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	<title>Eventi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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	<title>Eventi &#8211; Il Salotto del Vino</title>
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		<title>Donne del Vino Toscana e Piemonte: a Firenze il calice racconta territori, visioni e nuove geografie del vino italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Calimari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 05:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
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					<description><![CDATA[All’Hotel Mediterraneo di Firenze, organizzata da AIS Toscana e AIS Firenze, la serata dedicata alle Donne del Vino di Toscana e Donne del Vino del Piemonte ha riunito produttrici, territori e storie familiari in un racconto]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’Hotel Mediterraneo di Firenze, organizzata da AIS Toscana e AIS Firenze, la serata dedicata alle <strong>Donne del Vino di Toscana e Donne del Vino del Piemonte</strong> ha riunito produttrici, territori e storie familiari in un racconto corale guidato dal delegato AIS Firenze, <strong>Massimo Castellani</strong>. Un appuntamento nato per valorizzare vini e aree produttive capaci di esprimere identità forti, talvolta meno conosciute dal grande pubblico, ma ricche di personalità e prospettive.</p>
<p>Non una sfida tra regioni, ma un incontro di sguardi. Non una passerella di etichette iconiche, ma un viaggio dentro quelle denominazioni che, lontano dai riflettori più abbaglianti, stanno scrivendo alcune delle pagine più interessanti del vino italiano contemporaneo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-7792" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1.jpg" alt="" width="1020" height="720" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1.jpg 1020w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1-480x339.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1-768x542.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1-465x328.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-1-1-695x491.jpg 695w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></p>
<p>Dall’Alta Langa al Gavi, dall’Erbaluce di Caluso al Timorasso, dal Roero all’Albarossa; e poi la Toscana della costa, della Maremma, di Bolgheri, Suvereto, Carmignano, Montecucco e Orcia. Due regioni fondamentali del vino italiano si sono incontrate non attraverso i nomi più prevedibili, ma tramite interpretazioni laterali, vitigni recuperati, territori di confine, scelte agronomiche coraggiose e sensibilità produttive profondamente legate alla terra.</p>
<p>Il valore della serata è stato proprio questo: accanto all’analisi tecnica dei vini, il pubblico ha potuto ascoltare le voci delle produttrici, i percorsi familiari, le intuizioni imprenditoriali, il rapporto con la sostenibilità, la fatica e la bellezza di lavorare ogni giorno in vigna. Il vino, così, non è rimasto soltanto nel bicchiere: è diventato memoria, paesaggio, scelta di vita.</p>
<p>Ad aprire la degustazione è stata <strong>Ivana Brignolo Miroglio</strong> con <strong>Tenuta Carretta</strong>, storica realtà di Piobesi d’Alba, nel cuore del Roero. Un’azienda in cui passato, presente e futuro convivono in equilibrio, sostenuti dal lavoro della famiglia Miroglio e da una visione condivisa: produrre vini di qualità, importanti ma piacevoli, capaci di restituire il valore del territorio attraverso competenza, passione e trasparenza.</p>
<p>Nel calice, <strong>Alta Langa DOCG Airali Pas Dosé 2022</strong>, da Chardonnay e Pinot Nero, con 36 mesi sui lieviti. Si presenta in un paglierino dai riflessi dorati, luminoso, attraversato da una bolla fine, continua, centrale ed elegantissima. Al naso prevale inizialmente l’anima dello Chardonnay, con note agrumate di lime, una sfumatura balsamica di nepitella e cenni di pasticceria, tra crema e panificazione, figli della lunga sosta sui lieviti.</p>
<p>Al sorso, invece, emerge il Pinot Nero: l’ingresso è nervoso, attraversato da un’acidità prorompente che incide il palato con richiami di arancia rossa. La sapidità dà volume e spessore, allunga la persistenza e riporta su ricordi di fragola, ribes rosso e ancora arancia sanguinella. La chiusura, leggermente amaricante, ha un tratto quasi metallico, silex, nato dall’incontro tra acidità e sapidità. Una bolla tesa, verticale, di grande precisione.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-7793" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-480x270.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-1536x864.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-2048x1153.jpg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-465x262.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-2-695x391.jpg 695w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Con <strong>Franca Poggio</strong> e <strong>Il Poggio di Gavi</strong> il racconto si sposta nel sud del Piemonte, a soli trenta chilometri da Genova. Qui il Gavi respira già aria ligure: il “marin”, vento caldo e salato che arriva dal mare, attraversa vigne, boschi e colline. La famiglia Poggio ha costruito negli anni un progetto fondato sull’accoglienza, sulla sostenibilità e sulla riscoperta del cru storico di Rovereto, sottozona caratterizzata da terre rosse, argillose e ricche di ferro.</p>
<p>Il <strong>Gavi del Comune di Gavi Rovereto DOCG Etichetta Nera 2022</strong> nasce da Cortese in purezza. Nel bicchiere è paglierino con riflesso dorato vibrante. Si presenta come un vino sottile, aereo, coerente con la firma del vitigno, ma al tempo stesso dotato di profondità. Il naso si apre sul frutto esotico, tra ananas e melone bianco, poi susina gialla, cenni minerali eleganti quasi di cipria, erbe aromatiche nel ricordo del timo, e un floreale raffinato che dal tiglio in fiore conduce al gelsomino, alla rosa gialla e infine al tè bianco.</p>
<p>Il sorso ha spessore, sostenuto dalla sosta sulle fecce fini, ma trova equilibrio in un’acidità agrumata che lo mantiene dinamico. È un vino piemontese che sa di mare: la chiusura salina richiama tanto l’antico mare che ha modellato questi suoli quanto la Liguria vicina. Un Gavi cremoso e verticale insieme, capace di raccontare Rovereto con carattere e misura.</p>
<p>Con <strong>Lia Falconieri</strong> e <strong>Cieck</strong> si arriva a San Giorgio Canavese, tra Torino e Ivrea, in un anfiteatro morenico nato dal ritiro del ghiacciaio Balteo. Sabbie, ghiaie e ciottoli disegnano terreni complessi, dove l’Erbaluce trova una delle sue espressioni più identitarie. Cieck nasce nel 1985 dal sogno di Remo Falconieri, figlio di contadini e progettista all’Olivetti, soprannominato da Carlin Petrini “l’Archimede delle bollicine”. Oggi l’azienda continua con Lia Falconieri e Domenico Caretto, custodendo vigne storiche, alcune anche a piede franco.</p>
<p>Il <strong>Vigna Misobolo Caluso DOCG 2023</strong> è Erbaluce in purezza, proveniente da una vigna di oltre cinquant’anni, a 320 metri di altitudine. Misobolo è un nome catastale storico, legato al santuario locale, luogo del cuore per molti canavesani. L’annata 2023 è stata complessa: la peronospora ha ridotto drasticamente la produzione, soprattutto su piante già vecchie, portando però maggiore concentrazione nei grappoli rimasti.</p>
<p>Nel calice il vino è paglierino di media fittezza, con riflessi dorati e vibranti. Il naso parla di pesca, albicocca, ginestra, fienagione, poi si apre a cenni mediterranei di elicriso, timo e salvia, con una sottile traccia minerale e salmastra. Il sorso entra morbido, quasi accogliente, poi l’acidità taglia come una sciabola, accendendo ricordi agrumati che conducono a una chiusura sapida, lunga, luminosa. Un Erbaluce che unisce potenza e grazia, antico nella memoria e modernissimo nella precisione.</p>
<p>La Toscana entra in scena con <strong>Antonietta Scornajenghi</strong> e il <strong>Vermentino Maremma DOC Frieda 2024</strong> di <strong>Colli del Vento</strong>. Qui il paesaggio è quello della costa tirrenica: luce, vento, mare e suoli calcarei ricchi di sassi, capaci di imprimere una vena sapida evidente. Il Vermentino, vitigno camaleontico, assorbe il carattere dell’ambiente, ma richiede grande attenzione agronomica: tende infatti a perdere acidità in maturazione a favore degli zuccheri, e per preservarne freschezza e profilo varietale servono tempi di raccolta accurati.</p>
<p>Il vino si presenta paglierino e si apre su ricordi di pesca bianca, cedro, timo e incenso selvatico. Al sorso arriva netto il mare: la salsedine accompagna una pienezza fruttata che si distende su pesca, pera e anice, richiamando l’anima vegetale ed erbacea del vitigno. Un Vermentino solare ma non largo, mediterraneo ma ben governato, dove la luce della Maremma trova equilibrio nel vento e nel sale.</p>
<p>Con <strong>Paola Longo</strong> e la <strong>Tenuta della Cascinassa</strong> si torna in Piemonte, nei Colli Tortonesi, patria del Timorasso, vitigno antico e difficile, oggi considerato uno dei grandi bianchi italiani da invecchiamento. La tenuta nasce dal desiderio della famiglia Dell’Acqua di restituire valore a un territorio autentico, non come semplice investimento agricolo, ma come progetto di vita. Vigneti, boschi, prati spontanei e aree non coltivate convivono in un ecosistema dove la biodiversità è parte integrante della qualità.</p>
<p>Il <strong>Baloss Colli Tortonesi Timorasso DOC 2023</strong> si offre in un oro vibrante. Al naso emergono pietra focaia, pesca bianca, timo, tiglio, lime e talco. Il sorso è pieno, materico, attraversato da un’acidità che taglia su note agrumate di pompelmo e cedro. La sapidità distende il finale, che chiude su ricordi di anice e burro di arachidi. Il profilo richiama quasi il Riesling per tensione minerale e freschezza, ma la chiusura ammandorlata riporta con decisione al carattere varietale del Timorasso. Un bianco di struttura, profondità e prospettiva.</p>
<p>La Maremma torna con <strong>Milena Caccuri</strong> e il <strong>Moré Morellino di Scansano DOCG 2022</strong> di <strong>Monterò</strong>. Nel bicchiere è rubino fitto, con riflesso carminio. Il naso si svela nel frutto scuro di cassis e mora di gelso, poi si apre a cenni balsamici di alloro, radice di china, anice, resina e liquirizia. Seguono ricordi di cuoio, viola mammola e macchia mediterranea, tratto profondamente identitario del Morellino.</p>
<p>Al sorso l’ingresso è scalpitante, segnato da un’acidità agrumata che richiama l’arancia amara. Il tannino è docile, fruttato, con ritorni di ciliegia durone. La sapidità finale allunga su arancia amara e ribes rosso. È un vino snello, dinamico, capace di nascondere il lato alcolico dietro freschezza e ritmo. Un rosso mediterraneo senza eccessi, più agile che muscolare.</p>
<p>Con <strong>Bruna Grimaldi</strong> e il <strong>Dolcetto d’Alba DOC San Martino 2024</strong> si entra nel cuore delle Langhe, tra Grinzane Cavour e Serralunga d’Alba, territorio Unesco dove la famiglia Grimaldi coltiva da generazioni la vite. Il Dolcetto, vino quotidiano per eccellenza della Langa, porta con sé una lunga tradizione: il nome rimanda alla dolcezza dell’uva, non del vino, che resta secco, fragrante e conviviale.</p>
<p>La 2024 è stata un’annata molto piovosa, ma il Dolcetto, germogliando tardi e maturando presto, ha saputo evitare le criticità più importanti. Nel calice si presenta rubino di media fittezza con riflesso amaranto. Il naso si apre sulla viola, poi abbraccia il frutto con ciliegia e frutti di bosco, chiudendo su un balsamico di alloro. Il sorso è equilibrato tra tannino fruttato e sapidità, che insieme costruiscono una texture materica. Resta però beverino, piacevole, succoso: esattamente ciò che ci si aspetta da un buon Dolcetto, vino di tavola, di amicizia, di immediatezza, ma mai banale.</p>
<p>La Toscana del Montecucco arriva con <strong>Patrizia Chiari</strong> e il <strong>Viandante Montecucco Sangiovese Riserva DOCG 2019</strong> di <strong>Tenuta Impostino</strong>. Il nome stesso evoca cammino, forza, appartenenza: al viandante è dedicato questo Sangiovese, pensato per rappresentare il carattere generoso e deciso del territorio. Le vigne godono di una posizione privilegiata, in un corridoio ideale tra Amiata e Tirreno, dove inversioni termiche e ventilazione costante favoriscono maturazioni lente e complesse.</p>
<p>Il vino nasce dal vigneto Alto Poggio, su terreni ricchi di scheletro, con roccia madre affiorante, capaci di contenere naturalmente la produttività e concentrare l’espressione del Sangiovese. Nel calice è rubino fitto, con riflessi carminio. Il naso si apre sul floreale di violetta, poi caramella alla liquirizia, alloro, frutto scuro in gelatina di mora e un finale di caffè. Al sorso il frutto scuro domina la trama tannica, succosa e profonda, accompagnata da una piacevole piccantezza. Un Sangiovese pieno, territoriale, con passo lento e sicuro.</p>
<p>Con <strong>Michela Marenco</strong> e l’<strong>Albarossa Piemonte DOC 2023</strong> di <strong>Marenco</strong> il racconto si fa ampelografico. L’Albarossa nasce nel 1938 dagli studi del professor Giovanni Dalmasso, che voleva unire la freschezza e la resistenza della Barbera con l’eleganza del Nebbiolo. L’incrocio, poi identificato come Barbera e Chatus, antico vitigno noto anche come Nebbiolo di Dronero, fu inizialmente chiamato XV/31 e poi Albarossa, in omaggio alla città di Alba.</p>
<p>Marenco, azienda nata nel 1925 a Strevi, nell’Alto Monferrato, è oggi guidata dalle nuove generazioni della famiglia, con vigneti distribuiti tra le colline vocate al Moscato, al Brachetto e alla Barbera. Tutti i vini sono prodotti da varietà autoctone coltivate nei vigneti di proprietà, con attenzione costante alla sostenibilità.</p>
<p>L’Albarossa 2023 si presenta rubino fitto con riflesso amaranto. Al naso ricorda subito la Barbera nel frutto di amarena e visciola, poi si apre alle erbe aromatiche, al balsamico di alloro, all’incenso selvatico e alla viola. Il sorso è segnato da un’acidità fruttata, ancora su ricordi di visciola; il tannino entra con discrezione solo nel finale. Il profilo si allunga sulla sottigliezza e chiude con pepe ed erbe officinali. Un vino curioso, moderno nel racconto e profondamente piemontese nell’energia acida.</p>
<p>Con <strong>Beatrice Contini Bonacossi</strong> e <strong>Villa di Capezzana Carmignano DOCG 2022</strong> si approda in uno dei territori più antichi e affascinanti della Toscana del vino. La Tenuta di Capezzana appartiene alla famiglia Contini Bonacossi dal 1926, ma la coltivazione della vite e dell’olivo in questi luoghi risale all’epoca etrusca.</p>
<p>Il Carmignano di Capezzana nasce da Sangiovese e Cabernet, in un territorio dove questo incontro non è moda recente, ma memoria storica. Nel calice è rubino fitto, con riflesso carminio. Il naso si apre sul frutto noir di cassis e mora di gelso, poi vira verso il balsamico di alloro ed eucalipto, la radice di liquirizia, il sottobosco, l’humus e il cestino di vimini dei funghi. È il Cabernet ad aprire la strada alla balsamicità, mentre il Sangiovese sostiene l’equilibrio.</p>
<p>Il sorso è armonico: il tannino fruttato, centrale e fine nella trama, si integra con un’acidità agrumata che richiama l’arancia rossa, fino a una chiusura salina. Un vino nobile senza rigidità, capace di unire profondità, freschezza e compostezza.</p>
<p>Il Piemonte del Nebbiolo si mostra in una veste più gentile con <strong>Marina Marsaglia</strong> e il <strong>Brich d’America Roero DOCG 2021</strong> della <strong>Cantina Marsaglia</strong>. A Castellinaldo, nel cuore del Roero, Marina ed Emilio Marsaglia, con i figli Enrico e Monica, proseguono il lavoro iniziato dal bisnonno Secondo. La filosofia aziendale è chiara: la qualità nasce prima di tutto in vigna.</p>
<p>Il Brich d’America nasce da Nebbiolo in purezza su terreni sabbiosi, che donano al vitigno un’espressione più fruttata, meno austera. “Brich” indica una vigna posta all’apice della collina, sempre esposta al sole. Nel calice il vino è carminio vibrante con riflesso granato. Il naso si apre sul varietale floreale di viola e rosa, poi radice di liquirizia, frutta noir con mora di gelso in confettura e prugna cotta, infine alloro, erbe officinali, cardamomo e rosmarino.</p>
