Fino a qualche anno fa, quando si parlava di Barolo, si pensava alle grandi bottiglie di Serralunga, Monforte e Castiglione Falletto. Il Comune di Verduno è sempre stato considerato marginale, con vini meno interessanti, più leggeri, con una forza e una spina dorsale non all’altezza delle altre zone. Comune più a Nord della zona del Barolo, Verduno presenta suoli formatisi nei periodi Tortoniano e Messiniano, relativamente giovani nella storia geologica legata a questo territorio così variegato: la presenza di Marne di S. Agata fossili laminate in alcune vigne (Monvigliero) e della Formazione di Cassano Spinola in altre (Neirane, Rocche dell’Olmo e Boscatto) denotano terreni calcarei con una buona presenza di argilla, sabbia e limo, caratterizzati da una buona ritenzione idrica.
Da qualche anno le bottiglie di Barolo del Comune di Verduno, grazie soprattutto all’azienda vitivinicola Comm. G. B. Burlotto, sono sempre più richieste da molti appassionati i cui gusti sono virati verso la ricerca di raffinatezza, eleganza e precisione stilistica, e non più della potenza e dell’esuberanza. 

Fondata nel 1850 da Giovan Battista Burlotto, divenuto fornitore ufficiale della Casa Reale di Savoia, l’azienda inizia una produzione di vini tipici langaroli ricavati da vigneti di grande prestigio, come il Monvigliero a Verduno e il Cannubi a Barolo. Fu in quel periodo che il Barolo intraprese una linea precisa, classica e condivisa, che racchiudeva in sé finezza, complessità dei profumi, intensità dei sapori e longevità. Attualmente è sapientemente gestita da Fabio Alessandria, enologo che ha condotto studi in Borgogna, capace di mantenere integri i valori storici della cantina: classicità, sobrietà, equilibrio e precisione sono integrati perfettamente all’emotività espressa all’assaggio di questi vini. 

Il Barolo 2016 è un Barolo classico prodotto dall’assemblaggio di uve Nebbiolo provenienti da più vigne di Verduno: Brei, Neirane, Boscatto e Rocche dell’Olmo. La vendemmia è svolta manualmente, con un’importante selezione delle uve già durante questa fase. La macerazione e la fermentazione, tramite lieviti indigeni, avvengono in tini di rovere francese aperti. La maturazione avviene in botti di Allier (piccole per 10 mesi e grandi 20 mesi) e il vino affina altri 9 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. 

Con un colore ancora giovane, ma già sulla buona strada, il vino si presenta di un rosso rubino vivace con riflessi granati ed estremamente limpido.
Profumo intenso e delicato, con una buona maturità del frutto, presenta sentori di ciliegia sotto spirito, un floreale evidente di viola e rosa, una nota balsamica di erbe officinali e di sottobosco che chiudono a bicchiere fermo il primo impatto al naso; girando il bicchiere, invece, emerge la terziarizzazione di speziato dolce, sentori di vaniglia, tabacco, cuoio e pepe bianco, ben integrati sempre con un fruttato persistente. 

L’impatto in bocca è esaltato dall’acidità, supportata dalla trama tannica raffinata e non spigolosa che emerge prettamente sul finale; il frutto si sposta poi su note agrumate, di lampone e di ribes rosso, con chiusura di bocca molto persistente, grazie all’importante spinta che la sapidità dà sul finale. 

Personalmente l’ho trovato molto dinamico; l’assaggio, ripetuto in più momenti, risulta evolversi sempre più in raffinatezza, eleganza e sottigliezza. Il vino è ancora molto giovane, ma l’eccellente freschezza e la salinità rendono la beva immediata, con un’eleganza classica e una prospettiva di invecchiamento eccezionale, per la gioia di chi, nei prossimi anni, potrà godere della massima espressione di questo vino in tutto il suo potenziale.