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	<title>Podere La Villa &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Podere La Villa &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Dopo i Supertuscan: eleganza e territorio nella  visione di Ilaria Tachis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ana Lorena Garay Ramos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 06:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
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		<category><![CDATA[San Casciano in Val di Pesa]]></category>
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					<description><![CDATA[Arrivando a Podere La Villa, tra le colline di San Casciano, in una mattina di Maggio già calda dopo una settimana di piogge intense, ad accogliermi in cantina c’è Ilaria Tachis. Fin dal primo momento colpiscono]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Arrivando a Podere La Villa, tra le colline di San Casciano, in una mattina di Maggio già calda dopo una settimana di piogge intense, ad accogliermi in cantina c’è Ilaria Tachis. Fin dal primo momento colpiscono la cordialità, l’ospitalità e la semplicità con cui ti riceve. Una sensazione quasi sorprendente, considerando la storia e il peso del cognome che porta con sé. Eppure l’impressione è subito quella di sentirsi accolti con naturalezza, come ospiti in casa sua.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">La vallata dove si trova Podere La Villa ha qualcosa di molto particolare. Le colline si aprono in una conca naturale, con vigne che scendono fino a un lago che chiude il paesaggio sul fondo della proprietà. È una cartolina mozzafiato, resa ancora più unica dalla luminosità intensa che avvolge tutta la vallata e dai terreni ricchi di argilla e grandi ciottoli di fiume, capaci di trattenere il calore in modo diverso rispetto ad altre zone del Chianti Classico. Passeggiando tra i filari insieme a Ilaria, la conversazione si sposta naturalmente sulla sua idea di vino e sul rapporto profondo che lega queste vigne al territorio che le circonda.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7798" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-480x360.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-480x360.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-768x576.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-465x349.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6785-1-667x500.jpg 667w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">La cosa speciale di questo luogo non è soltanto il paesaggio, ma il modo in cui lo si vive. Tutto avviene con una naturalezza rara, senza formalità costruite o accoglienze studiate. A un certo punto ci sediamo su una panchina color rosso mattone affacciata sulla vallata, con davanti una vista incredibile sulle vigne e sul lago. E forse uno dei momenti più belli dell’intervista è proprio quel silenzio condiviso, così semplice ma allo stesso tempo così pieno. Non solo parlare di vino, ma fermarsi ad osservare il paesaggio, ascoltare la campagna e lasciarsi prendere da quella calma che riesce a trasformare certi momenti in ricordi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Uno dei vigneti che più mi è rimasto impresso è sicuramente quello del vecchio Merlot, piantato oltre quarant’anni fa. Entrandoci, il paesaggio cambia improvvisamente. Si cammina tra i filari e dopo pochi metri arriva una pendenza molto pronunciata, quasi inaspettata, che dà persino una leggera sensazione di vertigine. La vigna sembra aprirsi all’improvviso davanti agli occhi, fino a terminare contro un’area di bosco che fa parte della proprietà. È un luogo che trasmette una sensazione di grande equilibrio e freschezza, soprattutto per il rapporto continuo tra l’esposizione della vallata, le forti escursioni tra giorno e notte e la vicinanza del bosco che circonda quella parte della tenuta.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Una delle cose più belle durante il percorso è la naturalezza con cui Ilaria ti accompagna tra la sua casa, la cantina e le vigne. Non c’è nulla di costruito o distante. Tutto viene vissuto con semplicità, nel rapporto quotidiano con le persone che lavorano accanto a lei e condividono la stessa idea di vino. Più che una realtà costruita sul lusso o sullo status, Podere La Villa trasmette soprattutto una forte dimensione umana.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Ilaria racconta che fin dall’inizio una delle sue priorità è stata l’ospitalità. Negli anni ha maturato esperienza sia in altre cantine sia direttamente a casa sua, intraprendendo un percorso molto legato al mondo dell’accoglienza. Ed è forse anche per questo che oggi considera autenticità e ospitalità due elementi inseparabili nel modo di raccontare il vino. Per lei, prima di tutto, il vino resta convivialità.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Portare il cognome Tachis significa inevitabilmente convivere con un’eredità importante. Giacomo Tachis non è stato soltanto uno degli enologi più influenti del vino italiano moderno; è stato anche una presenza costante nella sua vita quotidiana.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Il suo percorso però non nasce dall’enologia. Fin da giovane si è sentita molto più vicina al mondo delle lingue, della letteratura e della storia dell’arte. Eppure il vino è sempre stato parte della sua vita. È qualcosa che suo padre le ha trasmesso naturalmente, attraverso ricordi d’infanzia che oggi racconta ancora con grande affetto. Momenti mai monotoni, ma pieni di esperienze, incontri e insegnamenti che ancora adesso, quando li ricorda, riescono a farla sorridere.