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	<title>Shiraz &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Shiraz &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Le strade del vino del Sudafrica. Storia, arte e creatività: Spier 1692 (Stellenbosch)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 08:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la piacevole deviazione alla Hamilton Russell Winery di Hermanus, che ho già raccontato qui, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al Concours Mondial de Bruxelles 2018. Non lontana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la piacevole deviazione alla <i>Hamilton Russell Winery</i> di Hermanus, che ho già raccontato <a href="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-admin/post.php?post=2539&amp;action=edit"><strong>qui</strong></a>, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al <i>Concours Mondial de Bruxelles 2018</i>. Non lontana da Stellenbosch, a est di Capetown, <b><i>Spier 1692</i></b> è una delle più antiche fattorie del Sudafrica, con una storia che risale addirittura al 1692 (l’anno è riportato nella ragione sociale), ed è segnalata per il suo valore storico e culturale, in particolare per la sua architettura, con gli edifici che fanno sfoggio di 21 frontoni storici, molto ben restaurati, risalenti all’epoca della dominazione olandese, che danno il nome (<i>21 Gables</i>) ai vini monovarietali. Nella fattoria ci sono tutti i comfort per un lungo soggiorno (ampi giardini, postazioni per pic-nic, negozio di gastronomia e ristorante con prodotti aziendali, coffee shop, hotel con sala conferenze) e, naturalmente, una grande area per la degustazione, luminosa e accogliente, in cui ho potuto assaggiare diversi vini.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2593" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png" alt="" width="694" height="266" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-300x115.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-768x294.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-465x178.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-695x266.png 695w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p><b>Creative Block 2 2017</b> (85% Sauvignon Blanc, 15% Sémillon) &#8211; Una premessa: tutti i <i>blend</i> multivarietali sono contraddistinti dal nome <b><i>Creative Block</i></b>, cioè il blocco dell’artista, la mancanza di ispirazione. Il numero 2 di questo vino si riferisce al blocco chiamato <i>barriera emozionale</i>, ovvero la paura delle conseguenze che inibisce l’artista nella fase creativa. Il <i>Sauvignon</i> proviene da tre diverse zone della <i>Coastal Region</i> vicine all’oceano, in vigneti di 12-18 anni, mentre il <i>Sémillon</i> è coltivato a Stellenbosch. La vinificazione in acciaio avviene separatamente, poi il vino è affinato per 4 mesi in botti di rovere, prima di essere miscelato e imbottigliato. Nel bicchiere entra con uno scintillante giallo paglierino carico e i numerosi archetti annunciano una buona struttura; al naso è piacevolmente intenso, fine e complesso, con riconoscimenti di peperone verde, asparagi, mela verde, kiwi, <i>passion fruit</i> e melone verde. In bocca è tanto largo quanto lungo, con una componente alcolica perfettamente bilanciata dall’acidità e dalla mineralità sapida, che persiste anche nel ritorno retronasale, mentre il persistente finale richiama di nuovo <i>passion fruit</i> e mineralità. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
<p><b>21 Gables Sauvignon Blanc 2017 &#8211; </b>Come abbiamo anticipato, questa serie di vini da monovitigni è dedicata ai 21 frontoni settecenteschi degli edifici della tenuta, tutti meticolosamente restaurati. Il Sauvignon – che proviene da due vigneti esposti a sud ovest sulle colline di Tygerberg, a 16 Km dall’oceano – fermenta a temperatura controllata in acciaio, dove matura per 6 mesi sui lieviti. Il colore – brillante – è un giallo paglierino scarico, ma i numerosi archetti sui bordi del calice annunciano anche in questo caso un vino strutturato. Al naso, il riconoscimento del vitigno è immediato: intenso e fine, ma non molto complesso, presenta riconoscimenti di peperone verde, <i>passion fruit</i> e uva spina. In bocca conferma la sua struttura, con ingresso potente e saporito, e si percepisce subito la grande concentrazione: calore, sapidità e acidità ben marcata sono le caratteristiche principali che conferiranno – specialmente l’ultima – una buona propensione all’invecchiamento (vorrei riassaggiarlo fra 5 anni, per scoprire come è maturato). Sono ancora uva spina e <i>passion fruit</i> ad accompagnare con eleganza la deglutizione e la chiusura è marcata da un gradevole finale verde e minerale. <i>Golden Medal</i> all‘ultimo CMB, la mia valutazione è 90 punti.</p>
