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	<title>Sergio Manetti &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Sergio Manetti &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Le Pergole Torte 2017 Montevertine, l’arte nel bicchiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Sartorato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 17:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Salotto Junior]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Manfredi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Bini]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico Montevertine]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Vino Chianti Classico]]></category>
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		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
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					<description><![CDATA[Luigi Pulci (1432-1484) scrisse: «Ma sopra tutto nel buon vino ho fede, e credo che sia salvo chi lo crede». Salvezza e immortalità che si è guadagnato di certo il padre di Le Pergole Torte, Sergio Manetti,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Pulci (1432-1484) scrisse: «<i>Ma sopra tutto nel buon vino ho fede, e credo che sia salvo chi lo crede</i>». Salvezza e immortalità che si è guadagnato di certo il padre di <strong><i>Le Pergole Torte</i></strong>, <b>Sergio Manetti</b>, già imprenditore siderurgico che – grazie al suo spirito e alla sua visionaria lungimiranza, all’amore per il bello e all’eleganza – ha contribuito a scrivere un bel capitolo della storia del vino italiano del ‘900.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Siamo nel 1967, quando Sergio decide di comprare <b>Montevertine</b> – a Radda in Chianti – come tenuta di campagna, ma anche per impiantare un paio di ettari di Sangiovese e produrre vino da regalare agli amici. Quando esce sul mercato la prima annata (1971) di <b>Chianti Classico Montevertine</b>, con un successo inaspettato e travolgente al Vinitaly, Sergio matura l’idea di lasciare il mondo siderurgico per gettarsi a capofitto su questo nuovo progetto, con l’aiuto del ‘cantiniere-agronomo’ Bruno Bini e dell’enologo autodidatta simbolo del Sangiovese, <strong>Giulio Gambelli</strong>. Coraggiosa fu l’intuizione di utilizzare solo uve Sangiovese, un’idea che lo portò a scontrarsi con il disciplinare del <i>Consorzio Vino Chianti Classico</i> – che all’epoca imponeva l’utilizzo di uve bianche e altre pratiche – e a lasciare la Denominazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sergio non si fermò qui, continuando nella ricerca, nello sviluppo delle sue idee e nell’ampliamento della cantina, forte del fatto che dalla sua aveva Gambelli, l’uomo che «<i>il vino lo masticava</i>» in vigna. Oggi l’azienda – condotta dal figlio <b>Martino</b>, cresciuto in azienda con la stessa passione e le stesse convinzioni del padre – ha 18 ettari di vigneti, piantati per la maggior parte a Sangiovese, con piccoli appezzamenti a Canaiolo e Colorino. L’azienda produce tre vini, che escono tutti come <i>IGT Toscana</i>: <b>Pian del Ciampolo</b>, <b>Montevertine</b> e il vino simbolo, <b><i>Le Pergole Torte</i></b>: solo nei primi due il Sangiovese è accompagnato dagli altri due.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-6065" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-2017-bottiglia-271x1024.png" alt="" width="159" height="600" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-2017-bottiglia-271x1024.png 271w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-2017-bottiglia-159x600.png 159w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-2017-bottiglia.png 541w" sizes="(max-width: 159px) 100vw, 159px" /></p>
