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		<title>Lecci e Brocchi, vins de garage a Castelnuovo Berardenga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 08:42:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Castelnuovo Berardenga]]></category>
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					<description><![CDATA[In soli 2 ettari di vigneto, il podere chiantigiano Lecci e Brocchi produce 8 vini diversi, senza contare Vin Santo e Passito: ogni vino è quindi un’edizione limitata, da “garagista”. Inutile dire che l’azienda è a]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5936" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/vigne-verso-sud.jpeg" alt="" width="640" height="239" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/vigne-verso-sud.jpeg 640w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/vigne-verso-sud-300x112.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/vigne-verso-sud-465x174.jpeg 465w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>In soli 2 ettari di vigneto, il podere chiantigiano <a href="https://www.vinolecciebrocchi.it"><em><strong>Lecci e Brocchi</strong></em></a> produce 8 vini diversi, senza contare Vin Santo e Passito: ogni vino è quindi un’edizione limitata, da “garagista”. Inutile dire che l’azienda è a conduzione familiare: ad accogliermi sono Giovanni, studente di enologia appena ventiduenne e già provetto e convinto winemaker, e la compagna Pia, nata e cresciuta a Montalcino. Mentre visitiamo i vigneti, incontriamo il padre di Giovanni sul trattore e, più tardi, anche la madre, che dall’ufficio segue amministrazione ed export.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-5937" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanni-e-Pia-tra-le-vigne.jpeg" alt="" width="608" height="456" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanni-e-Pia-tra-le-vigne.jpeg 640w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanni-e-Pia-tra-le-vigne-300x225.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/Giovanni-e-Pia-tra-le-vigne-465x349.jpeg 465w" sizes="(max-width: 608px) 100vw, 608px" /></p>
<p>Il nome del podere fa riferimento agli alberi storicamente presenti in quest’area e ai brocchi, i monconi tagliati, ma Giovanni mi suggerisce un altro significato: i brocchi sono i cavalli meno affidabili e non idonei a gareggiare nel Palio di Siena e quest’interpretazione è la sua preferita.</p>
<p><strong>Podere Lecci e Brocchi</strong> si trova a metà strada fra Castello di Brolio e Castelnuovo Berardenga, quindi nell’ala orientale del territorio della Berardenga, in località <strong>Villa a Sesta</strong>. Anche l’altitudine è intermedia fra i 550 metri di Castello di Brolio e i 200 di Castelnuovo Berardenga e i vigneti si trovano a 400 metri, sull’ultimo contrafforte dei Monti del Chianti, in una posizione completamente aperta verso le Crete Senesi, a sud.</p>
<p>I terreni si distinguono per la presenza di <strong>galestro rosso</strong>, una roccia argillosa ricca di minerali ferrosi, risultato di una frana della collina adiacente. I due ettari di vigneto sono divisi in piccole parcelle, ciascuna con caratteristiche specifiche: una vigna è stata addirittura terrazzata con un muretto a secco. In una vecchia vigna, separata dalle altre, convivono numerose varietà autoctone tradizionali. Giovanni coltiva soltanto vitigni autoctoni (l’unico vino in cui ricorrono varietà internazionali proviene da una vigna in affitto) e si occupa delle piante con la stessa cura di un giardino di casa, conoscendole una ad una. Sa quand’è il momento di piegare e legare i tralci, quando potare e quando trattare, con trattamenti assolutamente in linea con l’agricoltura biologica, lontani dall&#8217;utilizzo della chimica.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-5938 aligncenter" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/galestro-rosso.jpeg" alt="" width="321" height="321" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/galestro-rosso.jpeg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/galestro-rosso-300x300.jpeg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/galestro-rosso-150x150.jpeg 150w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/galestro-rosso-465x465.jpeg 465w" sizes="(max-width: 321px) 100vw, 321px" /></p>