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">La parte più tecnica del suo percorso arriva più tardi, quasi in modo spontaneo, iniziando a lavorare con traduzioni, interviste e documenti legati al lavoro del padre, collaborando nel tempo anche con altre cantine.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;"> Accanto a lei oggi c’è anche Alessandro Cellai, storico collaboratore di Giacomo Tachis.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">C’è poi un dettaglio che racconta molto bene il senso di questo progetto: nonostante abbia cambiato la storia del vino italiano con Sassicaia e Tignanello, Giacomo Tachis non ha mai avuto una cantina tutta sua.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Quando arrivò il momento di decidere cosa fare del vecchio vigneto di famiglia, consigliò inizialmente di affittarlo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Lei invece scelse di produrre vino.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Il momento in cui nasce davvero Podere La Villa arriva con le prime bottiglie del Pargolo. Ed è proprio parlando di quel periodo che Ilaria racconta uno degli episodi più divertenti dell’intervista. All’inizio Giacomo Tachis le aveva persino consigliato di non entrare nel mondo della produzione, ma quando assaggiò il risultato delle prime bottiglie cambiò completamente atteggiamento. Era così orgoglioso del lavoro fatto dalla figlia che iniziò a regalare quasi tutta la produzione agli amici e alle persone più vicine. Ilaria racconta sorridendo che continuava a ripetergli che quelle bottiglie avrebbe dovuto anche venderle, ma lui voleva soprattutto condividere e mostrare con entusiasmo il lavoro che lei era riuscita a costruire.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Parlando di vino, Ilaria è molto chiara nella direzione che vuole seguire. Non cerca vini costruiti sulla potenza, segnati da troppo legno o da interventi eccessivi che rischiano di allontanare il vino dalla sua identità più naturale. La sua idea va verso vini eleganti, vivi, piacevoli da bere, capaci di lasciare spazio al frutto e alla personalità del vitigno nel territorio in cui nasce. Una ricerca che punta soprattutto a portare il vitigno all’apice della sua espressione, senza coprirne il carattere con la tecnica. Non vini costruiti per impressionare, ma vini che riescono a emozionare. E proprio sull’emozione torna spesso durante la conversazione, perché secondo lei è una delle cose che il vino italiano sa ancora fare meglio di tanti altri paesi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Anche quando parla dei vini che ammira, il discorso torna sempre lì. Di Angelo Gaja apprezza soprattutto la capacità di costruire vini eleganti, raffinati, mai pesanti. Del Sassicaia invece parla come di un grande esempio di identità territoriale, un vino riconoscibile e profondamente legato al luogo da cui nasce. Due aspetti diversi, ma entrambi molto presenti nel modo in cui oggi immagina i propri vini.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Anche il lavoro che oggi viene fatto a Podere La Villa sulle macerazioni segue questa stessa filosofia. L’obiettivo è ottenere vini più vivi, più bevibili e meno pesanti, lasciando che il frutto e il carattere del vitigno rimangano sempre centrali. Perché, prima di tutto, il vino deve essere bevuto. Deve restare accessibile, conviviale e legato alla quotidianità delle persone.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7800 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-480x360.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-480x360.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-1024x768.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-768x576.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-2048x1536.jpg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-465x349.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6805-667x500.jpg 667w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Parlando di comunicazione, emerge spesso una riflessione molto chiara: secondo Ilaria oggi il vino viene raccontato troppo attraverso il marketing e troppo poco attraverso il territorio. Il punto di partenza, nella sua idea di vino, dovrebbe essere sempre il luogo da cui nasce tutto. Prima ancora della bottiglia o del brand, conta raccontare la vigna, il lavoro quotidiano, le caratteristiche del territorio e l’identità agricola che esiste dietro ogni vino.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">La conversazione verte naturalmente anche sul tema della cultura alimentare e sul modo in</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">cui oggi il vino viene oggi spesso demonizzato. Secondo lei si è perso in parte il rapporto equilibrato e quotidiano che da sempre esiste nella cultura italiana. Il vino resta un alimento culturale e conviviale, ma deve essere accompagnato da educazione alla moderazione, alla misura e a un consumo più consapevole.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo guarda con ottimismo al presente del vino italiano. Secondo lei uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni riguarda la crescita qualitativa delle piccole e medie aziende, che oggi stanno lavorando molto bene sia sulla sostenibilità sia sulla qualità dei vini.