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	<title>Rosso di Montalcino &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Rosso di Montalcino &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Un invito a Col d&#8217;Orcia: a tu per tu con il Conte Francesco Marone Cinzano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 04:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Marone Cinzano]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
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					<description><![CDATA[A volte mi capita di aver voglia di perdermi per strada, scegliendo la via più lunga e tortuosa per arrivare alla meta. Mi è successo di recente, in occasione di un invito a Col d’Orcia. Da]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">A volte mi capita di aver voglia di perdermi per strada, scegliendo la via più lunga e tortuosa per arrivare alla meta. Mi è successo di recente, in occasione di un invito a <a href="https://www.coldorcia.it"><strong>Col d’Orcia</strong></a>. Da Montalcino, anziché scendere direttamente verso <strong>Sant’Angelo Scalo</strong>, ho volontariamente deviato – non avendo premura – per l&#8217;altra strada diretta a sud, quasi parallela ma leggermente più orientale, che porta a <strong>Castelnuovo dell’Abate</strong> e <strong>Sant’Antimo</strong>. </span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Sant’Antimo</strong> è pace e mi piaceva l&#8217;idea di regalare una carezza al mio cuore e alla mia anima, per poi riprendere il cammino lungo &#8216;<em>la via di Sesta</em>&#8216;, come è chiamata la strada bianca che procede a mezza costa a sud di Poggio d&#8217;Arna – tra boschi di lecci e vigne, facendomi scoprire angoli nascosti e anche sconosciuti – per poi scendere verso l&#8217;Orcia, guardare dal basso l&#8217;abitato di <strong>Sant’Angelo in Colle</strong> e aprirsi sulla vallata, mostrando all&#8217;orizzonte il maniero di Argiano e il Castello di Poggio alle Mura, per continuare il percorso a fianco della vecchia ferrovia, fino a Sant&#8217;Angelo Scalo.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Pochi chilometri prima del paese, la sede di <strong>Col d’Orcia</strong> è immersa nel verde, che in questo pomeriggio marzolino è reso più vivo da una particolare luminosità solare. Rimango colpito dal silenzio, che rende l’ambiente surreale e quasi atemporale, con un gatto che mi viene incontro in cerca di attenzioni. Ma l’arrivo del <em><strong>Conte Francesco Marone Cinzano</strong></em>, anticipato dall’abbaiare del suo inseparabile cane lupo, allarma e mette in fuga il felino. </span><span style="color: #333333;">Il Conte sorride, mi saluta con la consueta affabilità e, dopo i dovuti convenevoli, ci addentriamo nella sala degustazione. </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5777" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-1024x326.png" alt="" width="852" height="271" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-1024x326.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-300x96.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-768x245.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-1536x489.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-2048x652.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-465x148.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-1-695x221.png 695w" sizes="(max-width: 852px) 100vw, 852px" /></p>
<p><span style="color: #333333;">Sono passati quasi cinquant’anni da quando suo padre, il Conte<strong> Alberto</strong>, acquisì <em>Col d&#8217;Orcia</em> da <strong>Stefano Franceschi</strong>. Nel primo dopoguerra la tenuta faceva parte della <strong>Fattoria Sant’Angelo in Colle</strong>, che comprendeva l’intera proprietà dei <strong>Franceschi</strong> e anche i terreni de <strong>Il Poggione</strong>, costituendo già negli anni Trenta una delle aziende più grandi di Montalcino, che fu presente già alla prima <em>Mostra Mercato dei Vini Tipici d&#8217;Italia</em> del 1933 a Siena.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Dal 1992, dopo la scomparsa del padre, il Conte Francesco ha preso le redini aziendali, definendosi «<em>agricoltore alla ricerca della qualità dei vini</em>», un concetto che ha voluto riassumere nel logo aziendale: le tre colline soprapposte, simbolo di Montalcino e della terra, sono sovrastate da una mano che punta l’indice verso una stella, a simboleggiare la ricerca della luce e della qualità. </span></p>