<p>In cantina troviamo contenitori di cemento, acciaio e rovere, proporzionati alle quantità delle numerose micro-vinificazioni che Giovanni mette in pratica. I vini hanno un’<em>impronta chiantigiana</em> riconoscibile e in tutti si riscontra un carattere sapido e ferroso, con un ruolo importante svolto dall’acidità, anche quando non è protagonista. Una caratteristica dei vini di <strong>Lecci e Brocchi</strong> – comune a molti altri di questo territorio – è data dalla pienezza a livello di struttura e dall’evoluzione lenta, che portano i loro <em>Chianti Classico</em> a essere pronti più tardi di quanto indicato dal disciplinare. Ci basti dire, ad esempio, che la loro <strong>Gran Selezione</strong> esce con tempi più lunghi di un <em>Brunello di Montalcino</em>.</p>
<p>Il <em>Chianti Classico</em> è prodotto in tutte le tipologie previste dalla DOCG. Dopo aver assaggiato dalle vasche in affinamento le nuove annate – compreso il <strong>Chianti Classico Ragonaia</strong>, prodotto con uve di un singolo cru e affinato in barrique usate – ecco le note di degustazione dei 7 vini imbottigliati.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-5939" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/7-vini.png" alt="" width="645" height="424" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/7-vini.png 627w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/7-vini-300x197.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2021/04/7-vini-465x306.png 465w" sizes="auto, (max-width: 645px) 100vw, 645px" /></p>
<p>Il <strong>Chianti Classico 2018</strong>, vinificato solo in acciaio, ha corpo deciso e tannini gentili in equilibrio perfetto; il profumo è fruttato di ciliegia, fragola e arancia. La <strong>Riserva Il Chiorba 2017</strong>, affinata per due anni in botte grande, ha un impatto balsamico di erbe alpine, insieme a frutta scura e accenni speziati: in bocca ha tannini vigorosi, sostenuti da un’acidità preziosa, con notevole volume di bocca e un lungo finale ferroso. La <strong>Gran Selezione Celerarium 2015</strong> è ottenuta con la selezione del miglior Sangiovese della tenuta ed è affinata per 3 anni in tonneau: ha un ventaglio articolato ed elegante di profumi floreali, balsamici, di frutta rossa e di spezie, fino ad arrivare al caratteristico ricordo di carne cruda del Sangiovese evoluto; il gusto è vibrante, con i tannini che si distendono progressivamente sul doppio binario dell’acidità e della mineralità, e la chiusura è lunghissima e succosa.</p>
<p>Con le uve bianche coltivate nella tenuta, Trebbiano e Malvasia, <strong>Lecci e Brocchi</strong> produce uno spumante metodo Charmat, <strong>Gemma Extra Brut</strong>, molto sottile e floreale. Il <strong>Sangiò 2019</strong> è invece un bianco prodotto con mosto fiore di Sangiovese: il 70% fermenta in acciaio, senza la malolattica, mentre il 30% fermenta e matura in barrique, svolgendo anche la malolattica. L’insieme è un vino bianco complesso, corposo e minerale molto affascinante, proiettato verso una lunga evoluzione in bottiglia. Il rosso <strong>Argento Vivo 2017 – </strong>prodotto con Sangiovese, Malvasia Nera, Canaiolo e Merlot da una vigna in affitto – si distingue per il carattere accattivante, morbido e speziato, di impianto moderno, un po’ meno legato al territorio.</p>
<p>Merita infine un plauso il rosato <strong>Meticcio 2020</strong>, non solo per la qualità del vino, ma anche per il progetto a cui è legato. Prodotto con l’assemblaggio dei numerosi vitigni autoctoni provenienti dalla vigna vecchia (escluso il Sangiovese), non svolge alcuna macerazione, prende il colore soltanto in pressa e fermenta in acciaio. Ha riflessi ramati luminosi, è generoso al naso, con note floreali, di buccia d’arancia, ciliegia e alloro, ma il suo forte sono la sapidità, il gusto rinfrescante e saporito e una lunghezza niente affatto banale. Il vino non si chiama <em>Meticcio</em> solo perché deriva dall’assemblaggio di vitigni che hanno solitamente una funzione di complementare, ma anche perché ogni euro della vendita di ciascuna bottiglia è devoluto a una <em>onlus</em> spagnola che si batte per la tutela dei cani abbandonati, altrimenti destinati ad essere soppressi. Tanto di cappello, Giovanni.</p>
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