Degustazioni,  Vini in vetrina

Orvieto protagonista a Firenze con AIS Toscana

Pluralità di suoli e di espressioni nel calice

Grande partecipazione alla masterclass dedicata ai vini di Orvieto, organizzata a Firenze in collaborazione con AIS Toscana. Un appuntamento che ha permesso a sommelier, operatori del settore e appassionati di approfondire la ricchezza e la versatilità di una denominazione storica, capace di coniugare memoria e identità territoriale.

Attraverso un percorso di degustazione guidato da Maurizio Dante Filippi e Gian Luca Grimani, la serata ha raccontato l’Orvieto non come un vino unico e lineare, ma come una denominazione plurale, sfaccettata, in cui il calice cambia volto a seconda del suolo, dell’uvaggio e dell’interpretazione produttiva.

Dal 2023 il disciplinare ha ribadito un punto centrale: l’Orvieto nasce obbligatoriamente dall’incontro tra Trebbiano Toscano, localmente Procanico, e Grechetto. Non è quindi un vino monovarietale, ma un blend identitario, figlio di un equilibrio storico tra vitigni diversi. Una caratteristica che diventa ancora più interessante se letta accanto alla complessità geologica della denominazione.

Attorno alla città di Orvieto dominano i terreni vulcanici, capaci di restituire vini sottili, dinamici, floreali, quasi “senza peso”, ma dritti e vibranti nel sorso. Verso nord emergono le argille, che donano volume, materia, frutto giallo e una maggiore sensazione tattile, soprattutto quando il Grechetto assume un ruolo importante nell’assemblaggio. A nord del Lago di Corbara compaiono invece sabbie di origine marina, da cui nascono vini più salini, sapidi, attraversati da richiami di agrume, frutta bianca e polpa. I terreni alluvionali, più caldi e ricchi, generano, invece, espressioni meno strutturate ma spesso segnate da una maggiore percezione alcolica.

La degustazione si è aperta con Soana 2025 – Orvieto Classico Superiore di Cantine Monrubio, realtà cooperativa profondamente legata al territorio. I soci di Monrubio custodiscono da decenni vigne vocate alla produzione di uve di qualità e – proprio da una selezione destinata al canale Ho.Re.Ca. – nasce Soana, etichetta pensata come espressione fresca e immediata dell’Orvieto Classico. In questa storia entra anche Riccardo Cotarella, legato a Monrubio da una collaborazione iniziata nel 1981 e, soprattutto, a questi luoghi come terra natale.

Nel calice si presenta paglierino tenue con riflessi verdolini, luminoso e vibrante. Il naso è sottile e ben definito: caprifoglio, margherite di campo, pera fresca, nepitella, erbe aromatiche e un accenno di pietra bagnata che introduce la dimensione minerale. Il sorso è teso, verticale, con acidità netta e tagliente che richiama lime e cedro. La chiusura è sapida, agrumata, quasi salina. Un vino che racconta l’Orvieto nella sua veste più dinamica e affilata.

Con Lunato 2024 – Orvieto Classico Superiore di Le Velette, il racconto si sposta in una delle tenute storiche della denominazione. Le Velette conserva tracce profonde di una lunga stratificazione: grotte e cantine etrusche, strutture romane, passaggi nobiliari, fino alla famiglia che dal 1877 ne porta avanti la storia. I vigneti più vecchi della tenuta danno origine a Lunato, frutto di Procanico, Grechetto, Malvasia, Verdello e Drupeggio, coltivati su terreni di origine vulcanica.

Il colore è paglierino più acceso, con riflessi dorati. L’olfatto apre su una mineralità fine e polverosa, quasi di cipria e talco, poi caprifoglio, pera, buccia di limone, erbe aromatiche, macchia mediterranea e fieno fresco. In bocca è più sottile che potente, giocato su un equilibrio preciso tra acidità e sapidità. Il sale costruisce materia al centro del sorso, mentre la freschezza riporta slancio e misura. È un Orvieto elegante, dove il vulcano si traduce in mineralità e finezza.

Torricella 2021 – Orvieto Classico DOC di Bigi introduce una voce storica della denominazione. La Casa Vinicola Bigi nacque nell’ex monastero de La Trinità a Orvieto e dal 1972 opera nella cantina di Ponte Giulio. Il Vigneto Torricella, affacciato sul Lago di Corbara, è una delle sue etichette più rappresentative, prodotta da Trebbiano Toscano, Verdello, Grechetto, Malvasia Toscana e Drupeggio. Qui la tradizione dell’uvaggio assume una forma corale, con raccolta e lavorazione delle uve insieme.

Nel bicchiere è oro vibrante. Il naso è ampio e stratificato: pietra focaia, scorza di cedro, fienagione, melassa, nepitella, incenso selvatico e frutta secca. Il sorso mostra densità, sapidità e una lieve sensazione tattile firma anche dei lieviti selezionati. La bocca appare quasi più giovane del naso, attraversata da lime, sale e una nota amaricante data dall’incontro tra acidità e sapidità. Qui l’acidità non è solo citrina: è saporosa, accelerante, fusa con il sale in una progressione molto tipica dell’Orvieto.

