Chianti Classico Collection 2020 – 1. L’annata 2018, promesse e speranze

Chianti Classico Collection 2020 – 1. L’annata 2018, promesse e speranze

La kermesse Chianti Classico Collection assume ogni anno dimensioni sempre più impressionanti per numero di produttori, operatori e giornalisti da tutto il mondo. L’edizione 2020 – organizzata come sempre alla perfezione dal Consorzio Vino Chianti Classico alla Stazione Leopolda il 17 e 18 Febbraio, con 198 aziende presenti (record) e 481 etichette in degustazione, che salgono a 740 se si contano anche quelle in degustazione ai banchi dei produttori – ha visto un’infaticabile e impeccabile squadra di sommelier AIS Toscana svolgere con grande professionalità il servizio per i degustatori, 320 giornalisti e più di 1.800 operatori in rappresentanza di 30 diversi paesi del mondo.

Questa edizione, curiosamente, è sembrata girare intorno al numero 2: mese del 2020, con 2 giornate di apertura e per la seconda volta l’evento aperto anche al consumatore finale. Inoltre, vi hanno partecipato 200 aziende, si sono festeggiati i 20 anni della DOP Olio Chianti Classico e per la seconda volta Giovanni Manetti ha fatto gli onori di casa in qualità di Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico.

«Partecipo alla Collection fin dalla sua prima edizione, ma ogni anno è un’emozione nuova» ha affermato proprio Manetti. «È un onore per me accogliere i tanti amici della stampa nazionale, internazionale e del trade che passeranno a trovarci dalla Leopolda. In questi giorni avremo modo di presentare a un pubblico estremamente qualificato il risultato del nostro lavoro. Lo facciamo sempre con grande entusiasmo e con sempre più coesione, visto il numero sempre più grande di aziende che partecipano all’evento. Siamo consapevoli infatti che la strada della qualità e del rispetto del territorio che ci è stato affidato sia l’unica possibile, non solo per ottenere i grandi vini e i risultati straordinari che pubblico e critica ci attribuiscono ormai da molti anni, ma anche per trarre la massima soddisfazione da quello che facciamo ogni giorno. Quindi è con grande piacere che darò il benvenuto a tutti gli ospiti della Chianti Classico Collection, un evento che cresce ogni anno, non solo in termini di rappresentanza delle aziende partecipanti, ma anche nei numeri e nella professionalità dei suoi ospiti».

A livello economico, il 2019 si può definire un anno molto positivo per i vini della denominazione: il bilancio si è chiuso infatti con le vendite ancora in leggera crescita rispetto all’anno precedente, con un trend confermato anche nel Gennaio del 2020 (+10% rispetto al Gennaio 2019). Guardando ai mercati, in attesa di capire se la minaccia dei dazi si concretizzerà o meno, gli USA si confermano ancora una volta al primo posto, come accade ormai da più di 15 anni (34% delle vendite totali); stabile al secondo posto è il mercato interno, in cui viene venduto il 22%; segue il Canada (10%) e cresce anche il Regno Unito, che conquista il quarto posto (7%), incalzato dalla Germania (6%). A seguire, i Paesi Scandinavi, la Svizzera e il Giappone. Oltre ai grandi mercati storici, i vini del Gallo Nero raggiungono anche mete insolite, essendo distribuiti in oltre 130 paesi di tutti i continenti.

«Siamo molto soddisfatti dell’affermazione del Chianti Classico sui mercati internazionali – ha dichiarato ancora Manetti – e, in particolare, del trend positivo degli Stati Uniti e del Canada e della tenuta di tutti gli altri mercati storici per i vini del Gallo Nero. Apprezziamo anche il risultato del mercato interno, che premia il lungo lavoro di rilancio della denominazione svolto negli anni e culminato con l’introduzione della Gran Selezione, la nuova tipologia di Chianti Classico sul mercato dal 2014. Ancora molto può e deve essere fatto ed è uno dei principali obiettivi del mio mandato di Presidente quello di valorizzare ulteriormente la denominazione, continuando a consolidarne il valore e l’immagine nella sfera delle eccellenze enologiche mondiali».

Per chiudere con la curiosa ricorrenza del numero 2 di questa edizione, aggiungo indegnamente che anche io vi ho partecipato per la seconda volta in veste non istituzionale e non posso che confermare quanto dissi in merito l’anno passato: anche quest’anno l’evento è stato organizzato in modo eccellente, sotto ogni aspetto; veramente un gran lavoro.

