La cantina Cappellano viene fondata a Serralunga d’Alba dal notaio Filippo Cappellano intorno al 1870. Agli inizi del ‘900, mentre il figlio enologo, Giovanni, si occupa della cantina, il fratello Giuseppe, grazie alla sua formazione di farmacista, riesce a creare la ricetta (che è ancor oggi custodita in famiglia, nella versione scritta a mano) di quel vino aromatizzato che oggi conosciamo come Barolo Chinato. 

Alla prematura scomparsa di Giovanni (avvenuta nel 1912, per una febbre tropicale), Giuseppe deve abbandonare i suoi studi e prendere le redini dell’azienda, che passa poi a Francesco Augusto e al di lui figlio Teobaldo Cappellano, che negli anni ‘60 ne prende il controllo e la riorganizza totalmente. Teobaldo è un uomo visionario e lungimirante, che si autodefinisce anarchico, con a cuore il rispetto del territorio e la consapevolezza di poter produrre vini di qualità con l’assiduo lavoro contadino, a stretto contatto con le radici della sua terra, un patrimonio da salvaguardare ad ogni costo. Teobaldo si distingue per la forte personalità e per la schiettezza, ricoprendo anche un ruolo di rilievo a livello territoriale, partecipando con impegno alle riunioni del Consorzio del Barolo e del Barbaresco. 

Una filosofia tramandata anche al figlio Augusto, oggi a capo dell’azienda, che rispetta e segue alla lettera le tradizioni e le tecniche paterne: gli interventi in vigna sono fondamentali per ottenere uve di qualità, dando modo alla natura di potersi esprimere nel modo più naturale possibile, senza interferire e con interventi tecnologici ridotti al minimo anche in cantina. 

A parte lo storico Barolo Chinato, nato in famiglia, l’azienda produce altri due vini molto rappresentativi: il Barolo Piè Rupestris e il Barolo Piè Franco, entrambi con uve coltivate nella prestigiosa vigna Gabutti a Serralunga d’Alba.
Il Barolo Piè Franco è prodotto con uve Nebbiolo della varietà Michet a piede franco, senza innesti americani: una scommessa fatta da Teobaldo Cappellano, che per anni si è dedicato a trovare soluzioni per sconfiggere la fillossera.

Il Barolo Piè Rupestris è forse il vino più rappresentativo di Cappellano e si distingue per il suo carattere rigido e austero, tipico di Serralunga. Si presenta alla vista di un colore rubino molto scarico, tendente al granato, con una bella luminosità. Al primo impatto olfattivo il bicchiere emana una leggera nota di riduzione, ma col passare dei minuti emergono piano piano tutti i sentori che caratterizzano questo vino: note di terra, fiori appassiti, resina e richiami balsamici, che fanno pensare alla menta. La frutta passa in secondo piano, mostrandosi matura ma mai surmatura o essiccata, con note di lamponi e fragoline di bosco. 

In bocca si manifesta la vera personalità di Serralunga: struttura e potenza. Il tannino la fa da padrone, con una trama fittissima e un effetto asciugante immediato, supportato da una freschezza spiazzante che trascina il sorso in lunghezza con ricordi balsamici, note di liquirizia e arancia rossa. Il calore alcolico è perfettamente integrato, donando al vino un perfetto equilibrio. 

Un vino monumentale, improntato alla tradizione del territorio, che a tratti si nasconde, come se volesse essere cercato, aspettato e compreso. Sicuramente non un vino facile, ancora nel pieno della sua gioventù, che non mostra ancora la profondità e la complessità che sarà in grado di regalare a coloro che avranno la fortuna di assaggiarlo al momento giusto, quando sarà pronto e in grado di emozionare come i vini di Cappellano sanno fare.