Immaginate di ascoltare entusiasti una lezione sul vino in California e di rimanere affascinati dal racconto che il vostro professore vi fa, tanto da chiudere gli occhi e sognare di visitare un giorno quei posti. Il professore in questione era Massimo Castellani e l’azienda la famosissima “Opus One Vinery” di Napa Valley. Correva l’anno 2019/2020 durante il master sommelier Alma Ais e proprio li, fra i banchi, insieme ai miei colleghi, venivo a conoscenza di questo racconto. Quello della storia fra Robert Mondavi e il Barone Rothshild; il primo, figlio di immigrati italiani provenienti dalle marche, è stato una delle personalità più importanti del mondo del vino, fra i primi ad etichettare vini varietali, il secondo, proprietario di Chateau Lafite Rothschild e Chateau Mouton Rothschild, non ha bisogno di presentazioni!

Insieme nel 1978 diedero vita ad OPUS ONE, una tenuta che aveva lo scopo di creare un blend bordolese nella napa valley, in California. La prima vendemmia è risalente già al 1979 e da quel momento la fama di questo vino non ha fatto altro che crescere. Capite bene la mia gioia quando si è verificata la possibilità di poter partire proprio per la California. La curiosità di toccare con mano finalmente quel vino e poterlo degustare nuovamente mi rendevano impaziente!. Arrivata alla tenuta, lungo il viale costeggiato dalle vigne, la prima cosa che mi ha lasciato senza fiato è l’imponenza della struttura. Appena varcata l’entrata, mi sembrava quasi di essere in un film: posto impeccabile, ordinato e di gran classe. Per ogni ospite è previsto un sommelier che lo conduce verso la sala degustazione e lo fa accomodare.

Dopo aver presentato l’azienda si procede con la presentazione dei vini. Nel mio caso sono stati tre: Opus One 2017, Opus One 2019 e Overture. Il primo vino, Opus one 2017, è un blend che comprende 80% di cabernet sauvignon, 9% di petit verdot, 5% di cabernet franc, 5% di merlot e 1% di malbec. Dopo 20 giorni di contatto sulle bucce e 17 mesi in botti nuove di rovere francese, questo vino appare di un rosso rubino quasi granato brillante e vivace. Il naso è intenso e persistente, ad un mirtillo o ribes maturo, si contrappone una rosa rossa quasi appassita e una forte speziatura. In bocca è pieno e robusto. La salivazione è continua, qui il frutto non è maturo bensì croccante e succoso, una ciliegia rossa, una prugna ma anche una tendenza dolce di vaniglia nera, cacao e cocco.

Testando immediatamente l’Opus one 2019 per catturare le differenze con il primo vino, trovo anche in questo caso una grande intensità gusto-olfattiva, tuttavia un vino meno corposo rispetto all’annata 2017. In questo caso la composizione è per il 78% di cabernet sauvignon, 8% di merlot, 6% di petit verdot, 6% di cabernet franc e 2% di malbec. In questo caso i giorni di contatto sulle bucce sono 22 e i mesi in botte di rovere francese 19. l’annata 2019 appare meno morbida e più verticale. Anche in questo caso la sensazione fruttata è intensa. Un mirtillo maturo, una sensazione di nocciola sia in bocca che al naso, una tostatura di caffè e cioccolato. Per ultimo mi viene proposto “Overture”. Idea nata nel 1993 per la prima volta, questa etichetta rappresenta il secondo vino di Opus One. Pur essendo meno strutturalo rispetto allo stesso, mantiene quella austerità tipica della tenuta. Frutto di un sapiente blend di più annate, viene curato meticolosamente con la stessa attenzione ai dettagli garantita al fratello maggiore Opus One. I vitigni utilizzati sono gli stessi e le percentuali molto simili. L’affinamento è in acciaio e successivamente in botti di rovere francese per 13 mesi. Come per gli altri due vini al naso trovo subito un frutto scuro, una mora nera, una sensazione dolce di vaniglia e toni di legno di cedro. In bocca è corposo ma allo stesso tempo elegante, il frutto croccante ben si mescola ad una sensazione speziata e tostata. Il colore è granato con i bordi ancora sul rubino. Finita la degustazione, non posso visitare la cantina per via di un evento privato, tuttavia completo la visita osservando tutto il resto della tenuta; dalla terrazza ammiro le vigne dall’alto per poi toccarle con mano prima di andare via, inoltre, nel grande salotto, mi soffermo ad ammirare le foto dei fondatori nel grande libro dell’azienda e mi viene da sorridere pensando come da una semplice idea sia potuto nascere tutto questo, come, una nazione come gli Stati Uniti,  poco vocata rispetto all’enorme vastità dei terreni che ha, sia stata cosi rivalutata e trasformata, in california, come una piccola Bordeaux o Bolgheri.

Sfruttare al meglio quella che è la tecnica del taglio bordolese si è rivelata qui la mossa vincente. Certo, la strada per avvicinarsi alle nazioni rivali europee è lunga; il nostro concetto di degustazione, visita guidata e storytelling, basato sulle storie vere delle famiglie e sulla loro fatica, è totalmente diversa dalla più fredda e distaccata visione americana più di impronta prettamente al marketing. Nonostante ciò, è stato un viaggio bellissimo, una sensazione strana ma stupenda quella di sentirsi catapultati, dopo appena tre anni, dai banchi di Alma a dieci mila km di distanza, in Napa Valley, per poter realizzare finalmente quel sogno e dire: sono da OPUS ONE!