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	<title>Sémillon &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Sémillon &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Le strade del vino del Sudafrica. Storia, arte e creatività: Spier 1692 (Stellenbosch)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 08:27:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo la piacevole deviazione alla Hamilton Russell Winery di Hermanus, che ho già raccontato qui, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al Concours Mondial de Bruxelles 2018. Non lontana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la piacevole deviazione alla <i>Hamilton Russell Winery</i> di Hermanus, che ho già raccontato <a href="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-admin/post.php?post=2539&amp;action=edit"><strong>qui</strong></a>, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al <i>Concours Mondial de Bruxelles 2018</i>. Non lontana da Stellenbosch, a est di Capetown, <b><i>Spier 1692</i></b> è una delle più antiche fattorie del Sudafrica, con una storia che risale addirittura al 1692 (l’anno è riportato nella ragione sociale), ed è segnalata per il suo valore storico e culturale, in particolare per la sua architettura, con gli edifici che fanno sfoggio di 21 frontoni storici, molto ben restaurati, risalenti all’epoca della dominazione olandese, che danno il nome (<i>21 Gables</i>) ai vini monovarietali. Nella fattoria ci sono tutti i comfort per un lungo soggiorno (ampi giardini, postazioni per pic-nic, negozio di gastronomia e ristorante con prodotti aziendali, coffee shop, hotel con sala conferenze) e, naturalmente, una grande area per la degustazione, luminosa e accogliente, in cui ho potuto assaggiare diversi vini.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2593" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png" alt="" width="694" height="266" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-300x115.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-768x294.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-465x178.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-695x266.png 695w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p><b>Creative Block 2 2017</b> (85% Sauvignon Blanc, 15% Sémillon) &#8211; Una premessa: tutti i <i>blend</i> multivarietali sono contraddistinti dal nome <b><i>Creative Block</i></b>, cioè il blocco dell’artista, la mancanza di ispirazione. Il numero 2 di questo vino si riferisce al blocco chiamato <i>barriera emozionale</i>, ovvero la paura delle conseguenze che inibisce l’artista nella fase creativa. Il <i>Sauvignon</i> proviene da tre diverse zone della <i>Coastal Region</i> vicine all’oceano, in vigneti di 12-18 anni, mentre il <i>Sémillon</i> è coltivato a Stellenbosch. La vinificazione in acciaio avviene separatamente, poi il vino è affinato per 4 mesi in botti di rovere, prima di essere miscelato e imbottigliato. Nel bicchiere entra con uno scintillante giallo paglierino carico e i numerosi archetti annunciano una buona struttura; al naso è piacevolmente intenso, fine e complesso, con riconoscimenti di peperone verde, asparagi, mela verde, kiwi, <i>passion fruit</i> e melone verde. In bocca è tanto largo quanto lungo, con una componente alcolica perfettamente bilanciata dall’acidità e dalla mineralità sapida, che persiste anche nel ritorno retronasale, mentre il persistente finale richiama di nuovo <i>passion fruit</i> e mineralità. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
<p><b>21 Gables Sauvignon Blanc 2017 &#8211; </b>Come abbiamo anticipato, questa serie di vini da monovitigni è dedicata ai 21 frontoni settecenteschi degli edifici della tenuta, tutti meticolosamente restaurati. Il Sauvignon – che proviene da due vigneti esposti a sud ovest sulle colline di Tygerberg, a 16 Km dall’oceano – fermenta a temperatura controllata in acciaio, dove matura per 6 mesi sui lieviti. Il colore – brillante – è un giallo paglierino scarico, ma i numerosi archetti sui bordi del calice annunciano anche in questo caso un vino strutturato. Al naso, il riconoscimento del vitigno è immediato: intenso e fine, ma non molto complesso, presenta riconoscimenti di peperone verde, <i>passion fruit</i> e uva spina. In bocca conferma la sua struttura, con ingresso potente e saporito, e si percepisce subito la grande concentrazione: calore, sapidità e acidità ben marcata sono le caratteristiche principali che conferiranno – specialmente l’ultima – una buona propensione all’invecchiamento (vorrei riassaggiarlo fra 5 anni, per scoprire come è maturato). Sono ancora uva spina e <i>passion fruit</i> ad accompagnare con eleganza la deglutizione e la chiusura è marcata da un gradevole finale verde e minerale. <i>Golden Medal</i> all‘ultimo CMB, la mia valutazione è 90 punti.</p>