<p>Al sorso il tannino, più contenuto rispetto ad altre espressioni del Nebbiolo, è fruttato, con ricordi di ciliegia e lampone. L’acidità agrumata di arancia amara si intreccia alla piccantezza della botte di Slavonia, mentre il finale sapido allunga su echi di liquirizia. Un Nebbiolo di Roero elegante, solare, di bella leggibilità.</p>
<p>Con <strong>Silvia Cirri</strong> e il <strong>Bolgheri DOC Agapanto 2021</strong> di <strong>Podere Conca</strong> la serata incontra una storia di passione e metodo. Silvia, medico e primario di Anestesia e Rianimazione, ha portato nella viticoltura lo stesso approccio scientifico che caratterizza la sua professione. Podere Conca, antico podere ottocentesco lungo la Bolgherese, è diventato negli anni un progetto vitivinicolo familiare e quasi interamente femminile.</p>
<p>Agapanto prende il nome dal fiore dell’amore, presente anche in etichetta e ispirato al giardino curato dalla madre di Silvia, botanica. Il blend unisce Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Ciliegiolo: una scelta originale per Bolgheri, dove Podere Conca è l’unica realtà a impiegare il Ciliegiolo in questa denominazione.</p>
<p>Nel calice il vino è rubino fitto, con riflesso carminio, materico nel movimento. Il naso racconta la ricchezza polifenolica attraverso mora di gelso, mirtillo, mirto, poi l’anima balsamica dei Cabernet con alloro, eucalipto, rosmarino in fiore e una chiusura tostata. Al sorso è avvolgente, con tannino fine e fruttato, ben integrato nell’acidità del Ciliegiolo, che dona equilibrio e freschezza.</p>
<p>Con <strong>Donatella Cinelli Colombini</strong> e <strong>Cenerentola Orcia DOC 2021</strong> della <strong>Fattoria del Colle</strong>, il vino diventa racconto simbolico. Cenerentola nasce nella denominazione Orcia, istituita il 14 febbraio 2000, tra due sorelle maggiori e più celebri: Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Come nella fiaba, la più giovane parte in posizione laterale, ma ha grinta, identità e desiderio di farsi riconoscere.</p>
<p>Il vino nasce da Sangiovese e Foglia Tonda, vitigno autoctono quasi scomparso, recuperato in tempi in cui il gusto internazionale dominava la scena. Una scelta controcorrente allora, attualissima oggi. Il Foglia Tonda porta struttura e ricchezza polifenolica; il Sangiovese dona eleganza e slancio.</p>
<p>Cenerentola 2021 si presenta rubino intenso. Il naso si apre sul frutto scuro in confettura di visciole, mora di gelso e cassis, poi arriva il balsamico di alloro, corteccia di china, resina di pino, radice di liquirizia e foglie umide. Seguono rosmarino in fiore, violetta, tabacco biondo e carrube. Il sorso è elegantissimo: il tannino è centrale, fine, fruttato; l’acidità accompagna la sapidità e chiude su un frutto succoso e lunghissimo. È un vino pieno ma non potente, costruito sulla sottigliezza del Sangiovese e sulla profondità del Foglia Tonda. Una fiaba agricola che non chiede permesso: entra nel calice e resta nella memoria.</p>
<p>A chiudere il percorso è <strong>Irene Batistina</strong> con <strong>Quantisassi Suvereto Cabernet Sauvignon DOCG 2022</strong> di <strong>Tenuta La Batistina</strong>. La storia dell’azienda affonda le radici nei primi del Novecento, quando la famiglia Batistini lavorava grano, uliveti, frutteti e vigneti. Dal 2016 Margherita e Irene hanno raccolto il testimone familiare, portando avanti un progetto biologico nell’Alta Maremma, tra rispetto ambientale, valorizzazione del territorio e sguardo contemporaneo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-7794" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-1024x576.jpg 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-480x270.jpg 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-1536x864.jpg 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-2048x1153.jpg 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-465x262.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2026/06/FOTO-3-695x391.jpg 695w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Suvereto guarda il mare, ma dall’alto. È una terra di luce, vento e minerale. Il nome Quantisassi significa “un mucchio di pietre” e nasce proprio dalla particolare configurazione geologica del vigneto: suoli ricchi di scheletro, capaci di imprimere ai vini una traccia minerale profonda e una forte identità territoriale.</p>
<p>Il vino nasce da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Nel calice è rubino fitto, con riflesso carminio, materico e intenso. Il naso si apre sul frutto scuro, tra cassis e mora di gelso, poi alloro, foglia di ortica, radice di liquirizia, mirto, viola e lavanda. Seguono cenni di cardamomo, cuoio e tabacco. Il sorso è agile, con tannino fruttato integrato nella spalla acida del Cabernet Franc. La sapidità allunga il finale su ricordi di mora, mentre la traccia minerale e salina riporta al mare che Suvereto osserva da lontano.</p>
<p>La serata fiorentina delle Donne del Vino di Toscana e Piemonte ha mostrato quanto il vino italiano sappia ancora sorprendere quando smette di raccontarsi solo attraverso i nomi più celebri. In questi calici c’erano regioni conosciutissime, ma osservate da prospettive nuove: il Piemonte dell’Erbaluce, del Timorasso, dell’Albarossa e del Roero; la Toscana del Vermentino maremmano, del Montecucco, dell’Orcia, di Suvereto e di un Bolgheri capace di accogliere il Ciliegiolo.</p>
<p>Soprattutto, c’erano donne che non si sono limitate a ereditare storie, ma le hanno continuate, trasformate, rese contemporanee; donne che hanno scelto di custodire vecchie vigne, recuperare vitigni dimenticati, convertire aziende al biologico, costruire cantine, accogliere visitatori, interpretare territori difficili e portarli nel mondo con una voce personale.</p>
<p>Questa degustazione ci ha fatto attraversare un’Italia del vino meno urlata, più intima (e forse proprio per questo più emozionante), fatta di pietre, vento, boschi, mare, morene glaciali, colline assolate, famiglie, memoria e futuro. Perché certi vini non vogliono soltanto essere assaggiati, ma ascoltati.</p>
<p>E quando a raccontarli sono le donne che li hanno immaginati, difesi e accompagnati fino al calice, diventano qualcosa di più di una degustazione: diventano una promessa di bellezza che continua, sorso dopo sorso.</p>
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			</item>
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		<title>La Morra secondo Mauro Carosso: viaggio nei cru del Barolo 2021</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/la-morra-secondo-mauro-carosso-viaggio-nei-cru-del-barolo-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Calimari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 06:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Vini in vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[Barolo]]></category>
		<category><![CDATA[Langhe]]></category>
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					<description><![CDATA[La sala è colma quando prende avvio la masterclass dedicata a La Morra, uno dei comuni più affascinanti e complessi del mosaico del Barolo. L’incontro è guidato da Mauro Carosso, Presidente AIS Piemonte, insieme a Massimo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sala è colma quando prende avvio la masterclass dedicata a <strong>La Morra</strong>, uno dei comuni più affascinanti e complessi del mosaico del Barolo. L’incontro è guidato da <strong>Mauro Carosso</strong>, Presidente <strong>AIS Piemonte</strong>, insieme a <strong>Massimo Castellani</strong> delegato <strong>AIS Firenze</strong> e accompagna i partecipanti in un viaggio dentro l’identità di questo territorio. Non è soltanto una degustazione: è un racconto corale che unisce geologia, storia, cultura contadina e sensibilità enologica. La Morra si rivela lentamente, come fanno i suoi vini.</p>
<p>Prima ancora di parlare di vigneti e di cru, il racconto parte dalla storia. Perché queste colline non sono soltanto uno scenario viticolo straordinario: sono un territorio plasmato nei secoli dal lavoro dell’uomo.</p>
<p>Agli albori del secondo millennio, quando la vicina Alba Pompeia iniziò a dissodare le colline circostanti, sulla sommità di questo crinale nacque un piccolo villaggio chiamato Murra. Il nome indicava un recinto per le pecore, segno di un’economia ancora pastorale che lentamente avrebbe lasciato spazio alla coltivazione della vite. Nel 1340 il territorio passò sotto il dominio della famiglia Falletti, destinata a diventare centrale nella storia del Barolo e nel 1402 gli statuti locali citano per la prima volta il Nebbiolo, allora chiamato <em>Nebiolium</em>. È da lì che inizia la lunga storia del vino che oggi conosciamo come Barolo.</p>
<p>Col passare dei secoli il paesaggio si trasforma. Dopo il passaggio sotto il Ducato di Milano e poi sotto i Savoia nel 1631, la vite diventa sempre più protagonista, fino a ridisegnare completamente il profilo di queste colline.</p>
<p>Oggi La Morra è il comune che conta il maggior numero di cantine dell’intera denominazione. Negli ultimi dieci anni ne sono nate circa venti, portando il totale a quasi ottanta aziende vitivinicole. Accanto alle realtà storiche – Cordero di Montezemolo, Marcarini, Oddero, Ratti – è cresciuta una nuova generazione di produttori che ha saputo valorizzare zone fino a pochi decenni fa considerate secondarie. Negli anni Ottanta e Novanta figure come Elio Altare hanno contribuito ad aprire nuovi percorsi stilistici e a portare sotto i riflettori cru come Arborina, Bricco Luciani, Gattera e Case Nere.</p>
<p>Ma è soprattutto il territorio a rendere La Morra unica.</p>
<p>Qui il Barolo nasce da un mosaico geologico complesso. Il territorio si divide nettamente tra versante occidentale e versante orientale, due mondi diversi che si riflettono nello stile dei vini. Sul lato occidentale domina la formazione di Cassano Spinola, mentre il versante orientale è caratterizzato dalle celebri Marne di Sant’Agata Fossili, appartenenti al Tortoniano. In alcune zone affiorano sabbie e gessi che aggiungono ulteriori sfumature a questo mosaico pedologico.</p>
<p>Le vigne si arrampicano tra i 200 e i 530 metri di altitudine, su un territorio che conta oltre 2200 ettari complessivi, di cui quasi 900 vitati. Il Nebbiolo domina incontrastato con più di 700 ettari, mentre il Barolo occupa oggi oltre 566 ettari, con una produzione che supera i quattro milioni di bottiglie.</p>
<p>Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.</p>
<p>Per capire davvero La Morra bisogna entrare nei suoi cru, attraversare mentalmente le colline, immaginare i filari che cambiano pendenza, esposizione, tessitura del suolo.</p>
<p>Partendo dalla frazione Santa Maria, le altitudini crescono rapidamente verso il paese. Qui troviamo vigne come Roggeri e Capalot, mentre nella fascia più bassa emergono cru come Bricco Chiesa, Bricco San Biagio, Rive e Serra dei Turchi, territori in cui i vini tendono a privilegiare finezza ed equilibrio più che pura potenza.</p>
<p>Proseguendo verso l’Annunziata le colline diventano più morbide, quasi ondulate, e nei vini si percepisce una maggiore profondità. Più avanti ancora si incontrano i grandi crinali di Brunate e Cerequio, zone in cui il Barolo si fa spesso più austero e strutturato.</p>
<p>È dentro questo paesaggio che prende forma la degustazione: dieci Barolo dell’annata 2021, dieci interpretazioni di La Morra, ognuna capace di raccontare un volto diverso di queste colline.</p>
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<p>Il viaggio nei cru di La Morra si apre nel versante occidentale con <strong>Barolo Berri 2021 di Trediberri</strong>, giovane realtà del territorio nata nel 2007 quando Nicola Oberto, insieme al padre Federico e all’amico Vladimiro Rambaldi, acquistò cinque ettari destinati esclusivamente alla produzione di Barolo. L’idea era chiara fin dall’inizio: produrre vini in cui potenza e tannino non sovrastassero eleganza ed equilibrio, rispettando l’identità del terroir di La Morra. La cantina mantiene tuttora una dimensione familiare e artigianale, con una produzione volutamente limitata e una filosofia che privilegia precisione e leggibilità del territorio.</p>
<p>Il Barolo degustato proviene dal cru Berri, vigneto che si estende per circa 87,79 ettari, di cui il 39% vitato, situato tra 330 e 505 metri di altitudine con esposizioni prevalentemente sud-ovest e ovest. La composizione varietale vede una predominanza di Nebbiolo (88,5%), affiancato da Barbera (13%) e Dolcetto (1,5%). I suoli, costituiti da marne calcaree e sabbiose, contribuiscono a definire vini dal profilo aromatico fruttato e croccante, con carattere levigato e sapido e struttura generalmente media. La vendemmia è tendenzialmente tardiva, permettendo una maturazione aromatica completa.</p>
<p>La vinificazione segue un’impostazione tradizionale: fermentazione alcolica in cemento per circa 12-14 giorni, seguita da una macerazione post-fermentativa di 6-7 giorni, per un contatto complessivo tra bucce e mosto di circa tre settimane. Dopo la svinatura la fermentazione malolattica avviene in legno, mentre l’affinamento prosegue in botti di rovere da 25 e 52 ettolitri Garbelotto per circa 20 mesi. Il vino viene poi riportato in cemento per qualche mese prima dell’imbottigliamento, scelta che consente di distendere ed armonizzare le componenti senza aggiungere ulteriori note boisée.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un carminio di media fittezza vibrante, attraversato da riflessi granati.</p>
<p>L’incipit olfattivo è immediatamente fruttato, con note di melograno, lampone e ciliegia durone, accompagnate da una balsamicità elegante di alloro e incenso selvatico. Con l’ossigenazione emergono sensazioni di sottobosco, con richiami di foglie bagnate e corteccia di china. Il registro floreale si rivela progressivamente nella rotazione del calice con accenni di violetta e lavanda, che evolvono poi verso sfumature mediterranee di mirto e rosmarino in fiore.</p>
<p>La speziatura si sviluppa inizialmente su toni dolci di vaniglia, per poi virare verso accenti più balsamici e penetranti di cardamomo. Con ulteriore ossigenazione il vino si apre anche su leggere note di caffè, caramello e caramella d’orzo.</p>
<p>Al sorso il tannino è protagonista, con una trama fine ma ancora energica che si concentra al centro bocca su richiami di ciliegia. Una spalla acida agrumata inizia a integrarsi con la tessitura tannica, mentre la componente alcolica risulta ancora evidente, segno di un vino ancora in piena fase evolutiva. La chiusura è sapida e persistente, con un finale che richiama la caramella alla liquirizia.</p>
<p>È un Barolo che oggi mostra ancora la sua giovinezza, ma che lascia intuire una linea stilistica elegante e tradizionale, in cui la struttura si costruisce progressivamente attorno alla freschezza e alla salinità tipiche del cru Berri.</p>
<p>Il secondo calice porta nel <strong>cru Serra dei Turchi</strong>, interpretato da <strong>Osvaldo Viberti</strong>, vignaiolo profondamente legato alla tradizione agricola di La Morra. La sua storia inizia ufficialmente nel 1993, quando Osvaldo decide di entrare nel mondo del vino dando continuità al lavoro dei nonni Battistin e Assunta, che con grandi sacrifici avevano fondato l’azienda agricola poi lasciata al figlio Gino e alla moglie Marisa, genitori dell’attuale produttore. Cresciuto tra le vigne e il lavoro della campagna, Osvaldo ha assimilato fin da bambino i ritmi della natura e della viticoltura, sviluppando un approccio profondamente legato al territorio.</p>
<p>Il Barolo Serra dei Turchi 2021 nasce da vigneti esposti a sud, situati tra 250 e 300 metri di altitudine su terreni argilloso-calcarei, con una resa media di circa 45 quintali per ettaro. Il cru Serra dei Turchi si estende complessivamente per 22,03 ettari, con una superficie vitata pari al 71%, dominata dal Nebbiolo (96%), affiancato da piccole percentuali di Riesling (3%) e Barbera (1%). I suoli sono riconducibili alle Marne di Sant’Agata Fossili, tipiche del territorio di La Morra, capaci di donare vini eleganti, dal frutto croccante e dalla struttura più slanciata.</p>
