«Mi chiamo Scuppernong Wine. Alcuni mesi fa ho finalmente viaggiato dal Tennessee fino all’Italia, per essere degustato e condiviso con grande convivialità: e così è stato». 

Nel mio vivere in due continenti, quelli divisi dall’Atlantico, mi è sembrato che fosse il momento giusto per farvi conoscere un vitigno autoctono degli Stati Uniti sud-orientali: lo Scuppernong. Americano al 100% – essendo cresciuto soprattutto in South e North Carolina, ma anche in Tennessee e in Georgia, fino al nord della Virginia – lo Scuppernong non è un rappresentante della specie vitis vinifera eurasiatica, ma della vitis rotundifolia nordamericana, che in inglese si chiama muscadine. 

I muscadine appartengono ovviamente alla famiglia dei moscati e sono vitigni selvatici presenti da più di 400 anni nella pianura costiera atlantica – e anche in zone più interne, fino alle Great Smoky Mountains – e facevano parte della cultura alimentare di quelle zone molto prima dell’utilizzo del pane di mais o della carne di maiale. Lo Scuppernong ha acini grandi, rotondi, di colore verde e bronzo, con una buccia molto dura e spessa addirittura 1 mm; la polpa è dolce, con un finale acidulo, mentre la buccia è ricca di polifenoli. I muscadine sono piante resistenti al freddo e possono sopravvivere in zone diverse e difficili, esclusi i deserti e i terreni scarsamente drenati. Quasi tutte le cultivar di muscadine sono classificate come maschio e femmina e crescono in vigneti separati, così che l’impollinazione incrociata diventa essenziale per una produzione di alta qualità e per favorire l’ingrossamento degli acini.

La prima citazione dello Scuppernong risale al 1524, sul giornale di bordo del navigatore fiorentino Giovanni da Varrazzano, inviato dal re di Francia ad esplorare l’habitat del Nuovo Mondo e studiarne gli abitanti. Il navigatore lo descrisse come «una grande uva bianca» che cresceva in abbondanza nella Cape Fear River Valley, nel North Carolina, stato del quale lo Scuppernong è diventato oggi il frutto nazionale.

Nel 1565, nel diario di bordo del famigerato corsaro e navigatore inglese Sir John Hawkins, si legge che le muscadine grapes erano uve mangiate dalle tribù Cherokee come frutta fresca, oppure spremute per ricavarne succhi o essiccate per conservarle come cibo per l’inverno.

L’esploratore inglese Arthur Barlowe, sbarcato nel 1584 a Roanoke Island (siamo sempre nel North Carolina), fu colpito dal gran numero di viti che vi trovò e, nel suo resoconto al suo superiore Sir Walter Raleigh, descrisse quella terra come «piena di grappoli d’uva inondati dalla furia e dall’impeto del mare… In tutto il mondo non si può trovare una simile abbondanza». 

La stessa abbondanza fu rilevata anche lungo un fiume della zona – lo Scuppernong, appunto – dal quale l’uva prese il nome: nella lingua dei nativi locali americani (gli Algonchini), il nome può essere tradotto con ‘magnolia’ o ‘dolce alloro’. La leggenda dice che tutte le viti di Scuppernong discendano da un’unica pianta madre, che vive ancora oggi vicino alla città di Manteo, a Roanoke Island. Questa Mother Vine, che ha circa 400 anni, sopravvive ancora oggi – grazie alle cure dei signori Wilson, i proprietari – e ha raggiunto l’incredibile superficie di 9 x 36,5 metri!

Forse non tutti sanno che, prima della guerra civile, il North Carolina era il principale produttore di vino degli Stati Uniti e all’inizio del XX secolo il vino Muscadine era così popolare che la zona rivaleggiava con la Napa Valley: il motore trainante dell’industria vinicola meridionale erano proprio gli Scuppernong.

Prima del proibizionismo, e per un certo periodo anche dopo, il vino più popolare tra gli americani era quello dell’azienda Virginia Dare Winery (oggi di proprietà di Francis Ford Coppola, con produzioni in quasi tutte le aree vinicole degli Stati Uniti), che tuttavia non riuscì in seguito a resistere agli attacchi di prodotti molto più facili da coltivare ed elaborare, nonostante i suoi pregi salutistici (soprattutto i potenti antiossidanti contenuti nei semi e nella buccia).

Lo Scuppernong ha una forte resistenza alle più comuni malattie della vite (peronospora, fillossera e oidio), particolarmente attive nel clima caldo e umido di questi stati sud-orientali, dove è diffusa, oltre ad altre malattie fungine, la malattia di Pierce, presente anche in Italia e ancora incurabile. Solo le piante di Scuppernong hanno resistito e prosperato in questi ambienti, letali per la vitis vinifera e soggetti anche a frequenti uragani. I muscadines sviluppano in maniera naturale dei cromosomi in più (40, rispetto ai 38 di altre varietà) e questo permette all’uva di difendersi in condizioni difficili. Un’altra ragione della resistenza alle malattie sono i suoi alti livelli di resveratrolo, noto agente antimicrobico naturale. Recenti ricerche di varie università hanno dimostrato che queste caratteristiche che permettono a quest’uva di resistere in ambienti difficili (presenza di resveratrolo e grande concentrazione di efficaci antiossidanti, come l’acido ellagico) hanno effetti più benéfici di molti altri frutti sulla salute dell’uomo.

Oggi non sono moltissime le cantine della North Carolina che producono vini Scuppernong, che possono essere sia secchi che dolci, con la dolcezza ben bilanciata dall’acidità e col caratteristico sapore muschiato di quest’uva, che ha molti sinonimi, come Bull, Bullet, Big White Grape, Green Muscadine, Pedee, Scuplin e Hickman’s Grape. Gli abbinamenti consigliati per lo Scuppernong spaziano dai prodotti del mare alle carni bianche, come ad esempio le cozze saltate, i calamari sale e pepe o il maiale in agrodolce (braciole di maiale glassate al miele di moscato).

Attualmente il maggiore produttore è Duplin Winery, a Rose Hill e il proprietario, Jonathan Fussell, afferma che è in atto un sensibile aumento di questi vini nei menu dei ristoranti locali, grazie a un interesse sempre maggiore per l’abbinamento territoriale di cibi e bevande. Caso mai vi capitasse di passare da quelle parti, ogni anno, a fine Settembre, si celebra a Kenansville il North Carolina Muscadine Festival, un’occasione unica per degustare e conoscere questi vini e lasciarsi travolgere dai favolosi colori autunnali delle Great Smoky Mountains.