<p><b>21 Gables Chenin Blanc 2016</b> &#8211; Il vigneto in cui vengono coltivate le uve di questo Chenin Blanc ha 35 anni, su terreni aridi a 15 km dall&#8217;oceano. Le uve mature vengono raccolte in 4 passaggi successivi e, dopo una macerazione di 6 ore, la fermentazione avviene in botti di rovere francese di varie dimensioni, il 60% delle quali nuove. Il vino matura poi per 14 mesi in barriques, di cui il 60% di primo passaggio. Il colore brillante giallo-oro carico e la consistenza ricordano il burro fuso. Al naso è molto intenso, con il legno che prevarica i profumi primari, pregiudicandone in parte la finezza: vi si riconoscono pesca, albicocca disidratata e frutti tropicali. Anche in bocca, dove ha un ingresso potente, la vaniglia copre un po’ i profumi primari di pesca e frutti tropicali, ma la buona acidità e la sapidità rendono l’assaggio piacevole. È ancora una gradevole nota dolce di vaniglia e una di frutta tropicale persistente a chiudere la degustazione di questo vino, che al CMB ha ottenuto la <i>Silver Medal</i>. Premetto che, personalmente, ho difficoltà ad amare i vini bianchi in cui il legno prevarica i profumi primari, ma riconosco che questo è un vino ben fatto: 85 punti.</p>
<p><b>Frans K Smit 2015</b> (80% Sauvignon Blanc, 20% Sémillon) &#8211; Questa selezione (di cui esiste anche una versione in rosso) è il top della produzione aziendale e porta il nome del <i>cellar master</i> Frans K. Smit. Il Sauvignon Blanc è coltivato a Durbanville, su pendii esposti a sud est, da viti radicate in uno scisto profondo, ricco e idro-ritentivo. Il Sémillon proviene invece dalle ripide pendici del fresco lato orientale della montagna di Helderberg. Fermentazione e maturazione sono svolte in botti di rovere francese di fusto grande lievemente tostate, dove il vino affina poi per 14 mesi prima di essere imbottigliato. Il colore giallo paglierino scarico e i riflessi verdognoli potrebbero far pensare a un vino poco complesso e leggero, ma i fitti archetti smentiscono questa analisi. Al naso, fine ed elegante, sono riconoscibili note erbacee (peperone verde), floreali, di frutti tropicali e agrumi (lime), confermate dal gusto, dove comunque le note fruttate sono più evidenti e impreziosite da una nota dolce di vaniglia, stavolta niente affatto prevaricante. È un vino molto elegante, intenso e persistente, ma anche molto morbido, un vino bianco che si presta ad essere invecchiato e che – come riferiscono i sommelier locali – dà il meglio di sé dopo 4-5 anni dalla vendemmia. 90 punti.</p>
<p><b>Creative Block 3 2015</b><span class="Apple-converted-space">  </span>(91% Shiraz, 6% Mourvèdre, 3% Viognier) &#8211; Il blocco dell’artista numero 3 si riferisce alle abitudini sbagliate e faticose che inibiscono la creatività. Le uve provengono da vigneti su terreni granitici decomposti con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 2 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione per 16 mesi in barrique di rovere francese. Il <i>blend</i> avviene in stile <i>Côte du Rhône</i>. L’impenetrabile rosso rubino e l’evidente consistenza preannunciano un ‘vinone’, e così sarà. Al naso è intenso, fine e complesso, anche se l’eleganza non è il suo miglior pregio: vi si riconoscono note di ribes nero, mora, lampone e melograno, seguite da note speziate di pepe nero e coriandolo, con una leggera nota di vaniglia. In bocca è intenso e grasso, morbido e fresco, con la nota tannica intensa ma non eccessiva. Interessante il finale di caffè, anche se difetta un po’ in persistenza. 89 punti.</p>