<p>La vendemmia è generalmente intermedia o tardiva, permettendo una maturazione aromatica completa del Nebbiolo. La vinificazione avviene con fermentazione in vasche d’acciaio per circa 10–15 giorni, seguita da un periodo di maturazione in botti di rovere, scelta che consente al vino di sviluppare complessità mantenendo una lettura nitida del cru.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un carminio più fitto rispetto al precedente, attraversato da eleganti sfumature granate.</p>
<p>L’incipit olfattivo è dominato da un raffinato ventaglio floreale: ciclamino, violetta, rosa, lavanda e peonia disegnano un profilo aromatico elegante e profondo. Seguono cenni balsamici di alloro, che introducono un registro più terroso di sottobosco, con terra umida, corteccia di china e radice di liquirizia.</p>
<p>Il frutto appare più evoluto e maturo, probabilmente anche per l’influenza del legno, con richiami di confettura di frutti di bosco, ribes rosso e scorza d’arancia essiccata. Con l’ossigenazione emerge anche un leggero accenno ematico, che lentamente vira verso una sfumatura più calda di tabacco dolce.</p>
<p>Al sorso la trama tannica risulta più integrata rispetto al vino precedente, sostenuta da una vivace acidità agrumata che accompagna la progressione gustativa. Il tannino è ancora in fase di polimerizzazione, ma la struttura appare già più armonica. La sapidità allunga il finale su note empireumatiche di noce e nocciola tostata, lasciando una sensazione di equilibrio e profondità.</p>
<p>Il Serra dei Turchi mostra così il volto più elegante di questo versante di La Morra: un Barolo che unisce finezza floreale, frutto maturo e progressione gustativa equilibrata, lasciando intuire un’interessante capacità evolutiva negli anni.</p>
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<p>Il terzo calice conduce nel <strong>cru Bricco Chiesa</strong>, interpretato da <strong>Silvio Alessandria</strong>, una delle realtà storiche di La Morra. Le radici della famiglia affondano nel 1883, quando il bisnonno dell’attuale proprietario Enzo Alessandria possedeva già vigne e produceva vino per il consumo familiare, conservandolo in damigiane. Fu poi il padre di Enzo, Silvio, a dare il proprio nome all’azienda vinicola, trasformando l’attività agricola in una vera cantina. Oggi Enzo, affiancato dalla moglie Cinzia, continua la tradizione familiare mantenendo un approccio artigianale e profondamente legato al territorio.</p>
<p>Il vigneto Bricco Chiesa si estende per circa 13,75 ettari, con una superficie vitata pari al 57%. La composizione varietale è dominata dal Nebbiolo (95,5%), affiancato da una piccola presenza di Dolcetto (4,5%). I vigneti si trovano tra 225 e 295 metri di altitudine, con esposizione prevalentemente sud-est, su suoli riconducibili alle Marne di Sant’Agata Fossili. Questi terreni contribuiscono a generare vini dal profilo fruttato, dal carattere levigato e sapido e dalla struttura media, con vendemmie generalmente intermedie o tardive.</p>
<p>La vinificazione segue un’impostazione decisamente tradizionale: fermentazione in acciaio per circa 20–25 giorni, comprensiva del periodo di macerazione sulle bucce a cappello sommerso, tecnica che consente un’estrazione progressiva e delicata delle componenti polifenoliche. Dopo la svinatura il vino passa in botti di rovere di Slavonia, dove matura per circa 24 mesi, prima dell’imbottigliamento e di un ulteriore affinamento in vetro.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un carminio di media fittezza attraversato da riflessi granati.</p>
<p>L’apertura olfattiva è elegante e complessa: la canfora introduce un raffinato bouquet floreale di rosa canina, viola mammola e primula. Il registro si amplia poi verso il sottobosco, con richiami di foglie umide, tabacco umido, corteccia di china e radice di liquirizia.</p>
<p>Il frutto emerge con una bella croccantezza su melograno, ribes rosso e lampone, mentre la rotazione del calice introduce una speziatura progressiva di pepe rosa. Con l’ossigenazione arrivano toni più profondi e scuri di tabacco Kentucky, caffè e cioccolato amaro, che conferiscono maggiore profondità al profilo aromatico.</p>
<p>Al sorso l’ingresso è agile e sostenuto da una freschezza balsamica che accompagna lo sviluppo gustativo. La trama tannica appare composta e ben definita, pur mantenendo presenza e struttura, mentre emerge una sottile nota di piccantezza, elegante firma del passaggio in botte grande di rovere di Slavonia. L’acidità, leggermente più contenuta rispetto ai vini precedenti, trova equilibrio in una decisa scia sapida che sostiene l’allungo finale, chiudendo su ricordi di succosa ciliegia.</p>
<p>Il risultato è un Barolo che nasce da terreni di marne laminate e che mostra un carattere più austero, con un’espressione del frutto leggermente più matura. Allo stesso tempo conserva una notevole sottigliezza, lasciando spazio alla salinità del suolo e a una freschezza balsamica che sostiene e slancia la trama tannica.</p>
<p>Si prosegue con l’azienda<strong> San Biagio</strong>, realtà familiare profondamente radicata nel territorio di La Morra. L’azienda è guidata da Giovanni, che coordina l’attività insieme ai tre figli: Davide, agrotecnico, responsabile delle lavorazioni in vigneto e dei controlli fitosanitari; Gianluca, enologo, che segue la vinificazione; e Tiziana, laureata in lingue, che si occupa della parte commerciale, della comunicazione e dell’accoglienza. Una conduzione familiare che si riflette in un approccio diretto e autentico alla produzione.</p>
<p>Il vigneto<strong> Capalot</strong> si estende per circa 34,94 ettari, con una superficie vitata pari all’82%. La composizione varietale vede una netta prevalenza di Nebbiolo (83,5%), accompagnato da Dolcetto (9,5%), Barbera (5,6%) e una piccola presenza di Pelaverga (1,3%). I vigneti si collocano tra 280 e 450 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente est e sud / sud-est, in particolare nella zona denominata Galina. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili laminate, tipiche di questa porzione di La Morra, capaci di generare vini dal frutto più maturo, dal carattere levigato e da una struttura media, ma solida. La vendemmia è generalmente intermedia o tardiva, consentendo una maturazione fenolica completa del Nebbiolo.</p>
<p>La vinificazione prevede una delicata diraspatura con lieve pigiatura, seguita da una macerazione statica a freddo di circa un giorno. La fermentazione alcolica avviene in acciaio a circa 26°C per circa 15 giorni, con successiva steccatura. L’affinamento prosegue per 18 mesi in barrique di secondo e terzo passaggio, seguito da 12 mesi in botti grandi di Slavonia e da un ulteriore anno di affinamento in bottiglia, percorso che contribuisce a modellare struttura e complessità del vino.</p>
<p>Nel calice il Barolo Capalot 2021 si presenta con un carminio fitto attraversato da riflessi granati.</p>
<p>Il profilo aromatico si apre con una dimensione floreale elegante, dominata da violetta e rosa, seguite da cenni più profondi di fave di cacao. La componente balsamica emerge con alloro e accenni vegetali di foglia di ortica, mentre leggere sfumature minerali iodate si intrecciano con richiami di caramella alla liquirizia. Il frutto appare più maturo rispetto ai vini precedenti, con ricordi di marmellata di visciole.</p>
<p>Al sorso il grip tannico è decisamente più marcato, con una tessitura ancora corta sul piano polimerico. L’acidità agrumata fatica per il momento a integrarlo pienamente, mentre la sapidità contribuisce a rendere il finale saporito, con una lieve nota amaricante generata dall’incontro tra componente tannica e salina. La chiusura è lunga e complessa, con ritorni di nocciola tostata e tamarindo.</p>
<p>In questo vino il frutto appare più maturo e il colore più intenso, anche per la minore presenza di terra nel vigneto, fattore che influisce sulla concentrazione. L’annata 2021, caratterizzata da precipitazioni limitate e condizioni più calde in vigna, ha favorito una maturazione accelerata, portando a tannini più vigorosi e meno levigati, che oggi rendono il vino ancora in fase di piena evoluzione.</p>
<p>Il quinto vino conduce nel <strong>cru Rocchettevino</strong>, interpretato dalla storica azienda <strong>Bovio</strong>, una delle realtà più conosciute di La Morra. La storia della famiglia affonda le radici negli anni Settanta, quando Gianfranco Bovio iniziò a occuparsi dei poderi del padre Alessandro, ristrutturando la vecchia cantina e dedicandosi con passione alla produzione di vini provenienti esclusivamente dai vigneti di proprietà, che si estendono su circa 8,5 ettari. Oggi la tradizione di famiglia prosegue con Alessandra Bovio e il marito Marco Boschiazzo, che continuano il lavoro iniziato da Gianfranco con il supporto dell’enologo Matteo Franchi e la collaborazione di Robert Tofan per l’accoglienza.</p>
<p>La famiglia Bovio è stata anche protagonista della storia gastronomica del territorio: negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta il ristorante Belvedere rese celebre la cucina delle Langhe, in particolare per il tartufo. Successivamente nacque il ristorante Bovio, noto per piatti iconici come la faraona preparata dalla cuoca Vittoria e per la storica panna cotta del Belvedere, realizzata senza gelatina. Il locale, affacciato su uno dei panorami più suggestivi delle Langhe, è stato recentemente riaperto mantenendo la tradizione dei piatti storici.</p>
<p>Il cru Rocchettevino si estende per circa 34,98 ettari, con una superficie vitata pari al 71%. La composizione varietale vede la prevalenza di Nebbiolo (72,5%), affiancato da Barbera (11,5%) e Dolcetto (16%). I vigneti si trovano tra 280 e 450 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente est, mentre nella parte più bassa alcune parcelle guardano verso nord-est. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili laminate, che conferiscono ai vini un carattere austero ma levigato, con profumi che uniscono goudron e frutto maturo. La vendemmia è tendenzialmente tardiva, permettendo al Nebbiolo di raggiungere una maturazione aromatica completa.</p>
<p>La vinificazione prevede fermentazione con lieviti indigeni per circa 15 giorni a temperatura controllata in vasche d’acciaio inox, durante la quale vengono effettuati periodicamente rimontaggi per favorire una corretta estrazione di colore e tannini dalle bucce. Dopo la svinatura avviene la fermentazione malolattica, seguita da un affinamento in botti di rovere per un periodo compreso tra 18 e 24 mesi. Il vino viene poi travasato in vasche di cemento, dove riposa per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento, passaggio che contribuisce ad armonizzare le componenti gustative.</p>
<p>Nel calice il Barolo Rocchettevino 2021 si presenta con un carminio di media fittezza dal bordo leggermente aranciato, segno di un principio di evoluzione cromatica.</p>
<p>L’incipit olfattivo è balsamico, con richiami di alloro, incenso selvatico e cardamomo, a cui seguono sfumature speziate di coriandolo, chiodo di garofano e pepe verde. Il frutto assume tonalità più scure e concentrate con ricordi di mora in gelée, accompagnati da note di caramella alla liquirizia.</p>
<p>Al sorso l’ingresso è gentile, con una fresca sensazione mentolata che accompagna la progressione gustativa. Il tannino si colloca al centro bocca, mostrando una trama fine e ben definita. L’acidità integra progressivamente la struttura tannica, mentre la sapidità allunga il finale con ritorni aromatici di liquirizia.</p>
<p>Il Rocchettevino esprime così un Barolo equilibrato e coerente con il carattere del cru: austero ma elegante, capace di unire maturità del frutto, precisione balsamica e una tessitura tannica raffinata.</p>
<p>Il percorso prosegue con <strong>Barolo Arborina 2021 </strong>di<strong> Renato Corino</strong>, uno dei nomi che hanno contribuito a segnare una svolta stilistica nella storia recente del Barolo. Renato Corino è infatti considerato tra i protagonisti del movimento dei Barolo Boys, la generazione di produttori che negli anni Novanta ha introdotto una visione più moderna della vinificazione senza mai perdere il legame con il territorio.</p>
<p>L’azienda Renato Corino nasce nel 2005, nel cuore del vigneto Arborina, una delle zone storiche di La Morra per la coltivazione del Nebbiolo, insieme al vicino cru Rocche dell’Annunziata. Dopo l’esperienza maturata nell’azienda di famiglia, Renato decide di intraprendere un percorso autonomo portando con sé alcuni vigneti storici e costruendo una nuova cantina. Oggi l’azienda è condotta direttamente da Renato insieme ai figli Stefano e Chiara, continuando una visione produttiva che coniuga tradizione e sensibilità contemporanea.</p>
<p>Il cru Arborina si estende per circa 10,81 ettari, con una superficie vitata pari all’84%. La composizione varietale è dominata dal Nebbiolo (76%), affiancato da Dolcetto (11%), Barbera (10%) e una piccola presenza di Freisa (1,5%). I vigneti si trovano tra 250 e 320 metri di altitudine, con esposizioni sud e sud-est nella parte centrale, mentre alle estremità alcune parcelle guardano verso est. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili laminate e sabbiose, che contribuiscono a generare vini dal profilo aromatico fruttato e croccante, dal carattere levigato e dalla struttura media. La vendemmia è generalmente precoce, caratteristica che spesso conferisce ai vini del cru una particolare precisione aromatica.</p>
<p>La vinificazione prevede fermentazione in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata per circa una settimana, seguita dalla fermentazione malolattica in botte. L’affinamento prosegue per circa 24 mesi in legni di diversa età, prima del successivo riposo in bottiglia secondo le tempistiche previste dal disciplinare. Il vino non viene sottoposto a filtrazione, scelta che consente di preservare integrità aromatica e struttura. La produzione è volutamente limitata a circa 4.000 bottiglie l’anno.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un carminio fitto attraversato da leggere sfumature granate.</p>
<p>Il profilo aromatico si apre su note dolci e aromatiche di caramella alla violetta, accompagnate da richiami di caramella alla liquirizia e vaniglia bourbon. La componente balsamica emerge con alloro e incenso selvatico, mentre in chiusura compaiono sfumature speziate di noce moscata e anice.</p>
<p>Al sorso il vino mostra un connubio diretto tra acidità e tannino, sostenuto da una struttura piena e avvolgente. La sapidità riempie il palato, accompagnando lo sviluppo gustativo e mettendo in risalto un tannino dalla trama speziata, che conferisce al vino energia e profondità.</p>
<p>Il risultato è un Barolo che riflette bene il carattere di Arborina: equilibrato ma dinamico, capace di coniugare una bella croccantezza aromatica con una struttura solida e ben delineata.</p>
<p>Il viaggio nei cru di La Morra raggiunge uno dei suoi vertici con <strong>Rocche dell’Annunziata</strong>, interpretato dalla storica cantina <strong>Francesco Rinaldi &amp; Figli</strong>, una delle famiglie che hanno scritto la storia del Barolo.</p>
<p>La cantina nasce nel 1870, quando Giovanni Rinaldi eredita un appezzamento nella celebre vigna Cannubi. Intuendone il potenziale, decide di acquistare la cantina sulla collina e avviare una produzione che nel tempo diventerà un riferimento per il Barolo tradizionale. Negli anni Sessanta l’azienda prosegue il proprio sviluppo grazie a Luciano e Michele, figli di Francesco, consolidando una crescita costante che arriva fino ai giorni nostri. Ancora oggi la realtà mantiene una dimensione profondamente familiare: la gestione è affidata a Paola e Piera Rinaldi, con il supporto della nuova generazione rappresentata da Francesca, quinta generazione della famiglia. Una cantina dove la tradizione non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana, costruita sulla valorizzazione della terra del Barolo.</p>