<p><span style="color: #333333;">L’esperienza e la consapevolezza del Conte si esprimono compiutamente in una sua ricorrente affermazione, alla quale il suo carisma riesce a trasmettere una connotazione di saggezza e credibilità: a Montalcino esiste una <em>formula magica</em> per realizzare vini di alta qualità. Questa formula è riassunta in quattro punti di forza: 1) la scoperta (ormai più che secolare) che il <strong>Brunello ha una lunga capacità di evoluzione</strong> e serbevolezza; 2) la straordinaria performance del <strong>Sangiovese in purezza</strong>; 3) i <strong>terreni di matrice</strong> calcarea, che si confanno perfettamente allo stesso Sangiovese; 4) le <strong>famiglie di <span style="color: #333333;">Montalcino</span></strong>, che hanno investito nella viticoltura e contribuito alla qualità e alla notorietà della denominazione. </span><span style="color: #333333;">Per Marone Cinzano il suo <strong>Brunello</strong> rispecchia pienamente la tradizione, sia in cantina che in tavola, e infatti lui lo definisce <em>vino gastronomico</em>, perché la sua esaltazione sta proprio nell’abbinamento con i piatti della cucina toscana e italiana. </span></p>
<p><span style="color: #333333;">Dal punto di vista agronomico, le scelte di <em>Col d’Orcia</em> hanno col tempo sposato totalmente il <strong>biologico</strong> e<strong>,</strong> ad oggi, è infatti la più grande tenuta toscana con questo sistema di conduzione agraria, prevista non solo per la viticoltura, ma anche per olivi, cereali, frutta e apicultura. Il Conte Francesco non manca mai di precisare che i suoi vini sono «fatti a mano», intendendo con questo che ogni bottiglia vede l’intervento diretto dell’uomo, in tutte le sue fasi, dalla cura della vigna ai successivi passaggi fuori e dentro la cantina. </span></p>
<p><span style="color: #333333;">E veniamo ai vini, perché questa visita mi ha consentito anche di degustarne una bella selezione, con una prima scelta di sei etichette che si è poi allargata ad altre tre. </span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-5778" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light.png" alt="" width="781" height="288" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light.png 907w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light-300x111.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light-768x284.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light-465x172.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/03/Coldorcia-collage-2-light-695x257.png 695w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Sant&#8217;Antimo DOC Chardonnay <em>Ghiaie Bianche</em> 2011</strong> &#8211; L&#8217;inizio è con lo Chardonnay, che mi ha dimostrato di non essere una provocazione, ma piuttosto un’attestazione di come sia poliedrico, dominante e identitario il terroir ilcinese: qui anche i vitigni &#8216;stranieri&#8217;, non appartenenti alla tradizione, trovano un luogo di ben definita espressione qualitativa. </span><span style="color: #333333;">Giallo dorato intenso. Burroso, miele, caramella d’orzo, candito d’arancia. Avvolgente all’ingresso in bocca, è poi reso dinamico da una freschezza agrumata inaspettata in un vino di 10 anni, per chiudere con aromi di zeste di limone e pompelmo.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Rosso di Montalcino DOC 2016</strong> &#8211; Del <em>Rosso di Montalcino</em> è d&#8217;obbligo ricordare che la denominazione è nata da una ardimentosa e feconda sperimentazione di questa azienda, che ne è quindi stata l’ideatrice. Fu Alberto Marone Cinzano a dare l&#8217;idea di un secondo vino da appaiare al Brunello, che chiamò <em>Vino rosso scelto dai vigneti di Brunello</em> e che ebbe un grande successo nella ristorazione italiana, come vino della casa. È da questa intuizione che nel 1983 arrivò la DOC. </span><span style="color: #333333;">Rubino vivace. Fruttato di ciliegia, floreale di rosa rossa. Fresco, agile, di buona bevibilità, caldo nel centro palato e finale di arancia sanguinella.