<p><b>Creative Block 5 2015 </b>(48% Cabernet Sauvignon, 39% Merlot, 6% Cabernet Franc, 4% Petit Verdot, 3% Malbec) &#8211; Il blocco dell’artista numero 5 si riferisce a certi vuoti di creatività che capitano a volte, quando si hanno le pile scariche. Anche per questo blend <i>Bordeaux style</i> le uve provengono da terreni di granito decomposto con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 3 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione in piccole botti di rovere francese (300 litri, 60% nuove) per 18 mesi. Rosso rubino molto carico – quasi nero, impenetrabile – e grande numero di archetti. Al naso è intenso e complesso, con riconoscimenti di mora, ribes, ciliegia, finocchio e peperone verde. Ingresso in bocca pieno e potente, ma ben equilibrato, con buona acidità e tannini densi e nobili che promettono un miglioramento armonico, ancora da ottimizzare con l’invecchiamento, e chiusura con un persistente finale di cioccolato fondente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2592" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-1024x402.png" alt="" width="683" height="268" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-1024x402.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-300x118.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-768x302.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-465x183.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-695x273.png 695w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></p>
<p><b>21 Gables Pinotage 2015 &#8211; </b>Le uve di questo monovitigno provengono da vigneti impiantati su terreni di granito decomposto e argilloso a sud di Stellenbosch, a 7 Km dall’oceano. Fermentazione in acciaio, malolattica e invecchiamento in botti di rovere francese, americano e ungherese, di primo e secondo passaggio, per 18 mesi, avendo come obiettivi complessità e potenziale di invecchiamento. Il rosso rubino carico e i numerosi archetti annunciano un vino di struttura e il naso intenso conferma questa aspettativa: vi si riconoscono erbe e fiori dei giardini sudafricani, frutti a bacca rossa e spezie. In bocca ha un’entrata pieno e potente, è fresco, sapido e ancora duro, quasi da masticare, ma anche morbido e piacevole, per chiudere con un piacevole e persistente finale di cioccolato fondente. Nel complesso un gran vino, con equilibrio ancora da raggiungere, anche se è sulla buona strada. Voto 92 punti.</p>
<p><b>21 Gables Cabernet Sauvignon 2014 &#8211; </b>Anche quest’ultimo vino proviene da terreni in granito decomposto e argilla sul versante nord-ovest dell’Helderberg, nella zona sud di Stellenbosch, a 300 metri sul livello del mare e a 7 km dalla costa. La fermentazione avviene in una combinazione di acciaio inox e tini di rovere, per un periodo di 36 giorni, per passare poi in barriques nuove di rovere francese per 26 mesi. Nel bicchiere si presenta di un rosso rubino molto carico, quasi nero, ma anche brillante, con numerosi archetti. Il naso è elegante e complesso, anche se non intenso quanto i precedenti. Vi si riconosce immediatamente il vitigno e predomina l’erbaceo di peperone verde ed erba verde tagliata; poi, in successione, ecco le note di amarena, cassis e vaniglia. In bocca è potente e pieno, con una corposa struttura molto concentrata, con acidità e tannini nobili a garanzia di un’ottima evoluzione e un finale pieno e persistente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, a mio avviso avrebbe anche meritato qualcosina di più. Voto 95 punti.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2594" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-1024x218.png" alt="" width="1024" height="218" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-1024x218.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-300x64.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-768x164.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-465x99.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Spier-collage-695x148.png 695w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><a href="https://www.spier.co.za/">https://www.spier.co.za/</a></p>
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		<title>Fornacelle, sapere contadino nel cuore di Bolgheri</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/fornacelle-sapere-contadino-nel-cuore-di-bolgheri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2019 00:16:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[L’azienda agricola Fornacelle nasce nel comune di Castagneto Carducci col riscatto della terra appartenuta al Conte della Gherardesca e lavorata in mezzadria fino al 1945 dalla famiglia di Giulio Batistoni, nonno dell’attuale proprietario, Stefano Billi. Radicata]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’azienda agricola <b>Fornacelle </b>nasce nel comune di Castagneto Carducci col riscatto della terra appartenuta al Conte della Gherardesca e lavorata in mezzadria fino al 1945 dalla famiglia di Giulio Batistoni, nonno dell’attuale proprietario, Stefano Billi. Radicata nelle campagne bolgheresi, la famiglia – dedita all’agricoltura da sempre – compie la svolta decisiva nel 1998, per seguire la scia del fenomeno enologico di Bolgheri. Da quel momento Bordeaux diventa il modello cui ispirarsi, quindi si sostituisce il Sangiovese con le varietà bordolesi e si aumentano gli ettari vitati, esordendo sul mercato con proprie etichette con la vendemmia 2001.