<p>Il cru Rocche dell’Annunziata rappresenta una delle zone più prestigiose dell’intero comune di La Morra. L’area si estende per circa 29,92 ettari, con una superficie vitata pari al 94%. Il vigneto è quasi interamente dedicato al Nebbiolo (98%), con piccole presenze di Freisa (1,5%) e Barbera (0,9%). Le vigne si collocano tra 230 e 385 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente nord e nord-ovest, mentre alcune parcelle guardano verso est. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili, con componenti sabbiose nelle Rocche e più laminate nelle Rocchette, elementi che contribuiscono a generare vini dal profilo aromatico fruttato e floreale, dal carattere levigato e dalla struttura medio-solida. La vendemmia è generalmente precoce, favorendo eleganza aromatica e precisione espressiva. Non a caso questo cru è considerato uno dei grandi nomi del Barolo: una storia documentata già dal 1477 con la menzione “Rocha”, e nel 1200 come Rocchetta, oggi completamente votato alla coltivazione del Nebbiolo.</p>
<p>La vinificazione avviene nel rispetto della tradizione: la fermentazione si svolge in vasche di acciaio termocondizionate, con sistemi di rimontaggio automatico per circa 25–30 giorni, un tempo di macerazione che consente una lenta e completa estrazione delle componenti nobili del Nebbiolo. L’affinamento prosegue per almeno tre anni in grandi botti di rovere di Slavonia da circa 5.000 litri, seguendo un approccio che privilegia la purezza del vitigno e la trasparenza del cru.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con il classico carminio luminoso del Nebbiolo.</p>
<p>Il profilo aromatico si apre con una bella espressione fruttata, su note di mora di gelso, seguite da ricordi di caramella alla liquirizia. La componente balsamica emerge con alloro e menta, mentre sfumature di rosmarino anticipano il lato floreale, che si sviluppa su violetta e rosa canina, accompagnate da una leggera nota vegetale di gambo di rosa.</p>
<p>Al sorso il vino mostra ancora un tannino dal grip evidente, segno della sua giovinezza. L’acidità inizia timidamente il percorso di integrazione della trama tannica, mentre la sapidità sostiene l’allungo gustativo portando il finale verso richiami di frutta secca e liquirizia.</p>
<p>Il risultato è un Barolo di grande profondità ed eleganza, capace di esprimere con precisione il carattere di Rocche dell’Annunziata: un equilibrio tra finezza aromatica, tensione gustativa e prospettiva evolutiva che promette ulteriore complessità nel tempo.</p>
<p>Il percorso nei cru di La Morra prosegue con <strong>Boiolo</strong>, interpretato dall’azienda <strong>Gillardi</strong>, realtà familiare che unisce esperienza e nuova energia generazionale.</p>
<p>Alla guida della cantina troviamo Giacolino Gillardi, figura di riferimento che, grazie alla lunga esperienza e a una profonda conoscenza del mondo del vino, supervisiona tutti i processi di vinificazione. Accanto a lui opera la figlia Elena Gillardi, che gestisce l’azienda con determinazione e forte personalità, occupandosi di tutte le attività operative, dalla gestione commerciale alle vendite e agli eventi. Il lavoro quotidiano è sostenuto da Igor, definito il “tuttofare” dell’azienda, che segue ogni fase del ciclo produttivo dalla cura dei vigneti alla cantina, mentre Lisa, braccio destro di Elena, si occupa della gestione dell’ufficio e dell’accoglienza dei visitatori. Una squadra compatta che porta avanti una visione produttiva fortemente radicata nel territorio.</p>
<p>Il cru Boiolo rappresenta una delle zone più ampie e articolate di La Morra. L’area si estende per circa 87,79 ettari, con una superficie vitata pari al 75%. Il Nebbiolo domina nettamente la composizione varietale con l’84%, affiancato da Chardonnay (7,5%), Barbera (7%) e una piccola quota di Dolcetto (1,5%). I vigneti si collocano tra 230 e 465 metri di altitudine, con esposizioni che variano tra sud-est verso Rocche dell’Annunziata, est nella zona centrale e nord/nord-est nelle parti restanti. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili, caratterizzati da stratificazioni laminate tipiche e in parte sabbiose, capaci di conferire ai vini un profilo aromatico di frutto maturo, un carattere levigato e una struttura media. La vendemmia è generalmente tardiva, elemento che contribuisce a una maturazione più completa delle uve. Il nome del cru è legato alla borgata Boiolo, dove nella parte più bassa si trovano alcune delle vigne più pregiate dedicate al Nebbiolo.</p>
<p>Il Barolo Boiolo rappresenta per l’azienda Gillardi un progetto relativamente recente ma molto sentito: il 2019 è stato il primo millesimo prodotto, dopo un lungo lavoro di recupero e reimpianto del vigneto accompagnato dall’introduzione di pratiche agronomiche biologiche, tra cui l’uso dei sovesci per migliorare la qualità del suolo e favorire la biodiversità. La posizione privilegiata della collina di La Morra, insieme alla composizione del terreno ricco di argilla e sabbia, contribuisce a definire il carattere del cru. Oggi il vigneto ha raggiunto una maturità sufficiente per esprimere un frutto di grande intensità, capace di dar vita a un Barolo che unisce potenza e raffinatezza.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un rubino intenso attraversato da riflessi carminio.</p>
<p>Al primo impatto olfattivo emerge un leggero cenno di acetaldeide, che rapidamente si dissolve con l’ossigenazione nel calice. Il bouquet si apre quindi su note balsamiche di alloro e incenso selvatico, accompagnate da profumi più dolci di caramella alla liquirizia e caramella alla mora. La componente speziata completa il quadro con accenni di pepe verde e pepe rosa.</p>
<p>L’ingresso al sorso è caratterizzato da un incipit mentolato che dona freschezza e dinamismo. La trama tannica trova progressivamente integrazione nella vibrante acidità fruttata, che richiama ricordi di lampone. La sapidità sostiene l’allungo gustativo, conducendo il finale verso richiami di frutta secca, lasciando una sensazione di equilibrio e progressione.</p>
<p>Il risultato è un Barolo che riflette bene l’identità di Boiolo: frutto maturo, struttura equilibrata e una trama gustativa levigata, con un’espressione che coniuga energia e precisione aromatica.</p>
<p>Il percorso tra i cru di La Morra prosegue con <strong>La Serra</strong>, uno dei vigneti storici del comune, interpretato dalla cantina <strong>Marcarini</strong>, realtà profondamente legata alla storia vitivinicola del territorio.</p>
<p>La cantina si trova nel centro del paese di La Morra ed è una delle aziende più longeve della denominazione. La tradizione vitivinicola della famiglia affonda le radici nella seconda metà dell’Ottocento, ma è negli anni Sessanta del Novecento che il notaio Giuseppe Marcarini decide di dare una svolta commerciale alla produzione, iniziando a imbottigliare e vendere i vini con il proprio nome. Da quel momento prende forma l’azienda moderna. Nel tempo la gestione è passata ad Anna Marcarini Bava e oggi la continuità familiare è garantita dal genero Manuel Marchetti insieme ai figli Andrea, Chiara ed Elisa, che rappresentano la nuova generazione impegnata nella valorizzazione di questo storico patrimonio viticolo.</p>
<p>Il cru La Serra si estende per circa 17,79 ettari, con una superficie vitata pari al 95%. La composizione varietale è fortemente dominata dal Nebbiolo (93%), affiancato da piccole quote di Dolcetto (5%) e Barbera (2%). I vigneti si trovano tra 375 e 460 metri di altitudine, una delle quote più elevate tra i cru di La Morra. Le esposizioni variano tra ovest e sud-ovest, mentre verso la zona di Boiolo alcune parcelle guardano a nord-est. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata Fossili, caratterizzate da stratificazioni laminate, tipiche della zona. La vendemmia è generalmente tardiva, e il cru è noto per generare vini dal profilo aromatico di frutto maturo, dal carattere levigato ma sapido e da una struttura medio-solida.</p>
<p>Il nome La Serra compare già in documenti storici del 1477 e identificava la parte più alta della collina, mentre la base del versante è delimitata da zone oggi molto conosciute come Fossati, Case Nere, Cerequio e Fossati. Un vigneto quindi non solo importante dal punto di vista qualitativo, ma anche profondamente radicato nella storia della viticoltura locale.</p>
<p>Nel calice il Barolo La Serra 2021 si presenta con un carminio attraversato da riflessi granati.</p>
<p>Il profilo olfattivo è dominato da un frutto croccante e luminoso, che si esprime su note di lampone, melograno e ribes rosso. A questa componente si affianca una bella dimensione balsamica su alloro e rosmarino in fiore, che richiama un registro aromatico quasi officinale, elegante e nitido.</p>
<p>Al sorso il vino rivela tutta la sua giovinezza: il grip tannico è ancora evidente e mostra una struttura in piena evoluzione. L’acidità accompagna lo sviluppo gustativo mentre la sapidità contribuisce a sostenere il finale, dove emerge una leggera sensazione amaricante, frutto dell’incontro tra componente tannica e salina.</p>
<p>Il risultato è un Barolo che riflette bene il carattere del cru: frutto nitido, struttura solida e una dinamica gustativa ancora in fase di definizione, ma già capace di lasciare intravedere la finezza che il tempo saprà valorizzare.</p>
<p>Il percorso della masterclass si chiude con uno dei cru più celebri e iconici di tutta la denominazione: <strong>Cerequio</strong>, interpretato dall’azienda <strong>Flavio Saglietti</strong>, piccola realtà artigianale che rappresenta bene l’anima più autentica del Barolo.</p>
<p>La storia della cantina Saglietti inizia nel 1983, quando Giacomo Saglietti, padre di Flavio, fonda l’azienda agricola. Ancora oggi Giacomo è attivamente coinvolto nel lavoro quotidiano. Nel 1997 la conduzione passa al figlio Flavio, che decide di mantenere volutamente una dimensione produttiva contenuta. La cantina non ha mai cercato di espandersi, proprio per preservare uno stile personale e una qualità fortemente artigianale. La gestione resta infatti familiare, con Flavio affiancato dalla moglie e dal giovane figlio Matteo, a testimonianza di una continuità generazionale che guarda al futuro senza perdere il legame con le radici.</p>
<p>Il cru Cerequio è uno dei vigneti più storici e celebrati dell’area del Barolo. Si estende per circa 24,12 ettari, con una superficie vitata pari al 94%, interamente dedicata al Nebbiolo. I vigneti si trovano tra 280 e 405 metri di altitudine, con esposizioni est verso il versante di Brunate, mentre sul lato opposto prevalgono orientamenti sud e sud-est. I suoli appartengono alla formazione delle Marne di Sant’Agata laminate e tipiche, che contribuiscono a conferire ai vini un profilo aromatico caratteristico di catrame, un carattere levigato e una struttura solida. La vendemmia è generalmente precoce o intermedia, e il cru è storicamente considerato tra i più prestigiosi dell’intera denominazione, capace di produrre vini accessibili anche in gioventù ma dotati di grande capacità di evoluzione nel tempo.</p>
<p>La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce di circa 20–25 giorni in acciaio inox, mentre la resa in vigneto si attesta intorno agli 80 quintali per ettaro. Successivamente il vino matura per circa due anni in botti di rovere, suddivise tra contenitori di media e piccola capacità e botti grandi, una scelta che permette di combinare struttura e finezza aromatica.</p>
<p>Nel calice il vino si presenta con un carminio luminoso.</p>
<p>Il bouquet si apre con note balsamiche di alloro e radice di liquirizia, seguite da una componente floreale che si distende su lavanda e violetta. Emergono poi cenni vegetali di gambo di rosa, accompagnati da ricordi di petali di geranio e felce, che contribuiscono a definire un profilo aromatico complesso e articolato.</p>
<p>Al sorso il vino evidenzia un tannino dal grip speziato, ancora in fase di definizione. L’acidità non riesce ancora a integrarlo pienamente, mentre la sapidità contribuisce a generare una leggera sensazione amaricante nel finale. La trama tannica mostra una certa giovinezza, che ne riduce momentaneamente la finezza.</p>
<p>Un Barolo che oggi appare ancora in fase di assestamento, ma che lascia intravedere il carattere del cru Cerequio: struttura, profondità e prospettiva evolutiva, elementi che potranno esprimersi con maggiore armonia nel tempo.</p>
<p>Alla fine della degustazione una cosa appare chiara: a La Morra nessun cru assomiglia davvero all’altro. Cambiano i profili, cambiano le tessiture, cambiano le profondità e persino il passo del tannino. Eppure, dentro questa pluralità, tutti i vini condividono la stessa impronta: una cifra fatta di eleganza, misura, slancio balsamico e finezza aromatica che si esprime nel tempo.</p>
<p>È forse proprio questo il segreto di La Morra: riuscire a dare voce alla complessità senza mai rinunciare all’armonia. Qui il Barolo non cerca di imporsi con la sola potenza, ma convince per stratificazione, respiro e capacità di trasformare il paesaggio in racconto liquido.</p>
<p>Tornano allora attuali le parole di <strong>Armando Cordero</strong>: <em>“Il vino fa parte della nostra storia, delle nostre radici, del nostro io. Ci rende attenti agli odori, ai colori, ai sapori e, più generalmente, alle forme, all’armonia e all’intensità delle cose.”</em> Ed è forse questa la sensazione più autentica che lascia la serata: non quella di aver semplicemente degustato dieci Barolo, ma di aver attraversato dieci modi diversi di abitare una stessa collina.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I grandi terroir del Barolo &#8211; Monforte d&#8217;Alba, 19-20 Marzo 2022</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/i-grandi-terroir-del-barolo-monforte-dalba-19-20-marzo-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 13:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Etna DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Fabrizio]]></category>
		<category><![CDATA[Go Wine]]></category>
		<category><![CDATA[M.G.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Master sul Barolo]]></category>
		<category><![CDATA[Nebbiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Nerello mascalese]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Martinengo]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorante Moda Venue]]></category>
		<category><![CDATA[Vini d'Italia Gambero Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[Torna a marzo il weekend di Go Wine tutto dedicato al Barolo: un weekend di degustazioni nella Langa del Barolo! Ecco le date dell’edizione 2022 de I Grandi Terroir del Barolo, evento ideato da Go Wine]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #000000;"><b>Torna a marzo il weekend di <em>Go Wine</em> tutto dedicato al Barolo: u</b><b>n weekend di degustazioni nella Langa del Barolo!</b></span></h4>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6813" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-scaled.jpg" alt="" width="518" height="731" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-scaled.jpg 1816w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-340x480.jpg 340w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-726x1024.jpg 726w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-768x1083.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-1089x1536.jpg 1089w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-1452x2048.jpg 1452w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-426x600.jpg 426w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Locandina-I-Grandi-Terroir-del-Barolo-22-355x500.jpg 355w" sizes="auto, (max-width: 518px) 100vw, 518px" /></p>
<p>Ecco le date dell’edizione 2022 de <b><i>I Grandi Terroir del Barolo</i></b>, evento ideato da <b>Go Wine</b> e giunto alla <b>tredicesima edizione</b>, che si svolgerà <b>sabato 19 e domenica 20 Marzo</b> a <b>Monforte d&#8217;Alba</b>, nell’elegante Sala Grifoni di <b>Palazzo Martinengo Ristorante Moda Venue</b>, nel centro storico di uno dei Comuni di riferimento della produzione del Barolo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L’evento ha mantenuto negli anni il suo carattere: <b>raccontare un grande vino come il Barolo</b> attraverso il suo territorio, le differenti Menzioni Geografiche e l’incontro con i suoi produttori, esaltando differenze e ricchezze delle varie zone della denominazione. Un tema che ha contribuito ad esaltare la grandezza del Barolo e che trova in questo evento un’importante occasione di approfondimento. Una manifestazione di nicchia, per degustazioni attente e commentate, arricchite dal racconto dei viticoltori presenti per spiegare le caratteristiche della loro terra e il loro lavoro.</p>
