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	<title>Viognier &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Viognier &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Degustazione: Viognier Bauci 2018 La Fralluca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 09:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[Bauci è un Viognier in purezza coltivato e prodotto dalla giovane azienda La Fralluca, che si trova sulle colline sopra Suvereto, nella parte più interna della Val di Cornia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bauci</strong> è un Viognier in purezza coltivato e prodotto dalla giovane azienda <strong>La Fralluca</strong>, che si trova sulle colline sopra Suvereto, nella parte più interna della <strong>Val di Cornia</strong>.</p>
<p><iframe title="Bauci - il viognier in purezza de La Fralluca" width="1260" height="709" src="https://www.youtube.com/embed/cOLsp4k0wmk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Tenuta di Fiorano. L’eredità illuminata della famiglia Boncompagni Ludovisi</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/tenuta-di-fiorano-leredita-illuminata-della-famiglia-boncompagni-ludovisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Marchiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 22:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e visite]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Fioranello Bianco Lazio IGT 2018]]></category>
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		<category><![CDATA[Principe Alberico Boncompagni Ludovisi]]></category>
		<category><![CDATA[stile bordolese]]></category>
		<category><![CDATA[Tancredi Biondi Santi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora qualche metro e uscirò dalla via Appia Antica. Sono a pochi chilometri dal centro della città eterna e mi sto dirigendo verso un’oasi verde, preservata dall’antropizzazione grazie al duro e appassionato lavoro della nobile famiglia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora qualche metro e uscirò dalla via Appia Antica. Sono a pochi chilometri dal centro della città eterna e mi sto dirigendo verso un’oasi verde, preservata dall’antropizzazione grazie al duro e appassionato lavoro della nobile famiglia <b>Boncompagni Ludovisi</b>. Mi lascio alle spalle un panorama che esalta l’immortalità dei monumenti dell’antica Roma e sopporta l’esagerazione palazzinara della ricostruzione del secondo dopoguerra e mi immergo in un contesto verdeggiante aperto e ventilato: un angolo di campagna che profuma di natura e di rispetto, di storia e di tradizioni, un luogo affascinante che celebra la pacifica coesistenza tra uomo e terra, nata negli anni ’40 dalla visione pionieristica del Principe <b>Alberico Boncompagni Ludovisi</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3196" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-1024x573.png" alt="" width="621" height="347" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-1024x573.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-300x168.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-768x430.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-465x260.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vignesuolo-695x389.png 695w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /></p>
<p>La relazione tra una delle casate nobiliari più importanti d’Italia (sia i Boncompagni che i Ludovisi annoverano due Papi tra i loro antenati) e la campagna di Fiorano iniziò ai primi del ‘900, quando la famiglia acquistò la proprietà, vasta quasi 400 ettari. Intorno agli anni ’40 la tenuta venne ‘adottata’ da Alberico, che con grande rispetto la fece diventare un virtuoso esempio di ecosistema rurale totalmente autosufficiente. Fu grazie alla sua passione e al suo accorato impegno che già dalla metà degli anni ’50 la <a href="https://tenutadifiorano.it"><b><i>Tenuta di Fiorano</i></b></a> creò bottiglie di vino rosso avveniristiche (tra i primi <i>blend</i> italiani di stile bordolese) e qualitativamente sensazionali rispetto agli standard italiani dell’epoca. Quel nascente miracolo enologico fu possibile anche grazie all’aiuto tecnico fornito all’amico Alberico da <b>Tancredi Biondi Santi</b>, che gli suggerì modi e momenti ideali per la creazione di vini rilevanti, capaci di confrontarsi con quelli blasonati di Bordeaux. L’eleganza dei vini di <i>Fiorano</i> era