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	<title>Wine Spectator &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Wine Spectator &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Toscana IGT I Sodi di San Niccolò 2015 Castellare di Castellina. Un vino per l&#8217;8 Marzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina La Serra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 23:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico Il Poggiale 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Domini di Castellare]]></category>
		<category><![CDATA[Malvasia Nera]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Panerai]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
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					<description><![CDATA[8 Marzo, festa della donna. Sono in viaggio nel cuore del Chianti, diretta a Castellina, dove si trova l&#8217;azienda Domini di Castellare, nata negli anni ’70 e che si compone di 4 poderi: Castellare, Caselle, San Niccolò e]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>8 Marzo, festa della donna. Sono in viaggio nel cuore del Chianti, diretta a Castellina, dove si trova l&#8217;azienda <a href="http://www.castellare.it/it/castellare-di-castellina/"><b>Domini di Castellare</b></a>, nata negli anni ’70 e che si compone di 4 poderi: <i>Castellare</i>, <i>Caselle</i>, S<i>an Niccolò</i> e <i>Le Case</i>. Fortemente voluta dal giornalista genovese <b>Paolo Panerai</b>, l&#8217;azienda è cresciuta molto negli ultimi anni, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, fino ad arrivare a una produzione di 400.000 bottiglie annue e ad ottenere riconoscimenti importanti come – per citare solo l’ultimo – il 17° posto nella classifica di <i>Wine Spectator</i> 2019 con il <i>Chianti Classico 2017</i>. E proprio oggi, 8 Marzo, eccomi a Castellina per degustare i prodotti dell’azienda.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-3592" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015-495x1024.png" alt="" width="187" height="387" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015-495x1024.png 495w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015-145x300.png 145w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015-290x600.png 290w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015-242x500.png 242w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2020/03/Sodi-S.-Niccolò-2015.png 567w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" /></p>
<p>Dopo aver assaggiato tre eccellenti vini (<i>Chianti Classico 2018</i>, <i>Chianti Classico Riserva 2017</i> e <i>Chianti Classico Il Poggiale 2017</i>), vengo totalmente rapita dal loro prodotto di punta: <b><i>I Sodi di San Niccolò 2015</i></b>, un vino prodotto con uve (85% Sangiovese e 15% Malvasia Nera) provenienti dal vigneto omonimo. Dopo la raccolta e la fermentazione in acciaio, dove svolge anche la malolattica, viene affinato in barriques di rovere francese nuove al 50% per 30 mesi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Appena versato nel bicchiere, si può ammirare la bellezza del suo colore granato – intenso al centro e delicato sui bordi – dato sicuramente dalla percentuale di Malvasia Nera, che lo impreziosisce, donandogli questa carica cromatica. Al naso è un’esplosione di frutti rossi, maturi e in confettura, con note di liquirizia, polvere di caffè e di rabarbaro, con una lieve speziatura dolce (che vira verso la vaniglia) e una balsamicità piacevolissima. Anche in bocca – dove il vino entra deciso già al primo sorso, ma morbido allo stesso tempo, ritroviamo la nota balsamica. In tannico è lavorato a dovere, non aggredisce ma, al contrario, dà una struttura e una potenza che invoglia a versare un secondo bicchiere, e poi ritornano la frutta, la speziatura dolce e il cioccolato amaro. È un sorso di un’eleganza disarmante e con un finale molto persistente, profondo e maestoso. Un blend chiantigiano che conquista e che ammalia, un <i>Supertuscan</i> che non fa innamorare solo l’America, ma anche una donna nel giorno della sua festa!</p>
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		<title>Una guerra del vino è in corso. L’allarme lanciato da Wine Spectator</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/una-guerra-del-vino-e-in-corso-lallarme-lanciato-da-wine-spectator/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 11:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Airbus]]></category>
		<category><![CDATA[Boeing]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Marvin Shanken]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[tassa d'importazione]]></category>
		<category><![CDATA[Wine Spectator]]></category>