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2526" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Sivlia-Menicagli.jpg" alt="Sivlia Menicagli, Le Fornacelle" width="364" height="399" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Sivlia-Menicagli.jpg 400w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Sivlia-Menicagli-273x300.jpg 273w" sizes="auto, (max-width: 364px) 100vw, 364px" /></p>
<p>Oggi sono 9 gli ettari di vigneto da cui l’azienda – gestita a quattro mani da <strong>Stefano Billi</strong> e dalla moglie <strong>Silvia Menicagli</strong> – realizza una gamma diversificata di vini bianchi e rossi. I vigneti sono impiantati su suoli variegati (da sassoso e calcareo a sabbioso) nella parte centrale della denominazione, fra la Via Aurelia e la via Bolgherese, a 80 m sul livello del mare. Fra le annate correnti, presentate a Firenze giovedì 21 febbraio, entusiasmano soprattutto i rossi.</p>
<p><b>Bolgheri DOC Rosso Zizzolo 2018</b> &#8211; Con solo 6 mesi di maturazione in legno, questo blend di Merlot e Cabernet Sauvignon è un vino semplice nell’architettura ma vincente nella sua categoria, per la grande bevibilità che lo caratterizza. Colore porpora intenso, al naso insiste molto sul frutto fresco (mora e ribes), con note balsamiche e speziate a fare da corollario. Morbido ed equilibrato al gusto, è preciso nella sua integrità e pulito nella chiusura di bocca.</p>
<p><b>Bolgheri DOC Rosso Superiore Guarda Boschi 2015</b> &#8211; Blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, con oltre un anno di maturazione in barrique, è un vino strutturato, meritevole di ulteriore affinamento in bottiglia. Rubino intenso alla vista, ha profumi speziati e balsamici pronunciati: legno di cedro, menta, resina, pepe, cardamomo, che circondano un nucleo fruttato di ribes nero. Al gusto si caratterizza per la tessitura elegante dei tannini, che sono maturi e ben integrati, rendendo la beva agile e progressiva. Convincono soprattutto la presenza di frutto e di note ferrose, che permangono a lungo nel retrogusto.</p>
<p><b>Bolgheri DOC Rosso Superiore Foglio 38 2015</b> &#8211; Cabernet Franc in purezza, matura in barrique per 18 mesi. Si distingue per eleganza e profondità, messe in luce dallo svolgimento dinamico del sorso. Veste rubino fitto con riflesso porpora. Al naso risaltano essenze balsamiche vegetali di menta, ginepro e macchia mediterranea, con ricordi anche di mirtillo, un tocco di grafite e di salamoia. Il gusto è molto intenso negli aromi, pur con una struttura leggiadra e uno sviluppo lineare, in stile Margaux. Si assottiglia nella progressione, pur fruendo di una grande amplificazione aromatica nel finale di bocca, che rivela il contributo prezioso dell’acidità, su sentori di arancio, note balsamiche e fumé.</p>
<p><b>Toscana IGT Merlot Erminia 2015</b> &#8211; Impenetrabile alla vista e potente all’olfatto, con profumi coinvolgenti di cioccolato bianco, mora e lampone, insieme a ricordi di chiodi di garofano, noce moscata e sottobosco. L’attacco in bocca è avvolgente e fruttato, ma risulta agilmente scorrevole al gusto, grazie a una salinità energica che viene fuori nella chiusura di bocca.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2533" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-1024x602.png" alt="" width="573" height="337" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-1024x602.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-300x176.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-768x452.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-465x273.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie-695x409.png 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Fornacelle-bottiglie.png 1792w" sizes="auto, (max-width: 573px) 100vw, 573px" /></p>
<p><b>Bolgheri DOC Vermentino Zizzolo 2018</b> &#8211; Paglierino tenue, con naso pulito di origano fresco e scorza di lime. Di struttura molto semplice, equilibrato al gusto.</p>