accompagnata da etichette che si fregiavano dello stemma araldico (composto dal dragone dei Boncompagni e dalle tre linee diagonali di origine cardinalesca dei Ludovisi) e della semplice dicitura ‘<i>vino da tavola</i>’, una scelta che accomunerà <i>Fiorano</i> a molti altri vini capaci di stravolgere (positivamente) la nostra storia enologica, come <i>Sassicaia</i>, <i>Tignanello</i>, <i>Pergole Torte</i>, <i>Solaia</i> ecc. Annata dopo annata, i vini di <i>Fiorano</i> acquisirono sempre più rilevanza, anche grazie alle positive recensioni dell’indimenticato <b>Luigi Veronelli</b>, che si vocifera essere stato l’unico visitatore di Fiorano a poter ammirare l’inviolabile cantina aziendale scavata nel tufo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ma questa storia di costanza, genuinità ed eleganza si interruppe tra il 1998 e il 1999, quando il Principe – ormai anziano, stanco e costretto a stare lontano dalla sua amata tenuta per problemi di salute – decise di espiantare quei 12 ettari di vigneti che aveva tanto coccolato e fatto crescere negli anni. Fortunatamente, una storia così radicata e genuina non poteva venire cancellata senza rimpianti, perciò il cugino Paolo e il figlio Alessandrojacopo raccolsero la sua preziosa eredità, rilevando la proprietà e i diritti di reimpianto, che sfruttarono per porre le basi della nuova storia vinicola di <i>Fiorano</i>. Oggi tocca al Principe <b>Alessandrojacopo Boncompagni</b> <b>Ludovisi </b>tenere le redini aziendali, avendo cura di custodire i segreti della tenuta e preservare la magica interazione con la natura circostante.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E oggi eccoci qua. È Chiara, la gentile responsabile delle visite guidate, che mi accompagna all’interno della tenuta e, lungo il sentiero sterrato che ci porterà alla sala di degustazione, mi guardo intorno per cercare di comprendere a fondo il contesto climatico e geologico in grado di originare vini di questo calibro. In lontananza si vede il vulcano che circa 20.000 anni fa creò lo strato minerale che arricchisce le argille di <i>Fiorano</i> e mi precipito curioso a toccare questa terra scura e luccicante, con l’intento di entrare in sintonia profonda con l’amena tranquillità di questo paesaggio affascinante e di comprendere tutte le caratteristiche che originano vini di tale spessore organolettico. Poco più avanti entriamo tra i vigneti – 12-13 ettari di passione ed etica – che rappresentano il lato rispettoso ed educato della missione di Alberico: una produzione enologica che deve rimanere artigianale e biologica. Oltre i vigneti ritroviamo le antiche stalle, ora trasformate in sale per ricevimenti e degustazioni, dove bianche pareti e grandi caminetti ci accolgono con sobrietà ed essenzialità, valori molto cari alla famiglia Boncompagni Ludovisi: è anche grazie a questo che mi appresto con grande serenità alla degustazione.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-3195" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-1024x572.png" alt="" width="597" height="334" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-1024x572.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-300x168.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-768x429.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-465x260.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-torritovaglietta-695x388.png 695w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></p>
<p><b>Fioranello Bianco Lazio IGT 2018 </b>(<i>50% Grechetto, 50% Viogner</i>) – Il primo assaggio fa parte della linea ‘minore’ <b><i>Fioranello</i></b>, creata nel 2010 per volere del Principe Alessandrojacopo per rendere i concetti di eccellenza e regalità più immediati e facilmente approcciabili. Prodotto con Grechetto e Viogner, matura in acciaio per 6 mesi (di cui 4 sulle fecce). L’impatto visivo è legato a un giallo paglierino vivace e scattante, che mi fa immaginare un vino spostato sulle durezze. I profumi sorreggono questa impressione, poiché si manifestano con toni agrumati (limone, pompelmo giallo e mandarino acerbo), che rapidamente si mischiano a tocchi di fiori di ginestra ed erbe di campo. Mi incuriosisce il suo sfondo chiuso e tufaceo (gli anglosassoni lo definirebbero <i>mineral</i>), che identifica il nocciolo dello stile aziendale. Il sorso è rapido e verticale, scorre agile sul binario tracciato dall’acidità e si allarga al momento della deglutizione, quando la parte aromatica definisce la persistenza data da pompelmo e mandorla tostata. Nella sua immediatezza, mette fortemente in luce il <i>marker</i> dei terreni vulcanici di Fiorano: l’irreprensibile sapidità, che si palesa ravvivando la salivazione.</p>