<p>Il programma prevede un grande <b>banco d&#8217;assaggio</b> (con la <b>presenza diretta dei produttori)</b>, esclusive <b>Masterclass </b>e un nuovo <b>Master sul Barolo </b>(in programma nella sola giornata di <strong>sabato 19 Marzo</strong>): una formula rinnovata e molto gradita, che in un weekend consentirà di approfondire &#8220;sul campo&#8221; la conoscenza della <b>nuova annata</b> di uno dei più grandi vini del mondo.<span class="Apple-converted-space"> </span>Ma non ci saranno solo le nuove annate: ad affiancare i dialoghi con il Barolo ci sarà anche <b>una selezione di grandi vini italiani legati a vigne storiche</b> e a terroir particolari.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Un ospite speciale: il Consorzio Etna DOC</strong><span style="color: #000000;">.</span></span>Tra le novità di questa edizione, la presenza del <b>Consorzio Etna DOC </b>quale ospite speciale, presente al banco d’assaggio con una selezione di etichette di <b>Etna Rosso</b> che racconteranno diversi versanti dell’areale di produzione e differenti cantine del territorio etneo. L’Etna sarà poi protagonista di una <i>Masterclass</i> (ripetuta in entrambi i giorni, in doppio turno) in un avvincente confronto con il <b>Barolo</b> e tra i loro importanti vitigni, il <b><i>Nerello Mascalese</i></b> e il <b>Nebbiolo</b>.</p>
<p>Ma veniamo ai dettagli, iniziando con le <em>Masterclass</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6820" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass.png" alt="" width="640" height="449" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass.png 2156w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-480x336.png 480w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-1024x718.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-768x538.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-1536x1076.png 1536w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-2048x1435.png 2048w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-465x326.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Masterclass-695x487.png 695w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Ad <span class="">arricchire il programma della manifestazione è previsto, per <b class="">sabato 19 marzo</b>, anche un <b class="">Master sul Barolo</b>: una giornata esclusiva, in cui si potrà <strong>approfondire sul campo</strong> la conoscenza di questo vino fra <strong>lezioni</strong>, <strong>percorsi nel territorio</strong> di produzione e <strong>degustazioni</strong>.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6822" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti.png" alt="" width="452" height="504" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti.png 1484w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-430x480.png 430w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-918x1024.png 918w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-768x857.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-1376x1536.png 1376w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-465x519.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Cantine-presenti-448x500.png 448w" sizes="auto, (max-width: 452px) 100vw, 452px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6831" src="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo.png" alt="" width="716" height="740" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo.png 2224w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-464x480.png 464w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-991x1024.png 991w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-768x794.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-1486x1536.png 1486w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-1981x2048.png 1981w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-465x481.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2022/03/Programma-completo-484x500.png 484w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></p>
<p><strong>La manifestazione si svolge con il contributo della FONDAZIONE CRC.</strong></p>
<p>Per informazioni:<span class="Apple-converted-space"> </span><b>Associazione Go Wine – </b>Tel. 0173.364631 – <a href="mailto:stampa.eventi@gowinet.it">stampa.eventi@gowinet.it</a> – <a href="http://www.gowinet.it/">www.gowinet.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il CMB-Concours Mondial de Bruxelles 2019: risultati ufficiali e appunti personali</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-cmb-concours-mondial-de-bruxelles-2019-risultati-ufficiali-e-appunti-personali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2019 22:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Aigle]]></category>
		<category><![CDATA[Arba Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Azienda Agricola Montebelli]]></category>
		<category><![CDATA[Azienda Agricola Poggio Salvi]]></category>
		<category><![CDATA[CMB 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Concours Mondial de Bruxelles 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Domaine Gris des Bauries]]></category>
		<category><![CDATA[Epordouro]]></category>
		<category><![CDATA[Lux Vina Pinot Noir Clos de Pachje 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Meiram-Arba Merlot 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Pago de Larrainzar]]></category>
		<category><![CDATA[Quinta Do Peto Grande Reserva 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Sous Les Cyprès 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Vins des Chevaliers]]></category>
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					<description><![CDATA[Sul sito del CMB (www.concoursmondial.com) sono stati pubblicati – con un anticipo di una decina di giorni rispetto alla data prevista, grazie alla scheda digitale di valutazione su tablet, che ha accelerato sensibilmente l’analisi dei voti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito del CMB (<a href="http://www.concoursmondial.com">www.concoursmondial.com</a>) sono stati pubblicati – con un anticipo di una decina di giorni rispetto alla data prevista, grazie alla scheda digitale di valutazione su tablet, che ha accelerato sensibilmente l’analisi dei voti e la stesura delle classifiche – i risultati della 26<sup>a</sup> edizione del prestigioso concorso, svoltosi nell’inconsueta <i>location</i> del velodromo di Aigle, in Svizzera, dal 2 al 5 Maggio. In totale, sui 9.150 presentati, sono stati premiati 2.726 vini (il 29,79%), con 91 <i>Grand Gold Medal</i>, 949<i> Gold Medal</i> e 1.686 <i>Silver Medal.</i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2822" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-1024x361.png" alt="" width="787" height="277" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-1024x361.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-300x106.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-768x271.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-465x164.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-1-695x245.png 695w" sizes="auto, (max-width: 787px) 100vw, 787px" /></p>
<p>I paesi premiati con almeno una medaglia sono stati 43, con la Spagna (626 medaglie) nazione più medagliata, seguita dalla Francia (614), dall’Italia (383), dal Portogallo (365) e dal paese ospitante, la Svizzera (172). Tra i principali paesi produttori, la percentuale dei vini premiati sul totale dei vini presentati esalta il Portogallo (365 premiati su 1.046 presentati, ovvero il 34,89%), la Spagna (626 su 1.871, cioè il 33,36%), il Cile (37,59%) e il Sudafrica (30,71%).</p>
<p>L’Italia – pur con una percentuale più bassa di vini premiati rispetto a quelli presentati (383 premiati su 1.450 presentati, il 26,41%) – ha ottenuto il più alto numero di <i>Grand Gold Medal</i> (20), seguita da Spagna (18), Francia (12), Portogallo (11) e Svizzera (7): un risultato che premia la costante ricerca della qualità dei produttori italiani. Le 383 medaglie italiane sono così suddivise: 20 <i>Grand Gold Medal</i>, 114 <i>Gold Medal</i> e 249 <i>Silver Medal</i>. Tra le regioni italiane, la Puglia (70 medaglie) si conferma la più premiata, seguita da Veneto (66) e Sicilia (60). Le varietà tricolori hanno sbaragliato la concorrenza nella sfida della qualità, con Sangiovese (39 medaglie), Primitivo (32), Glera (25) e Nero d’Avola (21) a fare la parte dei leoni.</p>
<p>L’ottimo risultato qualitativo dell’Italia è confermato dal numero complessivo di medaglie conquistate per i <b>vini bio </b>– 46 su 153 totali, davanti a Spagna (32), Francia (32) e Cina (14) – e dall’aver conseguito due premi speciali internazionali: il primo – <b>Vino Biologico Rivelazione Internazionale</b>, ottenuto dall’Italia per il secondo anno consecutivo – è andato al <i>Monteregio di Massa Marittima DOC Fabula Riserva 2015</i> dell’<i>Azienda Agricola Montebelli</i> di Caldana (GR); il secondo – <b>Vino Dolce Rivelazione Internazionale</b> – è andato al <i>Vin Santo del Chianti DOC Poggio Salvi 2007 </i>dell’<i>Azienda Agricola Poggio Salvi</i> di Sovicille (SI).</p>
<p>Nell’ambito dei vitigni a bacca rossa, i più premiati nel 2019 sono stati i vitigni internazionali, con Merlot (268), Tempranillo (260), Cabernet Sauvignon (221), Syrah (135) e Grenache (93), mentre tra i vitigni a bacca bianca i preferiti della giuria sono stati Sauvignon Blanc (102), Chardonnay (91), Chasselas (30), Verdejo (29) e Alvarinho (20). È stato piuttosto curioso notare che oltre il 50% di tutti i vini premiati viene venduto a meno di 8,5 euro (prezzo franco cantina) a bottiglia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>I più curiosi e impazienti potranno vedere i risultati completi del CMB accedendo al <a href="https://concoursmondial.com/it/risultati/">sito</a> del concorso. Nella commissione che ho avuto l’onore (e l’onere) di presiedere, abbiamo valutato complessivamente 148 vini, assegnando 34 medaglie (15 <i>Silver</i>, 17 <i>Gold</i> e 2 <i>Grand Gold</i>). Tra questi vini, vorrei ricordare le 2 <i>Grand Gold Medal</i> e le 3 <i>Gold Medal</i> che mi hanno impressionato maggiormente.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2823" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-1024x318.png" alt="" width="795" height="247" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-1024x318.png 1024w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-300x93.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-768x239.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-465x144.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2019/05/CMB-2019-collage-2-695x216.png 695w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></p>
<p><b>Pago de Larrainzar Reserva Especial 2011</b> (<i>Grand Gold Medal</i>) &#8211; La Spagna – che ha già il sole, il calore umano, la cultura, il <i>camino</i>, i romanzi ivi ambientati dall’amato Hemingway – ha anche grandi vini come questo, che non proviene dalla zona più rinomata e prestigiosa (<i>Ribera del Duero</i>), bensì dalla vicina <i>Navarra</i>, che – onestamente – mi ha sempre richiamato alla mente più la <i>Feria de San Fermín</i> di Pamplona che la qualità dei suoi vini. Invece questo <i>blend</i> di Cabernet Sauvignon (50%), Merlot (30%) e Tempranillo (20%), prodotto nella <i>bodega</i> <b>Pago de Larrainzar</b> (<a href="http://www.pagodelarrainzar.com">www.pagodelarrainzar.com</a>), è stata una felice scoperta. Intenso, complesso ed elegante al naso, con riconoscimenti tostati di vaniglia, frutti rossi in confettura (prugna), tabacco da pipa, spezie e lievi note erbacee, in bocca è parimenti elegante e avvolgente: ampio, caldo e morbido, con tannini tendenti al dolce ben bilanciati, più sapido che fresco, con un finale piacevole, persistente e complesso, in cui spiccano sentori di tabacco e cioccolato fondente.</p>
<p><b>Domaine Gris des Bauries Sous Les Cyprès 2016</b> (<i>Grand Gold Medal</i>) &#8211; Questo vino della <i>Côtes du Rhône</i><b> </b>(50% Grenache e 50% Syrah), prodotto dall’azienda <b>Domaine Gris des Bauries (</b><a href="http://www.grisdesbauries.com">www.grisdesbauries.com</a>), ha un colore<b> </b>impenetrabile e al naso è intenso e accattivante, con frutti rossi in confettura che si alternano a sensazioni floreali, ciliegia, vaniglia e pepe nero. In bocca fa il prepotente ed è intenso e complesso, piuttosto caldo e anche sapido, con una buona freschezza e tannini in evoluzione, pur se già ben bilanciati. Il finale è gradevole, di cioccolato fondente<b>.</b></p>
<p><b>Epordouro Quinta Do Peto Grande Reserva 2015</b> (<i>Gold Medal</i>)<b> &#8211; </b>Anche quest’anno la mia commissione ha valutato eccellenti vini portoghesi della zona del Douro e questo è stato uno dei migliori. Prodotto dall’azienda <b>Epordouro </b>(<a href="http://www.epordouro.com">www.epordouro.com</a>), è un blend di Touriga Nacional (40%), Tinta Roriz (cioè Tempranillo, 30%), Tinto Cão (20%) e Trincadeira (o Tinta Amarela, 10%). Al naso è intenso, fine e complesso, con riconoscimenti di frutti rossi, spezie, vaniglia, una lieve nota floreale, tabacco e cacao. In bocca è pieno e corposo, caldo, con tannini delicati, buona freschezza e un finale lungo di note fruttate, speziate e ferrose. Un vino molto interessante, di una zona capace di produrre non solo degli splendidi <i>Porto</i>, ma anche altri vini non fortificati. Una zona che mi sono ripromesso di visitare presto, assaggiando questo vino.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Vins des Chevaliers Lux Vina Pinot Noir Clos de Pachje 2016</b> (<i>Gold Medal</i>) &#8211;<b> </b>Un rosso svizzero da Pinot Noir (il varietale più coltivato nel paese) proveniente dal <i>Valais</i>, la zona di produzione più rinomata per questo straordinario vitigno e prodotto dall’azienda <b>Vins des Chevaliers </b>(<a href="http://www.chevaliers.ch">www.chevaliers.ch</a>). In questo vino colpiscono l’eleganza e la finezza dei profumi, che si alternano a frutti rossi (lampone), spezie dolci e note tostate. In bocca è avvolgente, caldo e minerale, con tannini ben integrati nel frutto, a sostegno di una grande intensità. Il finale, minerale e fruttato, è davvero piacevole.</p>
<p><b>Arba Wine Meiram-Arba Merlot 2015 </b>(<i>Gold Medal</i>)<b> </b>&#8211; Una sorpresa. Una grande sorpresa! Ovviamente, come deve essere in tutti i concorsi enologici, le degustazioni avvengono in forma anonima e, al momento dell’assaggio, del vino si conosce solo il codice identificativo (numero di serie e numero di servizio), il colore e l’annata di produzione. Qui ho riconosciuto subito il Merlot, ma non ho saputo collocarlo in una specifica zona di produzione. Immaginatevi la sorpresa, quando sono venuto a sapere che si trattava del Kazakistan, il nono paese più vasto del mondo, grande come l’Europa Occidentale, con popolazione a maggioranza musulmana e non certamente noto come produttore di vino! È proprio vero, il vino non finirà mai di sorprendermi e di insegnarmi qualcosa di nuovo. <b>Arba Wine </b>(<a href="http://www.arbawine.com">www.arbawine.com</a>)<b> </b>è un’azienda particolare (che si avvale anche di collaboratori italiani), che i più curiosi potranno conoscere meglio visitando il sito web (che è anche in italiano!), mentre io mi limiterò a descrivere il vino. Un naso accattivante, inconfondibile, che sa di Merlot al primo <i>sniff</i>: erbaceo, floreale e fruttato (ciliegia e mora), ha speziature e tostature (vaniglia) che si alternano in un caleidoscopio di profumi. In bocca è intenso, ampio, ben equilibrato, caldo ma di sorprendente freschezza, con tannini ben integrati e frutto in confettura, con lungo finale minerale, fruttato e con un bella nota di foglia di tabacco. E il sapore? Rischio la reputazione se dico «Kaz… akistan se è buono!». No, vero? Grazie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Concours Mondial de Bruxelles 2018 &#8211; Risultati e curiosità</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/concours-mondial-de-bruxelles-2018-risultati-e-curiosita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2018 22:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Aneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina di Custoza]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Tamburino Sardo]]></category>
