostante alcuni inizi un po’ naïf nell’affrontare l’enologia bio, oggi i vini toscani – e questo vale anche per tutta la produzione da viticoltura più convenzionale – hanno mantenuto nella stragrande maggioranza dei casi la barra a dritta verso il ‘buono, il pulito e il giusto’.</p>
<p>D’altro canto, la continua <strong>sperimentazione</strong> e l’incessante spirito di ricerca, connaturati nel DNA dei toscani, hanno spinto i nostri vignaioli a cimentarsi anche in pratiche enologiche innovative: ad esempio con le vinificazioni in anfora – con l’argilla necessaria per i vasi vinari disponibile localmente, quasi a chilometri zero – o con i tentativi ben riusciti di creare spumanti Metodo Classico da uve Sangiovese o Trebbiano.</p>
<p>Volendo dare uno sguardo d’insieme agli areali e ai terroir che compongono il <strong>Vigneto Toscana</strong>, possiamo suddividere la regione in due macro-aree: la Toscana centrale e la costa tirrenica.</p>
<p>Nella <strong>Toscana centrale</strong>, dove la pratica dell’uvaggio o del blend ha lunghe tradizioni ed è codificata nei disciplinari di produzione di Chianti, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Orcia, Montecucco, Brunello di Montalcino ecc., il <strong>Sangiovese</strong> ricopre da sempre – e direi sempre più – il ruolo di protagonista assoluto, molto spesso anche da solista, con produttori impegnati ad esaltarlo nelle molteplici identità territoriali. Il vitigno, che permea tutto il vigneto toscano, sembra essere alla continua ricerca di altri luoghi benedetti dalla natura – oltre a Montalcino – in cui potersi affrancare dai propri complementari, locali o internazionali che siano.<br />
La sua capacità di &#8216;annullarsi&#8217; – ossia di mutare, assumendo vesti e consistenze diverse a seconda delle variegate impronte territoriali, che possono così manifestarsi ed emergere – rende in qualche modo &#8216;magico&#8217; questo vitigno, unico e ineguagliabile.</p>
<p>Prendendo come esempio la sola denominazione del <em>Chianti Classico</em>, in un territorio limitato compreso tra Siena e Firenze, si possono mettere in evidenza le diverse declinazioni che presenta il Sangiovese: dalla sottigliezza acuta dei vini di Radda alla femminilità di quelli dell’Alta Val di Greve, dalla generosità di quelli di Panzano alla forza espressiva dei vini di Castellina, per finire con l’impronta tannica dei vini di Gaiole e di Castelnuovo Berardenga. Tenendo conto che distinzioni di questa ampiezza si possono rilevare anche all’interno di uno stesso Comune e qualche volta anche di una sola azienda!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5098" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png" alt="" width="669" height="139" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1024x212.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-300x62.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-768x159.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-1536x318.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-2048x424.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-465x96.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-1-storici-695x144.png 695w" sizes="auto, (max-width: 669px) 100vw, 669px" /></p>
<p>Per rimanere sullo stesso versante interpretativo, <strong>Montalcino</strong> e il suo Brunello rappresentano un esempio eclatante della variabilità espressiva del Sangiovese, con vini che cambiano di intensità, profumo e  carattere in relazione all’esposizione sui versanti della grande collina e all’altitudine delle vigne. Fattori e condizioni pedoclimatiche che danno un volto mascolino al Sangiovese Grosso del Brunello, ma che al contempo sono capaci di trasmettere note di rara eleganza e una eccezionale longevità.</p>
<p>In questa visione &#8216;sangiovesista&#8217;, non possiamo non pensare alle espressioni più calde ma eleganti dell’area poliziana e della Val d’Orcia, dove il gradiente termico è più elevato e sviluppa integralmente il corredo polifenolico del Sangiovese: <strong>Vino Nobile di Montepulciano</strong>, <strong>Orcia</strong> e <strong>Montecucco</strong> rappresentano il volto forse più femminile del vitigno, perché la concentrazione e il corpo si coniugano con un’idea di pseudo-morbidezza che ne esalta la potenza tannica.</p>