<p>La prima annata di <b>Le Pergole Torte</b> fu la 1977, prodotta con sole uve Sangiovese selezionate nei vigneti storici dell’azienda. Oggi il vino svolge le due fermentazioni in cemento, è affinato per 12 mesi in botti di Slavonia e altri 12 mesi in barrique, prima di riposare per almeno 3 mesi in bottiglia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Cosa rende <b>Le Pergole Torte</b> degno di essere paragonato a una vera e propria <strong>opera d’arte</strong>? Oltre alle materie prime e alle tecniche utilizzate, che potrebbero forse essere solo una naturale conseguenza, alla base di tutto c’è sicuramente l’<i>inventio</i>, l’originalità di un nuovo concetto e la determinazione a seguire il gusto personale da parte di Sergio Manetti, un uomo granitico nelle sue convinzioni, tanto da costruirsi un’identità di precursore di una nuova era enologica in Toscana, con l’intuizione vincente di affidarsi alla maestria e alle capacità del Gambelli per imprimere un ulteriore sigillo di qualità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E poi c’è l’etichetta – anzi, le etichette – dell’artista <strong>Alberto Manfredi</strong>, che disegna volti di donne dagli occhi grandi e sognanti, affascinanti e un po’ malinconici. Ecco dunque che l’opera d’arte prende forma per comunicare, per emozionare, per raccontare la storia di una vita, di tante vite legate dalla passione per un’idea.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le uve per <b><i>Le Pergole Torte 2017</i></b> provengono sempre dalla vigna impiantata a 400 metri quando tutto ebbe inizio, reimpiantate, coltivate, curate, vendemmiate ed elaborate per rendere il vino così com’è, cioè ricco ma snello e fine, che alla vista presenta un rosso rubino che trasmette la vera essenza del Sangiovese, contraddistinta dai frutti rossi e dalle note floreali della viola mammola.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In bocca fanno inizialmente la voce grossa il tannino e la freschezza, che richiama note agrumate, in un gioco piacevolissimo di salivazione e asciugatura che richiama costantemente un nuovo sorso. Il carattere – elegante, raffinato e preciso – rappresenta tutto quello che voleva Sergio Manetti e che oggi vuole suo figlio Martino: un vino profondo, perenne, immortale, proprio come l’idea che rappresenta.</p>
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		<title>Montevertine, due annate così belle e così diverse</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/montevertine-annate-cosi-belle-cosi-diverse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 21:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Martino Manetti]]></category>
		<category><![CDATA[Montevertine]]></category>
		<category><![CDATA[Pergole Torte]]></category>
		<category><![CDATA[Pian del Ciampolo]]></category>
		<category><![CDATA[Radda in Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Manetti]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima le nuove annate dei vini di Montevertine. L’aspettativa per Le Pergole Torte 2018 era alta, ricordando quanto lo scorso anno avevamo apprezzato il Pian del Ciampolo della stessa vendemmia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima le nuove annate dei vini di <a href="https://www.montevertine.it"><em><strong>Montevertine</strong></em></a>. L’aspettativa per <strong>Le Pergole Torte 2018</strong> era alta, ricordando quanto lo scorso anno avevamo apprezzato il <a href="https://www.ilsalottodelvino.it/il-vino-che-vuole-essere-se-stesso-ovvero-il-sangiovese-di-montevertine/"><strong>Pian del Ciampolo</strong></a> della stessa vendemmia.</p>
<p>L’annata 2018, in Toscana, è stata in generale una specie di rivincita, dopo la complicata 2017. L’estate è stata calda, ma senza eccessi, col risultato di uve sane, vini equilibrati e – per quanto riguarda il Sangiovese – anche un’ottima maturazione dei tannini. Nel caso di <strong>Montevertine</strong>, a 400 metri di altitudine e nella parte più interna del Chianti, quasi al confine col Valdarno, l’andamento stagionale ha avuto degli sbalzi, che tutto sommato hanno favorito lo stile tipico della casa, basato su freschezza ed eleganza.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-5914" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018.jpeg" alt="" width="369" height="369" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018.jpeg 600w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018-300x300.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018-150x150.jpeg 150w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018-465x465.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Pergole-Torte-2018-500x500.jpeg 500w" sizes="(max-width: 369px) 100vw, 369px" /></p>