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Rosso di Montalcino DOC <em>Banditella</em> 2006</strong> &#8211; Ancora un <em>Rosso di Montalcino</em>, ma di dieci anni fa e prodotto a ricaduta con uve di un singolo<em> cru</em> atto a <em>Brunello</em>. Anche l’interpretazione enologica è diversa, perché il vino è affinato in barrique e tonneau. </span><span style="color: #333333;">Rubino pieno. Tostato, fumé, tabacco, liquirizia, frutto nero fresco, arancio. Gustoso, con tannino integrato che veicola il fruttato in bocca. Cristallizzato nel tempo!</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Brunello di Montalcino DOCG 2006</strong> &#8211; Ed ecco il primo <em>Brunello</em>, anche questo attraverso un flash-back di 10 anni. </span><span style="color: #333333;">Rubino cupo, con riflessi granati. Tostato, con evoluzione in confettura di prugna, cioccolato, mentolato-balsamico. Ingresso in bocca nervoso, con buon vigore tannico che va in crescendo e chiusura ancora balsamico-mentolata e di liquirizia.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Brunello di Montalcino DOCG Riserva <em>Poggio Al Vento</em> 2001</strong> &#8211; Ed ecco il top di gamma, il prestigioso <em>Poggio al Vento</em>, il vigneto storico (impianto del 1972) situato sotto Sant’Angelo in Colle, dove il terreno è caratterizzato da un antico fondale marino con ciottoli e calcare. Dal 1982 è vinificato in etichetta separata, ormai forte della sua riconosciuta qualità. Affina 36 mesi in botti grandi. </span><span style="color: #333333;">Ancora rubino tendente a un granato pieno. Complesso, dai profumi di scatola di sigari avana, <em>garrigue</em>, balsamico, mora, gelso nero, crème de cassis e fumé. Impatto al sorso potente, con fruttato di arancio e ciliegia; tannini magistrali, con buona integrazione. Finale sapido, con ancora arancia sanguinella e note mentolate anicizzate.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Brunello di Montalcino DOCG Riserva <em>Poggio Al Vento</em> 2013 &#8211; </strong>Sulla scia dell’apprezzamento per la 2001, il Conte decide di offrirmi anche un assaggio della 2013. </span><span style="color: #333333;">Rubino pieno e nuance granata. Sciroppo di ciliegia, amarena, chiodi di garofano e liquirizia. Gustoso, con buona spalla acida che esalta un tannino virile ma di alta fattura e finale agrumato, con una buona balsamicità boschiva.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Brunello di Montalcino DOCG <em>Vigna Nastagio</em> 2015</strong> &#8211; In un crescendo edonistico e vinoso, ecco il<em> Nastagio</em>, che proviene da un singolo vigneto e che è frutto di una ricerca sul Sangiovese condotta in collaborazione con l’Università di Firenze per vent’anni e il nome significa &#8216;nato a nuova vita&#8217;. L’affinamento è in tonneau e botte grande, in un connubio tra tradizione e modernità, e la prima annata prodotta è stata la 2012. </span><span style="color: #333333;">Rubino di media intensità. Floreale, rosa, fragola, lampone, leggermente speziato. Fresco, con aromi di ciliegia e arancia, snello, con buona bevibilità e finale saporito, ancora con arancia e buona mineralità.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Toscana IGT Cabernet <em>Ol</em><span style="color: #333333;"><em>maia</em> 1999</span></strong> &#8211; Passiamo al Cabernet Sauvignon aziendale, coltivato in vigneti dei primi anni ’80 impiantati dal Conte Alberto e affinato 18 mesi in barrique. Ventidue anni portati benissimo. </span><span style="color: #333333;">Sorprendente! Cupo, di un impenetrabile rubino. Potente e di nuovo cupo nei profumi, con toni di fruttato scuro, balsamicità, china e liquirizia. Pieno in bocca, di grande struttura, con tannini esemplari, ancora fruttato di mora che percorre il palato e finisce in una balsamicità che si amplifica con pepe nero e piccantezza.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva DOC <em>Pascena</em> 2015</strong> &#8211; L&#8217;ultimo vino in degustazione è quello che – secondo il Conte – ha reso famoso Montalcino nel XVII secolo e lui lo racconta con un tono di grande affetto, facendo trasparire la sua piemontesità: il Moscato è infatti l’uva delle sue origini e delle storiche fortune della sua famiglia. Per questo ha voluto acquistare questa vigna che era di <em>Banfi</em>. </span><span style="color: #333333;">Paglierino luminoso e vivace. Aromatico, salvia, melone giallo e pesca. Abboccato, morbido, con una vena di freschezza fruttata e finale di erbe aromatiche.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Che dire? Un sentito «<em>Grazie</em>» al Conte Francesco per l’ospitalità, la gentilezza e l&#8217;innato <em>savoir faire.</em> <em>Noblesse oblige</em>, non ci sono dubbi.</span></p>