<p><b>Fiorano Bianco Lazio IGT 2016</b> (<i>50% Grechetto, 50% Viogner</i>) – Eccolo qui,<span class="Apple-converted-space">  </span>il grande bianco che fece innamorare Luigi Veronelli e che fin dalla sua prima versione ha sempre tratto dal contatto con il legno un’importante caratteristica della sua identità. Fermenta in tini troncoconici di Slavonia e matura poi in botti di rovere per 12 mesi. L’<i>imprinting</i> del campione è chiaro sin dal suo muoversi morbidamente nel calice, proponendo in modo sfacciato un giallo dorato generoso e luminoso. Il bagaglio dei profumi è ampio e sfaccettato, inizialmente legato al suo prolungato contatto con le pareti delle botti, esprimendo in sequenza vaniglia e fiori d’acacia, miele e tarassaco, anice e cioccolato bianco. Aspettandolo, si fanno strada anche le piacevoli note fruttate tipiche dei due vitigni, l’albicocca (Viogner) e il pompelmo (Grechetto), unite da un refolo balsamico che rimanda alle foglie di menta piperita. In bocca è sontuoso e si esprime prevalentemente intorno a sensazioni di ricchezza e pienezza, in uno stile quasi barocco. Lo spessore centrale è dato dalla glicerina, che dona morbidezza e suadenza, mentre il finale aromatico estrae le note agrumate e tostate già riscontrate all’olfatto. Passati i 12 secondi, entra in gioco il sale, che come il rombo del tuono scuote la dolcezza aromatica dei sentori sopra descritti, alleggerendo di molto il sorso e regalandomi una scia scattante che reinvita alla beva.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3197" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-1024x329.png" alt="" width="719" height="231" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-1024x329.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-300x96.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-768x247.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-465x150.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/11/Fiorano-collage-vini-695x223.png 695w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></p>
<p><b>Fioranello Rosso Lazio IGT 2017</b> (<i>100% Cabernet Sauvignon</i>) – Questo rosso ‘minore’ da Cabernet Sauvignon fermenta in acciaio e poi va in <i>tonneau</i> per 12 mesi a smussare i suoi tratti esuberanti e pungenti. Non riesco a trattenere un sorriso compiacente nel vedere quale profondità riesce a dare al vino l’elegante estrazione colorante, senza però incupire il gioviale rosso rubino che lo definisce. Il mosaico olfattivo è di splendida fattura; in esso si susseguono note di succo di mirtilli, <i>gelée</i> di lamponi e buccia d’arancia, che fanno da preludio alla rosa rossa in appassimento e alle speziature di pepe nero, cannella e noce moscata. Un po’ in sordina si manifesta anche un deciso tratto ematico, carnoso e rugginoso, che denota la ricerca di franchezza del vitigno. Lo scatto del vino prosegue con l’assaggio, poiché la progressione ematica marca nettamente anche l’ingresso in bocca, fungendo da traghettatrice del perfetto equilibrio tra durezze e morbidezze. I tannini sono di elevato pregio e lasciano il vino libero di esprimere un coinvolgente bagaglio aromatico, che si esalta quando la piccantezza del pepe e la <i>gelée</i> di lampone irrompono a creare un’elegante persistenza.</p>
<p><b>Fiorano Rosso Lazio IGT 2013</b> (<i>65% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot</i>) – Ed eccoci al paladino di casa <i>Fiorano</i>, il vino forse più rappresentativo del Lazio, un fulgido esempio di come l’intraprendenza e l’estro siano riusciti a far nascere un prodotto da vitigni internazionali capace di confrontarsi senza timore con qualsiasi altro prodotto omologo. Fermenta in vecchi tini troncoconici di Slavonia, prima di maturare per 30 mesi in botti grandi e restare per altri 2 anni ad affinare in bottiglia prima dell’immissione sul mercato. Questa lunga sosta forzata mi provoca immediatamente delle suggestioni e mi fa venire in mente Tancredi Biondi Santi, perché il <b><i>Fiorano Rosso</i></b> aspetta ben 5 anni prima di uscire dalla cantina, proprio come il <i>Brunello di Montalcino</i>. L’impatto colorante viene in mio aiuto, suffragando l’idea “brunelleggiante” che mi aveva colpito qualche secondo prima: il rosso rubino intenso e vibrante risulta infatti di bassa concentrazione e di spiccata trasparenza, per come si lascia attraversare dalla luce nella massa centrale. L’intensità dei profumi è direttamente proporzionale alla forza e alla rusticità delle note di semi di mandarino, pepe verde in salamoia, liquirizia e mora di gelso. Passato questo primo impatto, duro e un po’ austero, si fanno largo toni raffinati di mirtilli selvatici, anice stellato, legno di cedro e resina di pino, che concorrono all’avvento dell’inesorabile nota balsamica. In bocca il vino è agile e intenso, con il sorso guidato da un’esuberante acidità, che spinge anche il tannino a pizzicare la <i>mucina</i> presente sulla lingua. Lo stile dinamico di <i>Fiorano</i> si palesa con la parte aromatica, che evidenzia cardamomo, scorza d’arancia e succo di mirtilli, per concedersi poi una chiusura salina e affumicata, quasi pirica. La persistenza abbatte il muro dei 12 secondi ed esprime la quintessenza del <i>terroir</i> in maniera nobile e conturbante.</p>
<p>A chiusura di questa splendida degustazione, sento il dovere di sottolineare ancora una volta l’unicità di questa realtà agricola romana, capace di trasferire nel succo dell’uva alcuni tratti affascinanti, leggiadri e ‘regionalmente’ ineguagliabili. È stato un vero onore aver potuto camminare e soffermarmi su questi terreni, in cui il tempo sembra essersi fermato a 70 anni fa.</p>
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		<title>Le strade del vino del Sudafrica. Storia, arte e creatività: Spier 1692 (Stellenbosch)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 08:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[21 Gables]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la piacevole deviazione alla Hamilton Russell Winery di Hermanus, che ho già raccontato qui, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al Concours Mondial de Bruxelles 2018. Non lontana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la piacevole deviazione alla <i>Hamilton Russell Winery</i> di Hermanus, che ho già raccontato <a href="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-admin/post.php?post=2539&amp;action=edit"><strong>qui</strong></a>, il viaggio in terra sudafricana prosegue verso la prima delle due cantine conosciute al <i>Concours Mondial de Bruxelles 2018</i>. Non lontana da Stellenbosch, a est di Capetown, <b><i>Spier 1692</i></b> è una delle più antiche fattorie del Sudafrica, con una storia che risale addirittura al 1692 (l’anno è riportato nella ragione sociale), ed è segnalata per il suo valore storico e culturale, in particolare per la sua architettura, con gli edifici che fanno sfoggio di 21 frontoni storici, molto ben restaurati, risalenti all’epoca della dominazione olandese, che danno il nome (<i>21 Gables</i>) ai vini monovarietali. Nella fattoria ci sono tutti i comfort per un lungo soggiorno (ampi giardini, postazioni per pic-nic, negozio di gastronomia e ristorante con prodotti aziendali, coffee shop, hotel con sala conferenze) e, naturalmente, una grande area per la degustazione, luminosa e accogliente, in cui ho potuto assaggiare diversi vini.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2593" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png" alt="" width="694" height="266" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-1024x392.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-300x115.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-768x294.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-465x178.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/03/Creative-Block-1-collage-695x266.png 695w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p><b>Creative Block 2 2017</b> (85% Sauvignon Blanc, 15% Sémillon) &#8211; Una premessa: tutti i <i>blend</i> multivarietali sono contraddistinti dal nome <b><i>Creative Block</i></b>, cioè il blocco dell’artista, la mancanza di ispirazione. Il numero 2 di questo vino si riferisce al blocco chiamato <i>barriera emozionale</i>, ovvero la paura delle conseguenze che inibisce l’artista nella fase creativa. Il <i>Sauvignon</i> proviene da tre diverse zone della <i>Coastal Region</i> vicine all’oceano, in vigneti di 12-18 anni, mentre il <i>Sémillon</i> è coltivato a Stellenbosch. La vinificazione in acciaio avviene separatamente, poi il vino è affinato per 4 mesi in botti di rovere, prima di essere miscelato e imbottigliato. Nel bicchiere entra con uno scintillante giallo paglierino carico e i numerosi archetti annunciano una buona struttura; al naso è piacevolmente intenso, fine e complesso, con riconoscimenti di peperone verde, asparagi, mela verde, kiwi, <i>passion fruit</i> e melone verde. In bocca è tanto largo quanto lungo, con una componente alcolica perfettamente bilanciata dall’acidità e dalla mineralità sapida, che persiste anche nel ritorno retronasale, mentre il persistente finale richiama di nuovo <i>passion fruit</i> e mineralità. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
<p><b>21 Gables Sauvignon Blanc 2017 &#8211; </b>Come abbiamo anticipato, questa serie di vini da monovitigni è dedicata ai 21 frontoni settecenteschi degli edifici della tenuta, tutti meticolosamente restaurati. Il Sauvignon – che proviene da due vigneti esposti a sud ovest sulle colline di Tygerberg, a 16 Km dall’oceano – fermenta a temperatura controllata in acciaio, dove matura per 6 mesi sui lieviti. Il colore – brillante – è un giallo paglierino scarico, ma i numerosi archetti sui bordi del calice annunciano anche in questo caso un vino strutturato. Al naso, il riconoscimento del vitigno è immediato: intenso e fine, ma non molto complesso, presenta riconoscimenti di peperone verde, <i>passion fruit</i> e uva spina. In bocca conferma la sua struttura, con ingresso potente e saporito, e si percepisce subito la grande concentrazione: calore, sapidità e acidità ben marcata sono le caratteristiche principali che conferiranno – specialmente l’ultima – una buona propensione all’invecchiamento (vorrei riassaggiarlo fra 5 anni, per scoprire come è maturato). Sono ancora uva spina e <i>passion fruit</i> ad accompagnare con eleganza la deglutizione e la chiusura è marcata da un gradevole finale verde e minerale. <i>Golden Medal</i> all‘ultimo CMB, la mia valutazione è 90 punti.</p>
<p><b>21 Gables Chenin Blanc 2016</b> &#8211; Il vigneto in cui vengono coltivate le uve di questo Chenin Blanc ha 35 anni, su terreni aridi a 15 km dall&#8217;oceano. Le uve mature vengono raccolte in 4 passaggi successivi e, dopo una macerazione di 6 ore, la fermentazione avviene in botti di rovere francese di varie dimensioni, il 60% delle quali nuove. Il vino matura poi per 14 mesi in barriques, di cui il 60% di primo passaggio. Il colore brillante giallo-oro carico e la consistenza ricordano il burro fuso. Al naso è molto intenso, con il legno che prevarica i profumi primari, pregiudicandone in parte la finezza: vi si riconoscono pesca, albicocca disidratata e frutti tropicali. Anche in bocca, dove ha un ingresso potente, la vaniglia copre un po’ i profumi primari di pesca e frutti tropicali, ma la buona acidità e la sapidità rendono l’assaggio piacevole. È ancora una gradevole nota dolce di vaniglia e una di frutta tropicale persistente a chiudere la degustazione di questo vino, che al CMB ha ottenuto la <i>Silver Medal</i>. Premetto che, personalmente, ho difficoltà ad amare i vini bianchi in cui il legno prevarica i profumi primari, ma riconosco che questo è un vino ben fatto: 85 punti.</p>
<p><b>Frans K Smit 2015</b> (80% Sauvignon Blanc, 20% Sémillon) &#8211; Questa selezione (di cui esiste anche una versione in rosso) è il top della produzione aziendale e porta il nome del <i>cellar master</i> Frans K. Smit. Il Sauvignon Blanc è coltivato a Durbanville, su pendii esposti a sud est, da viti radicate in uno scisto profondo, ricco e idro-ritentivo. Il Sémillon proviene invece dalle ripide pendici del fresco lato orientale della montagna di Helderberg. Fermentazione e maturazione sono svolte in botti di rovere francese di fusto grande lievemente tostate, dove il vino affina poi per 14 mesi prima di essere imbottigliato. Il colore giallo paglierino scarico e i riflessi verdognoli potrebbero far pensare a un vino poco complesso e leggero, ma i fitti archetti smentiscono questa analisi. Al naso, fine ed elegante, sono riconoscibili note erbacee (peperone verde), floreali, di frutti tropicali e agrumi (lime), confermate dal gusto, dove comunque le note fruttate sono più evidenti e impreziosite da una nota dolce di vaniglia, stavolta niente affatto prevaricante. È un vino molto elegante, intenso e persistente, ma anche molto morbido, un vino bianco che si presta ad essere invecchiato e che – come riferiscono i sommelier locali – dà il meglio di sé dopo 4-5 anni dalla vendemmia. 90 punti.</p>