<p>Degustato a poca distanza dall’imbottigliamento, <strong>Le Pergole Torte 2018</strong> manifesta la sua gioventù con un riflesso ancora legato al porpora. È decisamente vivace alla vista, di tonalità rubino mediamente intenso. Anche se giovane, al naso dimostra la classe e l’eleganza delle annate migliori. In questo momento sarebbe inutile cercare grande espressione di terziari, tuttavia s’intravedono; debutta con sensazioni floreali e si apre con cadenza ritmata, esibendo prima il frutto maturo, lampone e ciliegia soprattutto, poi il balsamico di anice e sigaro, per finire con sfumature speziate e un che di ferroso. Al palato non indugia, si rivela in forma smagliante, si distende con la sua grazia caratteristica; la tensione innescata dai tannini, fini e saporiti, posticipa la conclusione, che sviluppa note sapide e quasi piccanti nel finale di bocca, che è interminabile.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-5954 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019.jpeg" alt="" width="381" height="381" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019.jpeg 600w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019-300x300.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019-150x150.jpeg 150w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019-465x465.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pian-del-Ciampolo-2019-500x500.jpeg 500w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></p>
<p>La nuova annata del <strong>Pian del Ciampolo</strong> si caratterizza per immediatezza e vivacità. La stagione 2019 è stata altalenante, forse più fresca nel complesso a causa di temporali e grandinate in estate. Veste il calice di rosso porpora luminoso e trasparente, al naso è giovanile ma ben delineato nei ricordi freschissimi di fragola, ribes rosso, melagrana, e poi floreali di glicine, speziati di cannella, rinfrescanti di mentuccia. Il palato è assolutamente coerente: è leggiadro e dinamico, con tannini sottili e vibranti sotto la spinta dell’acidità, simili in questo a quelli di molti Pinot Nero di Borgogna. Si congeda con una lunga scia fruttata di pompelmo rosa. Il <strong>Pian del Ciampolo 2019</strong> è quasi femminile in questo sue essere più spirituale che materico, ma allo stesso tempo è spigliato e godibile da subito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-5952 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018.jpeg" alt="" width="372" height="372" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018.jpeg 600w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018-300x300.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018-150x150.jpeg 150w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018-465x465.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Montevertine-2018-500x500.jpeg 500w" sizes="auto, (max-width: 372px) 100vw, 372px" /></p>
<p>Il <strong>Montevertine 2018</strong> sembra volersi differenziare dagli altri due. Alla vista è rubino compatto, di intensità maggiore. Il profumo è compiuto e ha tratti di evoluzione ben espressi e il vino sembra molto più maturo rispetto al <strong>Pergole Torte</strong> della stessa annata. È dettagliato e fine nell’evocare ciliegia matura, sottobosco, violetta appassita e, in seconda battuta, erbe balsamiche, spezie dolci e pungenti e anche una punta di scorza d’arancia. Ritorna alla sua gioventù al gusto: infatti l’ingresso in bocca pieno e morbido lascia presto il campo a un tannino quasi scalpitante, maturo ma ancora in via d’integrazione. È un vino strutturato, materico, all’inizio della sua parabola evolutiva.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-5953 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-retro.jpeg" alt="" width="374" height="423" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-retro.jpeg 600w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-retro-265x300.jpeg 265w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-retro-465x527.jpeg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/05/Pergole-Torte-retro-441x500.jpeg 441w" sizes="auto, (max-width: 374px) 100vw, 374px" /></p>
