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	<title>Sande &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Rocca Sveva e Fasoli Gino, file rouge e diversità in terra di Soave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Matarazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2019 14:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa può accomunare due realtà così diverse del territorio veronese come quella di <b><i>Rocca Sveva</i></b> (della Cantina di Soave) e quella di <b><i>Fasoli Gino</i></b>, viticoltori da quattro generazioni? Eppure io ce li vedo, alcuni punti di contatto, quelli che mi hanno portato a visitarle nello stesso giorno. <i>In primis</i>, la scelta di proporre, oltre a una linea più commerciale di prodotti, anche una selezione di etichette per palati fini. <i>In secundis</i>, il rispetto e l&#8217;amore per il territorio che emergono in ogni occasione. E poi la voglia di ricerca e di sperimentazione: <i>Rocca Sveva</i> con la creazione di un vigneto sperimentale, in cui i viticoltori dell&#8217;intero comprensorio possano esercitarsi in varie tecniche agronomiche e studiare le selezioni clonali più idonee alle loro esigenze; <i>Fasoli Gino</i>, invece, con la produzione di un vino quasi impensabile (unico e solo, per quello che mi ricordo al momento) da uve Pinot Nero lasciate in appassimento.</p>
<p>La giornata comincia con la visita a <b><i>Rocca Sveva</i></b>, il piccolo gioiello della <i>Cantina di Soave</i>, un colosso da ben 2.200 soci, che ha saputo proteggere il territorio, ricominciando – praticamente da zero – il recupero della qualità in una Denominazione che aveva vissuto momenti di crisi profonda, sia identitaria che produttiva. Il ruolo svolto dalla principale azienda del comprensorio è stato anche di supporto tecnico per gli altri <i>vignerons</i>, con una squadra di agronomi provenienti dall&#8217;Istituto Agrario di Conegliano Veneto e una pioggia di cospicui investimenti per rimodernare l&#8217;intera filiera produttiva.</p>
<p>Scendendo nella bottaia ci troviamo di fronte a una fila interminabile di recipienti delle dimensioni più varie, con umidità e temperatura perfettamente costanti, grazie a una circolazione d&#8217;aria creata da correnti d&#8217;acqua sotterranee che bagnano le spesse pareti di calcare compatto. La percorriamo in un silenzio quasi mistico e, attraverso una porta a vetri, raggiungiamo la sala di fermentazione, dove enormi fermentini stanno facendo il loro dovere, con la preziosa e rispettosa collaborazione delle più moderne tecnologie.</p>
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<p>Tante le tipologie dei vini prodotti, dal <i>Soave Classico</i> e <i>Superiore</i> al <i>Durello Lessini</i> all&#8217;ormai storico <i>Equipe5</i>, il Metodo Classico (Chardonnay e Pinot Nero) concepito 50 anni orsono da Leonello Letrari, la cui Riserva arriva fino a 120 mesi di sosta <i>sur lies</i>. Non dimenticando inoltre l&#8217;<i>Amarone</i>, essendo la Valpolicella proprio lì, al confine con il territorio di Soave. Una vera corazzata, come si può dedurre, in grado di affrontare qualsiasi mercato internazionale. Un’accogliente sala degustazione – e soprattutto la <i>Sala del Volto</i>, un piccolo ‘tempio del gusto’ in cui vengono conservate rarissime annate storiche – ci fanno pensare che di qui deve essere passata molta gente importante.</p>
<p>Da <i>Rocca Sveva</i> ci spostiamo a San Zeno, in una realtà dal sapore artigianale, quella di <b><i>Fasoli Gino</i></b>, gestita dai fratelli Amadio e Natalino: figli del compianto Gino, sono stati tra i primi a scegliere il protocollo biologico, purtroppo anche a causa di seri problemi respiratori, causati probabilmente dall&#8217;inalazione di sostanze chimiche utilizzate in zona. Qui i volumi di produzione sono decisamente più contenuti rispetto alla realtà precedente, ma con tante etichette adatte per soddisfare qualsiasi richiesta del mercato. Interessante e degno di nota, senza dubbio, il <i>Metodo Classico Rosé</i> da uve Corvinone, anche se la nostra attenzione è stata attratta fortemente da uno spettacolare campione di botte del Veronese IGT Bianco <i>Pieve Vecchia</i>, apparso a tutti davvero insuperabile per profondità e lunghezza: una grande espressione di <i>Garganega</i> in purezza che regala essenze mielose e di scorza di cedro, fiori gialli di zagara, ginestra, mimosa e camomilla, seguite da spezie non invadenti e assolutamente morbide apportate da un prolungato affinamento in <i>barrique</i>. Un vino senza tempo, dalle enormi potenzialità evolutive.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2852" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-1024x468.png" alt="" width="635" height="290" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-1024x468.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-300x137.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-768x351.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-465x212.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/06/Fasoli-Gino-collage-695x317.png 695w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></p>
<p>Dopo la visita alla barriccaia iper-moderna, con l’assaggio di altri campioni di botte (questa volta da uve Merlot, provenienti da due diversi vigneti che danno vita ad altri due IGT, <i>Orgno</i> e <i>Calle</i>), ci dedichiamo alle selezioni monovarietali, chiudendo appunto con il Pinot Nero lasciato in appassimento, l’IGT Veronese Rosso chiamato <i>Sande</i>. Sensazioni uniche, date dalla classica selvaticità del vitigno, corredata da frutta rossa marmellatosa al sapore di lampone, essenze di radici (rabarbaro e corteccia di china), ancora china e cioccolato nel finale. Uno di quei vini che ti spiazzano e che possono piacere o meno, ma che sicuramente si ricordano molto a lungo.</p>
<p>Due realtà proprio <i>so far so good</i> – così vicine, così lontane – in un territorio, quello del Soave, che per nostra fortuna non finisce mai di stupirci.</p>
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