		<category><![CDATA[winelover]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa c’entra la produzione di aeroplani con il vino? Apparentemente ben poco… eppure, suo malgrado, il mercato del vino è minacciato dalla politica dei dazi di Donald Trump, che nasce dalla concorrenza fra due produttori di]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’entra la produzione di aeroplani con il vino? Apparentemente ben poco… eppure, suo malgrado, il mercato del vino è minacciato dalla politica dei dazi di Donald Trump, che nasce dalla concorrenza fra due produttori di aeromobili: l’americana <strong>Boeing</strong> e l’europea <strong>Airbus</strong>. In parole povere: se gli stati europei aiutano l’<em>Airbus</em>, Trump risponde con una guerra all’importazione di prodotti alimentari da quei paesi (una guerra fatta di dazi).</p>
<p>A scendere in campo per denunciare la gravità della cosa è l’editore stesso dell’importante rivista <em>Wine Spectator</em>, <strong>Marvin Shanken</strong>. Nel suo editoriale del 30 dicembre 2019 – dal titolo emblematico: <em><a href="https://www.winespectator.com/articles/the-new-war-against-wine" target="_blank" rel="noopener">La nuova guerra del vino</a> –</em> mette in guardia i consumatori USA proprio sugli effetti che i dazi avrebbero sul mercato del vino.</p>
<p>L’amministrazione Trump intende reagire alla concorrenza europea dell’<em>Airbus</em>, che godrebbe di &#8216;ingiusti&#8217; aiuti di stato. È proprio in opposizione a questi aiuti che a Novembre gli USA hanno già stabilito, in via retroattiva, una <strong>tassa d’importazione del 25%</strong> su una serie di prodotti alimentari europei, compresi alcuni vini (esclusi spumanti e vini con oltre il 14% di alcol) di Francia, Spagna, Germania e UK. Per ora i vini italiani sono stati risparmiati (e possono anzi aspettarsi una maggior quota di mercato), ma i produttori francesi hanno accusato il colpo.</p>
<p>Questa è tuttavia ben poca cosa in confronto alla proposta di legge, che dovrebbe essere approvata a gennaio, di una <strong>tassa del 100% su una gamma più ampia di prodotti</strong>. Trump avrebbe già esplicitamente minacciato, tra l&#8217;altro, un dazio del 100% sullo <em>Champagne</em>, in opposizione alle politiche fiscali francesi sui colossi di Internet (che, guarda caso, sono tutti americani).</p>
<p>A farne le spese per primi, insieme ai produttori europei, sono gli <strong>importatori</strong> americani (che per il momento hanno parzialmente assorbito il costo dei dazi per impedire un aumento dei prezzi fuori controllo). Ma alla lunga sarà tutto il comparto a farne le spese, perché l’aumento vertiginoso dei prezzi dei vini europei non solo sconvolge l’intera filiera, ma può dare adito anche all&#8217;aumento indiscriminato del vino in bottiglia – compreso quello domestico – a carico dei consumatori finali.</p>
<p>L’editore di <em>Wine Spectator</em> non usa mezze parole: parla di un <strong>attacco al vino</strong> («<em>Wine is under attack</em>») e invita tutti gli attori del settore e i <em>winelovers</em> a opporsi pubblicamente al disegno di legge, che prevede dazi del 100%. Secondo Shanken <strong>è ora che gli amanti del vino si facciano sentire</strong> («<em>It’s time for wine lovers to stand up and be counted</em>»).</p>
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		<title>Se sul Financial Times il Chianti Classico è paragonato al Bordeaux…</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/se-sul-financial-times-il-chianti-classico-e-paragonato-al-bordeaux/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Ceccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 13:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni e news]]></category>
		<category><![CDATA[Chianti Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Jancis Robinson]]></category>
		<category><![CDATA[Sangiovese]]></category>
		<category><![CDATA[Wine Spectator]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha fatto indubbiamente clamore l’incoronazione del Bolgheri Sassicaia 2015 di Tenuta San Guido come miglior vino del mondo da parte di Wine Spectator. La classifica si riferisce ai vini usciti e degustati dallo staff della rivista americana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha fatto indubbiamente clamore l’incoronazione del <strong>Bolgheri Sassicaia 2015 </strong>di <em>Tenuta San Guido</em> come miglior vino del mondo da parte di <em>Wine Spectator</em>. La classifica si riferisce ai vini usciti e degustati dallo staff della rivista americana nel corso del 2018 e va anche detto che questo vino era stato già celebrato – indipendentemente e precedentemente – dalla critica italiana. È comunque motivo di orgoglio patriottico scoprire che sono ben 3 le etichette italiane nella top 10 di <em>Wine Spectator </em>di quest’anno: il <strong>Chianti Classico Riserva 2015 </strong>di <em>Castello di Volpaia</em> è al 3° posto e l’<strong>Etna San Lorenzo 2016 </strong>di <em>Tenuta delle Terre Nere</em> al 9°. Fermiamoci un attimo, perché sul podio ci sono ben 2 vini toscani mentre l’altro, al secondo posto, è un francese: il <em>Saint-Émilion</em> 2015 di <em>Château Canon-La Gaffelière.</em></p>