<p>Come si può notare nelle immagini, le etichette hanno subito un leggero <em>restyling</em>. Quest’anno ricorrono cento anni dalla nascita del fondatore dell&#8217;azienda, <strong>Sergio Manetti</strong>; il figlio <strong>Martino</strong> ha voluto dedicare a lui i vini usciti quest’anno, mettendo il suo volto su tutte le etichette: solo nel <strong>Pergole Torte</strong> l’omaggio al fondatore si trova sulla retroetichetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La perseveranza raddese. Una visita a Val delle Corti</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/la-perseveranza-raddese-una-visita-a-val-delle-corti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 14:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Gallo Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Gambelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lega del Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Monte San Michele]]></category>
		<category><![CDATA[Montevertine]]></category>
		<category><![CDATA[Radda in Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Manetti]]></category>
		<category><![CDATA[Vignaioli di Radda]]></category>
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					<description><![CDATA[«Radda in Chianti, vituperio delle genti!» esordisce Roberto Bianchi (vigneron a Val delle Corti e presidente dell’associazione Vignaioli di Radda), facendo sua e reinterpretando l’ingiuriosa invettiva del sommo poeta verso i pisani, per ricordare che anche]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Radda in Chianti, vituperio delle genti!» esordisce Roberto Bianchi (<i>vigneron </i>a <b><i>Val delle Corti</i></b> e presidente dell’associazione <i>Vignaioli di Radda</i>), facendo sua e reinterpretando l’ingiuriosa invettiva del sommo poeta verso i pisani, per ricordare che anche il piccolo paese (1600 abitanti) del Chianti storico non si è fatto mancare in passato la sua quota di detrattori. Nel ‘300 Radda appariva sicuramente meno rassicurante di adesso: si trattava infatti di un luogo quasi montano, circondato da una fitta coltre boschiva e con un clima rigido, e i raddesi erano considerati persone caparbie e diffidenti, o, come si dice in fiorentino, ‘dure di testa’. Mi piace l’idea che forse proprio grazie a questa fama i viticoltori raddesi siano riusciti a dare al loro Sangiovese quell’aura di autorevolezza e di identità qualitativa di cui gode oggi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Siamo a sud-ovest del Monte San Michele (893 metri) e queste colline hanno avuto per anni grosse difficoltà a far maturare le uve, a causa delle altitudini (comprese tra i 400 e i 600 metri) e del conseguente clima freddo (inverni rigidi e frequenti grandinate a fine estate), oltre a un terreno povero di materiale organico, formato principalmente da galestro di macigno e di alberese, che diminuisce la vigoria della pianta e fa maturare i frutti molto lentamente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4877" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1024x353.png" alt="" width="1024" height="353" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1024x353.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-300x103.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-768x265.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-1536x530.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-2048x707.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-465x160.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/10/Valdellecorti-collage-1-695x240.png 695w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il successo dei vini di Radda è perciò piuttosto recente, grazie a un alleato come il surriscaldamento globale, che dagli anni ’90 ha portato ad avere maturazioni più omogenee e ripetibili; un cambiamento che è stato assecondato anche dal crescente interesse degli appassionati e della loro evoluzione, che ha portato alla comprensione e all’apprezzamento del gusto teso e scorbutico dei <i>Chianti Classico</i> con bassi PH. Lo spiega Roberto Bianchi: «Ci sono volute molta perseveranza e un tocco di follia per resistere all’interno di un mercato che chiedeva vini pompati e pomposi, ma oggi siamo fieri di essere il punto di riferimento dell’intero movimento del <i>Chianti Classico</i>».