E veniamo ai vini. Nel 2018 la produzione di Chianti Classico è stata di 275.000 hl. L’annata ha avuto un andamento climatico discontinuo, con mutevoli situazioni meteorologiche che si sono alternate durante tutto il ciclo vegetativo. Da un punto di vista gustativo l’annata si presenta abbastanza convincente, con vini che giocano su freschezza e bevibilità, con frutto dolce maturo e completo e tannini per lo più morbidi, pur senza rinunciare a materia e complessità. Un’annata da grandi soddisfazioni, dunque.

In questa prima puntata mi soffermerò su quei Chianti Classico 2018 e 2017 che – per un verso o per l’altro – mi sono sembrati al momento più interessanti (quelli indicati con l’asterisco * sono campioni prelevati da botte). Per i Chianti Classico Riserva e i Chianti Classico Gran Selezione rimando alla seconda (e così continua a ricorrere il numero 2) puntata.

Bibbiano 2018 (100% Sangiovese) – Al naso è ampio, floreale e fruttato, fresco di fragola e arancia rossa; in bocca è intenso e gustoso, con tannini integrati che si bilanciano con una bellissima acidità, che si prolunga nel piacevolissimo finale minerale e aranciato. Qualcuno lo ha definito un rosso da pesce: sono d’accordo, ma direi piuttosto ‘anche da pesce’. Un vino da bere, ribere e ribere ancora, di quelli che ti fanno finire una bottiglia senza accorgertene (www.bibbiano.com).

*Casa Emma 2018 (90% Sangiovese, 5% Malvasia Nera, 5% Canaiolo) – Naso ampio e fine, floreale e fruttato, con frutti rossi e arancia sanguinella in evidenza; poi spezie dolci, tra calore e freschezza. In bocca è intenso e fine, i tannini sono ben integrati nel frutto carnoso e ben bilanciati con acidità e sapidità. Lungo finale minerale e aranciato, con un’acidità di ritorno che prolunga il piacere della bevuta (www.casaemma.com).

*Castello di Monsanto 2018 (90% Sangiovese, 5% Canaiolo, 5% Colorino) – Naso profondo e complesso, ma anche molto elegante: rosa canina, erbe aromatiche, frutti rossi e note minerali si completano con spezie dolci. In bocca è avvolgente ed elegante, i tannini sono morbidi e ben integrati e non manca di freschezza, con un finale lungo, ancora su note fruttate e minerali, per una beva eccellente (www.castellodimonsanto.it).

Castello di Vicchiomaggio Guado Alto 2018 (100%Sangiovese) – Naso complesso e di grande intensità, fine ed elegante, in cui si alternano erbe aromatiche, lavanda, frutta rossa, vaniglia, burro  e cacao. In bocca entra pieno e avvolgente, ma anche elegante; i tannini sono semplicemente perfetti, il frutto è gustoso e piacevole, la freschezza e il calore si bilanciano bene e il finale è fruttato e minerale, di lunga persistenza. Un vino-cantastorie, di quelli con cui mi riprometto di passare un po’ di tempo per farmele raccontare e poi, magari, raccontarle a voi (www.vicchiomaggio.it).

Fattoria San Giusto a Rentennano 2018 (95% Sangiovese, 5% Canaiolo) – Naso intenso, con sentori floreali e fruttati, cui seguono spezie dolci, ferrosità e calore. In bocca è intenso e pieno, i tannini sono ancora in via di integrazione ma già nobili, il calore è bilanciato dalla freschezza spiccata, evidenziata da una succosa nota di arancia sanguinella, con il quadro completato da una bella nota ferrosa che si prolunga nel finale, roccioso e aranciato (www.fattoriasangiusto.it).

*Isole e Olena 2018 (82% Sangiovese, 15% Canaiolo, 3% Syrah) – Naso intenso e profondo, in cui si alternano principalmente sentori floreali e fruttati, oltre a piacevoli note di cipria; in bocca entra pieno e morbido, la trama tannica è fine, integrata nel frutto e ben bilanciata dalla freschezza, che si prolunga nel piacevole finale fresco e fruttato.