<p><b>Creative Block 3 2015</b><span class="Apple-converted-space">  </span>(91% Shiraz, 6% Mourvèdre, 3% Viognier) &#8211; Il blocco dell’artista numero 3 si riferisce alle abitudini sbagliate e faticose che inibiscono la creatività. Le uve provengono da vigneti su terreni granitici decomposti con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 2 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione per 16 mesi in barrique di rovere francese. Il <i>blend</i> avviene in stile <i>Côte du Rhône</i>. L’impenetrabile rosso rubino e l’evidente consistenza preannunciano un ‘vinone’, e così sarà. Al naso è intenso, fine e complesso, anche se l’eleganza non è il suo miglior pregio: vi si riconoscono note di ribes nero, mora, lampone e melograno, seguite da note speziate di pepe nero e coriandolo, con una leggera nota di vaniglia. In bocca è intenso e grasso, morbido e fresco, con la nota tannica intensa ma non eccessiva. Interessante il finale di caffè, anche se difetta un po’ in persistenza. 89 punti.</p>
<p><b>Creative Block 5 2015 </b>(48% Cabernet Sauvignon, 39% Merlot, 6% Cabernet Franc, 4% Petit Verdot, 3% Malbec) &#8211; Il blocco dell’artista numero 5 si riferisce a certi vuoti di creatività che capitano a volte, quando si hanno le pile scariche. Anche per questo blend <i>Bordeaux style</i> le uve provengono da terreni di granito decomposto con sottosuolo argilloso. Vinificazioni separate: 3 settimane in acciaio, poi malolattica e maturazione in piccole botti di rovere francese (300 litri, 60% nuove) per 18 mesi. Rosso rubino molto carico – quasi nero, impenetrabile – e grande numero di archetti. Al naso è intenso e complesso, con riconoscimenti di mora, ribes, ciliegia, finocchio e peperone verde. Ingresso in bocca pieno e potente, ma ben equilibrato, con buona acidità e tannini densi e nobili che promettono un miglioramento armonico, ancora da ottimizzare con l’invecchiamento, e chiusura con un persistente finale di cioccolato fondente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, la mia valutazione è 91 punti.</p>
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<p><b>21 Gables Pinotage 2015 &#8211; </b>Le uve di questo monovitigno provengono da vigneti impiantati su terreni di granito decomposto e argilloso a sud di Stellenbosch, a 7 Km dall’oceano. Fermentazione in acciaio, malolattica e invecchiamento in botti di rovere francese, americano e ungherese, di primo e secondo passaggio, per 18 mesi, avendo come obiettivi complessità e potenziale di invecchiamento. Il rosso rubino carico e i numerosi archetti annunciano un vino di struttura e il naso intenso conferma questa aspettativa: vi si riconoscono erbe e fiori dei giardini sudafricani, frutti a bacca rossa e spezie. In bocca ha un’entrata pieno e potente, è fresco, sapido e ancora duro, quasi da masticare, ma anche morbido e piacevole, per chiudere con un piacevole e persistente finale di cioccolato fondente. Nel complesso un gran vino, con equilibrio ancora da raggiungere, anche se è sulla buona strada. Voto 92 punti.</p>
<p><b>21 Gables Cabernet Sauvignon 2014 &#8211; </b>Anche quest’ultimo vino proviene da terreni in granito decomposto e argilla sul versante nord-ovest dell’Helderberg, nella zona sud di Stellenbosch, a 300 metri sul livello del mare e a 7 km dalla costa. La fermentazione avviene in una combinazione di acciaio inox e tini di rovere, per un periodo di 36 giorni, per passare poi in barriques nuove di rovere francese per 26 mesi. Nel bicchiere si presenta di un rosso rubino molto carico, quasi nero, ma anche brillante, con numerosi archetti. Il naso è elegante e complesso, anche se non intenso quanto i precedenti. Vi si riconosce immediatamente il vitigno e predomina l’erbaceo di peperone verde ed erba verde tagliata; poi, in successione, ecco le note di amarena, cassis e vaniglia. In bocca è potente e pieno, con una corposa struttura molto concentrata, con acidità e tannini nobili a garanzia di un’ottima evoluzione e un finale pieno e persistente. Al CMB ha ottenuto la <i>Golden Medal</i>, a mio avviso avrebbe anche meritato qualcosina di più. Voto 95 punti.</p>
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