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Parole sagge, cariche di ricordi e di fatica, in cui Roberto riassume il lungo lavoro che ha portato agli sfavillanti risultati odierni. La sua <b><i>Val delle Corti</i></b> sorge sotto l’abitato di Radda, lungo la stretta stradina che conduce a Lecchi in Chianti, dove l’esposizione è totalmente rivolta verso est/nord-est. Queste vigne, oggi ricercatissime, fino a qualche anno fa venivano snobbate da molti autorevoli personaggi del mondo enoico, poiché regalavano ai frutti maturazioni difficili, che si traducevano in vini dritti e taglienti, dall’approccio difficile nei loro primi anni di vita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La famiglia Bianchi, proveniente da Milano e trapiantata a Radda negli anni ’70, ha compreso molto presto cosa significa il profondo legame di appartenenza con il territorio chiantigiano, fatto di ruralità, scontrosità e tanta passione. Il loro è stato un atto di fede per la convinzione che i grandi risultati si ottengono solamente attraverso la pratica, un po’ démodé, della comprensione. È infatti questo atto di lungimiranza che rende i vignaioli illuminati ben diversi dagli sfruttatori dell’immediato, perché hanno il grande merito di creare vini che provengono dalla seria disamina dell’ambiente circostante e delle sue tradizioni. In pratica si tratta di una forma quasi dimenticata di inestimabile artigianato moderno. È proprio grazie al riconoscimento di questi valori che il padre di Roberto creò la sua azienda vinicola nel 1974, ricostruendo un rudere semi-abbandonato. Fu un atto di coraggio straordinario, dovuto alla sua radicata passione per il territorio raddese, che raggiunse l’apice progettuale con l’imbottigliamento della sua prima annata di <em>Chianti Classico</em> nel 1978. Erano anni molto difficili per il <em>Gallo Nero</em> (lo storico simbolo già usato dalla <em>Lega del Chianti</em> dal 1384), per via della profonda crisi legata alla bassa qualità e al tracollo del prezzo del vino. Anni scuri, che però stimolarono un gruppo di produttori coraggiosi a creare vini che si potessero distinguere nettamente nel confusionario mercato enoico toscano dell’epoca. Tra i tanti, va dato merito a personaggi come Sergio Manetti (creatore dell’icona di <em>Montevertine</em>), Giulio Gambelli (il maestro assaggiatore) e Maurizio Castelli (il guru del Sangiovese) se il Sangiovese di Radda è riuscito a farsi largo con educazione e freschezza, con vini che rappresentano delle pietre miliari del patrimonio enoico nazionale e mondiale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La famiglia Bianchi tenne duro e <i>Val delle Corti</i> inseguì questi valori di unicità e<span class="Apple-converted-space">  </span>dichiara attinenza al luogo di origine che oggi li stanno ripagando di tutto il loro duro sacrificio. Dal 1999 è Roberto Bianchi a portare avanti il lento lavoro del padre e dalle sue parole si evince chiaramente quanto è convinto della strada da seguire per continuare a tenere alto il nome di Radda in Chianti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Servono passione (tanta), vigne vecchie (come la 46enne vigna intorno alla casa), tanta cura agronomica (improntata più sul non fare che sul fare) e un approccio di cantina atto a sottrarre più che ad addizionare. In pratica, per quanto riguarda la vigna, si tratta di lavorare a regime biologico, con l’ausilio di alcuni metodi biodinamici (che in fondo rispecchiano le vecchie tradizioni mezzadre), attuando il sovescio e la lavorazione sotto fila. Per quanto riguarda la cantina, si tratta di effettuare solamente fermentazioni spontanee in acciaio e tini aperti, dove un 10% delle uve rimane con i raspi e viene adottata la tecnica chiamata “piemontesina”, per cui a fine tumultuosa il tino viene ricolmato di vino, intrappolando il cappello all’interno, per protrarre a lungo la macerazione con le bucce.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ho fatto un lungo preambolo, è vero, ma era necessario per farvi immedesimare in Roberto Bianchi, perché a mio modesto parere il vino racconta sempre il carattere del suo creatore, che infatti si rivela con magnifiche doti di serenità, precisione e austerità.</p>