<p><b>21 Gables Chenin Blanc 2016</b> &#8211; Il vigneto in cui vengono coltivate le uve di questo Chenin Blanc ha 35 anni, su terreni aridi a 15 km dall&#8217;oceano. Le uve mature vengono raccolte in 4 passaggi successivi e, dopo una macerazione di 6 ore, la fermentazione avviene in botti di rovere francese di varie dimensioni, il 60% delle quali nuove. Il vino matura poi per 14 mesi in barriques, di cui il 60% di primo passaggio. Il colore brillante giallo-oro carico e la consistenza ricordano il burro fuso. Al naso è molto intenso, con il legno che prevarica i profumi primari, pregiudicandone in parte la finezza: vi si riconoscono pesca, albicocca disidratata e frutti tropicali. Anche in bocca, dove ha un ingresso potente, la vaniglia copre un po’ i profumi primari di pesca e frutti tropicali, ma la buona acidità e la sapidità rendono l’assaggio piacevole. È ancora una gradevole nota dolce di vaniglia e una di frutta tropicale persistente a chiudere la degustazione di questo vino, che al CMB ha ottenuto la <i>Silver Medal</i>. Premetto che, personalmente, ho difficoltà ad amare i vini bianchi in cui il legno prevarica i profumi primari, ma riconosco che questo è un vino ben fatto: 85 punti.</p>
<p><b>Frans K Smit 2015</b> (80% Sauvignon Blanc, 20% Sémillon) &#8211; Questa selezione (di cui esiste anche una versione in rosso) è il top della produzione aziendale e porta il nome del <i>cellar master</i> Frans K. Smit. Il Sauvignon Blanc è coltivato a Durbanville, su pendii esposti a sud est, da viti radicate in uno scisto profondo, ricco e idro-ritentivo. Il Sémillon proviene invece dalle ripide pendici del fresco lato orientale della montagna di Helderberg. Fermentazione e maturazione sono svolte in botti di rovere francese di fusto grande lievemente tostate, dove il vino affina poi per 14 mesi prima di essere imbottigliato. Il colore giallo paglierino scarico e i riflessi verdognoli potrebbero far pensare a un vino poco complesso e leggero, ma i fitti archetti smentiscono questa analisi. Al naso, fine ed elegante, sono riconoscibili note erbacee (peperone verde), floreali, di frutti tropicali e agrumi (lime), confermate dal gusto, dove comunque le note fruttate sono più evidenti e impreziosite da una nota dolce di vaniglia, stavolta niente affatto prevaricante. È un vino molto elegante, intenso e persistente, ma anche molto morbido, un vino bianco che si presta ad essere invecchiato e che – come riferiscono i sommelier locali – dà il meglio di sé dopo 4-5 anni dalla vendemmia. 90 punti.</p>
<p><b>Creative Block 3 2015</b><span class="Apple-converted-space">  </span>(91% Shiraz, 6% Mourvèdre, 3% Viognier) &#8211; Il blocco dell’artista numero 3 si riferisce alle abitudini sbagliate e faticose che inibiscono la creatività. Le uve provengono da vigneti su terreni granitici decomposti con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 2 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione per 16 mesi in barrique di rovere francese. Il <i>blend</i> avviene in stile <i>Côte du Rhône</i>. L’impenetrabile rosso rubino e l’evidente consistenza preannunciano un ‘vinone’, e così sarà. Al naso è intenso, fine e complesso, anche se l’eleganza non è il suo miglior pregio: vi si riconoscono note di ribes nero, mora, lampone e melograno, seguite da note speziate di pepe nero e coriandolo, con una leggera nota di vaniglia. In bocca è intenso e grasso, morbido e fresco, con la nota tannica intensa ma non eccessiva. Interessante il finale di caffè, anche se difetta un po’ in persistenza. 89 punti.</p>
