Il Sicilia IGT Nerello Mascalese Vigne Vecchie 2006 di Calabretta nasce da piante dall’età media di 80 anni, con alcuni esemplari ultracentenari e piantati prevalentemente a piede franco. Il grande vulcano vigila ed elargisce doni esclusivi e preziosi, ottenendo in cambio l’apposizione della sua firma nelle pieghe del calice.

Il vino si presenta inizialmente sonnacchioso, schivo, quasi restìo a mostrare le sue ricchezze; ma, quando si decide a farlo, viene spontaneo rivolgere un elogio alla virtù della pazienza. Proprio come il vulcano, capace di rimanere dormiente e silente a lungo, per poi manifestare improvvisamente e impetuosamente il suo tumulto interiore.

Il colore appare come un tappeto rubino compatto, su cui appaiono, se si manovra il calice, fenditure di rosso più vivo e scintillante, evocanti proprio i ruscelli di lava nel buio della notte.
Al naso è in principio ritroso, con un velo emanante note di cenere, sulfuree ed eteree che sembra voler ricoprire tutto il resto. Ma qualcosa ribolle in profondità e con il trascorrere dei minuti si fanno strada in successione i frutti rossi e neri (in confettura e sotto spirito), una suadente balsamicità che ricorda il mirto, il rabarbaro e la liquirizia, una sferzata speziata che rimanda ai chiodi di garofano, chiudendo con un tocco arcigno e severo fatto di note ferrose ed ematiche.

Al primo sorso il vino ci ribadisce la sua intenzione di volere – e potere – riposare ancora a lungo; quasi indispettito per il risveglio forzato, ci riserva un’iniziale staffilata di acidità ancora vibrante, dai contorni di succo di arancia rossa. Poi si scioglie nell’indulgenza, e decide di avvolgerci in un abbraccio di tannini vellutati e compatti, di riscaldarci con una fiammata decisa, ma temperata da una pienezza gustativa che arriva a rasentare la masticabilità. Decide altresì di rimanere con noi piuttosto a lungo, lasciandoci una scia fruttata e tostata, e una salivazione fluida e tenace, indotta dal marchio di fabbrica della sapidità.

Austero e riservato in superficie, voglioso nel profondo di manifestare al mondo la sua opulenza e maestosità: una vera trasposizione della grande montagna nel calice.