		<category><![CDATA[Concours Mondial de Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[marzemino]]></category>
		<category><![CDATA[Refrontolo]]></category>
		<category><![CDATA[Valpolicella Ripasso]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Toffoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 25 maggio, puntuale come un orologio svizzero, sul sito del CMB (www.concoursmondial.com) sono usciti i risultati delle valutazioni delle giurie della 25a edizione del prestigioso concorso: 2.692 vini premiati sui 9.180 presentati (cioè il 29,32%),]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 25 maggio, puntuale come un orologio svizzero, sul sito del <b>CMB</b> (<a href="http://www.concoursmondial.com">www.concoursmondial.com</a>) sono usciti i risultati delle valutazioni delle giurie della 25<sup>a</sup> edizione del prestigioso concorso: 2.692 vini premiati sui 9.180 presentati (cioè il 29,32%), con 97 <i>Grand Gold Medal</i>, 854 <i>Gold Medal</i> e 1.741 <i>Silver Medal.</i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1524" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie.png" alt="" width="934" height="349" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie.png 934w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie-300x112.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie-768x287.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie-465x174.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-1-giurie-695x260.png 695w" sizes="auto, (max-width: 934px) 100vw, 934px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>I campioni preparati per le giurie e i sommelier al lavoro</i></p>
<p>39 paesi sono stati premiati con almeno una medaglia, con la Francia che si conferma la nazione più medagliata (688), seguita dalla Spagna (585), dall’Italia (484) e dal Portogallo (324), seguito dal paese ospitante, la Cina (131). Ma se in termini assoluti è la Francia ad aver vinto il maggior numero di medaglie (avendo però presentato anche il maggior numero di vini), nel rapporto tra i vini presentati e le medaglie vinte la migliore performance è stata ottenuta dall’Italia (con 484 vini premiati sui 1.382 presentati, con una percentuale del 31,40 %, che supera anche la media dell’intero concorso), seguita a breve distanza dal Portogallo (324 premiati su 1.062 presentati, con una percentuale del 30,52%).</p>
<p>L’ottimo risultato italiano è stato completato e confermato dall’exploit dei vini di Puglia – che, con 104 medaglie complessive (4 <i>Grand Gold</i>, 31 <i>Gold</i>, 69 <i>Silver</i>), è risultata la quarta regione in assoluto, dopo Bordeaux (237 medaglie), Languedoc-Roussillon (185 medaglie) e Rioja (117 medaglie) – e dai 3 premi assegnati per le categorie <i>Rivelazioni 2018</i>: il <b><i>Brunello di Montalcino DOCG La Togata Riserva 2012</i></b> dell’azienda La Togata ha vinto come <i>Rivelazione Internazionale 2018 vino rosso</i>; il <b><i>Sicilia DOC Maria Costanza Riserva 2013</i></b> dell’Azienda Agricola G. Milazzo ha vinto come <i>Rivelazione Internazionale 2018 vino biologico</i>; il <b><i>Primitivo di Manduria DOC Papale Linea Oro 2015</i></b> della Varvaglione Vigne &amp; Vini ha vinto come <i>Rivelazione 2018 Italia</i>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1525" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti.png" alt="" width="361" height="271" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti.png 850w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti-300x225.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti-768x576.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti-465x349.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-2-saluti-666x500.png 666w" sizes="auto, (max-width: 361px) 100vw, 361px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>Il passaggio di consegne alla Svizzera per il 2019</i></p>
<p>La Svizzera, che nel 2019 ospiterà il CMB ad Aislee, ha ottenuto il buon risultato di 49 medaglie complessive, registrando un aumento del 16,6%. Rilevante è stato anche l’aumento della percentuale dei vini biologici premiati, che è stata del 30,4%, mentre nel 2017 era stata del 24,6%. I vini biologici più premiati provengono da Italia, Francia, Spagna, Cina, Grecia e Moldavia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Rispetto all’anno scorso sono state attribuite più medaglie ai vini bianchi: infatti, i vini bianchi premiati hanno raggiunto la percentuale del 30%, mentre nel 2017 era stata del 24,7%. Al contrario, la percentuale dei vini rossi premiati è diminuita leggermente, passando dal 31,6% del 2017 al 29,2% di quest’anno. Invariata, invece, la percentuale di medaglie attribuite ai vini rosé, che resta del 27,1%.</p>
<p>Interessante anche notare che il 54,7% dei vini premiati viene venduto (franco cantina) sotto gli 8,5 euro, aspetto che sottolinea il loro rapporto qualità-prezzo. I vini premiati più costosi – nel range di prezzo oltre i 50 euro – sono cinesi (12 medaglie nel 2018), seguiti dai vini spagnoli e portoghesi (ognuno con 6 medaglie) e francesi (5 medaglie).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1529" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1.png" alt="" width="934" height="349" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1.png 934w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1-300x112.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1-768x287.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1-465x174.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-3-tabletfranco-1-695x260.png 695w" sizes="auto, (max-width: 934px) 100vw, 934px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>Il tablet con la scheda di valutazione e la mia giuria internazionale</i></p>
<p>Come ho accennato nella mia presentazione del CMB (<a href="http://www.ilsalottodelvino.it/il-concours-mondial-de-bruxelles-pechino-10-13-maggio-2018/">http://www.ilsalottodelvino.it/il-concours-mondial-de-bruxelles-pechino-10-13-maggio-2018/</a>), quest’anno tutte le giurie hanno lavorato utilizzando una scheda di valutazione digitalizzata inserita in un tablet. Ogni giurato inseriva autonomamente il suo giudizio su un vino e lo trasmetteva al presidente di giuria, il quale, ottenuti tutti i giudizi, li convalidava tutti assieme con un unico ‘<i>clic</i>’, rendendo il giudizio definitivo e irrevocabile. Soltanto dopo questa convalida il presidente poteva visualizzare tutti i giudizi espressi dai giurati e la conseguente media di voto ricevuto da ogni campione di vino.</p>
<p>Nella commissione che ho avuto l’onore – e l’onere – di presiedere, abbiamo valutato complessivamente 149 vini, assegnando 29 medaglie (23 <i>Silver</i>, 5 <i>Gold</i> e 1 <i>Grand Gold</i>).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ecco i quattro vini che ricordo con particolare piacere.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b><i>Douro Aneto Tinto Grande Reserva 2013</i></b> &#8211; <b>Aneto</b> (<i>Grand Gold Medal</i>)</p>
<p>Eccezionale vino portoghese, prodotto nella zona del Douro, soltanto in particolari annate, dall’azienda <i>Aneto</i>. È un blend al 50% tra Touriga Nacional e Tinta Roriz (Tempranillo) ed è molto elegante, corposo, con tannini delicati e buona freschezza, morbido e ruffiano quanto basta, largo da riempire la bocca e decisamente lungo, con un piacevolissimo e complesso finale. Vi si riconoscono frutta rossa, sottobosco, cacao e gradevole mineralità, ben armonizzati dai sentori vanigliati delle botti; insomma, è un vino che non lascia indifferenti: credo che abbia tante storie da raccontare e mi sarebbe piaciuto intrattenermi con lui per più tempo di quello dedicato al veloce assaggio valutativo, per farmele raccontare. Comunque, nessuna goccia di quel vino è finita nello sputavino, come si usa fare quando se ne valutano diversi tutti assieme, e mi sono gustato tutta la quantità che avevo nel bicchiere. Peccato che in Italia ancora non si trovi (<a href="http://www.aneto.com.pt">www.aneto.com.pt</a>).</p>
<p><b><i>Valpolicella Ripasso DOCG Classico Superiore 2013</i></b> &#8211; <b>Cantina Tamburino Sardo</b> di Fasoli Adriano &amp; Figli (<i>Gold Medal</i>)</p>
<p>Un eccellente <i>Ripasso</i>, fra i migliori che ho mai bevuto. E’ un blend di Corvina (35%), Corvinone (35%), Rondinella (15%) e Molinara (15%). Già nel bicchiere si presenta di un accattivante colore rosso rubino carico e consistente, con i suoi numerosi archetti; intenso e persistente, sia al naso che in bocca, ha una bella complessità aromatica, con note di frutta rossa matura (ciliegia e marasca principalmente), è morbido e caldo, ma anche sapido e ben equilibrato. Anche questo è un vino elegante, che mi sono ripromesso di approfondire (<a href="http://www.aziendaagricolatamburinosardo.it">www.aziendaagricolatamburinosardo.it</a>).</p>
<p><b><i>Cordisasso Veronese IGT 2013</i></b> &#8211; <b>Cantina di Custoza</b> (<i>Silver Medal</i>)</p>
<p>È un blend col 60% di Corvina e il 40% di Cabernet Sauvignon. Alla vista è di un bel rosso granato carico e di evidente consistenza, messaggera di alta gradazione e di notevole struttura, sensazioni poi confermate prima al naso – dove si rivela intenso e complesso, con riconoscimenti di fiori rossi, frutta rossa matura e lievi note vanigliate – e poi in bocca, dove esplode immediatamente con tutta la sua struttura e la sua corposità, con una persistenza un po’ inferiore all’intensità, ma con un finale comunque fine e gradevole (<a href="http://www.cantinadicustoza.it">www.cantinadicustoza.it</a>).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b><i>Colli di Conegliano DOCG Refrontolo 2014</i> </b>&#8211; <b>Vincenzo Toffoli</b> (<i>Silver Medal</i>)<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È un vino prodotto nella zona del paese omonimo, dove il vitigno Marzemino viene vinificato principalmente nella forma passita; in questa azienda a conduzione familiare, invece, è prodotto anche nella versione ‘secca’. «Eccellente Marzimino» canta il Don Giovanni mozartiano nell’opera omonima, sorseggiandone un bicchiere mentre mangia del fagiano. E in effetti questo vino (100% Marzemino) è un prodotto eccellente. Di buona struttura, intenso e persistente, morbido, con tannini percettibili ma non aggressivi e un buon ritorno di acidità, lascia alla fine un bella e persistente nota fruttata. Un vino elegante e passionale, perché ci vuole una bella passione, e tanto amore per la propria terra, per produrre un Marzemino secco in una terra (<i>Refrontolo</i>) conosciuta per i suoi Marzemino passiti. Un vino che mi piacerebbe degustare con tranquillità, magari su un bel ‘pezzo di fagiano’, come fanno, nell’opera, Don Giovanni e (di nascosto) il suo servo Leporello (<a href="http://www.proseccotoffoli.it">www.proseccotoffoli.it</a>).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1527" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale.png" alt="" width="869" height="351" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale.png 869w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale-300x121.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale-768x310.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale-465x188.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/06/CMB-4-finale-695x281.png 695w" sizes="auto, (max-width: 869px) 100vw, 869px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>I quattro vini da non dimenticare e la firma per </i>Il Salotto del Vino<i> al CMB 2018</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A margine del Concours Mondial de Bruxelles 2018. Incontri ravvicinati col vino cinese</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/a-margine-del-concours-mondial-de-bruxelles-2018-incontri-ravvicinati-col-vino-cinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 14:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Fortunato]]></category>
		<category><![CDATA[Cabernet Gernischt]]></category>
		<category><![CDATA[Château Bolongbaoo]]></category>
		<category><![CDATA[Château Lion]]></category>
		<category><![CDATA[CMB]]></category>
		<category><![CDATA[Concours Mondial de Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Marselan]]></category>
		<category><![CDATA[Vino cinese]]></category>
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					<description><![CDATA[La firma del manifesto del CMB Ci siamo lasciati con un articolo di presentazione della 25.ma edizione del Concours Mondial de Bruxelles di Pechino, dove ho avuto l’onore di presiedere una delle oltre 60 giurie che]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1411" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto-300x169.jpg" alt="" width="361" height="203" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto-300x169.jpg 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto-768x432.jpg 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto-465x261.jpg 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto-695x391.jpg 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/la-firma-del-manifesto.jpg 850w" sizes="auto, (max-width: 361px) 100vw, 361px" /><i>La firma del manifesto del CMB</i></p>
<p>Ci siamo lasciati con un <a href="http://www.ilsalottodelvino.it/il-concours-mondial-de-bruxelles-pechino-10-13-maggio-2018/">articolo di presentazione</a> della 25.ma edizione del <b>Concours Mondial de Bruxelles</b> di Pechino, dove ho avuto l’onore di presiedere una delle oltre 60 giurie che hanno valutato i 9.180 vini presentati. Tornerò sui vini degustati non appena l’organizzazione del Concorso ne avrà pubblicato gli elenchi (succederà il 25 Maggio prossimo, sul sito <a href="http://www.concoursmondial.com/it/">http://www.concoursmondial.com/it/</a>), ma posso intanto anticiparvi che dalla giuria che presiedevo non sono passati né vini toscani né vini cinesi. La prima giornata di lavori si è consumata fra la visita all’antico tempio buddista di Dajue (un’oasi di pura pace interiore nel distretto di Haidian, poco lontano dalla sede del <i>CMB</i>), la sontuosa cerimonia di apertura del <b>CMB</b>, un interessantissimo <i>workshop</i> sul mercato dei vini in Cina – <i>Il mercato del vino in Cina: tra verità e falsi miti</i>, tenuto dal giovane enologo <b>Alessio Fortunato</b>, grande esperto del mercato cinese, tanto che in Cina ha stabilito la sua attività –<b> </b>e la degustazione, invero piuttosto caotica, di alcuni vini cinesi.</p>
<p>Con i suoi 847.000 ettari di vigneti, la Cina si situa ormai al 2° posto al mondo per superficie vitata e le zone di produzione sono collocate in più parti dell’immenso paese. Le principali zone viticole si trovano nelle pianure dello <i>Hebei</i>, non lontano da Pechino, nelle province di <i>Shandong</i>, <i>Jilin</i> e <i>Henan</i> (in queste 3 province si concentra il 70% della produzione vinicola) e in quelle nord-occidentali di <i>Gansu</i>, <i>Xinjiang</i> e <i>Ningxia</i>. I vitigni internazionali dominano il vigneto cinese, con una presenza predominante di Cabernet Sauvignon (50% della produzione), Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Chardonnay e Riesling. Ma grande importanza sta assumendo la coltivazione del Marselan, un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Grenache, nato nella Francia del Sud, che matura tardi ed è abbastanza resistente alle muffe e alle malattie in generale. Negli ultimi anni, le autorità cinesi del settore hanno continuato a sottolineare le grandi potenzialità qualitative di questo vitigno in terra cinese, tanto da promuoverlo – internamente e all’estero – come «il vitigno della Cina».</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1413" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina.png" alt="" width="571" height="403" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina.png 786w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina-300x212.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina-768x542.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina-465x328.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Mappa-vini-Cina-695x491.png 695w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p style="text-align: center;"><i>Le zone vinicole cinesi (Alessio Fortunato, CMB 2018)</i></p>