<p><b>Creative Block 5 2015 </b>(48% Cabernet Sauvignon, 39% Merlot, 6% Cabernet Franc, 4% Petit Verdot, 3% Malbec) &#8211; Il blocco dell’artista numero 5 si riferisce a certi vuoti di creatività che capitano a volte, quando si hanno le pile scariche. Anche per questo blend <i>Bordeaux style</i> le uve provengono da terreni di granito decomposto con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 3 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione in piccole botti di rovere francese (300 litri, 60% nuove) per 18 mesi. Rosso rubino molto carico – quasi nero, impenetrabile – e grande numero di archetti. Al naso è intenso e complesso, con riconoscimenti di mora, ribes, ciliegia, finocchio e peperone verde. Ingresso in bocca pieno e potente, ma ben equilibrato, con buona acidità e tannini densi e nobili che promettono un miglioramento armonico, ancora da ottimizzare con l’invecchiamento, e chiusura con un persistente finale di cioccolato fondente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2592" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-1024x402.png" alt="" width="683" height="268" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-1024x402.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-300x118.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-768x302.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-465x183.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/21-Gables-collage-695x273.png 695w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></p>
<p><b>21 Gables Pinotage 2015 &#8211; </b>Le uve di questo monovitigno provengono da vigneti impiantati su terreni di granito decomposto e argilloso a sud di Stellenbosch, a 7 Km dall’oceano. Fermentazione in acciaio, malolattica e invecchiamento in botti di rovere francese, americano e ungherese, di primo e secondo passaggio, per 18 mesi, avendo come obiettivi complessità e potenziale di invecchiamento. Il rosso rubino carico e i numerosi archetti annunciano un vino di struttura e il naso intenso conferma questa aspettativa: vi si riconoscono erbe e fiori dei giardini sudafricani, frutti a bacca rossa e spezie. In bocca ha un’entrata pieno e potente, è fresco, sapido e ancora duro, quasi da masticare, ma anche morbido e piacevole, per chiudere con un piacevole e persistente finale di cioccolato fondente. Nel complesso un gran vino, con equilibrio ancora da raggiungere, anche se è sulla buona strada. Voto 92 punti.</p>
<p><b>21 Gables Cabernet Sauvignon 2014 &#8211; </b>Anche quest’ultimo vino proviene da terreni in granito decomposto e argilla sul versante nord-ovest dell’Helderberg, nella zona sud di Stellenbosch, a 300 metri sul livello del mare e a 7 km dalla costa. La fermentazione avviene in una combinazione di acciaio inox e tini di rovere, per un periodo di 36 giorni, per passare poi in barriques nuove di rovere francese per 26 mesi. Nel bicchiere si presenta di un rosso rubino molto carico, quasi nero, ma anche brillante, con numerosi archetti. Il naso è elegante e complesso, anche se non intenso quanto i precedenti. Vi si riconosce immediatamente il vitigno e predomina l’erbaceo di peperone verde ed erba verde tagliata; poi, in successione, ecco le note di amarena, cassis e vaniglia. In bocca è potente e pieno, con una corposa struttura molto concentrata, con acidità e tannini nobili a garanzia di un’ottima evoluzione e un finale pieno e persistente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, a mio avviso avrebbe anche meritato qualcosina di più. Voto 95 punti.</p>
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<p><a href="https://www.spier.co.za/">https://www.spier.co.za/</a></p>
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		<title>La stella rossa dell’emisfero australe: Grange 2013 di Penfolds</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/la-stella-rossa-dellemisfero-australe-grange-2013-di-penfolds/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Carli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2018 19:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Australian Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Grange]]></category>
		<category><![CDATA[Max Schubert]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert Parker]]></category>
		<category><![CDATA[Shiraz]]></category>
		<category><![CDATA[Treasury Wine Estates]]></category>
		<category><![CDATA[Wine Advocate]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi sembra di vivere un flashback, perché ho vissuto l’Australia nel 2013 (ma tu guarda il caso, proprio l&#8217;annata di questa bottiglia&#8230;), in un viaggio-avventura iniziato con un piccolo zaino in spalla e con un grande]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra di vivere un flashback, perché ho vissuto l’Australia nel 2013 (ma tu guarda il caso, proprio l&#8217;annata di questa bottiglia&#8230;), in un viaggio-avventura iniziato con un piccolo zaino in spalla e con un grande bagaglio di esperienze da riempire, alla scoperta di un nuovo mondo, molto lontano dal nostro e visto solo in TV. È proprio nel momento in cui mi presentano questo vino che i ricordi mi