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		<title>Interviste: Riccardo Campinoti (Le Ragnaie)</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/riccardo-campinoti-le-ragnaie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 05:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo dell'Abate]]></category>
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					<description><![CDATA[Riccardo Campinoti, proprietario dell&#8217;azienda Le Ragnaie di Montalcino, è un giovane produttore ormai già affermatosi su scala internazionale. In questo breve video ci riassume il suo modo di lavorare nella zona più alta della denominazione, con]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Riccardo Campinoti</strong></em>, proprietario dell&#8217;azienda <a href="https://leragnaie.com"><strong>Le Ragnaie</strong></a> di Montalcino, è un giovane produttore ormai già affermatosi su scala internazionale. In questo breve video ci riassume il suo modo di lavorare nella zona più alta della denominazione, con una produzione diversificata, grazie anche alla varietà delle vigne di proprietà (anche a Castelnuovo dell&#8217;Abate, Petroso e Montosoli) e alla sua voglia di fare vini di grande bevibilità. Potete trovare <a href="http://www.ilsalottodelvino.it/le-ragnaie-montalcino-vista-mare/">qui</a> il resoconto della visita.</p>
<p><iframe title="Riccardo Campinoti (Le Ragniaie)" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/LB5rROwu0tc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Rosso di Montalcino DOC 2016 Corte Dei Venti</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/rosso-di-montalcino-doc-2016-corte-dei-venti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 00:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
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		<category><![CDATA[Castelnuovo dell'Abate]]></category>
		<category><![CDATA[Clara Monaci]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Dei Venti]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Machetti]]></category>
		<category><![CDATA[Piancornello]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese Grosso]]></category>
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					<description><![CDATA[Una degustazione introspettiva – di verifica personale, &#8216;fatta in casa&#8217; – di un vino prodotto in un&#8217;azienda a conduzione familiare nella zona sud di Montalcino, in vigne soleggiate ma ventilate, su suoli ricchi di argilla calcarea ferrosa,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una degustazione introspettiva – di verifica personale, &#8216;fatta in casa&#8217; – di un vino prodotto in un&#8217;azienda a conduzione familiare nella zona sud di Montalcino, in vigne soleggiate ma ventilate, su suoli ricchi di argilla calcarea ferrosa, condizioni ideali per apportare freschezza, struttura e mineralità. Vediamo se in questo Rosso di Montalcino troverò conferma alle promesse del <em>terroir</em>.</p>
<p>Già dal colore vivo che ha – mentre entra festoso nel bicchiere – ti aspetti un vino che non ti lascerà indifferente, un vino che qualcosina da raccontare deve avercela. Poi, quando lo porti al naso, intenso e di buona complessità, trovi conferma alla prima impressione: ha un’ottima finezza e tipicità, riconoscibile dai sentori di ciliegia, mora e viola, caratteristici del Sangiovese Grosso, impreziositi da una bella nota minerale e anche lievemente balsamica. Ma è al gusto che dà il meglio di sé: ingresso potente e ampio, che riempie la bocca; lunga persistenza; come mi aspettavo, anche struttura importante; caldo e morbido, ma con giovanile freschezza e