<p>Come si vede dalla mappa (che abbiamo estratto dalla relazione di <i>Alessio Fortunato</i>, come la maggior parte dei dati), le zone settentrionali sono quelle maggiormente coltivate, mentre a sud i deterrenti maggiori sono costituiti da eccessiva piovosità e conseguente umidità, che comportano stress troppo pressanti per le piante. In queste zone la Cina produce circa 11 milioni di ettolitri di vino all’anno. Nelle zone a Nord, per difendere le viti dalle rigide temperature invernali, si adotta un&#8217;interessante e dispendiosa pratica agronomica: nel periodo invernale tutte le piante vengono interrate. Naturalmente, il sistema di allevamento delle piante è adattato a questa pratica e consiste in un guyot inclinato a circa 45 gradi, con conduzione del tralcio a frutto in verticale. Il costo medio di una bottiglia di vino cinese – altissimo – è chiaramente influenzato da questa pratica, che impedisce a una considerevole percentuale di piante (tra il 12 e il 40%, con un aumento del 35% sui costi di produzione) di superare l’inverno. La regione che produce i vini di più alta qualità è il <i>Ningxia</i>, con la maggior parte dei vigneti nella valle tra la catena dei monti Helan, a ovest, e il Fiume Giallo, a est. Il capoluogo della regione è Yinchuan. Il clima è continentale, con precipitazioni scarse (180-200 mm/anno), inverni rigidi (fino a -25 °C), alta escursione termica diurna, ottima esposizione al sole, suolo sabbioso e roccioso. Vi vengono coltivati principalmente Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Riesling, Marselan – che offre ottimi risultati – e Cabernet Gernischt, una varietà di uva rossa simile al Carmenère, ritenuta di origine europea.</p>
<p>Tra i vini che ho avuto modo di assaggiare, voglio ricordarne quattro. <b>Lan Cui Lilian Vinery Merlot 2015</b> è un ‘vinone’ molto concentrato, più intenso che persistente, morbido, con forti note legnose – che coprono profumi primari (frutti di bosco) appena percettibili – ed equilibrio da raggiungere. Mi è sembrato un vino costruito, di quelli che non hanno molto da raccontare. <b>Château Ho-Lan Soul<span class="Apple-converted-space">  </span>Marselan 2015</b> è molto interessante, con note di frutta matura, vaniglia e pepe ben equilibrate, gusto intenso e morbido, con buona acidità le lunga persistenza. Proprio un bel vino. <b>Château Ho-Lan Soul Cabernet Sauvignon Organic 2014 </b>esprime tutte le caratteristiche tipiche del vitigno, con profumi di sottobosco e buona mineralità, più intenso che persistente, un buon equilibrio complessivo ma leggermente stancante.<b> Château Ambassador Cabernet Gernischt</b> è intenso e abbastanza persistente su sentori di frutti rossi, spezie e frutti di bosco. Di pronta beva e bella piacevolezza complessiva, ha un retrogusto fresco che invita a ribere un altro sorso. Una vera sorpresa: il buffo è che non sono riuscito ad individuare l’annata, sulla bottiglia.</p>
<p><b>Hebei </b>è la seconda regione (dopo lo <i>Shandong</i>) per produzione e fatturato e può contare economicamente sullo sbocco commerciale offerto dalla capitale. L’area comprende infatti le zone vinicole di <i>Huailai</i> (a nord-ovest di Pechino) e <i>Changli</i> (a nord-est). Nella zona di <i>Changli</i> gli inverni sono influenzati dalle correnti fredde provenienti dalla Siberia – che possono protrarsi fino a primavera – ed estati calde e umide, influenzate dal monsone orientale, con conseguenti precipitazioni. Nella zona di <i>Huailai</i> – e in quelle più settentrionali – abbiamo precipitazioni più moderate, alte escursioni termiche ed estati relativamente più fresche, grazie alla vicinanza del mare, con suolo principalmente sabbioso o argilloso. Vi si coltivano principalmente<b><i> </i></b>Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Shiraz e, naturalmente, Marselan. Fra i vini degustati quello che mi è piaciuto di più è stato <b>Bodega Langes 2015</b>, un blend fra Cabernet Sauvignon, Shiraz, Marselan, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, tutti vitigni direttamente coltivati nei vigneti della <i>Bodega Grapes</i>. Maturato per 18 mesi in botti cinesi, ha note piacevoli di spezie e frutti di bosco, che si ritrovano sia nel naso che in bocca (soprattutto le spezie), ed è intenso e persistente, con un buon finale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1418" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia.png" alt="" width="922" height="260" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia.png 922w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia-300x85.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia-768x217.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia-465x131.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia-695x196.png 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Bolongbaoo-cantinabarricaia-920x260.png 920w" sizes="auto, (max-width: 922px) 100vw, 922px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Château Bolongbaoo</em></p>
<p>Nei giorni successivi abbiamo anche avuto l’occasione di visitare alcuni <i>châteaux</i> nel distretto di <i>Fangshang</i>. In questa ex zona carbonifera – a sud ovest di Pechino, con oltre un milione di abitanti, distribuita fra pianure e colline – si sta sviluppando quella che sembra essere la prima meta enoturistica cinese, con un’alta percentuale di aziende a conduzione biologica. È da sottolineare la squisita accoglienza che abbiamo ricevuto in entrambi i luoghi, dove abbiamo sostato per più tempo. A <b><i>Château Bolongbaoo</i></b>, struttura moderna nata nel 1999, sono coltivati 70 ettari di vigneti, tutti biologici, e abbiamo visitato una cantina moderna e pulitissima e una invidiabile barricaia, con botti francesi da diverse <i>tonnelleries</i>. Abbiamo degustato il loro prodotto di punta, <b>Château Bolongbaoo Organic Red Wine 2014 Reserve </b>(64% Merlot, 32% Cabernet Sauvignon, 4% Cabernet Franc), che fermenta in acciaio per due settimane e viene messo a maturare in barrique francesi per il 60% nuove. Esce in commercio dopo 2 anni e – per i più curiosi, oltre che facoltosi – si può trovare anche in Europa, a Parigi, in alcuni ristoranti specializzati in prodotti biologici, al “modico” prezzo di circa 150-200 euro a bottiglia. Ha colore rosso rubino carico, con riflessi mattone, note dolci speziate e di confettura di frutti di bosco, buon corpo, morbidezza, intensità e buona persistenza. Nel complesso, un ottimo vino.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1419" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto.png" alt="" width="922" height="260" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto.png 922w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto-300x85.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto-768x217.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto-465x131.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto-695x196.png 695w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Chateau-Lion-foto-920x260.png 920w" sizes="auto, (max-width: 922px) 100vw, 922px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Château Lion</em></p>
<p><b><i>Château Lion</i>,</b> un’imponente struttura a forma di castello, con addirittura due campi da calcio davanti alla facciata principale (immersi fra i vigneti), è stato fondato nel 2010. Ha una cantina moderna che ‘non perde un pelo’, una barricaia da far invidia ai grandi <i>châteaux</i> francesi e un <i>caveau</i> fra i più ricchi e intriganti che abbia mai visto, con una collezione di <i>Château Mouton-Rotschild</i> da far dar invidia agli stessi proprietari del noto castello bordolese, oltre ad altri grandi vini <i>Premier Grand Cru Classé</i> bordolesi. Non mancavano i grandi italiani, fra i quali – in bella evidenza – 3 casse di <i>Sassicaia</i>. A seguire, in un percorso quasi museale, tutti i paesi produttori del mondo, ognuno con i suoi simboli, la sua bandiera e le sue bottiglie. Un valore inestimabile e un formidabile strumento di promozione<b>. </b>Nel corso della bella cena abbiamo degustato due vini. <b>Chateau Lion Vidal 2013</b>, un vino maturo, di colore giallo dorato, che al naso si presenta elegante, anche se inizia ad essere stanco. Intenso, grasso e abbastanza persistente, risulta amabile, ma difetta di acidità e sapidità. <b>Chateau Lion 2012 Cabernet Sauvignon</b>, un altro vino maturo, ha colore rosso rubino carico, con riflessi quasi aranciati, e trasmette piacevoli note varietali al naso (frutta rossa), oltre a tostatura, cioccolato, fieno, tabacco e caffè. Intenso in bocca e abbastanza persistente, presenta tannini già evoluti e buon equilibrio complessivo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Aleatico Passito dell&#8217;Elba Docg, una perla in mezzo al mare</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/elba-aleatico-passito-docg-una-perla-in-mezzo-al-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Castellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 17:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Acquabona]]></category>
		<category><![CDATA[Aleatico]]></category>
		<category><![CDATA[Allori]]></category>
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					<description><![CDATA[Quella dell’Elba Aleatico Passito (o Aleatico Passito dell&#8217;Elba), con i suoi 40 ettari circa, è la più piccola delle DOCG toscane. Le vigne impiantate con questo antichissimo vitigno sono una componente essenziale del paesaggio dell’isola regina]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1155" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/logo-Aleatico-Docg.png" alt="" width="172" height="155" /></p>
<p>Quella dell’<b><i>Elba Aleatico Passito </i></b>(o <b><i>Aleatico Passito dell&#8217;Elba</i></b>), con i suoi 40 ettari circa, è la più piccola delle DOCG toscane. Le vigne impiantate con questo antichissimo vitigno sono una componente essenziale del paesaggio dell’isola regina dell’Arcipelago Toscano, un luogo magico che è contemporaneamente mare, campagna e montagna. Anche gli Etruschi e i Romani l’avevano scelta proprio per questa sua peculiarità, oltre che per le ricchezze minerarie: ricchezze che oggi non si declinano più con l’estrazione della pirite e del ferro, ma con il turismo, a metà strada fra il popolare e l’elitario.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1260" height="945" src="https://www.youtube.com/embed/eyb_NWMfx3A?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
<h5 style="text-align: center;">Intervista con Antonio Arrighi, produttore e Delegato AIS Isola d&#8217;Elba</h5>
<p>L’indotto vitivinicolo rappresenta oggi una fetta interessante dell’economia elbana e la produzione dell’<i>Aleatico</i> ne è la punta di diamante. Con questo vitigno i viticoltori si cimentano con non poche difficoltà e con risultati ancora altalenanti. Proprio per questo la <i>Delegazione AIS Isola d’Elba</i> si è adoperata per creare un appuntamento annuale (giunto nel 2018 alla settima edizione), onde catalizzare l’interesse dei professionisti e dei <i>winelovers</i> verso i prodotti dei vignaioli isolani. Lo stile dell’<i>Elba Aleatico Passito</i>, pur partendo sempre da un’uva appassita, è piuttosto variegato. Già a partire dalla durata dell’appassimento, infatti, non c’è uniformità tra i produttori, anche se la variabile maggiore si riscontra successivamente, nella procedura enologica, che vede contrapposti il partito di coloro che credono nella sosta soltanto in acciaio – dopo la fermentazione – e quello di coloro che sostengono l’affinamento in legno. Un’altra diversificazione è rappresentata dalla scelta del momento di immissione del vino al consumo: c’è chi crede nell’efficacia dell’immediatezza (espressa da una piena fruttosità, soprattutto di amarena, mirto e mora), chi preferisce aspettare un anno in più e chi sceglie, addirittura, l’estremizzazione di far evolvere questo vino fin oltre i 7 anni. Ma queste plurime declinazioni rispettano e rappresentano tutte – comunque, e a pieno titolo – l’identità del passito rosso elbano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1146" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5.png" alt="" width="1012" height="315" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5.png 1012w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5-300x93.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5-768x239.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5-465x145.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-1-5-695x216.png 695w" sizes="auto, (max-width: 1012px) 100vw, 1012px" /></p>
<p>E veniamo ai 12 vini degustati. Il <i>Silosò</i> 2016 di <b>Arrighi </b><em>(intervistato sopra) è</em> caratterizzato da pienezza cromatica e da prontezza del fruttato, che si ripropone pieno anche al gusto (130 g/l di residuo zuccherino). Il <i>Lazarus</i> 2016 di <b>Valle di Lazzaro</b> (di Stefano Farkas, un produttore che, dopo un’esperienza nel Chianti Classico, a Panzano, con <i>Villa Cafaggio</i>, si è stabilito all’Elba), vinificato e affinato interamente in acciaio, è veramente gustoso, con sentori di lampone e gelatina di amarena e un riscontro al gusto ancora con estratto di frutti di bosco e balsamicità. L’azienda <b>Cecilia</b> presenta il suo 2017 con la stessa linea di pensiero, cioè gustoso e lungo con i suoi aromi di mirto, mora e gelso nero. Anche <b>Fattoria delle Ripalte</b> ha scelto la via della vinificazione in acciaio con il suo 2014, che però presenta delle sfumature balsamiche e speziate (noce moscata) più marcate, per chiudere con un aroma di arancia amara candita. Il 2016 di <b>Allori </b>si presenta teso nel fruttato di amarena e succoso al gusto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1147" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10.png" alt="" width="890" height="313" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10.png 890w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10-300x106.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10-768x270.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10-465x164.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-6-10-695x244.png 695w" sizes="auto, (max-width: 890px) 100vw, 890px" /></p>
<p>Di diversa impostazione – più legata all’esaltazione del floreale, ai toni della confettura, a colori più tendenti al granato e su uno stile che denota evoluzione – troviamo allineate altre aziende, come <b>La Galea</b> – con il 2015, che manifesta una percettibile tensione all’impronta calorica – e <b>La Faccenda</b>, con un 2016 ricco di sentori di frutta cotta ed erbe officinali. Anche<i> L’Esilio</i> 2016 di <b>Le Sughere del Montefico</b> risulta essere declinato sul floreale e con un ridotto residuo zuccherino, che lo rende agile. Nettamente dolce alla percezione è invece il 2016 di <b>Tenuta La Chiusa</b>, che, con i suoi profumi di garrigue, china e rabarbaro, sottolinea l’impronta morbida del vino. Il 2016 di <b>Mazzarri</b> ha ancora un colore granato, con <i>nuances</i> confetturate e un buon equilibrio nella sottigliezza di beva, nonostante l’alto residuo zuccherino. Nell’esaltazione dei caratteri evolutivi, un caso a sé è rappresentato da <b>Acquabona</b>, che esce con un 2011 che ha un affinamento misto (6 mesi in acciaio e 30 mesi in botte), che lo rende singolare, fuori dal coro e di grande personalità: i toni sono più evoluti, con sentori di paprika e prugna, una suadente morbidezza e un grande equilibrio in bocca. La chiusura è lunga, con aromi di china calissaia e artemisia. Sempre con il timbro dell’evoluzione promiscua, cioè in acciaio e legno (1 anno), troviamo anche il 2015 di <b>Mola</b>, con colore granato, profumi di frutta rossa e nera, cotta e disidratata, dotato di un sorso caldo e rotondo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1153" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto.png" alt="" width="864" height="316" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto.png 864w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto-300x110.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto-768x281.png 768w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto-465x170.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/05/Aleatico-11-12-foto-695x254.png 695w" sizes="auto, (max-width: 864px) 100vw, 864px" /></p>