<p>La grande adattabilità del Sangiovese si presta anche a sperimentazioni impensabili solo qualche anno addietro: utilizzi non convenzionali del Sangiovese hanno dato origine a notevoli spumanti vinificati con Metodo Classico o a vini rosati, ottenuti non solo con la pratica tradizionale del salasso, ma ricorrendo anche a vinificazioni <em>in rosato</em>.</p>
<p>Spostandoci più a nord, altitudine e geologia scandiscono una molteplicità di stili. Le condizioni climatiche più severe a ridosso degli Appennini danno origine a vini dal carattere fresco, come i <strong>Chianti Rufina</strong>, e permettono la coltivazione di un vitigno nordico come il <strong>Pinot Nero</strong> (presente a Pomino da 150 anni!), che ha trovato oggi dimora in piccole vigne sparse lungo la fascia preappenninica, dal Casentino al Mugello alla Lunigiana.</p>
<p>In provincia di Prato, i <strong>Carmignano</strong> sono apprezzati da secoli per quell’accento esotico dato dal Cabernet in unione col Sangiovese, mentre in provincia di Arezzo alla delicatezza dei Chianti Colli Aretini si accosta la potenza di rossi a base di vitigni internazionali, coltivati con successo sia nella storica zona del <strong>Valdarno</strong> sia sulle colline di <strong>Cortona</strong>, dove il Syrah beneficia del riverbero di luce e calore del Trasimeno.</p>
<p>In una terra di grandi vini rossi, la collina di <strong>San Gimignano</strong> rappresenta un’eccezione di grande spessore, con la sua bianca Vernaccia già citata da Dante e prima DOC riconosciuta in Italia, nel 1966. Una denominazione che ha progressivamente riacquisito un’identità e un profilo indipendente, un compito non facile in una regione dominata dal Sangiovese. A differenza di altre denominazioni, la Vernaccia non ha mai cercato di introdurre aromaticità che non le appartengono per gareggiare con produzioni bianchiste di altre regioni italiane; al contrario, ha esaltato  la sua specificità, quella di essere un bianco gustoso in bocca, capace di esaltarsi evolvendo, ricreando un profilo olfattivo grazie alla maturità e alla sua forza per vincere il tempo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5099" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png" alt="" width="550" height="136" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1024x254.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-300x75.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-768x191.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-1536x382.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-2048x509.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-465x115.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/12/Castellani-Toscana-loghi-2-695x173.png 695w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>La seconda regione enologica della Toscana (<strong>la costa tirrenica</strong>) dà risultati eccellenti specialmente con i vitigni internazionali, spesso in blend, seguendo il consolidato modello bordolese, ma anche con esaltazioni monovarietali, che alcuni areali rendono eccellenti come pochi altri luoghi al mondo. È il caso, ad esempio, del Cabernet Franc nelle province di Pisa e Livorno. Il caso <strong>Bolgheri</strong>, come abbiamo visto, è stato un successo per tutta la costa toscana e una rivincita per tutte le vigne rivierasche italiane, dove per tradizione o per scoperta albergavano uve rosse. Inoltre, in Toscana la vocazione marittima si esprime anche nelle denominazioni <strong>Val di Cornia</strong> e <strong>Suvereto</strong>, <strong>Terratico di Bibbona</strong> e <strong>Montescudaio</strong>, che sono state terreno di sperimentazione con vitigni alloctoni e autoctoni, oltre che di moderne tecniche di vinificazione di ispirazione internazionale. Più fedele alla tradizione del Sangiovese è la <strong>Maremma Toscana –</strong> con il <strong>Morellino di Scansano</strong> e il <strong>Monteregio di Massa Marittima –</strong> nella quale il clima marittimo impone ai vini una decisa accelerazione strutturale.</p>