<p>Scorrendo la classifica, troviamo altri 4 vini toscani e 1 piemontese tra l&#8217;11° e il 20° posto. Insomma, senza voler entrare nel merito dell&#8217;autorevolezza che può avere una rivista americana e tanto meno una classifica così universale, sapendo tuttavia che di fatto quella rivista e quella classifica influenzano il mercato del vino in maniera sensibile, è assolutamente rilevante notare quanto i riflettori siano puntati sul vino italiano e quanto la qualità dei vini toscani sia oggi riconosciuta a livello internazionale.</p>
<p>Ha fatto meno clamore – ma a noi sembra di pari importanza – l’editoriale di <strong>Jancis Robinson </strong>pubblicato sul <em>Financial Times </em>del 5 ottobre scorso dal lusinghiero titolo «<strong>Why Chianti Classico is a class act</strong>» (&#8216;<em>Perché il Chianti Classico è una questione di classe</em>&#8216;). La scrittrice inglese, dopo aver sottolineato l’importanza dell’aggettivo <strong>Classico</strong> per sancire in maniera definitiva la distinzione fra le due DOCG (<strong>Chianti Classico </strong>e <strong>Chianti</strong>), fa un taglio netto col passato di un Chianti incompiuto, quello che veniva imbottigliato nel fiasco. Ma c’è di più: Jancis Robinson è irreprensibile nell’asserire, a seguito di una degustazione dedicata alla denominazione del Gallo Nero tenuta a Londra, che il<em> Chianti Classico</em> sia oggi non solo un vino di qualità alta, ma anche di fascino, di fronte al quale provare<em> eccitazione</em> («<em>Chianti Classico has never been as exciting as it is today</em>»). E i motivi non sono dovuti solo alla qualità media riscontrabile fra le etichette, ma anche all’ampia gamma di stili e tipologie che il territorio chiantigiano mette a disposizione («<em>It can be intriguingly varied</em>»).</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2114" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Jancis-Robinson-FT-Chianti-Classico.png" alt="" width="563" height="210" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Jancis-Robinson-FT-Chianti-Classico.png 739w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Jancis-Robinson-FT-Chianti-Classico-300x112.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Jancis-Robinson-FT-Chianti-Classico-465x174.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Jancis-Robinson-FT-Chianti-Classico-695x260.png 695w" sizes="(max-width: 563px) 100vw, 563px" /></p>
<p>Nell’articolo completo – pubblicato sul proprio sito (<a href="http://www.jancisrobinson.com/">www.jancisrobinson.com</a>), col titolo «<strong>Chianti Classico on a roll</strong>» – Jancis Robinson dà questa spiegazione: negli anni ’60-’70 il Sangiovese – per ragioni climatiche, clonali e agronomiche – aveva difficoltà ad arrivare sempre a perfetta maturazione e questo è stato anche un motivo dell’ampia introduzione di vitigni internazionali nel Chianti. Ma oggi le cose sono cambiate: clima, scelte clonali oculate e gestioni agronomiche consapevoli sarebbero alla base, secondo lei, di un miglioramento fondamentale che ha decretato il successo del Sangiovese sul suolo chiantigiano.</p>
<p>Infine – ciliegina sulla torta! – l’autrice di testi fondamentali sul vino contemporaneo (<em>Oxford Companion to Wine</em>, <em>The World Atlas of Wine</em> e <em>Wine Grapes</em>, tanto per citarne alcuni) arriva a paragonare il livello e lo stile del <strong>Chianti Classico</strong> nientemeno che a quello dei <strong>Bordeaux</strong>. Proprio così: i Chianti Classico sono a suo avviso vini tanto gustosi («<em>appetising»</em>) quanto i grandi Bordeaux e con questi condividono il vantaggio di avere grande struttura ed essere perfetti in abbinamento col cibo, senza eccedere in alcol. Ribadisce anche che, contrariamente ai Bordeaux di pari livello, i Chianti Classico hanno un prezzo molto più accessibile.</p>
<p>Deve essere motivo di indiscutibile orgoglio e di soddisfazione, per molti produttori, che a riconoscere il pregio del Chianti Classico sia una grande <em>guru</em> del vino internazionale; se poi lo fa dalle pagine di un giornale autorevole come il <em>Financial Times</em>, è lecito sperare che tutto questo possa avere risvolti importanti per il futuro della denominazione, che –anche secondo noi – oggi gode davvero di ottima salute!</p>
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		<title>La stella rossa dell’emisfero australe: Grange 2013 di Penfolds</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/la-stella-rossa-dellemisfero-australe-grange-2013-di-penfolds/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Carli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2018 19:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Australian Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Grange]]></category>
		<category><![CDATA[Max Schubert]]></category>
		<category><![CDATA[Penfolds]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Parker]]></category>
		<category><![CDATA[Shiraz]]></category>
		<category><![CDATA[Treasury Wine Estates]]></category>
		<category><![CDATA[Wine Advocate]]></category>