<p><b>Toscana IGT Bianco Fornacelle 2018</b> &#8211; Sémillon vinificato in legno, è giallo paglierino intenso alla vista e risulta ricco e accattivante al naso, con profumi di mimosa, albicocca, zafferano, iodio e canditi. Interessante al gusto, per il contrasto fra l’attacco morbido e il guizzo di sapidità che emerge nello sviluppo gustativo. Discreta struttura e persistenza.</p>
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		<title>Abbandonarsi a vivere. Château d’Yquem Lur-Saluces 1981 Sauternes AOC</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/abbandonarsi-a-vivere-chateau-dyquem-lur-saluces-1981-sauternes-aoc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Carli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 19:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Botrytis Cinerea]]></category>
		<category><![CDATA[Château d’Yquem]]></category>
		<category><![CDATA[Château de Fargues]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione dei vini di Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[Françoise Joséphine de Sauvage]]></category>
		<category><![CDATA[Graves]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Amédée de Lur-Saluces]]></category>
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		<category><![CDATA[Premier Cru Supérieur]]></category>
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		<category><![CDATA[Thomas Jefferson]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi fu il primo a dire che per bere un vino dolce bisogna obbligatoriamente aspettare la fine del pasto? Da quale dogma deriva quest’obbligo? Sappiamo bene che non è così. Ad esempio, il Sauternes – specialmente]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fu il primo a dire che per bere un vino dolce bisogna obbligatoriamente aspettare la fine del pasto? Da quale dogma deriva quest’obbligo? Sappiamo bene che non è così. Ad esempio, il <b>Sauternes</b> – specialmente <em>questo</em> <i>Sauternes</i> – non è soltanto ‘un vino dolce’: la sua complessità e la sua struttura lo rendono così particolare che non lo si può collocare in un contesto spazio-temporale ristretto, come quello in cui sulla tavola sono rimasti soltanto i dolci. Io potrei avere voglia di degustarlo davanti al camino, in una fredda serata invernale, coccolato dall’ardore della legna che scoppietta, in buona compagnia o da solo, come vino da meditazione, e nessuno dovrebbe risentirsi, come nessuno dovrebbe storcere il naso se decidessi di abbinarlo, a tavola, con dei piatti non dolci.</p>
<p>Come il mondo intero sa, il <i>Sauternes</i> è prodotto in una piccola <i>enclave</i> delle <i>Graves</i>, a sud-ovest di Bordeaux. Nella storica classificazione dei vini di Bordeaux del lontano 1855, il nettare di <b>Château d’Yquem</b> è classificato come unico bianco <i>Premier Cru Supérieur</i> e la storia del <i>Sauternes</i> può – a buona ragione – essere fatta coincidere con le vicende e le trasformazioni di questa azienda, che ne ha costituito da sempre la massima espressione. Le radici di Yquem – che si trova su una dolce collinetta poco a nord-est del paesino di Sauternes – risalgono a oltre quattrocento anni fa, ma fu a fine Settecento (con il matrimonio di <i>Françoise Joséphine de Sauvage d’Yquem</i> con il conte <i>Louis Amédée de Lur-Saluces</i>, proprietario del vicino <i>Château de Fargues</i>) che iniziò il lustro di Yquem e del <i>Sauternes</i> in generale. Nonostante fosse rimasta presto vedova, <i>Françoise Joséphine </i>rinnovò le tecniche produttive – introducendo tra l’altro il sistema dei ripetuti passaggi in vigna per la vendemmia degli acini maturi – e fece costruire una nuova cantina, molto moderna. Il destino volle poi che in quel periodo il futuro presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, ne ordinasse un’importante quantità, facendo una pubblicità decisiva per il futuro dell’azienda e di tutto il <i>Sauternes</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nei decenni successivi fu costruito il castello, in cui confluiscono ancora oggi le uve dei 113 ettari del vigneto circostante, dove esiste un <i>terroir </i>perfetto per lo sviluppo della <i>Botrytis Cinerea</i>, la muffa nobile che attacca i chicchi d’uva, ne perfora la buccia e ne provoca l’appassimento, innescando una serie di altre benedette trasformazioni chimico-fisiche che contribuiscono a caratterizzare