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<p>La degustazione che segue vede tutti i vini prodotti dall’azienda, dal bianco prodotto per il consumo interno sino a un <i>Chianti Classico </i>2009 in grandioso stato di forma.</p>
<p><b>Vino da tavola bianco<em> Il Bianco dei Bianchi</em> 2019 &#8211; </b>Prodotto per la prima volta nel 2013 e reiterato ogni volta che Roberto ha voglia di raccogliere le uve di Malvasia, Trebbiano, Chardonnay e Vermentino di alcuni amici, in varie vigne tra i boschi di Radda e Gaiole. Si presenta di un giallo paglierino carico e lucente e mette in mostra profumi polposi di frutta a pasta gialla (susina e pesca noce), limone ed erbe aromatiche. Dopo qualche istante si scalda e fa uscire anche note più estive di melone giallo. In bocca il sorso è dritto, semplice ma di buon impatto aromatico, sviluppato intorno a toni meno maturi di pera e mela verde. Un tocco di muschio fluidifica il finale e lo rende deliziosamente balsamico. Nella faringe si sviluppa con una persistenza che vede interagire una spiccata sapidità con un tenue ricordo del malto d’orzo. Perfetto da aprire all’ora dell’aperitivo o anche in abbinamento al più classico degli <i>appetizers</i>: pane, burro e acciughe.</p>
<p><b>Vino da tavola rosato <em>Rosé Scuro</em> 2019 &#8211; </b>È prodotto dal salasso di tutte le vasche di Sangiovese in fermentazione, dopo una macerazione di 7 giorni ed è nato da una dimenticanza di Roberto, che per errore aspettò una settimana prima di effettuare il salasso e il ritardo donò al vino una riconoscibile colorazione rosa scuro. Profuma di fragolina di bosco, lampone schiacciato e pompelmo rosa. In bocca ribalta l’idea di struttura che dava osservandone il colore, mettendo in mostra uno scorrimento ficcante, rapido e freschissimo. Veramente molto godibile, ideale per l’estate, è perfetto in abbinamento a cibi speziati come il pollo al curry con latte di cocco e riso basmati.</p>
<p><b>Vino da tavola rosso <em>Lo straniero</em> 2018 &#8211; </b>Interpretazione moderna e quotidiana che vede un blend internazionalista composto dal 60% di Sangiovese e dal 40% di Merlot, che vengono fatti fermentare e affinare solamente in acciaio e poi in bottiglia. Si tratta di un vino molto immediato, che già dal colore rubino vivido e gioviale fa intendere le sue caratteristiche di franchezza e serbevolezza. Profuma di mora selvatica del Merlot e di scorza d’arancia del Sangiovese. In bocca esprime un sorso centrale e molto rinfrescante e si struttura intorno alla decisa presenza di acidi fissi, che vengono teneramente ammorbiditi dalla larghezza fruttata apportata dal Merlot. Prorompente e accattivante, chiude con un finale leggero e beverino, perfetto per una spensierata merenda a base di formaggi freschi e focaccia ripiena di mortadella.</p>
<p><b>Chianti Classico DOCG 2017 &#8211; </b>Creato con uve Sangiovese completate con un 5% di Canaiolo, provenienti da vigne tra i 17 e i 20 anni. Fermenta in acciaio, dopodiché il 30% della massa rimane in macerazione con le bucce per ben 4 mesi. Conclude il suo percorso di maturazione in botti grandi (Garbellotto) per 24 mesi. Nel calice splende di un tipico rosso rubino che si lascia attraversare dallo sguardo, al naso presenta profumi più scontrosi del solito (frutto dell’annata calda e torrida), che parlano di susina rossa, giaggiolo, incenso e note verdognole che rimembrano quel poco di raspo rimasto durante la macerazione. Il sorso scalfisce la bocca con la proverbiale freschezza raddese (in barba alla calura dell’annata), che gioca un ruolo fondamentale nell’elevare un tannino meno assorbito del solito. In questo momento la componente tannica sembra un po’ immatura e tende a chiudere anche lo sviluppo aromatico retro-olfattivo. La chiusura è ancora imbrigliata dalle parti dure del vino. Perfetto con un delizioso spezzatino di capriolo.</p>