retroacidità, che ti invogliano e ti preparano a bere il prossimo bicchiere. Un vino che, come avevo premesso, ha una storia da raccontare: una storia di passione, di amore per la vigna e la cantina, una storia che ti affascina e ti invita ad aspettare il blasonato fratello maggiore, quando sarà pronto e si degnerà di concedersi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1841 aligncenter" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016.jpg" alt="" width="238" height="292" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016.jpg 819w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016-245x300.jpg 245w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016-768x941.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016-465x570.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/10/rosso-montalcino-corte-dei-venti-2016-408x500.jpg 408w" sizes="auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px" /></p>
<p>Naturalmente, questo Rosso non è – nessuno gli chiede di esserlo – un vinone da meditazione, ma è – giustamente, come è naturale che sia un Rosso di Montalcino – un ottimo compagno quotidiano, un vino che puoi bere e ribere tranquillamente, a tutto pasto, sulle specialità che la nostra ricca terra ci regala, ma non solo: io l’ho provato con successo su una bella amatriciana casalinga, per esempio. Il mio personale voto, al momento della degustazione, è di 85/100.</p>
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		<title>Fattoi, l’agricoltura come passione</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/fattoi-lagricoltura-come-passione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabiano Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 09:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Fattoi]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
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					<description><![CDATA[Per fortuna, Google Maps interviene in soccorso al GPS della mia auto e mi ordina di svoltare su una strada sterrata che si dirama dalla SP117 Maremmana; così, costeggiando Case Basse di Gianfranco Soldera e Pieve]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per fortuna, <i>Google Maps</i> interviene in soccorso al GPS della mia auto e mi ordina di svoltare su una strada sterrata che si dirama dalla SP117 Maremmana; così, costeggiando <i>Case Basse</i> di Gianfranco Soldera e <i>Pieve di Santa Restituta</i> di Angelo Gaja, arrivo fino ai maestosi cipressi che custodiscono l’ingresso dell’azienda <em><b>Fattoi</b></em>. Siamo nella zona sud di Montalcino, dove, nel 1964, la famiglia Fattoi ha iniziato l’acquisto di quei terreni che oggi sono diventati 70 ettari, dei quali 10 a vigneto, 5 a oliveto e i restanti a bosco e frumento.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Sangiovese viene allevato a cordone speronato. La prima etichetta commercializzata è stata il <i>Brunello di Montalcino 1979</i> e la produzione è attestata oggi su circa 35.000 bottiglie di <i>Brunello</i>, 5.000 di <i>Brunello Riserva</i>, 20.000 di <i>Rosso di Montalcino</i>, 1.500 di olio, qualche bottiglia di grappa. <b>Lucia Fattoi</b> mi accompagna nella cantina di vinificazione (con i tini in acciaio) e in quella di invecchiamento (con botti da 40 hl), ambienti in cui sono ben evidenti la pulizia, l’ordine e la cura che caratterizzano la metodologia di lavoro della famiglia: la stessa pulizia che ritroveremo rispecchiata nei profumi eleganti e netti che si presenteranno nel bicchiere nella degustazione.</p>
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<p><b>Rosso di Montalcino 2016</b></p>
<p>Le uve per questo vino vengono raccolte, annata per annata, non solo dall’ettaro e mezzo rappresentato dai vigneti più giovani, ma anche da altri appezzamenti della proprietà, sulla base del loro minore grado zuccherino e del colore più intenso, oltre che dei profumi più fruttati del mosto. Questo <i>Rosso </i>2016 è declinato su freschi profumi di fiori e frutta, in particolare ciliegia e amarena, mentre in bocca presenta un’acidità finale che stimola la salivazione, inizialmente frenata dalla consueta irruenza del tannino. Grazie a queste caratteristiche, il vino è caratterizzato da piacevolezza e bevibilità elevate.</p>