<p>L’unico caso toscano in cui la coltivazione di vitigni a bacca bianca è maggioritaria, soprattutto col Vermentino, è rappresentato dai <strong>Colli di Candia</strong> e dai <strong>Colli di Luni</strong>, in provincia di Massa Carrara. Proprio il Vermentino merita una piccola parentesi, per il suo ruolo di portabandiera dei bianchi costieri dell’alto Mediterraneo, nell’interpretazione più fedele e camaleontica dei vari terroir, cioè la nostra costa, quella ligure, la Sardegna, la Corsica, la Provenza e il Languedoc-Roussillon.</p>
<p>Infine, la <strong>Lucchesia</strong> che, pur restando legata alla presenza di vitigni autoctoni (Sangiovese e Ciliegiolo), ha sposato la coltivazione di Merlot e Cabernet, mentre fra i bianchi – oltre all’autoctono Trebbiano – sono qui coltivati da decenni Chardonnay e Sauvignon.</p>
<p>Infine non possiamo non citare la viticoltura dell’<strong>Elba –</strong> dove Sangiovese, Procanico (Trebbiano), Vermentino e Ansonica danno vita a vini secchi, mentre l’Aleatico eccelle nella versione passita – e non ricordare le numerose realtà minori sparse per la nostra regione, che continuano a coltivare, preservare e valorizzare un lungo elenco di altri vitigni autoctoni.</p>
<p>Insomma, la Toscana è un universo enologico con un potenziale straordinario, a mio avviso ancora non completamente espresso. È indubbio che la vocazione dei terroir e la qualità dei vini sia alla base del suo successo, tuttavia questo non sarebbe stato possibile senza la concomitanza di ulteriori elementi, che vanno al di là dei doni ricevuti dalla natura. A questo grande risultato ha contribuito in modo determinante anche la propensione al rischio delle imprese, che hanno continuato ad investire e &#8216;a crederci&#8217; ben prima che il vino diventasse un fenomeno di moda. Come hanno contribuito i Consorzi di Tutela, che con pazienza e determinazione hanno favorito la conoscenza dei nostri vini su mercati inaccessibili fino a pochi anni fa. Le ho lasciate per ultime, ma non certo perché sono meno importanti, la passione e la competenza che pervadono i protagonisti del mondo enologico toscano. Una <strong>cultura diffusa</strong> e profonda che ne ispira e ne arricchisce l’operato. Da sempre.</p>
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		<item>
		<title>Pinot Noir targato Italia: una conversazione con Massimo Iafrate e Paolo Tamagnini</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/pinot-noir-targato-italia-diretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 05:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[Pinot Noir]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco il video della diretta Facebook del giorno 11/06/2020 con Massimo Castellani, Massimo Iafrate e Paolo Tamagnini in una amabile chiacchierata sul Pinot Noir targato Italia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il video della diretta <em>Facebook</em> del giorno 11/06/2020 con <strong>Massimo Castellani</strong>, <strong>Massimo Iafrate</strong> e <strong>Paolo Tamagnini</strong> in una amabile chiacchierata sul <strong><em>Pinot Noir targato Italia</em></strong>.</p>
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<blockquote cite="https://www.facebook.com/massimo.iafrate.94/videos/1557223004444435/" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/massimo.iafrate.94/videos/1557223004444435/">#1PinotNoir targato Italia!</a></p>
<p>Massimo Castellani, Massimo Iafrate e Paolo Tamagnini in una ambile chiacchierata sul Pinot Noir in Italia!</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/massimo.iafrate.94">Massimo Iafrate</a> su Giovedì 11 giugno 2020</p></blockquote>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Maso Martis, piccola e preziosa perla nel TrentoDOC</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/maso-martis-piccola-e-preziosa-perla-nel-trentodoc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Comastri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia Stelzer]]></category>