l’aroma e il sapore del vino. Un vino molto speciale, che nasce in condizioni climatiche e ambientali davvero particolari: nel vigneto, che occupa 3 colline, la nebbia del mattino viene soffiata via dalle brezze pomeridiane, provocando un alternarsi di condizioni di clima umido e secco che porta alla formazione di quelle spore di muffa nobile che attivano il processo di appassimento degli acini. Il controllo di questi processi naturali sulla pianta e la scelta del momento giusto della raccolta – con la necessità di selezionare chicco per chicco, con continui passaggi in vigna (normalmente cinque o sei, ma si può arrivare anche fino a dieci) – impegnano un arco di tempo molto lungo, con costi elevatissimi. I vigneti di Sémillon (75%) e Sauvignon (25%) – con il primo a dare volume e struttura e il secondo a dare finezza e aromi – sono radicati su suoli sabbiosi e sassosi, capaci di accumulare e restituire lentamente calore e perfettamente adatti al drenaggio delle piogge: una simbiosi tra vitigni, clima e territorio unici nel suo genere, per creare alcuni dei vini con il più alto potenziale d’invecchiamento al mondo. Cosa attendersi, allora, dall’opera del tempo su questi vini?</p>
<p><span class="Apple-converted-space"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2430" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage.png" alt="" width="610" height="309" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage.png 834w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-300x152.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-768x390.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-465x236.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/02/Chateau-dYquem-1981-collage-695x353.png 695w" sizes="auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px" /></span></p>
<p>Sto per scoprirlo, perché in questa degustazione faccio la mia prima esperienza con un vino del genere così evoluto: ho tra le mani uno <b><i>Château d’Yquem Lur-Saluces 1981</i></b>, che si presenta nel calice di un oro brillante e con una consistenza abbastanza importante. Al naso sale un bouquet olfattivo di una dolcezza avvolgente, con sensazioni fruttate, burrose, iodate e vanigliate. Ma tenetevi forte, perché è in bocca che comincia a spingere con forza sull’acceleratore delle emozioni… Al gusto è infatti come una sfera perfetta, con uno straordinario equilibrio tra zuccheri e acidità, una moltitudine di frutti – datteri e cocco, albicocca secca e in confettura – e un tannino morbido come il cashmere. C’è poco da fare, mi arrendo: si tratta di pura eleganza. Ma non finisce qui, perché l’impressione che rimane dopo l’assaggio è come il silenzio che segue l’ascolto di un brano della <i>Settima Sinfonia</i> di Beethoven (scritta a inizio ‘800, negli stessi anni in cui nasceva il mito di Yquem), durante il quale l’ascoltatore non riesce a liberarsi del ricordo e dell’incanto della musica: ecco, con questo Sauternes succede la stessa cosa, tanto è persistente e capace di prolungare all’infinito un piacere unico.</p>
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		<title>Il fascino dorato &#8211; Sauternes AOC Château d’Yquem Lur-Saluces 1995</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/fascino-dorato-sauternes-aoc-chateau-dyquem-lur-saluces-1995/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 21:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Château d’Yquem]]></category>
		<category><![CDATA[Lur-Saluces]]></category>
		<category><![CDATA[Muscadelle]]></category>
		<category><![CDATA[Sauternes]]></category>
		<category><![CDATA[Sauvignon blanc]]></category>
		<category><![CDATA[Sémillon]]></category>
		<category><![CDATA[Yquem]]></category>
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					<description><![CDATA[Sulla sommità di un terrazzo che degrada dolcemente verso la Garonne (40 chilometri a sud-est di Bordeaux), si trova il secolare castello di Yquem, un’imponente ex fortezza del XII secolo che, grazie alla famiglia dei Lur-Saluces,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla sommità di un terrazzo che degrada dolcemente verso la Garonne (40 chilometri a sud-est di Bordeaux), si trova il secolare castello di <b>Yquem</b>, un’imponente ex fortezza del XII secolo che, grazie alla famiglia dei <b><i>Lur-Saluces</i></b>, è diventato il faro assoluto della leggenda del <b>Sauternes</b>, lo straordinario vino dolce prodotto