Dalla notte dei tempi i catanesi la chiamano ’a Muntagna. Nel 470 a.C. Pindaro la descriveva come luogo affascinante dove «mugghiano dai suoi recessi fonti purissime d’orrido fuoco». Sì, l’Etna è femmina: forte e imprevedibile, vivace ed esplosiva, proprio come i vini che ci regala, e Federico Graziani lo capì fin da subito. 

Nel 2006 Federico si laurea in Viticoltura ed Enologia, e questo gli permette di conoscere Salvo Foti, l’enologo catanese a cui va il merito di aver contribuito a riportare in auge la viticoltura alle pendici del vulcano. Ed è sempre merito di Salvo Foti se Federico acquisì e fece suoi gli antichi valori e le arcaiche maestrie dei Vigneri, l’associazione di vignaioli etnei fondata nel 1435 che ancora oggi – dopo quasi 600 anni – si adopera ancora per salvaguardare i vitigni autoctoni e utilizzare sistemi di allevamento della vite sempre meno invasivi, con tecniche e strumenti propri della tradizione e volti alla salvaguardia del territorio. 

Un territorio dove i quattro elementi s’incontrano in un perfetto connubio: l’Aria, con le fresche folate di ’u Marinu, il vento che inizia il suo lungo percorso dal mare e vola ad accarezzare i pendii settentrionali del vulcano. L’Acqua, caduta con le abbondanti piogge, arrivando a toccare livelli superiori ai 1000 millimetri annui. La ferace Terra, composta da cenere, sabbia, pomice e di tutto quel materiale lavico che si è sovrapposto nel corso delle varie ere geologiche. Infine il Fuoco, temuto e rispettato, creatore e distruttore di tutto, che plasma a suo piacimento i dolci  fianchi dell’Etna.

Le vigne di Fedegraziani – alcune anche centenarie e prefillosseriche – sono piccoli fazzoletti di terra strappati alla muntagna che si trovano sul versante nord-nord est, a un’altezza che varia dai 600 ai 1200 metri: sono tutte allevate ad alberello, posizionate a distanza uguale l’una dall’altra e sorrette da pali di legno di castagno, come tradizione vuole.

Una delle punte di diamante dell’azienda Fedegraziani è Profumo di Vulcano, un Etna DOC che nasce in un piccolo vigneto risalente all’800 acquistato giusto due mesi prima di essere espiantato. Situato a 600 metri sul livello del mare, in località Feudo di Mezzo (frazione di Passopisciaro, nel comune di Castiglione di Sicilia), viene lavorato completamente a mano e senza l’aiuto di pesticidi, salvi saltuari interventi con zolfo e rame.

Si tratta di un assemblaggio di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e piccolissime percentuali di Alicante e Francisi, vendemmiati tra la metà di Settembre e gli inizi di Ottobre, in largo anticipo rispetto ai colleghi vignaioli dell’Etna; scelta oculata di Graziani, volta a intrappolare nell’acino una fortissima concentrazione di acidità. Il vino viene lasciato poi a fermentare in tini aperti, senza alcun controllo di temperatura, solo con lieviti indigeni e, terminati i lavori di cantina, l’affinamento avviene per 24 mesi in tonneau e 6 mesi in bottiglia.  

Degustando l’annata 2014, si nota come il vino vesta il bevante di un rosso rubino limpido, non troppo carico, dovuto alla pochissima concentrazione di antociani tipica del Nerello Mascalese, con lievissime sfumature granate che completano l’abbigliamento. Può capitare anche di incontrare particelle in sospensione, dovute alla scelta enologica di Graziani di non filtrare e non applicare travasi prima dell’imbottigliamento, sempre nel rispetto delle tradizioni dei Vigneri.

Al naso è davvero inebriante, complice il mix di finezza e di eleganza. Dal calice affiorano intensi sentori di spezie, cenere e tabacco; poco a poco emergono note di piccoli frutti di bosco e poi ricordi agrumati, buccia d’arancia in particolar modo; chiudono, in perfetta armonia, profumi balsamici.

L’entrata in bocca, sottile e seducente, preannuncia il sensuale ballo condotto da un’esuberante acidità, che sottolinea una dorsale tannica lievemente marcata. L’alcol è ben integrato e nella retrolfattiva riaffiorano le delicate note fruttate. Complesso e persistente, il finale lascia un palato quasi salato che richiama subito un altro sorso.

Complessivamente è un vino pronto e armonico, in cui Graziani ha saputo abilmente incastonare i sapori della Terra che lo ha accolto, quella stessa terra che ricambia l’aiuto e il rispetto che mostrano lui, Foti e gli altri Vigneri, impegnati da quasi mezzo secolo nella salvaguardia di un posto e di una tradizione spesso trascurata dalla critica enogastronomica e non solo.