<p>In definitiva, l’<b><i>Elba Aleatico Passito</i></b> – in tutte le sue affascinanti declinazioni – conferma sempre più il suo <i>status</i> di perla del Tirreno che va difesa e preservata, attraverso la comunicazione dell&#8217;enorme spirito di sacrificio, della caparbietà e della convinzione dei produttori elbani, capaci di regalarci – vendemmia dopo vendemmia – un succo in grado di coniugare e restituire i doni ricevuti dalla solarità del mare, da una terra ricca e da una storia millenaria.</p>
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			</item>
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		<title>Il Concours Mondial de Bruxelles &#8211; Pechino, 10-13 Maggio 2018</title>
		<link>https://www.ilsalottodelvino.it/il-concours-mondial-de-bruxelles-pechino-10-13-maggio-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Ignesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 07:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Baudouin Havaux]]></category>
		<category><![CDATA[CMB]]></category>
		<category><![CDATA[Concours Mondial de Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Costenoble]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Concours Mondial de Bruxelles (CMB, www.concoursmondial.com), giunto quest’anno alla sua 25a edizione, è divenuto senz’altro il concorso enologico più prestigioso e importante del mondo, in costante crescita di partecipazione, di attenzione e di aspettative per]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Il Concours Mondial de Bruxelles</b> (CMB, <a href="http://www.concoursmondial.com">www.concoursmondial.com</a>), giunto quest’anno alla sua 25a edizione, è divenuto senz’altro il concorso enologico più prestigioso e importante del mondo, in costante crescita di partecipazione, di attenzione e di aspettative per i risultati. Da oltre un decennio è diventato itinerante e i lavori delle giurie si svolgono ogni anno in paesi diversi, tutti produttori di vino, sia quelli storici (come l’Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo e la Germania), sia quelli emergenti, quali il Lussemburgo, la Slovacchia e la Bulgaria.</p>
<p>Spinti dal dinamismo del mercato cinese, gli organizzatori del <i>Concours Mondial de Bruxelles</i>, <b>per l’edizione 2018, </b>hanno deciso di fare tappa a <b>Pechino</b> (nel distretto di Haidian, dal 10 al 13 maggio) e sarà la prima volta che un concorso di questa importanza si svolgerà in Asia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-950" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Gold-Medal-Pechino-2018-255x300.png" alt="" width="255" height="300" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Gold-Medal-Pechino-2018-255x300.png 255w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Gold-Medal-Pechino-2018.png 396w" sizes="auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px" />La Cina è diventata il più grande mercato di riferimento per quasi tutti i paesi produttori di vino nel mondo. Numerose sono le organizzazioni professionali che vi vengono create, per stabilire contatti e ampliare le loro reti commerciali, dato che i tassi di crescita registrati in Cina sono superiori a quelli di tutti gli altri paesi. Inoltre, con i suoi 847.000 ettari di vigneti, la Cina si situa ormai al 2° posto al mondo per superficie vitata (dopo la Spagna e prima della Francia). Questa tappa in Cina offrirà quindi al CMB l’opportunità di scoprire il mercato enologico più dinamico al mondo e di aprirsi a un nuovo universo culturale.</p>
<p>I vini iscritti quest’anno sono oltre 9.180, con un trend ancora in aumento rispetto all’anno scorso, proprio per le numerose iscrizioni provenienti dalla Cina, tanto che, per la prima volta, un paese asiatico entra nella top 5 degli espositori, preceduta soltanto da Francia, Spagna, Italia e Portogallo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-943" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Franco-Ignesti-2017.png" alt="" width="388" height="522" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Franco-Ignesti-2017.png 388w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Franco-Ignesti-2017-223x300.png 223w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Franco-Ignesti-2017-372x500.png 372w" sizes="auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px" /></p>
<p>Sono 48 i paesi produttori che parteciperanno alla competizione di quest’anno, fra i quali – oltre ai paesi produttori più noti – sono sempre più numerosi i paesi nuovi ed emergenti, alcuni dei quali impensabili come produttori fino a pochi anni fa. Ci sono 2 nuovi paesi iscritti per la prima volta al CMB nel 2018, l’Albania e il Kazakistan, ma sono confermate anche le partecipazioni di Moldavia, Russia, Ucraina e Azerbaigian. Le opportunità sul mercato cinese rappresentano una forte attrattiva anche per loro.</p>
<p>È certamente da segnalare l’ottimo risultato dei vini biologici, che registrano un incremento del 60% rispetto all’anno scorso e rappresentano circa il 12% del numero totale di vini di questa edizione. I consumatori sono sempre più attenti ai metodi di produzione e le loro vendite sono in incremento costante. Di fronte a questa nuova tendenza, il CMB ha introdotto lo scorso anno una nuova categoria, dedicata appunto ai vini biologici e biodinamici: il <b><i>Trofeo del vino bio</i></b>, attribuito per la prima volta nel 2017. La maggior parte dei campioni di vino biologico provengono dall’Italia, dalla Francia, dalla Spagna e, incredibile ma vero, dalla Cina… Sì, perché oltre un terzo delle iscrizioni cinesi al CMB 2018 riguardano vini biologici e biodinamici. <b>Baudouin Havaux</b>, Presidente del CMB, stima che questa tendenza sia dovuta alla percezione positiva che i consumatori cinesi hanno ormai del vino biologico, visto come garanzia di qualità superiore e quindi molto ricercato, con conseguente incoraggiamento per i vignaioli cinesi ad aumentarne la produzione.</p>
<p>Tornando alla continua crescita dei vini iscritti ogni anno al CMB, il motivo principale è da ricercare senz’altro nella notorietà sempre maggiore ottenuta dallo stesso CMB in tutto il pianeta, anche se va considerato che il luogo di svolgimento scelto per quest’anno ha sicuramente influito sull’alto numero di vini partecipanti: è la prima volta, infatti, che un concorso enologico di questo tenore si svolge in Asia, mercato – specialmente quello cinese, ma non solo – che tiene sicuramente in grande considerazione i vini ‘medagliati’.</p>
<p>Anche in Italia l’attenzione verso questo concorso è cresciuta e per il 2018 sono stati raggiunti i 1382 campioni (nel 2017 erano 1364) ,provenienti da tutte le 20 regioni italiane. La Sicilia, con 233 campioni, è la più rappresentata; seguono la Puglia (230), il Veneto (208) e la Toscana (207), che è la regione italiana che ha ottenuto il più alto incremento di partecipazioni rispetto al 2017.</p>
<p>Ma perché il CMB è oggi considerato il più prestigioso concorso enologico mondiale? Quali sono gli obiettivi principali degli organizzatori? <i>«</i>L’obiettivo del Concours Mondial de Bruxelles – dichiara il Presidente <b>Baudoin Havaux</b> – è di sviluppare la cultura e la conoscenza del vino e di aiutare il consumatore nelle proprie scelte. A priori, il consumatore può essere reticente ad andare verso vini che non conosce, a fare nuove scoperte; il concorso deve, allora, aiutare gli amatori del vino a sviluppare la loro conoscenza, spingendoli a fare nuove scoperte».</p>
<p>Da cosa deriva la sempre più alta considerazione ottenuta nel mondo del vino dal CMB? Qual è il segreto del suo successo? «Indipendenza, rigore e controlli sono le peculiarità del <i>Concours Mondial de Bruxelles</i>» dichiara <b>Thomas Costenoble</b>, Enologo e Direttore del CMB. «Grazie a un team di professionisti e con l’aiuto di degustatori internazionali, selezionati per le loro competenze, garantiamo risultati affidabili, riconosciuti nel settore e reclamati dal consumatore. La ricerca di affidabilità e la valorizzazione del marchio <i>Concours Mondial de Bruxelles </i>costituiscono gli obiettivi principali della nostra organizzazione».</p>
<p>Molte sono le ragioni che spingono i produttori a mettersi in gioco presentando le loro migliori produzioni al CMB; ricordiamo le più importanti.</p>
<p><b>I prestigiosi premi conferiti</b>. Il premio più prestigioso è sicuramente la <i>Grande Médaille d’Or</i> (<i>Grand Gold Medal</i>, in inglese), che viene conferita ai vini che ottengono punteggi altissimi. Seguono la <i>Médaille d’Or</i> (<i>Gold Medal</i>) – che solo i vini ritenuti altamente eccellenti riescono a ottenere – e infine la non meno prestigiosa <i>Medaille d’Argent</i> (<i>Silver Medal</i>), conferita ai vini che raggiungono una valutazione giudicata unanimemente tra l’eccellente e l’ottima dalle giurie. Tutti i vincitori possono esporre sulle bottiglie del vino vincente le apposite etichette, ritirabili presso l’organizzazione.</p>
<p><b>Promozione dei vini vincitori.</b> Il CMB non si limita a pubblicare l’elenco dei vincitori e inviare il consueto diploma, ma garantisce la promozione dei vini premiati in occasione dei principali saloni professionali e nell’ambito di incontri <i>B2B</i>, come le cerimonie di premiazione, organizzate ovunque nel mondo, alla quale prendono parte operatori e giornalisti. Viene così assicurata ai vini vincitori un’ampia visibilità sui <i>media</i> specializzati</p>
<p><b>Controllo sui campioni. </b>Il CMB è il primo concorso internazionale ad aver attuato – e continua ad attuare sempre – un controllo a posteriori dei vini premiati, per garantire la legittimità dei risultati. Dopo il concorso, infatti, un numero rappresentativo di campioni premiati viene analizzato sia da laboratori accreditati (per una valutazione sotto l’aspetto chimico-fisico) che da degustatori professionisti (sotto l’aspetto organolettico); i controlli vengono effettuati per comparare i campioni premiati in competizione con quelli immessi sul mercato.</p>
<p><b>Controllo dell’organizzazione. </b>Sin dalla prima edizione, il CMB è stato ufficialmente riconosciuto dall’Unione Europea come Organismo autorizzato a conferire attestati di qualità nei settori del vino e dei superalcolici. Come tale, esso è sottoposto a controlli annuali da parte degli agenti del Servizio federale belga dell’Economia.</p>
<p><b>Valore aggiunto del premio. </b>Come abbiamo già detto, specialmente nei mercati Asiatici – e in Cina in particolare – vi è molta attenzione ai vini che hanno ottenuto riconoscimenti prestigiosi nei concorsi e i consumatori si lasciano orientare volentieri, nei loro acquisti, da questi risultati.</p>
<p><b>Come funziona</b></p>
<p>I vini, resi totalmente anonimi, vengono suddivisi per gruppi il più possibile omogenei per territorialità e annata e sottoposti alla valutazione delle giurie. Al momento della loro valutazione, i giurati conoscono solo il numero della batteria di vini, il numero del campione, il suo colore e la sua annata. Sarà compito del singolo giurato – sulla base della propria esperienza e della propria conoscenza – individuarne la tipologia e valutare il vino per il suo equo e corretto valore, che naturalmente dipende molto dal gusto soggettivo di ciascun giurato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-946" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Mia-giuria.png" alt="" width="752" height="516" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Mia-giuria.png 752w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Mia-giuria-300x206.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Mia-giuria-465x319.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Mia-giuria-695x477.png 695w" sizes="auto, (max-width: 752px) 100vw, 752px" />Ogni giuria è solitamente composta da un presidente e da 4 giurati; la valutazione è espressa singolarmente da ogni giurato e raccolta dal presidente di giuria, che ne verifica la correttezza e la completa valutazione di tutti gli aspetti, senza mai intervenire sull’espressione del voto. In tutto opereranno 60-65 giurie, composte da 320 professionisti provenienti da tutto il mondo, scelti fra giornalisti (nel 2017 erano il 60%), buyer (12%), enologi (18%) e sommelier (10%). Quelli più curiosi potranno vedere i nomi di tutti questi professionisti (ad eccezione dei giurati cinesi, che non vi sono elencati), i loro brevi curriculum e magari anche le loro foto all’indirizzo <a href="http://www.concoursmondial.com/it/il-concours-mondial-de-bruxelles/giuria/">http://www.concoursmondial.com/it/il-concours-mondial-de-bruxelles/giuria/</a></p>
<p>Al passo con l’evoluzione tecnologica, il CMB introduce un nuovo sistema di valutazione digitale dei vini. Quest’anno, infatti, le <b>schede di degustazione cartacee verranno rimpiazzate con dei tablet</b>, con un sistema già testato con successo, nel marzo scorso, al <i>Concours Mondial du Sauvignon</i>, ricevendo l’approvazione dei giudici.</p>
<p>Il CMB accorda una grande importanza alla formazione dei suoi degustatori; perciò fin dal 2004 – allo scopo di accrescerne il rigore degustativo e l’imparzialità – gli organizzatori hanno avviato una collaborazione con un team di ricercatori dell’Istituto di Statistica dell’Università Cattolica di Lovanio, per l’elaborazione dei risultati e lo studio del profilo di ogni degustatore.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-945" src="http://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Lavori-giurie-2017.png" alt="" width="698" height="510" srcset="https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Lavori-giurie-2017.png 698w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Lavori-giurie-2017-300x219.png 300w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Lavori-giurie-2017-465x340.png 465w, https://www.ilsalottodelvino.it/wp-content/uploads/2018/04/Lavori-giurie-2017-684x500.png 684w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" />I giurati vengono selezionati personalmente dai responsabili del CMB, vengono offerti loro il viaggio e il soggiorno nel luogo di svolgimento e prestano senza compenso alcuno la loro opera. Personalmente, ho l’onore – e l’onere – di presiedere i lavori di una delle giurie fin dall’edizione palermitana del 2010. In questi 8 anni ho avuto l’opportunità – e la fortuna, grazie al CMB – di poter conoscere e apprezzare diversi vini (alcuni dei quali di grandissimo pregio, che altrimenti, forse, non avrei mai degustato), oltre che incontrare ottimi professionisti di tutto il mondo con i quali scambiare esperienze e informazioni. È un’esperienza unica e affascinante e una grande occasione di crescita culturale che mi è stata offerta dal CMB e che spero di continuare a fare.</p>
<p>L’attesa dei risultati cresce di ora in ora e dal momento della chiusura dei lavori delle giurie sarà tutto un fiorire di richieste di anticipazioni. Naturalmente, tutti i componenti delle giurie sono tenuti al silenzio sui vini che hanno valutato e i risultati finali verranno resi noti solo il 25 maggio 2018, sul sito del CMB a questo indirizzo: <a href="http://www.concoursmondial.com/it/">http://www.concoursmondial.com/it/</a></p>
<p>Come si conviene alla serietà di un concorso di questo prestigio, verranno resi noti solo i nomi dei vini vincitori, mentre resteranno rigidamente anonimi tutti gli altri vini presentati. L&#8217;appuntamento è quindi per il 25 maggio, per conoscere i vincitori: ma prima, durante le giornate pechinesi dedicate al CMB, cercherò, se ne avrò la possibilità, di raccontare qualche altra storia.</p>
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