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Un altro aspetto fondamentale è il recupero dei vitigni autoctoni e della biodiversità. L’Italia possiede un patrimonio enorme che, secondo lei, deve essere preservato e valorizzato molto di più.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Un altro tema molto interessante affrontato durante la conversazione è stato quello del cambiamento climatico e di come oggi venga vissuto concretamente nel lavoro in vigna. Per Ilaria il cambiamento climatico non riguarda soltanto il vino, ma anche le persone che lavorano ogni giorno tra i filari. Per questo una delle priorità è proteggere sia le vigne sia chi lavora in campagna, attraverso orari ridotti nelle ore più calde, giornate organizzate diversamente e pratiche agronomiche studiate per difendere i grappoli dall’eccessiva luminosità e dal calore, lasciando per esempio una maggiore presenza di foglie a protezione dell’uva.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">È un lavoro continuo di osservazione e adattamento, perché ogni annata richiede risposte diverse. Ma una delle cose più interessanti emerse durante l’intervista è la convinzione che anche la vite, nel tempo, impari ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Le vigne cambiano, si evolvono e convivono con il clima in modo sempre diverso. Ed è proprio questa capacità di adattamento che oggi obbliga i produttori a innovare continuamente il lavoro in vigna, cercando un equilibrio sempre più attento tra qualità del vino, territorio e benessere delle persone.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Da sempre l’azienda non utilizza erbicidi né glifosati e dal 2025 arriverà ufficialmente anche la certificazione biologica. Ma ascoltandola parlare si capisce che la sostenibilità qui non è uno slogan da usare in comunicazione. Fa semplicemente parte del lavoro quotidiano. Questo vale anche per le persone.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Uno degli aspetti che racconta con più entusiasmo riguarda infatti il lavoro di squadra. Le piace circondarsi di ragazzi giovani, studenti, tirocinanti, agronomi, enologi e persone provenienti da percorsi diversi. Tutti contribuiscono a creare quell’equilibrio umano che oggi considera fondamentale dentro un’azienda agricola.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Ci sono anche progetti sociali molto concreti, dove alcune persone hanno la possibilità di imparare un mestiere e costruirsi una nuova stabilità attraverso il lavoro agricolo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">La giovane agronoma Benedetta Del Rosso segue con attenzione lo stato di salute delle vigne e porta nuove energie nel lavoro quotidiano.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">E poi, finalmente, arrivano i vini. Ed è qui che tutto quello che abbiamo visto e vissuto durante la visita si traduce davvero nel bicchiere.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Il primo vino nato in azienda è stato il Pargolo, Chianti Classico legato simbolicamente alla nascita del primo figlio. È forse il vino più immediato della gamma. Fresco, diretto, molto gastronomico.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Negli anni sta prendendo forma anche l’idea di un vino bianco, ancora in fase progettuale.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Tra le etichette più importanti c’è invece il Giacomo, Merlot dedicato al padre. Nasce proprio dal vecchio vigneto che domina la vallata. Qui il frutto rimane profondo ma controllato, accompagnato da note di amarena, prugna scura, erbe mediterranee, tabacco dolce e cacao amaro.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Poi c’è l’Expecta, la Chianti Classico Riserva dell’azienda.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">È probabilmente il vino che racconta meglio la direzione stilistica della cantina. Il Sangiovese mantiene energia e tensione senza diventare pesante. Nel bicchiere emergono ciliegia nera, mora selvatica, melograno, pepe nero, erbe officinali e leggere note floreali.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">L’uso del legno resta molto misurato e gli interventi in cantina vengono ridotti al minimo. I vini sono quasi non filtrati, proprio per lasciare il più possibile intatta l’identità del frutto e della vigna.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Dopo qualche ora passata tra vigne, botti e racconti di vendemmia, la sensazione è quella di aver incontrato una produttrice che sta cercando una strada molto personale.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Una strada meno legata agli eccessi che hanno segnato parte del vino toscano degli anni passati e molto più vicina alla terra, alla bevibilità e all’identità del territorio.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">“Alla fine tutto torna sempre lì: al territorio, all’eleganza e alle persone. Perché un vino, per emozionare davvero, deve riuscire a raccontare il luogo da cui nasce senza perdere autenticità. E forse è proprio questa la direzione che oggi Ilaria Tachis sta cercando: vini capaci di arrivare all’espressione più alta del vitigno, senza dimenticare che il vino, prima di tutto, resta convivialità.”</span></p>
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