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	<title>Vino Chianti &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Vino Chianti, bene il 2019. Per il 2020 scommette sulla Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 08:27:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chianti]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Vino Chianti]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA &#8211; Un bilancio con il segno più quello che il Consorzio Vino Chianti chiude al termine del 2019: a metà dicembre le vendite hanno segnato un incremento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA &#8211; Un bilancio con il segno <em>più</em> quello che il Consorzio Vino Chianti chiude al termine del 2019: a metà dicembre le vendite hanno segnato un incremento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso e le stime del Consorzio indicano che il trend commerciale positivo proseguirà negli ultimi giorni dell&#8217;anno – spinto anche dagli acquisti per le festività – permettendo agli operatori di chiudere l&#8217;anno in territorio positivo.</p>
<p>«Un segno <em>più</em> che riveste un&#8217;importanza particolare in questo momento di mercato complessivamente non felice, soprattutto a livello europeo, dove il nostro principale acquirente, la Germania, è di fatto in crisi» dice il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi. «La vendemmia 2019 è andata bene, abbiamo raggiunto l&#8217;obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con l&#8217;andamento commerciale. Abbiamo magazzini capienti per affrontare il mercato e la qualità 2019 è ottima. Il merito di questo risultati è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti, come dimostra il fatto che ad oggi il 75% dei vigneti è stato rinnovato».</p>
<p>Nel 2019 il mercato di riferimento si è confermato quello statunitense, ma segnali molto importanti sono arrivati dalla Cina, con volumi in aumento rispetto al 2018. Poche soddisfazioni invece dai tradizionali bacini europei, Germania e Regno Unito. Il segno positivo complessivo indica comunque che il posizionamento strategico sui mercati nuovi riesce a compensare il calo degli importatori storici.</p>
<p>«Le nostre aspettative per il 2020 partono da questo quadro» prosegue Busi . «Sicuramente aumenteranno le esportazioni verso la Cina, dove si consolideranno i rapporti con nuovi clienti avviati nel 2019. Il mercato cinese è profondamente cambiato: siamo passati da grandi ordinativi spot all&#8217;acquisto di quantità più piccole ma con cadenza costante. Questo significa che il mercato sta maturando e che si sta entrando in un&#8217;ottica di fidelizzazione verso le nostre etichette: è un buon segnale. L&#8217;altra partita alla quale guardiamo con grande attenzione è quella per l&#8217;accordo Mercosur: attualmente paghiamo dazi altissimi per vendere i nostri prodotti nei paesi dell&#8217;America Latina e il raggiungimento di un accordo con l&#8217;Europa per la liberalizzazione dei commerci spalancherebbe per noi degli scenari incredibili, dai quali trarre enormi vantaggi».</p>
<p>Resta sullo sfondo la questione degli Stati Uniti, primo mercato di riferimento per i vini del Chianti: «Qui bisogna capire se la minaccia di dazi resterà tale o se c&#8217;è davvero una volontà di applicarli» conclude Busi. «Al momento regna l&#8217;incertezza e noi possiamo solo augurarci che le trattative politiche riescano a scongiurare l&#8217;innalzamento di barriere commerciali che fanno soltanto danni per tutti».</p>
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