		<category><![CDATA[Martignano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il difficile e singolare momento che stiamo vivendo ci offre comunque delle opportunità, da cogliere e apprezzare come un antidoto per l’inquietudine e l’incertezza. Per noi amanti del vino diventa ancor più un atto di premura e di conforto per la nostra anima l’aprire una buona bottiglia sul calar del giorno e affidarsi alle sensazioni che ci trasmette, beneficiando di questa lentezza imposta, che è un ottimo presupposto per riflessioni più profonde e coinvolgenti.</p>
<p>Per cimentarmi in una nuova recensione ho scelto uno spumante Metodo Classico rosé. Le bollicine, come emblema di convivialità e festosità; il rosa, come colore della primavera e della rinascita che quest’ultima simboleggia; in sostanza, la sintesi nel calice delle nostre più attuali e accorate speranze per il prossimo futuro.</p>
<p>Il<em><strong> TrentoDOC Extra Brut Rosé </strong></em><a href="https://www.masomartis.it"><strong>Maso Martis</strong></a> è ottenuto da uve Pinot Nero, il cui mosto viene inizialmente lasciato a contatto con le bucce per 18-24 ore, poi sottoposto a fermentazione e quindi fatto riposare sui lieviti in serbatoi di acciaio fino alla primavera successiva. Si avrà poi l’imbottigliamento con aggiunta di lieviti selezionati e la conseguente rifermentazione per un periodo variabile da 30 a 36 mesi.</p>
<p><strong>Maso Martis</strong> è un’azienda a conduzione familiare situata a <strong>Martignano</strong>, alle porte di Trento. È ormai divenuta una delle punte di diamante nel mondo del TrentoDOC, fino ad essere inserita da <em>Wine Spectator</em>, a fine 2019, fra le migliori 100 cantine italiane. A partire dalla vendemmia 2013 ha ottenuto la certificazione biologica ICEA per la vigna e la cantina.</p>
<p>La visita in azienda è allietata, oltre che dall’affabilità della famiglia <strong>Stelzer</strong>, anche dalla degustazione finale nella calda e suggestiva tavernetta con vista mozzafiato sui monti circostanti.</p>
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<p>Il millesimo degustato è il <strong>2015</strong>, con sboccatura nel <strong>2019</strong>. Il colore è appagante per l’occhio e il cuore, vivido e compatto; una spremuta di pompelmo rosa percorsa da venature lucenti che richiamano il rame. Il<em> perlage</em> è fine e persistente, non troppo esuberante, ma educato e misurato. Al naso, in prima battuta emerge la grinta dei lieviti, che intendono ribadire il proprio ruolo, con un pungente sbuffo di pane abbrustolito. Ma con un po’ di pazienza, e un leggero innalzamento della temperatura, il quadro si addolcisce, ma soprattutto si arricchisce, arrivando a regalare grande complessità ed eleganza; ora abbiamo i frutti (ribes, ciliegia, confettura di mirtilli), i lieviti virano su sfumature più calde di marzapane, emergono la vitalità del floreale e la sferzata di una nota mentolata che ci ricorda la purezza dell’aria di montagna. Infine, un suadente velo speziato, che richiama la noce moscata e un accenno di liquirizia.</p>
<p>All’ingresso in bocca percepiamo subito una freschezza autoritaria tipica delle spremute di agrumi, ma che pian piano si espande e arriva a permeare la cavità orale, tanto da indurre quasi a masticare, per agevolarne la distribuzione e regolare la decisa salivazione. La bollicina è inizialmente allegra e grintosa, solletica soprattutto la lingua, ma poi viene piacevolmente amalgamata a formare un tessuto più armonico, grazie anche a una sapidità che emerge progressivamente e dona una vellutata fluidità. L’assaggio ci lascia in dote una significativa persistenza, che ci riporta soprattutto ai frutti rossi, lampone e ribes in particolar modo.</p>
<p>Una bevuta che infonde ottimismo, energia e desiderio di ripartire, con una rinnovata attenzione per i nostri grandi e piccoli produttori, ora più che mai bisognosi del sostegno derivante dalla nostra passione.</p>
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