<p><b>Chianti Classico Riserva DOCG 2016 &#8211; </b>Sangiovese in purezza, proveniente dalla vecchia vigna piantata dal padre di Roberto nel 1974 ed esposta a est/nord-est. Fermenta per 2-3 settimane in acciaio e tonneaux aperti, con follature giornaliere. La maturazione avviene in barriques e tonneaux molto vecchi per circa 24 mesi. La grande annata si denota già dal colore, che rende il Sangiovese ancor più tenue ed elegante. I profumi rimarcano questo <i>leitmotiv </i>raffinato e verticale, che mette in gran mostra la profumatissima violetta del Sangiovese. La spiccata parte floreale viene accompagnata da note di origano fresco, melograno, oli essenziali d’agrume e un soffuso sbuffo di cuoio. In bocca il sorso è sugli scudi, animato dalla verve acida, tronfiamente rappresentata dal sapore di arancia sanguinella. Si tratta di un vino delicatissimo e garbato, che rivela nel finale di bocca tutta la sontuosa vocazione del territorio simil-alpestre di Radda in Chianti. Un <i>Chianti Classico Riserva</i> che interpreta con gioiosa finezza un millesimo ideale per lo slancio aristocratico del Sangiovese. Idilliaco in abbinamento con un coniglio alla cacciatora.</p>
<p><b>IGT Toscana <em>Extra</em> 2014 &#8211; </b>Sangiovese in purezza da uve surmature della vigna vecchia. Fermenta per 2-3 settimane in acciaio e tonneaux aperti, poi matura per 24 mesi in barriques e tonneaux vecchi. Questa interpretazione più estrattiva del Sangiovese raddese vuole essere, secondo Roberto, un omaggio all’essenza forte e longeva del suo territorio. Il suo rubino comincia a deviare verso il granato, ma senza perdere lucentezza e pienezza di pigmenti. Appena il naso entra in contatto con il calice rivela la sua impalcatura ricca e balsamica. Dopo qualche secondo di ossigenazione arriva a lambire le foglie secche di alloro, la ciliegia sotto spirito, l’incenso e un caldo abbraccio speziato di chiodi di garofano e cenere spenta. In bocca palesa una carica inusuale per l’annata fresca e piovosa, infatti si muove con fare morbido e accattivante. Scorre con infinito piacere, raccogliendo tutta la parte aromatica già percepita all’olfatto. Chiude con maestosa eleganza, quasi a richiamare l’idea di un sorso completo, che ha raggiunto una pacificatrice sensazione di <i>souplesse</i>. Da gustare fuori dal pasto o al fianco di un peposo dell’Impruneta.</p>
<p><b>Chianti Classico DOCG 2009 &#8211; </b>Terminiamo con un graditissimo regalo di Roberto, che ci fa comprendere il tenore qualitativo dei suoi vini. È affascinante degustare un’annata mediamente calda come la 2009, che in questo momento storico sta esprimendo dei vini a base Sangiovese dotati di incommensurabile piacevolezza e lunghezza gustativa. Il colore si presenta con un rosso che tende al granato di splendida lucentezza, segno di una salda vitalità. Al naso si apre lentamente, l’incipit va verso la forte terziarizzazione di sottobosco autunnale: foglia umida, terriccio, foglia di tabacco e <i>garrigue</i>. Passato qualche minuto di contatto ossidativo, si fa più giovane e pimpante, ricordando sentori di canfora, arancia candita, <i>coulis</i> di lamponi e violette essicate. In bocca rappresenta l’esemplificazione del sorso esile, guidato da un unico binario: l’acidità, che pizzica lievemente il centro della lingua e permette uno scorrimento affabile e rapidissimo. Riassaggiandolo, in maniera un po’ compulsiva, mi accorgo che il vino interagisce con me, recitando un mantra da ripetere all’infinito: «Arancia, arancia, arancia!». Un vino strepitoso, simbolo di tutto il lento processo che ha portato al successo i taglienti vini di Radda. Da abbinare con un borghese petto di piccione, purè al tartufo e fondo bruno.</p>
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<p>Cosa mi rimane da questa gioiosa visita a Val delle Corti? La certezza che il segreto del successo del <i>Chianti Classico</i> di Radda è al sicuro. Qual è questo segreto? Semplice: l’applicazione di valori fondanti come l’appartenenza, l’osservazione e, soprattutto, la perseveranza. No, forse non è così semplice.</p>
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