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	<title>Un sogno in Borgogna &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>In Borgogna, per vino e per amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 10:04:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Bertani&C Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Borgogna]]></category>
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					<description><![CDATA[(Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa recensione, apparsa sulla blog-zine Alta Fedeltà di Stefano Tesi il 14 Dicembre scorso) Libri per Natale. Il romanzo di Massimo Castellani, noto sommelier e divulgatore fiorentino, è intriso di vino ma non]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa recensione, apparsa sulla blog-zine <a href="https://www.alta-fedelta.info/in-borgogna-per-vino-e-per-amore/"><strong>Alta Fedeltà</strong></a> di <strong>Stefano Tesi</strong> il 14 Dicembre scorso)</em></p>
<p><strong>Libri per Natale</strong>. Il romanzo di Massimo Castellani, noto sommelier e divulgatore fiorentino, è intriso di vino ma non è un racconto sul vino. È piuttosto un viaggio in cui il vino dà i tempi all’avventura.</p>
<p>Si dice che <b>un italiano su tre</b> abbia un libro nel cassetto. E che, pertanto, più di santi, eroi e navigatori, nelle vene dei connazionali scorra il sangue degli <b>scrittori</b>. Una notizia che <b>fa colore</b> quando si parla di costume e società. Ma <b>fa rabbrividire</b> quando si scopre che amici e stretti conoscenti sono parte integrante della categoria degli<b> aspiranti romanzieri</b>. Brividi che poi si tramutano in <b>sudori freddi</b> quando, bel belli, i suddetti si presentano col volume in mano, porgendoti il frutto di una loro <b>fatica letteraria</b>. Della quale, si capisce, si attendono una lettura vorace, un giudizio lusinghiero e, possibilmente, una pronta propaganda. E lì, se il volume zoppica, cominciano i guai e <b>gli imbarazzi</b>.</p>
<p>E in effetti quando una persona che conosco e stimo da tempo come <b>Massimo Castellani –</b> illustre sommelier, degustatore professionista, <a href="https://www.alta-fedelta.info/ho-visto-lenofilm-duel-of-wine-ma-il-mistero-non-e-il-finale/">divulgatore del vino</a> e <a href="https://www.linkedin.com/in/massimo-castellani-25bb7330/?originalSubdomain=it">un sacco di altre cose</a> – mi ha comunicato di «<i>aver scritto un libro</i>» durante il lockdown, i <b>rischi</b> illustrati sopra c’erano tutti. Accresciuti dal fatto che Castellani non si era limitato a un’opera ricadente nell’ambito delle sue attività abituali, l’<b>enogastronomia</b> diciamo, ma si era cimentato nella più <b>impegnativa e scivolosa</b> per antonomasia: <b>il romanzo</b>.</p>
<p>La prima cosa che mi ha <b>tranquillizzato</b>, però, è che egli non si è affatto proposto per un giudizio critico e neppure per una bonaria copia omaggio. E solo dopo aver risposto con sobrietà a qualche mia domanda ha accondisceso a farmi leggere il libro. Cosa di cui, lo dico subito, <b>non mi sono</b> affatto <b>pentito</b>.</p>
<p><strong><i>Un sogno in Borgogna</i></strong>, questo il titolo (Bertani&amp;C Edizioni 2021, 220 pagine, 18 euro), è innanzitutto un volume <b>agile</b> nel formato, nello spessore e nel racconto, che gode di un’apprezzabile <b>asciuttezza</b> e del ritmo narrativo che ne consegue, aiutato in ciò (e suoni per quello che è, ovvero un <b>elogio esplicito</b>) da un uso misurato e corretto della <b>punteggiatura</b>, <b>rara avis</b> in tempi di scarsa conoscenza dei rudimenti della lingua spesso gabellata per scrittura creativa.</p>
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<p>Il romanzo <b>trasuda</b> poi – ed era inevitabile – di <b>sapienza enoica</b>, ma si tiene <b>alla larga</b> dall’ostentazione di <b>erudizione</b> e attinge piuttosto all’inesauribile <b>pozzo della passione</b>, fonte che nella circostanza l’autore non tenta affatto di dissimulare.Emerge infine dalle pieghe della vicenda una <b>conoscenza approfondita</b> e diretta dei luoghi che, se da un lato dà al romanzo una piacevole <i>nuance</i> odeporica, dall’altro lo arricchisce di un’<b>aneddotica</b> e di menzioni dalle quali affiorano familiarità e <b>frequentazioni</b> tanto ricorrenti quanto vive.</p>
<p>Forse in questo, per chi è digiuno di cose enoiche, può consistere <b>il limite</b> di <i>Un sogno in Borgogna</i>: il fatto cioè che la citazione di <b>luoghi, personaggi, vini</b> e contesti sia talmente ricorrente da poter <b>disorientare</b> i meno addetti ai lavori, come accade a chi si ritrova, senza conoscere nessuno, a una festa in cui invece tutti gli altri già si conoscono.</p>
<p>Del resto, però, a giudicare <b>dal tenore e dallo stile</b> del racconto pare proprio che, nell’accingersi a scrivere, l’intento di Castellani sia stato – se non primieramente, ma almeno parallelamente – questo: compiere un <b>atto di amore</b> verso una propria <b>terra d’elezione</b>, facendo di essa il teatro di una vicenda che, di vino, è letteralmente <b>impregnata</b>, come lo è del resto la vita di Massimo. Col risultato che il vino, e direi in senso più ampio il vino con annessi e connessi, diventa non solo la <b>bussola</b> del cammino, ma <b>del romanzo</b> stesso. Senza tuttavia trasformarlo in un romanzo dedicato, che avrebbe rischiato di essere noiosissimo. Alla fine l’amato vino si rivela, perciò, uno sfondo, un <b>brodo di coltura</b> nel quale le storie del protagonista si dipanano con agilità, suggestioni, reminiscenze, echi del passato, urgenze del presente.</p>
<p>E, sì, anche <b>gran bevute</b>. <b>Degustazioni</b>, <i>pardon</i>!</p>
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