con l’indispensabile intervento della <i>botrytis cinerea</i>. In questa specifica area geografica si sviluppano le suggestive nebbie che permettono la formazione e la propagazione della muffa nobile, che da oltre 400 anni permette la creazione di questo brillante nettare dorato. Lo straordinario legame simbiotico che si instaura tra la muffa e gli acini (di uve Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle) porta a un’importante concentrazione di glicerolo e ad una conseguente deacidificazione dell’acido tartarico, per costruire l’esclusiva unicità di questo elegante e longevo vino dolce. Tuttavia, per esaltarne la magica alchimia produttiva, è necessario il pignolo e rigoroso <i>savoir faire</i> umano, che durante l’epoca di vendemmia deve comprendere e valutare con ferrea attenzione il perfetto stato di sviluppo della botrite sugli acini, che a Yquem significa avere rese spietate, equivalenti a un bicchiere di Sauternes per ceppo, permettendo così di cristallizzare il lento e misterioso lavoro che svolge la natura in questo luogo benedetto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Universalmente riconosciuto come la stella più luminosa del suo firmamento, lo <b><i>Château d’Yquem</i></b> (oggi facente parte del gruppo LVMH) deve l’inizio della sua parabola ascendente a Françoise-Joséphine Sauvage de Lur-Saluces che – a cavallo tra il 18° e il 19° secolo, con tenacia e lungimiranza – portò l’azienda a ricevere – nella <i>Classificazione</i> del 1855 – l’attestazione di unico <i>Premier Cru Supérieur </i>tra i vini bianchi di Bordeaux.<br />
Oggi come allora, Yquem mantiene intatta la sua posizione di assoluta eccellenza della denominazione, facendosi carico di diffondere quel messaggio di lussuosità, aristocraticità e rigore che incantò personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte, Thomas Jefferson e Costantino di Russia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1854" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-819x1024.jpg" alt="" width="326" height="408" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-819x1024.jpg 819w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-240x300.jpg 240w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-768x960.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-465x581.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia-400x500.jpg 400w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/11/Lur-Saluces-1995-bottiglia.jpg 1417w" sizes="auto, (max-width: 326px) 100vw, 326px" /></p>
<p>Questa sera mi trovo di fronte a un 1995, che dimostra l’incredibile longevità di un vino concepito per stupire da secoli. Il suo colore ambrato scuro, attraversato da luminosi riverberi dorati, diffonde un’aura solenne in tutta la sala e basta muovere il calice dall’alto al basso per rimanere ipnotizzati dalla sua brillantezza. Colpito nel profondo, procedo con il primo approccio olfattivo, che palesa immediatamente una raffinata intensità, che porta in alto profumi legati alla complessità fruttata di mango candito e pesca sciroppata, abbracciati dal tipico sentore di zafferano e, dopo qualche secondo, amplifica i descrittori, facendomi percepire note di burro fuso, bacca di vaniglia e miele di castagno. Una spiccata verve balsamica (che ricorda la resina e la canfora) rinfresca la mucosa olfattiva, mantenendo irresistibile la prosecuzione dell’analisi, che mi porta a percepire note legate al sottobosco, come il fungo secco e l’inebriante aroma del tartufo bianco. Se colore e olfatto mantengono brillantemente le mie grandi aspettative, in bocca esse vengono addirittura oltrepassate, permettendomi di comprendere l’unicità dello stile <i>Yquem</i>. Il sorso mostra un equilibrio disarmante tra morbidezza glicerica e agrumata acidità, che lo fanno scorrere con grazia all’interno della bocca, portandolo diritto e pacato alla deglutizione&#8230; Attendo qualche secondo e il vino rivela la sua grandezza, grazie a una persistenza retro-olfattiva letteralmente infinita, nella quale ritrovo cenni di fico secco, tartufo e burro d’arachidi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un’esperienza fortemente emozionale, che marchia a fuoco la lettera <b>Y</b> nel cassetto dei miei ricordi e che mi fa guardare con rispetto e ammirazione a questo esempio assoluto, capace di veicolare nei secoli “l’arte di essere un mito”.</p>
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