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	<title>Spirto &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>I Gigli di Sant’Agnese al Food&#038;Wine in Progress 2018: L’étrange, Libatio e Spirto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Matarazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 22:54:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo spesso quale sia la molla scattante in ogni persona che decide di provare a realizzare un sogno, nonostante i tanti ostacoli e gli immancabili imprevisti in agguato. Domanda che mi sale dentro in maniera ancor più prepotente incontrando a Firenze <i>Franco Gigli</i>, titolare della piccola quanto fortunata Azienda Agricola<b> Sant’Agnese</b>, che – per chi non la conosce ancora – si trova sulla costa toscana, tra Baratti e Piombino. Franco è un narratore perfetto – quanta invidia provo, ad ascoltarlo! – e gli si illuminano gli occhi quando inizia a raccontarmi la sua favola tutta <i>made in Tuscany</i>. Ex progettista della IBM, giunto ormai alla soglia della pensione, decise di acquistare un lotto di terreno che si rivelò più esteso di quanto indicassero le carte catastali: ben 39 ettari, su una piccola collina fronte mare ad altezze oscillanti tra i 150 e i 250 metri. Posizione ottima per la coltivazione della vite, con perfetta ventilazione ed escursioni termiche, su un terreno duro, argilloso e con buon drenaggio ma una pessima predisposizione per essere lavorato.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>I vini di <i>Sant’Agnese</i> sono frutto di una particolare cura della vigna, nel perfetto rispetto dei princìpi di lotta integrata. Non mancano le uve internazionali, che ben si adattano alla tipologia di questi suoli e climi asciutti, ma le soddisfazioni migliori sono state ‘colte’ (perdonatemi il doppio senso) dai vitigni locali, in particolare Sangiovese e Vermentino.</p>
<p>Proprio quest&#8217;anno il massimo riconoscimento della guida <i>Vitae</i> è stato sfiorato per un soffio proprio da un Vermentino, <b><i>L&#8217;étrange</i></b> 2016, nato da una vinificazione in vetroresina con lieviti autoctoni e senza filtrazioni. Giallo paglierino perfetto, al naso è ricco di erbe officinali bellissime, che mi trasportano idealmente sulle colline lungo la costa toscana, in cui dominano pini marittimi e macchia mediterranea. Il gusto è sapido e intenso, con <i>passion fruit</i> e canditi di panettone chiaramente percepibili. Poco a che vedere con l&#8217;altro Vermentino dell’azienda, il <i>Kalendamaia</i>, una tipologia più tradizionale e forse un tantino ingessata nei classici canoni di fiori e frutti a polpa bianca, mentre ne <i>L’étrange</i> si sente abbastanza chiaramente la mano più moderna dell’enologo <b>Fabrizio Moltard</b>.</p>
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<p>Il secondo assaggio lo dedico al <b><i>Libatio</i> </b>2008, un Sangiovese in purezza dall&#8217;aspetto scuro come la pece e dall&#8217;avvolgenza olfattiva di more selvatiche, viole appassite, tabacco Kentucky e liquirizia. In bocca domina assolutamente la nota balsamica, con un leggero ritorno agrumato. Un’altra grande interpretazione del vitigno principe della Regione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Impressionato e soddisfatto dalla qualità e dalla pulizia di questi due vini, mi ritrovo impaziente di assaggiare il rosso <b><i>Spirto</i></b>, il top di gamma dell’azienda, e mai mi sarei aspettato di trovare – al banco di assaggio – una vera e propria verticale (con le annate 2004, 2003 e persino la bistrattatissima 2002, prodotta in piccolissime quantità). <i>Spirto</i> è un<i> blend</i> a maggioranza Merlot unito a Cabernet Sauvignon, nel più classico stampo bordolese. Tutte e tre le annate appaiono invitanti alla beva già dal colore rubino carico e denso, ricevuto in dono da un uso sapiente della barrique, e dall’aspetto succoso. Mi sembra di avere davanti tre ragazzini, giunti probabilmente alla soglia della maggiore età ma ancora indecisi su cosa fare da grandi. Naso e bocca – in perfetta coerenza – esprimono sensazioni fruttate declinate su marmellata di ribes rossi e lamponi, petali di rosa macerati, vaniglia e bastoncini di liquirizia. Gusto possente, con tannini prossimi alla morbidezza ma incredibilmente persistenti e ben integrati. Al gusto, le note virano più su cacao fondente, cuoio e emazie, ancora unite a freschezza e dinamicità di chinotto e rabarbaro. Pochissime le differenze tra le varie annate, sintomo che – con un buon lavoro in vigna e in cantina – la qualità resiste e supera brillantemente anche le inclemenze meteorologiche. Se dovessi essere minacciato e costretto a una scelta, direi tuttavia che il 2003 è davvero imbattibile, al momento.</p>
<p>Una piacevole &#8220;<i>non novità</i>&#8221; nel panorama enologico toscano, che risplende da oltre 20 anni e che ne garantisce almeno altrettanti sulla soglia dell’eccellenza.</p>
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