<p><b>Rosso di Montalcino 2015</b></p>
<p>Altra annata a 5 stelle, con profumi più evoluti rispetto alla 2016, in modo particolare per i toni rugginosi e terrosi. Al gusto presenta ritorni affumicati e un tannino più presente e ruvido, anche se la sua qualità resta comunque alta e in chiusura di bocca non si avvertono sgradevoli ritorni amaricanti o ammandorlati. Lucia paragona l’annata 2015 alla 2010 (per una componente tannica più presente e meno integrata, rendendo il vino bisognoso di un maggiore periodo di affinamento in bottiglia), mentre la 2016 le ricorda l’annata 2012, perché già più equilibrata e godibile.</p>
<p><b>Brunello di Montalcino 2013</b></p>
<p>Pur arrivando da ottimi <i>Rossi</i>, con questo <i>Brunello</i> cambiamo decisamente passo e ritroviamo i classici descrittori olfattivi e gustativi del Sangiovese: frutta nera matura, sottobosco, note terrose e di ruggine e un tannino deciso, coniugato con una buona acidità finale che reidrata e rinfresca la bocca. Quest’ultimo aspetto permette al vino di avere, già da ora, una buona bevibilità, pur lasciando intravedere un buon potenziale di invecchiamento. I vari <i>Brunello</i> dell’annata 2013 stanno cominciando a essere paragonati a quelli degli anni 80, cioè a vini che potrebbero dare delle piacevoli sorprese nei prossimi 10-15 anni; non ci resta che portare pazienza e, magari, farne scorta e riassaggiarli nel 2030, per una conferma delle nostre impressioni odierne.</p>
<p><b>Brunello di Montalcino 2012</b></p>
<p>Nei profumi del <i>Brunello 2012</i> trovo note fruttate e floreali (in particolare viola, rosa e giaggiolo) più fresche rispetto alla stessa etichetta del 2013, mentre in bocca, come mi aveva già anticipato Lucia, è presente un tannino meno aggressivo e più rotondo. Il finale di bocca evidenzia una lunga scia agrumata e un buon equilibrio generale, che rendono questa annata molto più pronta rispetto alla 2013.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1597" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina.png" alt="" width="453" height="340" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina.png 850w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina-300x225.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina-768x576.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina-465x349.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/Fattoi-cantina-666x500.png 666w" sizes="auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p>
<p><b>Brunello di Montalcino Riserva 2012</b></p>
<p>Per tutti i <i>Brunello Riserva</i> la famiglia Fattoi esegue un scelta delle uve ancora più accurata, selezionando in maniera minuziosa i grappoli migliori. I profumi ricordano ancora frutta nera matura, sottobosco, note terrose e leggermente rugginose, mentre all’assaggio la più lunga permanenza in legno conferisce un corpo più pieno ed elegante, che invade tutta la bocca e fa intravedere per questo vino – non ancora pronto – un grande potenziale di invecchiamento.</p>
<p><b>Brunello di Montalcino 2010</b></p>
<p>Concludo la degustazione con un <i>Brunello</i> già molto celebrato, che presenta note di viola, nocciola e terra bagnata ed è caratterizzato da un’importante componente tannica, che<b> </b>gioca ancora il ruolo di attore principale, con una chiusura contraddistinta da una scia speziata. Tra le annate assaggiate oggi, la 2010 rimane quella che potrà beneficiare maggiormente di un prolungato affinamento in bottiglia, che le permetteranno di esprimere le enormi potenzialità che oggi riesce soltanto a far presagire.</p>
<p>Anche se era la seconda volta che venivo in visita da Fattoi, ho di nuovo avuto bisogno di Google Maps, ma credo sia perdonabile, a un milanese… La cosa che mi preme ricordare è che ho riscontrato di nuovo, oltre alla grande cortesia, una straordinaria piacevolezza dei vini (connotati, come ho già detto, da seducente pulizia e da notevole coerenza gusto-olfattiva, oltre che da un più che positivo rapporto qualità-prezzo), tutti aspetti che mi hanno convinto che presto avrò voglia di perdermi di nuovo per queste strade, in buona e qualificata compagnia, ben prima del 2030.</p>
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