Plinio il Vecchio fu il primo ad attribuire il nome Campania Felix ai territori che si estendevano dalle pendici del Monte Massico fino all’area flegrea e vesuviana, per sottolinearne la bellezza e la fertilità: aree pianeggianti di origine alluvionale alternate a rilievi calcarei e vulcanici; due fiumi, il Volturno e il Garigliano, a segnare i confini della pianura. Una regione in cui i vignaioli hanno continuato a credere fermamente nel valore storico e qualitativo delle loro cultivar tradizionali; è proprio sulle Colline Caiatine che viene coltivato uno tra i pochissimi vitigni italiani ad avere il chicco d’uva sia nero che bianco, il Pallagrello.

Era il vitigno – e quindi il vino – più amato dal re Ferdinando IV di Borbone e raggiunse una tale fama a corte da esser inserito, unico vitigno campano, nella Vigna del Ventaglio a San Leucio, dove venivano coltivate le uve più pregiate del Regno delle Due Sicilie. Piedimonte Rosso e Piedimonte Bianco: così venivano chiamati i vitigni, perché considerati originari del comune di Piedimonte Matese.

Alle aziende vitivinicole che hanno segnato la storia del recupero del Pallagrello (con l’arrivo della fillossera era stato messo da parte, insieme ad altre varietà autoctone della Campania, in favore di vitigni più resistenti) va sicuramente aggiunta la Cantina Beati Colli della Masseria Piccirillo Eno-Agriturismo, situata a pochi km dall’antico borgo di Caiazzo, a nord di Caserta.

L’esperienza trentennale di Carmine Piccirillo si coniuga perfettamente con la preparazione enologica di suo figlio Giovanni, che – pur avendo studiato nel cuore dell’enologia francese (a Bordeaux) e arricchito poi in Canada il suo background formativo – ha preferito tornare all’azienda di famiglia con un suo progetto enologico: uno spumante metodo classico da Pallagrello, unico nel suo genere, chiamato Prima Gioia. E così la generazione di oggi si confronta con quella di ieri, facendosi forza dei valori familiari che si perpetuano e supportano la progettazione futura.

Ho avuto il piacere di ripercorrere questo areale caiatino e addentrarmi meglio tra i vigneti produttivi della cantina Beati Colli. Suoli di tessitura argilloso-calcareo, ma anche roccia sedimentaria (arenarie di Caiazzo) accolgono filari di Pallagrello e Casavecchia, armoniosamente circondati da uliveti… Una miriade di colori dinanzi ai miei occhi, anche se si era ancora nella stagione invernale. Dalla vigna alla cantina, il Pallagrello e le sue vicissitudini storiche sono stati i protagonisti delle nostre domande, che si sono moltiplicate curiose dinanzi alle bottiglie del Prima Gioia, in parte ancora sulle pupitres e altre a dimora.

Masseria Piccirillo è anche agriturismo, buona accoglienza e promozione del territorio. La signora Claudia, moglie di Carmine Piccirillo, ci allieta il pranzo con piatti tradizionali preparati con prodotti dell’orto e quelli di amici agricoltori: l’Agriturismo Sangiovanni Caiazzo ci presenta l’antica coltivazione dell’oliva Caiazzana e La Sbecciatrice il Pomodoro Riccio, cultivar locale dal 1800.

Per finire, le degustazioni.

Prima Gioia Spumante Millesimato 2019 Pas Dosè (Pallagrello Bianco affinato 18 mesi sui lieviti: frutti bianchi, agrumi; sorso fresco e minerale)

Terre del Volturno IGP Soròle 2020 (85% Pallagrello Bianco e 15% Falanghina, solo acciaio e bottiglia: fiori bianchi, mela, pera; sorso fresco, intenso, salino e finale appena amarognolo)

Terre del Volturno IGP Pallagrello Bianco 2020 (solo acciaio e bottiglia: fiori di campo, frutti esotici, melone; sorso fresco e sapido, con finale piacevolmente amaricante)

Terre del Volturno IGP Pallagrello Nero 2020 (6-8 mesi in tonneau e qualche mese in bottiglia: violetta, mora, mirtillo, speziature; sorso abbastanza fresco,  intenso e sapido, con tannino setoso)

Terre del Volturno IGP Casavecchia 2020 (6-8 mesi in tonneau e alcuni mesi in bottiglia: viola, sottobosco, frutti scuri; sorso succoso, abbastanza fresco,, abbastanza caldo e morbido, con ottimo tannino)

In sintesi, vini che rappresentano il risultato di un lavoro familiare svolto con passione, unito a un indissolubile legame con il territorio. E l’impareggiabile accoglienza ne è la prova definitiva.