Con Spes 2022 – Orvieto Classico Superiore di Tenuta di Freddano, la degustazione approda nei vigneti di Fossatello, sulle colline affacciate sul Lago di Corbara. L’azienda, fondata nel 1927 da Sante Freddano e oggi guidata da una nuova progettualità familiare, lavora su terreni di medio impasto, sedimentari e calcareo-argillosi di origine marina. Il blend unisce Grechetto, Malvasia, Procanico, Rupeccio e Verdello.

Il vino si presenta oro vibrante, materico. Al naso svela toni morbidi e maturi: cipria, mela gialla macerata, pesca, nespola, erbe aromatiche, macchia mediterranea e foglia secca di leccio. In bocca ha spessore e volume, ma l’acidità sostiene il sorso e ne governa la componente alcolica. Il finale vira su una nota amaricante acido-sapida, con richiami di frutta secca e una sensazione quasi di distillato dopo la deglutizione. Un’espressione più ampia e matura, coerente con la matrice argilloso-marina del suolo.

Terre Vineate 2022 – Orvieto Classico Superiore di Palazzone racconta invece una delle realtà più significative dell’Umbria. Alla fine degli anni Sessanta Angelo Dubini e Maria Locatelli acquistano il Podere Palazzone, a Rocca Ripesena, su terreni sedimentari e argillosi con vista sulla rupe di Orvieto. Da piccole porzioni di vigneto, selezionate per esposizione e qualità delle uve, nasce Terre Vineate, nome che richiama gli antichi catasti medievali.

Nel calice è oro vibrante e consistente. Il profilo aromatico è intenso e mediterraneo: nepitella, mentolo, rosmarino in fiore, verbena, incenso selvatico, pino mugo, corbezzolo e lavanda. In bocca il sorso è pieno, con richiami di frutta secca e burro di karité. La sapidità dona grassezza e volume, mentre l’acidità salva il sorso dalla carica dei polialcoli e del sale, riportandolo verso una chiusura più tesa e misurata. È un vino di materia, ma non statico.

Con Tragugnano 2018 – Orvieto DOC di Sergio Mottura, il percorso supera idealmente il confine umbro e arriva a Civitella d’Agliano, nel Lazio, uno dei comuni compresi nella DOC Orvieto. L’azienda Mottura lavora su suoli principalmente vulcanici, appartenenti al complesso dei Monti Vulsini e del Lago di Bolsena, con apporti alluvionali del Tevere. Il vino nasce da Procanico e Grechetto in parti uguali, vinificati separatamente e assemblati solo in seguito. L’affinamento avviene in acciaio per sei mesi sulle fecce fini, con una longevità dichiarata superiore ai quindici anni.

Il colore è oro pieno, vibrante e consistente. Il naso apre con cenni iodati, poi pesca gialla matura, ananas, foglia secca di leccio, pino mugo, scorza di cedro, mimosa e ginestra. Il sorso ha spessore, ma resta balsamico e fresco. La sapidità costruisce texture al centro bocca, mentre l’acidità, più fruttata che tagliente, accompagna una progressione lunga e coerente. Un vino che dimostra quanto l’Orvieto possa evolvere senza perdere tensione.

La chiusura della degustazione è affidata a Panata 2022 – Orvieto Classico Superiore di Argillae, azienda situata tra Allerona e Ficulle, nella parte più settentrionale della denominazione. Il paesaggio è quello dei calanchi, con terreni argilloso-sabbiosi segnati dall’erosione e circondati da boschi mediterranei. Fondata dal Cavaliere del Lavoro Giuseppe Bonollo, Argillae nasce come progetto fortemente legato alla natura del luogo e oggi prosegue con una visione sempre più orientata a qualità, tipicità e originalità.

Panata nasce da Grechetto e Procanico, con vinificazione separata delle uve, breve macerazione a freddo e una piccola parte di Grechetto fermentata e affinata in barrique di rovere francese. Una scelta che spiega la maggiore morbidezza del profilo.

Nel calice è paglierino con riflessi verdolini, luminoso. Al naso alterna cenni minerali eleganti di cipria a fiori di campo, lavanda, melissa, pesca bianca, burro di karité e vaniglia. Il sorso è morbido, avvolgente, segnato da ritorni burrosi e vanigliati. L’acidità sostiene lo spessore e bilancia i polialcoli, mentre l’argilla emerge nella materia e nella tattilità. È un Orvieto più ricco e rotondo, ma ancora sorretto da freschezza e sapidità.

Sette vini, sette interpretazioni, un’unica denominazione capace di cambiare forma senza perdere identità. La masterclass fiorentina ha mostrato come l’Orvieto sia molto più di un bianco storico del Centro Italia: è un territorio in movimento, un vino di suoli, di blend, di memoria e di futuro.

Perché il vero fascino dell’Orvieto non sta nel cercare un solo volto, ma nell’accettare la sua pluralità. Nel capire che ogni calice è una variazione sul tema, una diversa traduzione della stessa lingua. E forse è proprio qui che questa denominazione trova oggi la sua forza più contemporanea nel saper raccontare, con precisione e profondità, tutte le anime della terra da cui nasce.

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