riaffiorano, vividi e freschi, come se fosse ieri, perché in quel viaggio una delle mie mete fu il <i>Big Desert Wilderness Park</i> e, percorrendo la strada per raggiungerlo, passai proprio davanti alla <i>Treasury Wine Estates</i>, nello stato del South Australia, dove si produce questo meraviglioso vino. Devo dire che, purtroppo, le mie conoscenze sul vino erano allora molto basilari, rispetto a oggi, e non fui preso dalla curiosità di visitare quest’azienda dalla storia controversa, che iniziò la produzione nel 1951, su iniziativa di Max Schubert, grande idealista ed enologo, che dedicò la sua intera vita a questo vino e che la critica enologica stroncò a gran voce, affermando addirittura che il vino aveva sentori di acido formico. Tale giudizio portò nel 1957 alla cessazione della produzione, ma Schubert non si diede per vinto e continuò a perseguire il sogno di produrre quello che per lui restava un grande vino da evoluzione, lavorando segretamente nelle vendemmie a seguire, fino a che, nel 1960, gli fu concesso di riprendere la produzione. Iniziò così a collezionare alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti: nel 1971 il <b><i>Grange</i></b> ricevette il premio come miglior vino degli anni 70, il 1995 fu nominato tra i 12 migliori vini del 20° secolo da <i>Wine Spectator</i>; la vendemmia 2008 ricevette 100/100 dall’autorevolissimo <i>Robert Parker Wine Advocate</i>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2086" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange.png" alt="" width="506" height="320" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange.png 924w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-300x190.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-768x486.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-465x294.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-695x440.png 695w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" /></p>
<p>Siamo di fronte a un <i>blend</i> a maggioranza Syrah (96%), con un 4% di Cabernet Sauvignon, che matura per 20 mesi in botti nuove di quercia. Il colore è decisamente impenetrabile (cuore nero opaco e bordatura rosso scura), con qualche sedimento nel bicchiere del tutto plausibile, data la carica in antociani. Al naso c’è un assalto aromatico che inebria le narici, con una miriade di profumi stratificati quasi a creare un labirinto in cui si incrociano e si nascondono, per poi ripresentarsi – sorprendendoti alla grande ma senza mai farti perdere il filo conduttore – con un’ondata di sentori, quali la salsa <i>hoisin</i> (una glassa di soia fermentata), miscelata con note di frutti più giovani, come il ribes nero e l’amarena, speziatura di cannella e liquirizia, seguite da note di pepe nero e legno di sandalo, ginepro e – <i>wow</i>! – mi rendo conto che sto sprigionando emozioni a ogni inspirazione… Al gusto, avverto una delicatezza e una finezza incredibili, supportati da una struttura solida come una roccia, che si lascia andare alle carezze del palato: è un po’ come invitare a ballare una donna, che in un primo momento rimane un po’ rigida ma poi si lascia andare e sfodera tutto il suo carattere, accompagnandovi (anzi, guidandovi!) in un ballo che non dimenticherete.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2088" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia.png" alt="" width="288" height="379" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia.png 423w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia-227x300.png 227w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia-379x500.png 379w" sizes="auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px" /></p>
<p>È veramente un’esperienza fortunata poter bere un vino di questa caratura, formidabile al primo sorso e ancor meglio al secondo e al terzo, nei quali sentiamo accumulare sempre più un’autorevolezza senza lacune, con un tannino di potenza granitica bilanciato da un’ottima acidità e da una moltitudine di frutti neri, come mirtillo e mora, liquirizia e fico maturo, cardamomo e una leggera nota pepata… Altri sentori? Da dove ripartire, in questo groviglio di sensazioni continue e sovrapposte?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In ogni caso, dategli tempo, a questo prodotto eccezionale, lasciandolo riposare 20, 30 o 40 anni, perché solo chi riuscirà ad aspettarlo potrà scoprire di che cosa è capace. Insomma, come dicono gli australiani: «<i>Time, please</i>».</p>
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