Come sappiamo, il Pinot Meunier si è costruito l’appellativo mugnaio perché alcune sue foglie presentano spesso una lanugine che le fanno apparire come spolverate di farina. Nella tradizionale tripletta dello Champagne, quest’uva aggiunge verve all’equilibrio dei sapori, ma è un vitigno di cui si parla molto poco, rispetto al Pinot Noir e allo Chardonnay. 

È un’uva che ha bisogno di clima fresco ed è vinosa e fruttata, con alta acidità. In Oregon se ne sta intensificando la produzione, non soltanto perché queste caratteristiche ne fanno un ottimo complemento per le miscele degli sparkling wines locali, ma anche perché sa essere delizioso, vivace e intrigante come vino monovarietale.

Il Pinot Meunier è stato impiantato in Oregon fin dal 1965 e oggi diverse aziende vinicole sono convinte che esprima bene il terroir della Willamette Valley, soprattutto per la freschezza e la vinosità che riesce a mostrare. Essendo una regione enologicamente giovane, ancora alla ricerca di una sua identità, le sperimentazioni non finiscono mai, sia per offrire sempre qualcosa di nuovo, sia per affrontare i cambiamenti climatici e i fattori ambientali difficili. Il Pinot Meunier, che è un’uva tardiva e quindi con un ciclo più breve, può difendersi meglio di altre in queste condizioni problematiche: secondo i viticoltori, conviene coltivarlo in zone elevate e più fresche, mentre nelle zone più calde è bene anticipare la vendemmia.

Nella Willamette Valley, a ovest di Salem, si trova l’AVA Van Duzer Corridor. Come ho già scritto in un altro articolo di questo sito (Il Pinot Noir dell’Oregon, lo ‘special two), l’area prende il nome da una fessura nelle Coast Ranges che provoca un effetto di induzione che immette aria fresca nella Willamette Valley dall’Oceano Pacifico. I venti iniziano a raffiche a orario fisso – intorno alle 14.30 del pomeriggio, come se avessero un timer – e sono benéfici per le uve: l’aria fresca rallenta la maturazione e aiuta a mantenere l’acidità, facendo sì che i coltivatori locali possano raccogliere l’uva una settimana o anche più dopo gli altri. Questo ritardo conferisce all’uva una buccia più spessa, il che aumenta la concentrazione di colore, gli aromi e il potenziale tannico. Infine, l’aerazione mantiene asciutte e sane le piante – anche dopo le frequenti piogge – favorendo una viticoltura più naturale, vicina al biologico.

In quest’area ho visitato Left Coast Estate, un’azienda che continua a coltivare e studiare il Pinot Meunier sia come vino monovarietale che come spumante rosé. Tra i miei assaggi ho potuto apprezzare molto un High Acres Pinot Meunier 2017, un’espressione di fragrante frutta rossa arricchita da strati di fresca mineralità e note terrose. Una vera sorpresa.

La seconda sorpresa mi aspettava al ritorno in Italia, quando, con grande soddisfazione, proprio con una mia foto del Pinot Meunier di Left Coast Estate ho vinto il secondo premio al prestigioso Contest #DOVEVAIS: il mio scatto ha voluto catturare in un calice la bellezza di una quercia secolare: The Pinot Meunier glass become like a mirror for the old oaks. Una gioia immensa. 

Le foto che parlano di vino costituiscono per me una narrazione evocativa fatta di emozioni intensamente vissute, una dedica schietta alle atmosfere che mi trasmettono la cultura dei territori scoperti in giro per il mondo. 

Il contest #dovevais ha moltiplicato gli stimoli per la pubblicazione di immagini del mio wine tour sulla West Coast degli Stati Uniti. Grazie, Associazione Italiana Sommelier, per questo riconoscimento e grazie, Left Coast Estate, per l’ispirazione..