Monteraponi 2018 (95% Sangiovese, 5% Canaiolo) – Naso intenso e ampio, con evidenti sentori di viola, ribes e ciliegia, seguiti da note terrose e lievi nuances speziate; in bocca è intenso, i tannini sono vellutati e il frutto è quello tipico della ciliegia, la freschezza e la ferrosità completano il quadro gustativo. Il finale è persistente, su note minerali e amaricanti (www.monteraponi.it).

Podere Poggio Scalette 2018 (100% Sangiovese) – Il profumo che emana dal bicchiere è di quelli che ti colpisce subito per il suo invitante insieme di aromi fruttati e floreali, dove spiccano le fragranze di arancia rossa e viola: semplice e ampio, fine e solare, pare ti dica «bevimi», e tu lo ascolti e lo bevi. Sì, proprio lo bevi. Al gusto è veramente accattivante, una potente intensità riempie con eleganza la bocca di morbida freschezza, i tannini sono integrati perfettamente nel frutto, calore e sapidità completano il sorso, il lungo finale gustoso è fresco di arancia. Ha una beva straordinaria, ho finito tutto quel che avevo nel bicchiere senza sputarlo e quasi avrei voluto richiederlo. Ho proprio intenzione di passarci un po’ di tempo, con questo ultimo assaggio dell’annata 2018, perché sono sicuro che potrebbe raccontarmi una gran bella storia (www.poggioscalette.it)

Istine 2017 (100% Sangiovese) – Naso intenso e fine, con riconoscimenti di marasca, viola, spezie dolci e cenni ferrosi. In bocca, ingresso potente, minerale e fresco, i tannini sono nobili, ma ancora in evoluzione, il finale fruttato e minerale è di buona persistenza (www.istine.it).

Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa 2017 (100% Sangiovese) – Naso intenso e fine, dove emergono sentori di ciliegia, viola, note di macchia mediterranea, vaniglia e liquirizia. In bocca entra quasi chiedendo permesso, ma poi si espande e dimostra tutta la sua ricchezza fruttata, con tannini nobili ancora non perfettamente evoluti e bella spalla acida. Bel finale ferroso e fruttato, lungo e piacevole (www.nittardi.com).

Ormanni 2017 (100% Sangiovese) – Naso intenso profondo, floreale e fruttato (viola, lavanda e arancia rossa), poi spezie dolci (vaniglia e anice); in bocca è fresco, con bei tannini ancora in evoluzione,  finale minerale e aranciato, leggermente asciugante (www.ormanni.net).

Tenuta di Carleone 2017 (100% Sangiovese). Naso intenso, fresco e fruttato (arancia sanguinella e ribes), ma anche bote cosmetiche come rossetto e cipria. In bocca è intenso e fresco, con tannini nobili ma giovani e spiccata mineralità, che accompagna il finale fresco e aranciato. Un vino interessante, da aspettare.

Castell’in Villa 2015 (100% Sangiovese)Sarà perché l’annata 2015 è straordinaria, sarà perché da sempre quest’azienda fa della grande qualità la sua bandiera, sarà perché… ma qui si va oltre la parola ‘vino’. Questo non è solo un un cantastorie. È un cantaleggende? Lo è. È un master of elegance? Lo è. È una primadonna che vuole attenzione e riverenza? Lo è. Proverò a descriverlo, anche se sarebbe più facile elencare le caratteristiche che non vi si trovano, di quelle che ci sono. Il naso è una meraviglia, elegante che più non si può, di classe, complesso, intenso e finissimo, con riconoscimenti di rosa appassita, frutta cotta, ciliegia, prugna, terrosità, sottobosco (fungo e tartufo) e spezie dolci, che si alternano in un bouquet unico. In bocca entra proprio con la classe di una primadonna che attira l’attenzione senza chiederla, con un’acidità ancora viva e perfettamente integrata da tannini dolci perfetti; la sapidità e le note vellutate di frutta completano un insieme poco comune. Il finale, manco a dirlo, è elegante, complesso e persistente, su note di frutta. Il vino cambia ad ogni assaggio e scopri sempre qualcosa di nuovo, sentori che vogliono farsi largo tra gli altri e rinnovare le emozioni. Mi ricorda una grande, grandissima artista, una cantante lirica che metteva in ogni parola, in ogni nota, un qualcosa di ammaliante: sì, lo dico, questo vino mi ricorda proprio Lei. Maria Callas (www.castellinvilla.it).