A una lezione di approfondimento dedicata ai vitigni profumati, arriva finalmente il momento della degustazione, rigorosamente alla cieca. 

Mi versano nel bicchiere un vino letteralmente “marrone”, di una tonalità impenetrabile. Avvicino il calice al naso e subito avverto il classico sentore marsalato, un profumo che normalmente non gradisco nei vini, forse perché mi riportano alla mente ricordi di un’infanzia lontana, quando mia madre cucinava (e lo faceva spesso) delle scaloppine sfumate con marsala di terzo ordine, acquistato a poche lire alla bottega del paese. Con il senno di poi, meno male che non utilizzava un vino bianco, altrimenti oggi non mi ritroverei ad amare il vino.

Ma torniamo al vino misterioso. Avverto quasi subito, comunque, qualcosa di gradevole, di elegante, che mi invita ad infilare ancor di più il naso dentro al bicchiere. Ed ecco che sale l’aroma del caffè, deciso e pulito, seguito da cioccolato, tabacco, sentori balsamici di farmacia, di liquirizia e una vera e propria caramella alle erbe. Ma diamine, è (dovrebbe essere!) un vino rosso, non un aromatizzato! Però, è fantastico…

Agito un poco il bicchiere e mi avvolgono i frutti rossi, più sciroppati che maturi: la ciliegia e l’arancia amara (la scorza, più che la polpa), i fichi secchi e la carruba. Ma è la bocca che rimane estasiata: un’acidità che regge il gioco, che si struttura con la morbidezza, che fa pensare che il vino sia giovane nonostante la tonalità di colore. Si fa spazio il tostato e risovviene al gusto tutto ciò che il naso aveva già percepito, e ad ogni minuto che passa nel bicchiere questo vino si apre sempre di più, con una suadenza elegante.

Quando si scopre la bottiglia, la sorpresa è davvero enorme e lascia tutti stupiti, quasi increduli: si tratta di un Grange – uno Shiraz prodotto da Penfolds nella Barossa Valley, a nord-est di Adelaide, nel South Australia – dell’annata 1987, imbottigliata nel 1988!

Una meraviglia, senza dubbio, questo giovanotto, che – pur apparendo già maturo e molto equilibrato – potrebbe avere ancora tanto da dare (a degustatori molto fortunati).