		<category><![CDATA[Wine Spectator]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi sembra di vivere un flashback, perché ho vissuto l’Australia nel 2013 (ma tu guarda il caso, proprio l&#8217;annata di questa bottiglia&#8230;), in un viaggio-avventura iniziato con un piccolo zaino in spalla e con un grande]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra di vivere un flashback, perché ho vissuto l’Australia nel 2013 (ma tu guarda il caso, proprio l&#8217;annata di questa bottiglia&#8230;), in un viaggio-avventura iniziato con un piccolo zaino in spalla e con un grande bagaglio di esperienze da riempire, alla scoperta di un nuovo mondo, molto lontano dal nostro e visto solo in TV. È proprio nel momento in cui mi presentano questo vino che i ricordi mi riaffiorano, vividi e freschi, come se fosse ieri, perché in quel viaggio una delle mie mete fu il <i>Big Desert Wilderness Park</i> e, percorrendo la strada per raggiungerlo, passai proprio davanti alla <i>Treasury Wine Estates</i>, nello stato del South Australia, dove si produce questo meraviglioso vino. Devo dire che, purtroppo, le mie conoscenze sul vino erano allora molto basilari, rispetto a oggi, e non fui preso dalla curiosità di visitare quest’azienda dalla storia controversa, che iniziò la produzione nel 1951, su iniziativa di Max Schubert, grande idealista ed enologo, che dedicò la sua intera vita a questo vino e che la critica enologica stroncò a gran voce, affermando addirittura che il vino aveva sentori di acido formico. Tale giudizio portò nel 1957 alla cessazione della produzione, ma Schubert non si diede per vinto e continuò a perseguire il sogno di produrre quello che per lui restava un grande vino da evoluzione, lavorando segretamente nelle vendemmie a seguire, fino a che, nel 1960, gli fu concesso di riprendere la produzione. Iniziò così a collezionare alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti: nel 1971 il <b><i>Grange</i></b> ricevette il premio come miglior vino degli anni 70, il 1995 fu nominato tra i 12 migliori vini del 20° secolo da <i>Wine Spectator</i>; la vendemmia 2008 ricevette 100/100 dall’autorevolissimo <i>Robert Parker Wine Advocate</i>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2086" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange.png" alt="" width="506" height="320" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange.png 924w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-300x190.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-768x486.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-465x294.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Max-Schubert-with-Grange-695x440.png 695w" sizes="(max-width: 506px) 100vw, 506px" /></p>
<p>Siamo di fronte a un <i>blend</i> a maggioranza Syrah (96%), con un 4% di Cabernet Sauvignon, che matura per 20 mesi in botti nuove di quercia. Il colore è decisamente impenetrabile (cuore nero opaco e bordatura rosso scura), con qualche sedimento nel bicchiere del tutto plausibile, data la carica in antociani. Al naso c’è un assalto aromatico che inebria le narici, con una miriade di profumi stratificati quasi a creare un labirinto in cui si incrociano e si nascondono, per poi ripresentarsi – sorprendendoti alla grande ma senza mai farti perdere il filo conduttore – con un’ondata di sentori, quali la salsa <i>hoisin</i> (una glassa di soia fermentata), miscelata con note di frutti più giovani, come il ribes nero e l’amarena, speziatura di cannella e liquirizia, seguite da note di pepe nero e legno di sandalo, ginepro e – <i>wow</i>! – mi rendo conto che sto sprigionando emozioni a ogni inspirazione… Al gusto, avverto una delicatezza e una finezza incredibili, supportati da una struttura solida come una roccia, che si lascia andare alle carezze del palato: è un po’ come invitare a ballare una donna, che in un primo momento rimane un po’ rigida ma poi si lascia andare e sfodera tutto il suo carattere, accompagnandovi (anzi, guidandovi!) in un ballo che non dimenticherete.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2088" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia.png" alt="" width="288" height="379" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia.png 423w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia-227x300.png 227w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/12/Penfolds-Grange-bottiglia-379x500.png 379w" sizes="auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px" /></p>
<p>È veramente un’esperienza fortunata poter bere un vino di questa caratura, formidabile al primo sorso e ancor meglio al secondo e al terzo, nei quali sentiamo accumulare sempre più un’autorevolezza senza lacune, con un tannino di potenza granitica bilanciato da un’ottima acidità e da una moltitudine di frutti neri, come mirtillo e mora, liquirizia e fico maturo, cardamomo e una leggera nota pepata… Altri sentori? Da dove ripartire, in questo groviglio di sensazioni continue e sovrapposte?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In ogni caso, dategli tempo, a questo prodotto eccezionale, lasciandolo riposare 20, 30 o 40 anni, perché solo chi riuscirà ad aspettarlo potrà scoprire di che cosa è capace. Insomma, come dicono gli australiani: «<i>Time, please</i>».</p>
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